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Exumer - Fire & Damnation
( 3473 letture )
Rispolverare il vecchio sound ottantiano senza minimamente arricchirlo di alcuna componente stilistica è quello che i tedeschi Exumer hanno deciso di fare, riabbracciando nelle proprie fila lo storico singer (e bassista) Mem Von Stein ed innestando in formazione le forze fresche di tre nuovi musicisti -rispettivamente, la seconda chitarra H.K., l’altro bassista Schiavo e il drummer Matthias Kassner- al fianco dell’altro esponente della vecchia guardia, il guitarist Ray Mensh. Quello che ne esce fuori, a venticinque anni dall’ultimo sussulto, è Fire & Damnation, terzo studio album di una serie iniziata nel 1986 col caoticissimo Possessed by Fire e proseguito un anno dopo col meno convincente Rising from the Sea. Roba per thrasher incontaminati, di quelli che oltre al tupa tupa faticano ad andare: inutile girarci intorno, ma il rilievo di questa formazione all’interno della storia del genere è quello che è, un ruolo di culto, ma all’atto pratico c’è ben poco di immortale nella sua musica. Dopo la dipartita da Von Stein (1986), di fatto, la band cessò di vivere. Al di là di un demo datato 1989, infatti, non riuscì più a perpetuare la propria attività, risorgendo solo attorno al 2000, epoca della prima reunion; tuttavia fu solo un fuoco di paglia, perché tra 2007 e 2008 arrivò un nuovo split, dovuto all’assenza di una determinazione reale e della tenacia necessaria, a detta dello stesso vocalism di ritorno. Von Stein garantisce che adesso, invece, i Nostri fanno sul serio (e come potrebbe affermare il contrario?): una lunga serie di live per testare il nuovo materiale, la voglia di innalzare la bandiera del thrash e la troppo rosea visione di un disco definito il più completo mai realizzato. In realtà, con meno clamore, è più coerente tenere i piedi per terra e definire il platter per quello che è, ovvero un’istantanea efferata di una band dall’andamento marcio e graffiante, che poco o niente si discosta dall'abitudinario. Se vogliamo, possiamo leggere le parole di Von Stein nell’ottica della produzione, dei suoni e della perizia tecnica: il disco presenta una valida qualità audio, suoni nitidi, efficienza e professionalità.

Ma oltre a questo non si può andare: non fatevi trarre in inganno dalle interviste, perché la musica è davvero simile a quella furibonda del 1986, anche se la band dichiara di non voler ripetersi o scadere nel banale: diciamo che l’obiettivo non è propriamente stato raggiunto, ma probabilmente questo farà la gioia dei fanatici oltranzisti di questa sonorità, tipicamente devoti a realtà underground di questa sorta, forse anche solo per il fascino di non essere mai balzate sotto i riflettori del music-business. Le energiche mazzate vergate sulla schiena dell’ascoltatore transitano inevitabilmente attraverso un martellamento nevrotico e soffocante, un tipico e velenosissimo thrash old school, scandito da velocità forsennate, vocals ruvide ed abrasive, riff spezzettati, tronchi, fortemente adrenalinici e sparati a rincorsa in strutture dalle basi solide; rallentamenti, ripartenze ed un buon numero di riff garantiscono un minimo di validità architettonica alle singole composizioni, con frequenti assoli fulminanti a mantenere alta la tensione, anche se va detto che la ricetta è fin troppo classica e priva di originalità, nel senso che di dischi così oggi se ne sentono veramente tantissimi. Non che questo sia un male, anzi, però le canzoni inserite in scaletta -per quanto siano ben congegnate- non possiedono quel tiro capace di lasciare un segno veramente tangibile nella memoria. Si limitano a farci scapocciare un po’, garantiscono furia e movimento, ma una volta spento lo stereo si torna tranquillamente alla quotidianità senza ricordarsi troppo frequentemente di quanto ascoltato. Difficilmente un riff o un refrain ci farà invaghire di Fire & Damnation, nonostante esso sia sospinto da un drumworking compatto, nitido e moderno nel suono; la performance vocale di Von Stein è priva di orpelli e compromessi, ma non completamente trascinante; le chitarre suonano ruvidissime ma non sempre scoccano la scintilla urticante degna di nota, e anche gli assoli suonano leggermente modesti: non ci si aspetta dei virtuosismi, certamente, però dalle sei corde fatica a giungere qualcosa di gratificante in sede solista, anche in ragion del fatto che gli interpreti non sembrano propriamente dei mostri di tecnica. Quello che dunque rimane e tiene alta la baracca è la rabbia, la cieca voglia di distruggere tutto sotto una raffica di stilettate scarnificanti, scandite da un rifferrama veemente e diretto oltre che da ritmiche spaccaossa, che non concedono un istante di tregua. La titletrack Fire & Damnation e la successiva Vermin of the Sky vanno a comporre una buona doppietta iniziale, due raffiche caratterizzate da un refrain vocale incalzante (in particolare la prima), da riff cruenti ed assoli longilinei e lancinanti; sono pezzi discreti che, come resterà costante in tutto il platter, si mantengono comunque ben distanti dal ruolo di episodi tramandabili ai posteri. La formazione teutonica sperimenta rallentamenti e ripartenze brucianti sufficientemente appaganti in The Weakest Limb e New Morality, lanciandosi poi nella frenetica corsa a rotta di collo che è Waking the Fire, forse il passaggio migliore del lotto: una botta ben assestata, sferrata con intransigenza e frenesia esecutoria. La stessa Fallen Saint presenta qualche ripartenza eccitante, ma poco altro per essere considerata incisiva.

Decisamente migliore è invece l’ottima Crushing Point, contraddistinta da un riffery esaltantissimo e semplicissimo che fa completo riferimento allo stile ormonale della Bay Area, così agile ed insistente nella sua opera di ipnosi massacrante; in questo pezzo, retrò in tutto e per tutto (a cominciare dalla sezione ritmica) si citano band come gli Whiplash, e l’esaltazione tocca finalmente picchi più consistenti e considerevoli. Devil Chaser è un’altra scoppola roboante, anche se meno trascinante della precedente, mentre I Dare You presenta una base nervosissima e scarna, sporca, suburbana, una struttura dal modello prevedibile -come molti altri pezzi del disco- ed un giudizio globale positivo, ma che difficilmente potrebbe prodursi in elogi significativi. Il platter è concluso dopo trentatré minuti da Tribal Furies, una scheggia simile a Crushing Point e che quindi ne riprende le componenti più esaltanti: qui ci imbattiamo forse nell’assolo di chitarra migliore del full length, per quanto diretto e semplicistico, e constatiamo anche la bontà delle linee vocali, tese e coinvolgenti. Il dischetto è completato da tre tracce live, che poco aggiungono al tutto, piazzate in scaletta più che altro come regalo ai fans conservatori. Cosa dire, dunque, al termine di un ascolto che i seguaci di questa band attendevano da un quarto di secolo? Un disco di thrash immediato e bruciante, brutale e primitivo, che attinge a piene mani dalla tradizione classica del genere e dal curriculum di band culto degli Exumer stessi, ma al contempo una prova non destinata a far scalpore. Imperdibile per gli aficionados del combo mitteleuropeo, solo discreto se sottoposto ad un giudizio più freddo e obiettivo.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
63.78 su 37 voti [ VOTA]
Hermann 60
Domenica 14 Agosto 2016, 16.44.42
11
Il più delle volte queste 'reentree' a distanza di anni non funzionano, non è il caso degli Exumer che hanno fatto un disco degno del loro passato e prodotto con un ottimo suono al passo coi tempi 78
jek
Domenica 7 Giugno 2015, 14.03.41
10
L'ho iniziato ad ascoltare da poco, gran bel disco un rullo compressore. Niente da fare preferisco decisamente il thrash tedesco a quello Bay Area.
AL
Martedì 30 Settembre 2014, 9.26.13
9
un buon album. concordo con l'analisi di Rino sui diversi pezzi però alla fine anche io alzo il voto a 75. Vermin of the sky e Crushing point sono le migliori del disco.
zerba
Martedì 5 Marzo 2013, 1.11.14
8
a quando la recensione del mitico "Possessed by fire"????
Alcibiade il Maialino
Martedì 17 Aprile 2012, 21.26.27
7
Ascoltato.....salto a pie' pari nel periodo d' oro del thrash e da nostalgico alzo il voto.
Nightblast
Lunedì 16 Aprile 2012, 15.40.54
6
Ottimo disco...alzo anche il voto di un pò... 75.
Alcibiade il Maialino
Domenica 15 Aprile 2012, 11.32.36
5
Band minore o se volete un gradino al di sotto dei mostri teutonici che nella seconda meta' degli anni 80 imperavano ma il loro mestiere lo sanno fare piu' che bene.....con un po' di nostalgia per il periodo penso che un orecchio ce lo mettero' poi giudichero'.
jeffwaters
Sabato 14 Aprile 2012, 13.00.52
4
Disco ke gira molto bene nello stereo o dove volete,xo cosi tanti anni per aspettare questo....a voi i commenti
Hangar1893
Venerdì 13 Aprile 2012, 19.02.18
3
Non vedo l'ora di sentirlo
Flag Of Hate
Venerdì 13 Aprile 2012, 18.48.33
2
"A me, me piace" diceva una rèclame del caffè. Lo stesso si può dire di questo dischetto: dagli Exumer che cosa ci si poteva aspettare, se non del thrash radicalmente ottantiano e fedele alla linea? Nulla! E dunque non deludono, dato che ci confezionano una bella serie di rasoiate. Sicuramente non passerà alla storia, ma passerà ripetutamente nel vostro lettore CD. Alzo un pochino il voto, 78/100. "a noi, ce piace così."
fabio II
Venerdì 13 Aprile 2012, 17.40.30
1
All'epoca mi piaceva 'Possessed by fire', insieme ai debutti di Darkness e Angel Dust, tra le cose migliori delle bands emergenti in campo thrash teutonico.
INFORMAZIONI
2012
Metal Blade Records
Thrash
Tracklist
1. Fire & Damnation
2. Vermin of the Sky
3. The Weakest Limb
4. A New Morality
5. Waking the Fire
6. Fallen Saint
7. Crushing Point
8. Devil Chaser
9. I Dare You
10. Tribal Furies
11. Destructive Solution (Bonus live track)
12. A Mortal In Black (Bonus live track)
13. Xiron Darkstar (Bonus live track)
Line Up
Mem Von Stein (Voce, Basso)
Ray Mensh (Chitarra)
H.K. (Chitarra)
T. Schiavo (Basso)
Matthias Kassner (Batteria)
 
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