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ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

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Frames - In Via
( 4306 letture )
La prima immagine che si affaccia alla mente ascoltando In Via è indubbiamente quella dello spleen di Baudelaire e, certamente, lente giornate di pioggia uggiosa ed insistente potrebbero senz’altro fare da cornice ideale all’ascolto di questo album. Si potrebbe dire che la musica stessa vorrebbe evocarle e raccoglierle attorno ad una bruma caliginosa e pervasiva, che tutto nasconde e sfuma. Ma dello spleen originario, manca un elemento fondamentale: l’angoscia. Manca del tutto il dolore, l’ansia, l’insopportabile male esistenziale, il buio. Quel che resta è una continua sottile malinconia, una sorta di leggera venatura gotica mai troppo esasperata. Più che un cimitero sotto la pioggia, ci troviamo in un parco inglese durante uno scroscio d’acqua persistente, mentre la nebbia si alza prepotente ed attraversa gli alberi e l’anima, lavando il buio e preparandola alla luce, imminente eppure ancora non formata, lontana. Si potrebbe quasi confondere questa lunga e visionaria passeggiata con una narrazione di stampo doom e gothic, eppure, vista la costante atmosfera sospesa e rarefatta, mai disperata, mai realmente oppressiva, ma sempre malinconica ed uggiosa, come un’eterna attesa mai soddisfatta, occorre trovare altri riferimenti. Più probabilmente rintracceremo nel neo prog, nel post rock, nella psichedelia ed in vaghi accenti sinfonici, i confini di questa band tedesca inafferrabile.

Frames è un progetto senz’altro importante ed ambizioso, che trova la consacrazione in questa seconda fatica, dopo l’acclamato esordio Mosaik del 2010. Una scelta stilistica senz’altro forte, che compone un lungo viaggio in dieci composizioni strumentali, le quali condividono quasi interamente le stesse coordinate, come pennellate di un quadro complessivo, alla disperata ricerca di una cornice, di un inquadramento emotivo che non ne tarpi l’enorme potenziale ed al tempo stesso non appaia sfuocato e senza forma. L’equilibrio è di natura difficile e sempre in dubbio, figurarsi se poi il gruppo decide di rinunciare quasi per intero ad uno sviluppo melodico definito, quasi sempre solo accennato, come in quadro impressionista. Non che i Frames scelgano inopinatamente la via della rarefazione a tutti i costi, anzi, la ricerca del riff rabbioso, dell’esplosione improvvisa, sono una costante lungo i brani, contribuendo a scansare sia il rischio di far smarrire l’ascoltatore che quello di autocelebrarsi perdendo di vista la melodia e l’effettivo bisogno di portare avanti un tema, come spesso accade ad esempio nel post rock. Allo stesso modo, gli artifizi legati allo sfoggio di tecnica sono del tutto inesistenti, pur essendo percepibile una profonda preparazione dei musicisti. Il tutto resta sullo sfondo, mentre ad emergere sono sempre e comunque le bellissime creazioni musicali e l’atmosfera pervasiva del platter, quasi tangibile ed odorosa. Purtroppo, l’equilibrio che si fonda principalmente sul contrasto tra le chitarre ed i tappeti tastieristici, con lo splendido uso del piano, non sempre riesce a far funzionare brani comunque complessi e piuttosto lunghi ed anche se è un piacere perdersi nelle note della band, come può esserlo perdersi per un po’ nella fascinosa nebbia di una foresta, a volte bisogna ammettere che l’ascolto integrale di In Via rischia di essere pesante e la perdurante mancanza di un focus melodico di facile presa può portare a lunghe pause di distrazione. In particolare, dopo le pur splendide Calm Wisdom e Stir si rischia di smarrirsi, per poi ritrovarsi immersi nei contrasti di Reflections e nelle sezioni epiche e maestose di Eris; le conclusive End Of A Decade (ottimo singolo) e Coda rappresentano i due poli della proposta della band: di maggior resa dinamica la prima, decisamente più ondivaga ed avvolgente la seconda, che riprende il tema dell'iniziale Entrance per poi svilupparsi oniricamente. Nel complesso, sono però forse Departure, Encounter e Don’t Stay Here a candidarsi come miglior biglietto da visita possibile per l’album.

Viene quasi voglia di consigliare l’ascolto di In Via ad un pubblico vastissimo, proprio per la sua propensione cinematografica e visualmente potente, capace di parlare linguaggi lontani come prog, post rock, gothic e doom, fino all’ambient ed al black atmosferico. Lo stato di profonda concentrazione che questa opera necessita al fine di gustarne le molteplici evoluzioni ed i cangianti colori, d’altra parte, lo rende un prodotto da evitare con la massima cautela per tutti coloro che fanno dell’urgenza espressiva una necessità. Qua si va ben oltre il concetto di canzone, nonostante il ricorrere dei temi all’interno delle varie tracce e l’ordinata sequenza di note che i Frames producono senza mai forzare e senza mai raggiungere velocità sostenute; certo per chi ricerca una fruizione veloce ed immediata, album di questa fatta possono costituire un colpo mortale. Per tutti gli altri, per chi ama perdersi in paesaggi sonori animati da musicisti di spessore, totalmente asserviti al progetto musicale e capaci di suonare una nota in meno, piuttosto che una in più, c’è davvero di che gioire. Frames si pone così come una realtà a se stante, anche se i riferimenti si potrebbero indicare in particolare facendo riferimento alla provenienza geografica della band, alle varie incarnazioni di Steven Wilson ed al fatto che la band sarà a breve in tour come opening act per Anneke Van Giersbergen ma, per una volta, è preferibile che sia la musica a parlare, visto che si può e si deve premiare chi fa una scelta non facile né scontata e la porta in fondo con tanto gusto e tatto. Disco molto bello, con le dovute cautele, siamo di fronte ad una delle realtà più interessanti in assoluto a livello europeo. Musica per la mente, che parla al cuore. Un’ultima nota: la voce narrante in lingua madre che si ascolta in Departure e Coda, unica frattura in un album interamente strumentale, è niente meno che dello scrittore Hermann Hesse, intento nella lettura del suo poema Stufen. Una scelta non casuale, come tutte quelle compiute in questo album.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
45.11 su 17 voti [ VOTA]
domenico
Sabato 5 Gennaio 2013, 15.18.40
5
verissimo quello che dice saverio, peccato che assomigli molto a mosaik.
Broken Dream
Giovedì 3 Maggio 2012, 0.38.23
4
Gran disco! Bravi!
Lizard
Mercoledì 25 Aprile 2012, 23.19.18
3
Direi anche qualcosa di più che "non male"
Smau
Sabato 21 Aprile 2012, 9.40.29
2
Non male devo dire
Daniele
Venerdì 20 Aprile 2012, 18.14.41
1
Mi ricordano un pò come sonorità,i miei adorati Isis. Notevoli e visto che hanno fatto anche un'altro album ,è giunto il momento di procurarmeli .
INFORMAZIONI
2012
SPV/Steamhammer
PostRock/Ambient
Tracklist
1. Entrance
2. Departure
3. Encounter
4. Calm Wisdom
5. Stir
6. Reflections
7. Eris
8. Don’t Stay Here
9. End Of A Decade
10. Coda
Line Up
Jonas Meyer (Chitarra)
Manuel Schönfeld (Tastiera)
Hajo Cirksena (Basso)
Kiryll Kulakowski (Batteria)
 
RECENSIONI
88
 
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