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Anvil - Plugged in Permanent / Absolutely No Alternative (Reissue)
( 1993 letture )
Continua l’opera di ristampa da parte della SPV dei lavori in studio dei canadesi Anvil, band di culto dei primissimi anni ottanta, successivamente impegnata con una sfilza impressionante di pubblicazioni dal valore discutibile. Due album in un colpo solo: così la label cerca di invogliare all’acquisto di dischi non trascendentali come Plugged in Permanent (1996) e Absolutely No Alternative (1997): vista l’attuale crisi economica c’è seriamente da chiedersi a chi questa mossa possa giovare, se non ai fans scatenati che desiderano avere proprio tutto della propria band del cuore. Per tutti gli altri, in primis chi degli Anvil non conosce nulla, consigliamo un caro vecchio Metal on Metal, piuttosto che queste ristampe. Sicuramente la mission intrapresa dalla label non é così dispendiosa, dal punto di vista economico, come si possa pensare: con le attuali tecnologie a disposizione, svecchiare lavori di quindici anni fa non é estremamente ingegnoso, ma anche per questa ragione sembra emergere un tentativo di rastrellare qualche euro senza troppa fatica. Scordatevi l’heavy energico ma primordiale dei primi lavori, la direzione stilistica della band di Toronto ha previsto un continuo irrobustimento sonoro, delineandosi nel corso degli anni come un potente rock’n’roll dalle tinte thrashy ma con forti riferimenti motorheadiani, sostenuto da una tosta sezione ritmica e da sonorità grezze, oleose, poco edulcorate per usare un eufemismo. I dischi inclusi nel pacchetto qui presente fanno segnalare una produzione eccellente, suoni nitidi e di gran qualità, ma anche un valore artistico relativo, inficiato da linee vocali non trascinanti, salvo rari casi. Il primo dei due album presenti, Plugged in Permanent, è forse più metallico del successivo, che invece appare predisposto con maggior forza verso l’hard rock; questa caratteristica gli permette di risultare come quello più accattivante, il più trascinante, infarcito di lunghi e bollenti assoli di chitarra prima che l’impercettibile svolta di Absolutely No Alternative portasse la band su lidi più sudici. Nelle sfumature thrashy sono comunque presenti evidenti radici punk, riscontrabili nei ritmi saltellanti e nei riff brevi ed isterici, ultime reminescenze di un cammino iniziato a fine anni '70 e proseguito nelle due decadi immediatamente successive.

La melodia dovrebbe essere più spiccata nelle vocals e negli assoli, dato che ci troviamo al cospetto di una band metal non estrema e che negli anni d’oro ben combinava grinta e musicalità -come tutti i giganti dell’heavy e del thrash classico- ma invece nelle releases qui rieditate è difficile captare la presenza di chorus e refrain realmente incisivi e piacevoli; anche i brani più riusciti tendono a somigliarsi eccessivamente tra loro, dando un’idea troppo forte di ripetitività. L’approccio globale è, spesso e volentieri, monodirezionale e soltanto nel drumworking -che resta comunque diretto e lineare- si fa in minime porzioni più sofisticato. La scaletta è aperta da Racial Hostility, un pezzo compatto e pressante vocalmente discreto, ma non irresistibile, sostenuto da una discreta prova di chitarra solista e batteria; Doctor Kevorkian è un esercizio di simil-thrash teso nel rifferrama e nell’accanito picchiare ritmico, ma le velocità non sono straordinarie e, ancora una volta, la prova del singer risulta deludente. Tra i brani migliori spicca Smokin’ Green, un thrash’n’roll dal tiro notevole, incalzante e finalmente capace di far scapocciare un po’; dalla sua sezione solista, fiammante e ben coadiuvata da una serie di riff azzeccati, però, si passa alla lenta e monotona Destined for Doom, da saltare a piedi pari, prima che tre tracce come Killer Hill, Face Pull e Five Knuckle Shuffle scuotano il corpo centrale del disco con buon ritmo, carica punk, velocità thrashy e valido drumworking. In questi passaggi il vocalism è sufficiente anche se non memorabile; anche I’m Trying to Sleep, muscolare e pesante, merita un ascolto, mentre il tetro clangore di Truth or Consequence potrebbe trarre in inganno: il pezzo si rivela, infatti, scadente e scialbo dal punto di vista vocale. La conclusiva Guilty è dunque la maggior variazione sul tema portante, essendo un doom pachidermico con tanto di solismo intimidatorio. La line-up resta quasi invariata nel volgere dei due album: soltanto il bassista di Plugged In Permanent, che é Mike Duncan, lascia il posto a Glenn Gyorffy nel disco successivo. Per il resto, naturalmente, Steve 'Lips' Kudlow spadroneggia col microfono e la chitarra ritmica, Robb Reiner detta i tempi dietro ai tamburi e il buon Ivan Hurd si occupa dell'altra chitarra.

Il secondo disco, Absolutely No Alternative, fa sfoggio di sonorità ancora più ruvide, per quanto riproposte con una qualità audio al passo con i tempi. La musica, però, non eccelle di sicuro, né ci lascia in eredità qualche passaggio memorabile o degno di menzione: chi era affezionato alla vecchia essenza degli Anvil farà quasi fatica a riconoscerli, sommerso da una prestanza a tratti fine a sé stessa. Si parte con Old School, troppo fiacca e banale nel chorus, e si prosegue con l’atmosfera più sfrenata di Green Jesus e Show Me Your Tits, brano quest’ultimo che rimarca le influenze di band come i Motorhead e stabilisce un chiaro segnale della rotta intrapresa dai Nostri verso lidi più cafoni e r’n’r. No One to Follow, Piss Test e Red Light sono troppo pesanti, ritmate ma noiose, Hair Pie suona invece più irruente, trascinante nel suo heavy rock scanzonato tipicamente anni ottanta. Un buon piglio caratterizza pure Rubber Neck e Black or White, con quel refrain catchy e casereccio. Non sono certamente questi i dischi per cui la band canadese verrà ricordata nel corso dei decenni, eppure il dio dollaro impone scelte spesso discutibili e dunque eccoci a dover disaminare ristampe evitabili e senza senso apparente. Questi album non hanno aggiunto nulla di importante alla discografia dell’act americano, non lo hanno fatto al momento dell’uscita e di certo non lo faranno ora.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
32.85 su 14 voti [ VOTA]
blackiesan74
Sabato 28 Aprile 2012, 10.42.26
1
Non sono per niente d'accordo: in un'epoca in cui alternative, nu-metal e postgrunge andavano per la maggiore, gli Anvil si rivelavano tra i pochi alfieri dell'heavy classico. Poi è indubbio che qualche passo falso l'abbiano commesso, ma il valore intrinseco di questi dischi è da ricercarsi nella coerenza artistica di Lips & Co.
INFORMAZIONI
2012
SPV/Steamhammer
Heavy/Thrash
Tracklist
CD 1: Plugged in Permanent
1. Racial Hostility
2. Doctor Kevorkian
3. Smokin’ Green
4. Destined for Doom
5. Killer Hill
6. Face Pull
7. I’m Trying to Sleep
8. Five Knuckle Shuffle
9. Truth or Consequence
10. Guilty

CD 2: Absolutely No Alternative
1. Old School
2. Green Jesus
3. Show Me Your Tits
4. Noone to Follow
5. Hair Pie
6. Rubber Neck
7. Piss Test
8. Red Light
9. Black or White
10. Hero by Death
Line Up
Steve “Lips” Kudlow (Chitarra, Voce)
Ivan Hurd (Chitarra)
Mike Duncan (Basso)
Robb Reiner (Batteria)
 
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