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Hamilton Groove - Kingdom of Nothing
( 2108 letture )
Potremmo definire Kingdom of Nothing una sorta di concept album dove tutte le canzoni ruotano intorno ad unico tema: l’amore. Più precisamente l’amore in tutte le sue forme, come possono essere la follia, il desiderio, la lussuria, il malessere e la preoccupazione per quello che resta di questo pianeta. Hamilton Groove è una band di sei elementi nata nel 2006, in terra di Finlandia, a Seinajoki, località quasi impronunciabile. La loro musica, fortemente influenzata da blues e jazz, trae ispirazione da personaggi del calibro di Tom Waits e Nick Cave, ma non solo. Il loro primo album Motel è stato rilasciato nel 2009, senza infamia e senza lode, ma soprattutto privo di evidenti sottolineature dalla stampa specializzata. Questo preannuncia già parecchio. A detta di qualcuno gli Hamilton Groove riescono a dare il meglio sul palco, dal vivo, a stretto contatto con il pubblico, e sinceramente me lo auguro per loro visto che, onestamente, sbirciando sul tubo non sono stato abbracciato da tutto questo groove grondante.

Ma torniamo a Kingdom of Nothing: ogni membro della band ha partecipato a comporre ed arrangiare tutti i pezzi contenuti nell’album che, oltre ad essere proposto in digitale, è venduto anche nello storico formato, il vecchio vinile. Carnival, la prima track, porta alla memoria Jack Skeletron il Re delle zucche di The Nightmare Before Christmas, atmosfere di fine anni sessanta e primi settanta, ma sinceramente nulla di che, come la seguente Hollow Days, song intimista che non consegna nessuna sensazione eccellente, con quel sax onnipresente che sa molto di pop: qui di hard rock non c’è davvero nulla, solo tanto jazz a volte un po’ fastidioso nelle svisate. So in Love appare un briciolo più diretta ma poi entra il sax e smoscia tutto, l’uso smodato di uno strumento tale, rovina il poco di buono accatastato dal resto della formazione. In tutta sincerità ciò che salta all’occhio, e alle nostre povere orecchie, è lo spiccato tentativo di stupire e di apparire originali bazzicando il solco del rock d’annata, preferibilmente per accaparrarsi una fetta di seguaci, ma l’operazione sfuma davvero miseramente. Read All About It appare nientemeno che una nenia che si suona alle esequie di qualche defunto loro fan, Monkey in a Jail ha addirittura una chitarra quasi hard e un bel piano, un tentativo cartacarbone delle atmosfere Doors dei vecchi tempi, ma la classe di Jim Morrison e soci è semplicemente inarrivabile, lo stesso dicasi per Yesterday Is Drunk dove il fantasma del Re Lucertola si materializza per una song, questa volta, piacevole e degna di menzione. Tutto il resto del playing si muove su coordinate a metà tra i canti funebri, atmosfere scolate da corporeità Doors e qualche spunto dal rock palloso a morte di certi interpreti dei primi seventies che non stimo e mai stimerò.

Personalmente non sentivo il bisogno di questa proposta, ritengo che solo chi ama certe derive jazz con pastoni e polpettoni misti di varie influenze, chiamiamole melting pot altrimenti qualcuno potrebbe offendersi, troverà interessante questo Kingdom of Nothing, che parafrasando il titolo, appare davvero un “regno colmo del nulla”. A tratti assomiglia ad una colonna sonora per musical di serie B. Amen.



VOTO RECENSORE
38
VOTO LETTORI
30 su 12 voti [ VOTA]
Mircazz0
Mercoledì 7 Giugno 2017, 18.50.19
2
Ma...perchè c'è l'hai col sax?
Luigi
Venerdì 4 Maggio 2012, 14.25.44
1
credo che sia sbagliata la cateoria in cui e posta la recensione! mi chiedo che senso ha recensire un album del genere?
INFORMAZIONI
2012
Moby Disck / Secret Entertainment
Jazz
Tracklist
1. Carnival
2. Hollow Days
3. So In Love
4. Read All About It
5. Monkey in a Jail
6. Yesterday Is Drunk
7. King of Rats
8. Grave for the Clouds
9. Big ol´ Ann
10 .Take Your Time (Not On Vinyl)
11. It´s a Long Way To I don´t Know Where Yet
12. Lovelorn Lady
Line Up
Antti Vainikainen (Voce)
Markus Välimaa (Chitarra)
Jaakko Elenius (Tastiera)
Lasse Asu (Sassofono)
Mari Kroter (Basso)
Pekko Hokkanen (Batteria)
 
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