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Final Prayer - I Am Not Afraid
( 1719 letture )
100% hardcore!

Togliete tutti i prefissi possibili, plausibili e passabili dalla ‘desinenza’ core. Piazzategli davanti “hard” e avrete tutto ciò che sono e rappresentano i Final Prayer.
Hardcore al 100%, senza compromessi, a partire dal moniker, la cui espressione richiama la devozione totale -degna di una ritualità fideutica- che evoca coloro i quali in questo genere credono. Sinteticamente la definiremo attitudine.

Trattasi di quella particolare forza d’animo che spinge l’essere umano ad andare per la propria strada con una strafottenza sana, da non confondere con la prevaricazione altrui, ma che fa essere convinti dei propri mezzi anche con le pezze al culo, la fronte arrossata dal sudore e le scarpe maciullate dai chilometri.

Prima dei tatuaggi (ieri simboli d’arte contemporanea, oggi -troppo spesso- moda), prima dei dilatatori di lobi (e magari anche di cervelli), delle canotte extralarge e delle sneakers fighe, c’è bisogno di tanta sana attitudine nell’hardcore.
Concetto che molti gruppi hanno svilito fino a ridurlo a mera immagine esteriore, perché, attualmente, ciò detta legge, quindi vende. Non è così che sono nate le realtà che anni orsono hanno illuminato un’idea di vita prima che un genere. E’ forse perciò che i Final Prayer si rifanno ai contenuti prima che ad altro, e quindi I Am Not Afraid non è il solito panegirico dell’ascella pezzata, ma di più e di meglio!

A sentirli, i cinque tedeschi sembrano provenire da un sobborgo di New York più che da Berlino, eppure è proprio così. Anche la produzione ingannerebbe un esperto del settore, così come la capacità di gestire il mood e, probabilmente, il palco.
Ad ascoltare I Am Not Afraid si comprende perfettamente perché la band in tutti questi anni sia riuscita a produrre un numero notevole di uscite seppure fosse in attività da meno di una decade.
Il motivo è da leggere nelle parole sovrastanti e quindi nelle qualità che tale gruppo riesce ad esprimere, prima fra tutte l’attitudine.

Chiariamoci, i Final Prayer non inventano niente e l’unica differenza percepibile nel sound, rispetto agli acts storici, è figlia delle maggiori possibilità tecniche che si hanno oggi rispetto a venti anni orsono. I richiami che vivono all’interno dell’album raccontano una storia che va dai primi Sick Of It All agli ultimi Hatebreed, passando per occasionali influenze thrash, le quali, nell’hardcore, si sono via via articolate. Non ci sono tracce che giganteggiano rispetto ad altre, ma come tradizione insegna, un disco di questo tipo va raccontato per le emozioni che trasmette nell’insieme e non per i dettagli che animano ben altri stili.

Di certo chi non apprezza il genere non sarà attratto da un album che ha nell’hardcore l’origine ed il divenire. Chi invece lo apprezza non deve assolutamente lasciarsi scappare questa uscita.
Pena, la rinnegazione del passato, e forse, del proprio presente.

P.S.:Una copertina senza cuori, croci, spine e pistole? Vado a stappare lo champagne, anzi, una Peroni grande.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
35.30 su 13 voti [ VOTA]
il vichingo
Domenica 6 Maggio 2012, 12.33.55
4
@NeuRath: ci sono anch'io!
NeuRath
Sabato 5 Maggio 2012, 15.14.52
3
Sono l'unico fan della Moretti?
Daniele
Sabato 5 Maggio 2012, 14.49.05
2
Bella recensione,concordo in pieno. L'unica cosa,invece di una Peroni,stappo una Paulaner e per la gioa dei miei vicini ,anche loro saranno costretti a sentire un po' di sano hardcore.
LAMBRUSCORE
Sabato 5 Maggio 2012, 14.28.33
1
Conosco il loro debutto Right here, right now, se vi piace il genere, imbastardito con suoni un po' più moderni, rispetto al classico hc, sentite anche i loro conterranei Rawside o Anticops, se no gli olandesi No turning back o i Backfire!
INFORMAZIONI
2012
Let It Burn Records
Hardcore
Tracklist
01. I am not afraid
02. Reinventing revolution
03. The only thing
04. Nonbeliever
05. Mind eraser
06. All of us
07. Final hour
08. Growing colder
09. Heimathafen Kreuzberg
10. Nothing
Line Up
Stephan (Vocals)
Flo (Guitars)
Mac (Guitars)
Dennis (Bass)
Pascal (Drums)
 
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