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Arcanum Inferi - Ars Hermetica
( 2255 letture )
Splendore e ferocia negli scenari di una Sicilia non da poco dedita al più selvaggio battito della nera fiamma, un oscuro fuoco dal retrogusto nostrano e agrodolce, radice di Ars Hermetica, debut album dei catanesi Arcanum Inferi e prima vibrante impresa della pure esordiente Black Orgon Records. Un disco che colpisce per la dovizia di particolari nella messa a punto di un concept di non facile discernimento: quell’arcana arte di Ermete, di cui il laboratorio alchemico in copertina si fa silente testimone. Una discesa agli Inferi della durata di poco più di quaranta minuti: tra riti iniziatici e pratiche occulte, i nostri intraprendono l’oscuro viaggio compiuto dal mago-artifex alla volta della più nascosta tra le mete: la consapevolezza del Sé e la conseguente percezione dell’Anima Mundi. A guidare il quartetto una genuina attitudine ad un black assolutamente old-school che, tra il primitivo e il malevolo, pesta, urla e gracchia alle soglie della nostra coscienza, specchio di una volontà tanto (im)pura quanto intransigente.

Pochi, raccapriccianti passi tra le lugubri atmosfere di un tenebroso preludio e Aeterna Damnatio ha inizio: riffing tagliente, screaming perverso e drumming letale, questa la miscela base di una storia che narra del fumo e delle urla degli alchimisti bruciati al rogo delle pubbliche piazze, impotenti martiri della Sacra Inquisizione, tormentate fiamme d’imperitura fierezza dolorosamente spente dal cupo rintoccar delle campane. Le fuggevoli note di un piano ed è tempo di Furor Melancholicus, brano di raffinata bestialità, vero e proprio tripudio di urla in sovrapposizione, lì dove il blast-beat irrompe sovrano. Obscura Nox Ab Inferos e V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem), entrambe riprese dal demo d’esordio, proseguono il cammino: ritmi serrati e distorsioni sulfuree segnano il sentiero da percorrere, ombra e caos primordiale ne scolpiscono la direzione, la nera pietra dell’immortalità ne detta il fine. Una struttura dall’incedere maggiormente vario alimenta la malvagia anima di Fructus Interdictus sino all’atteso arrivo di Tabula Smaragdina, indiscussa perla nera dell’album. Ad officiare il rituale il timbro profondo e sacrale di Fearbringer, qui ospite dei nostri nella mistica veste di sommo sacerdote, colui il quale recita – rigorosamente in latino – i segreti della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto: lontani si rincorrono gli arpeggi, languidi, a suon di andamenti epici e pianistici stacchi dal piglio malinconico…la struggente eleganza di un demoniaco altrove è così servita. Con I.N.R.I. (Igne Natura Renovatur Integra) si ritorna a modalità standard di massacro, già abbondantemente sperimentate nel resto del disco. Chiude l’opus Silvae Viridies, inno alle Sacre Verdi Foreste degli Antichi, dimora di Lucifero e della più pura tra le luci, quella della Conoscenza.

Grezza al punto giusto, la produzione è un altro elemento che concorre a rendere l’album particolarmente appetibile anche all’orecchio del blackster più nostalgico. Un disco che pare registrato al crepitar delle candele, tra il ribollire degli alambicchi e il venerando sentore di antiche formule cerimoniali. Onore alla tradizione: questo il segreto dell’ancestrale mistura targata Arcanum Inferi. E questo, per certi versi, anche il limite, lo spettro di un’impercettibile monotonia di fondo che, talvolta, rischia di insinuarsi tra le pieghe di un lavoro senz’altro ampiamente curato e di autentica ispirazione: si vedano i picchi delle già citate Tabula Smaragdina e Silvae Viridies.

In realtà, tutto dipende dal tipo di ascolto che state cercando: il perpetuo dilemma tra purezza monolitica e insidiosa contaminazione. Ad ogni modo, se l’occulta via di Ermete vi intriga e il black metal vecchio stampo non vi lascia indifferenti, non potrete che abbandonare la vostra coscienza alla nera liturgia celebrata dalle note degli Arcanum Inferi, magari optando – perché no – per una delle novantanove copie in versione musicassetta di Ars Hermetica, ciascuna, s’intenda, meticolosamente vergata a mano dai nostri. Ne obliviscaris.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
62.33 su 27 voti [ VOTA]
il vichingo
Sabato 5 Maggio 2012, 15.55.21
2
Disco intrigante, con degli spunti interesanti ma che forse andavano curati meglio. Tuttavia, secondo me, strizza un po' troppo l'occhio all'old school.
Giuseppe
Sabato 5 Maggio 2012, 15.03.45
1
Disco molto bello, veramente. Le band black metal siciliane probabilmente sono tra le migliori in circolazione in Italia, sono sinonimo di qualità.
INFORMAZIONI
2012
Black Orgon Records
Black
Tracklist
1. Praeludium
2. Aeterna Damnatio
3. Furor Melancholicus
4. Obscura Nox Ab Inferos
5. V.I.T.R.I.O.L.
6. Fructus Interdictus
7. Tabula Smaragdina
8. I.N.R.I.
9. Silvae Viridies
Line Up
Baram (vocals)
Maagher Kxeratum (guitar)
Sethyel (bass)
Frozen (drums)
 
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