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Opeth - Ghost Reveries
( 18862 letture )
Gli Opeth rappresentano, per quel che mi riguarda, una delle punte di diamante dell’intera scena metal di tutti i tempi. Un progressive death metal intenso, complesso e personale, sorprendente, attraente, che porta la loro musica a livelli di eccellenza a dir poco unici. Una tecnica invidiabile a servizio delle loro melodie oscure, che nota dopo nota costruiscono una impenetrabile prigione solo qua e là volutamente infranta da deboli raggi di luce. Dopo il capolavoro assoluto (Blackwater Park), dopo un ottimo successore (Deliverance) e un delicato e malinconico Damnation, gli Opeth decidono di tornare con questo Ghost Reveries, aggiungendo in via permanente il tastierista Per Wiberg alla loro lineup (lo stesso che aveva curato le tastiere appunto in Damnation).

Poche brevissime note di chitarra, per poi esordire con il growl dell’immenso Åkerfeldt, l’inconfondibile riff e la doppiacassa di Martin Lopez: sono loro a fare gli onori di casa nella prima traccia, Ghost of Perdition. La consueta introduzione carica ed energica, più tesa e angusta in alcuni tratti, che dopo qualche minuto richiama al lavoro l’altra voce calda e avvolgente del frontman, abbandonandosi per un attimo alla solitudine delle chitarre. Poi si torna nel dolore, torna l’atmosfera paludosa e tenebrosa nella quale il gruppo è di casa: un’avanzata angosciante e ossessiva, che si allunga fino a sembrar doversi abbandonare ad una lacerante desolazione.
Nella seconda traccia, The Baying of the Hounds, abbiamo a che fare con una composizione dinamica ed incalzante, un viaggio perverso guidato dai riff addolciti dalle tastiere (ed è forse per questo che qualche piccola sonorità all’inizio richiama i Fates Warning di Disconnected). Un intermezzo acustico riporta l’ascoltatore per un attimo nei mesti sentieri di Damnation, assieme alla solita noncuranza della mediocrità di Mikael e alla sua capacità di fare della sua voce la musa ispiratrice delle emozioni espresse dalla musica (indispensabile per non rischiare di fraintenderne le atmosfere). Successivamente, il growl e il riff pesante strappano l’ascoltatore dalla temporanea distensione che s’era creata, e lo riportano violentemente nelle fredde e taglienti profondità dell’inquietudine, grazie ad una crescendo che solo verso il termine viene per un attimo interrotto da un’altra cupa e dispersa sezione acustica.
La terza traccia Beneath the Mire esordisce con una discontinua e diabolica marcia, di cui non si riesce ad intuire la fine. L’avanzata viene bruscamente fermata a metà, dove la calma e la riflessione prendono il posto dell’agitazione: chitarre suadenti, una batteria mite e ponderata, l’atmosfera soffusa della memoria, suoni ambrati. Ma è solo un attimo, che poco dopo svanisce e lascia di nuovo la scena alla corsa verso l’annichilimento finale, come sembra essere giusto che sia.
La quarta traccia, Atonement, è quella in cui maggiormente sono concentrate le nuove influenze della band: si sfiora il rock psichedelico, accompagnato dalle tastiere e da un semplice ma coinvolgente assolo di chitarra. Ci sono percussioni, c’è dell’elettronica, anche nella voce di Åkerfeldt, c’è del pianoforte. Una composizione lungimirante, ispirata e meditativa, che per un attimo allontana il gruppo dalle sonorità tipiche della loro terra (recuperati solo verso il finale della traccia). Una grande prova di flessibilità artistica!
La quinta traccia, Reverie-Harlequin Forest, rappresenta rispetto alla precedente un pacato ritorno alle origini, cadenzato da una generosa e precisa prova del batterista Martin Lopez. Questa lunga composizione è caratterizzata da una parte iniziale all’insegna sia del cantato pulito che del growl, ma che circa dopo 3 minuti lascia spazio alla sperimentazione: una impegnata esplorazione, le cui note richiamano rimpianti, nostalgia, dispiaceri, e che pian piano cresce, quasi a voler urlare il rammarico racchiuso nel cuore. Il pezzo si conclude con un prologo, che richiama da vicino (almeno negli intenti) quello di Deliverance.
La sesta traccia, Hours of Wealth, incarna il debito che di solito il gruppo sempre paga alla dolcezza e alla malinconia della sua anima: una canzone mite e appartata, diretta erede delle più recenti Patterns in the Ivy e For Absent Friends, anche se ovviamente più in stile Damnation: luci ed ombre disciolte delicatamente e amalgamate con sapienza, chitarra e tastiera, chitarra e pianoforte, in un crescendo di intensità che va poi a concludersi nella solita impareggiabile voce di Åkerfeldt, quasi fosse una gemma incastonata nell’intera canzone.
La settima traccia The Grand Conjuration sconvolge invece la quiete acquisita dalla traccia precedente, e trascina violentemente l’ascoltatore in un turbine di sofferenza e angoscia, mediante una martellante e spietata avanzata. Un brivido indescrivibile all’esordio di Mikael, una completa assenza di speranza, uno scrosciante vortice di oscurità, che non guarda in faccia niente e nessuno, e trasporta senza ritegno alcuno l’ascoltatore più in basso possibile. 10 minuti di tenebre, smarrimento, perdizione (appunto), enigmatica solitudine. 10 minuti senza attimi di tregua, nei quali non viene volutamente fornita alcuna via di fuga.
Ed è questa l’ultima pugnalata dell’album, che (come la quiete dopo la tempesta) lascia l’ascoltatore riverso sul pavimento, ormai sconfitto. Piove, fa freddo, e Isolation Years accompagna le lacrime, consola e conforta dal travaglio, dall’afflizione vissuta in quest’ora di grande musica. La telecamera si allontana, lentamente.

Un disco suonato con indubbia competenza e con grande eleganza, un lavoro (come sempre) inimitabile, ispirato, magnifico. Hanno dimostrato ancora una volta la loro incredibile bravura nel prendere nuove sonorità, unirle e fonderle alle precedenti, riuscendo sia a non perdere la propria identità sia a creare qualcosa di nuovo e originale.
Questi sono gli Opeth: un gruppo che negli ultimi 10 anni ha vissuto una cavalcata stilistica invidiabile, e che non sembra – per fortuna – essere intenzionata a fermarsi. Un gruppo che amo incondizionatamente, e che ogni volta riesce a far sentire questo mio amore meritato e giustificato.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
83.09 su 213 voti [ VOTA]
Awake
Venerdì 5 Luglio 2019, 19.48.43
50
Aristocrazia.
Havismat
Mercoledì 8 Maggio 2019, 18.55.10
49
Livelli stratosferici. Ultimamente è quello che ascolto di più.
Andry Stark
Martedì 2 Aprile 2019, 3.22.30
48
Ho imparato ad amare questa band magnifica proprio con questo album, parti death e parti prog amalgamate alla perfezione come sempre ma con un sound più differente rispeto ai precedenti album. Voto 92
naoto
Lunedì 27 Marzo 2017, 22.27.33
47
A mio avviso il loro lavoro più riuscito, nonché una delle più alte espressioni del progressive metalli di sempre.
Awake
Sabato 4 Marzo 2017, 13.53.53
46
Che classe, sontuosi proprio!!!
Il Rettiliano
Giovedì 24 Marzo 2016, 19.07.04
45
Lo trovo quello musicalmente più maturo, anche se non il mio preferito.
Undertow
Mercoledì 10 Febbraio 2016, 13.03.19
44
Bellissimo album, ma Blackwater e lo stesso Watershed secondo me sono qualche pelino sopra.
Rob Fleming
Lunedì 1 Febbraio 2016, 17.14.12
43
Il punto di incontro tra i due album che l'hanno preceduto. Le due anime del gruppo trovano l'amalgama perfetto in Ghost of perdition ed in Beneath the mire. Tra i momenti migliori: Atonement (i Pink Floyd di More?) e The grand conjuration (sempre in odor di Pink Floyd, ma quelli più malati). 78
Trendkill
Venerdì 14 Agosto 2015, 21.49.55
42
@Blacksoul grazie per questi particolari, non ne sapevo molto!
Blacksoul
Martedì 11 Agosto 2015, 17.53.07
41
@Trendkill di fatto è il primo album in cui nella line-up ufficiale figura Per come tastierista (sebbene il suo contributo lo dava già da qualche anno nei live, mi pare), quindi non escludo che abbia avuto la sua parte proprio per quello. Anche ad esempio nel finale di Atonement (spettacolare) o nelle parti di organo di The Grand Conjuration (idem come sopra) lo si può notare. Quanto a me, discone ma inferiore ai precedenti tre e a Watershed (dove ci sono ancora più tastiere), oltre che a PC. Voto 93.
Trendkill
Martedì 11 Agosto 2015, 16.37.30
40
Album veramente mastodontico. Tutti i suoi passaggi dai suoni death al progressive sono studiati in modo geniale e spesso molto elaborati. Mi sbaglio o c'è anche una punta di sperimentazione per quanto riguarda le tastiere? Ad esempio in beneath the mire...
Awake
Venerdì 27 Marzo 2015, 23.50.09
39
Mamma mia!!!
Macca
Martedì 13 Gennaio 2015, 17.02.06
38
Più lo ascolto e più lo trovo bellissimo, un disco incredibilmente omogeneo e scorrevole, di livello altissimo sia per songwriting che per esecuzione. Voto 90
herr julius
Mercoledì 30 Aprile 2014, 10.01.31
37
Sicuramente uno dei miei preferiti anche se non è possibile stilare una classifica perchè tutti i loro album sono inclassificabili e superiori alla media. Su questo si sono avvicinati molto al prog metal dei Theater, peccato abbiano fatto inversione ad u con Heritage
Sonny
Mercoledì 30 Aprile 2014, 9.33.11
36
È un album meraviglioso... Trovo la voce di Åkerfeldt sublime.
Danimanzo
Lunedì 23 Settembre 2013, 15.16.04
35
Semplicemente la summa dell'universo Opeth. Tantissimi richiami, più o meno celati, al progressive rock settantiano e tanta classe nello sciorinare perizia tecnica e violenza brutale nelle parti più prettamente death metal.
Andy \\\'71
Mercoledì 29 Maggio 2013, 7.19.16
34
Dimenticavo il capolavoro Morningrise!Quando una bella rece di quel secondo strepitoso capitolo degli Opeth?
Andy \\\'71
Mercoledì 29 Maggio 2013, 6.55.08
33
Fantastico!Io gli do anche un bel 95!Il mio preferito insieme a Blackwater!
opeth72
Giovedì 9 Maggio 2013, 16.20.57
32
La spirale verso il basso è senza fine Quando è spinta verso il peccato La tua salvezza giaceva nell'atto di un folle Il diavolo conduce la giornata Mi dice quello che devo dire Si riversa all'interno E spegne l'ultima luce...... OPETHHTEPO................
Macca
Domenica 17 Febbraio 2013, 2.42.05
31
Questi Opeth stanno iniziano a farsi largo nella mia playlist.....davvero un gran bel gruppo
luke
Lunedì 2 Aprile 2012, 0.05.02
30
meraviglioso, gli opeth sono riusciti a farmi innamorare di un genere che da sempre ho odiato quale è il Death Metal: io che sono cresciuto a pane e Pink Floyd, ad acqua e Led Zeppelin. Dei geni del death metal, del progressive metal e del progressive rock, un mix di poesia per le mie orecchie. Album da 90
Mark
Sabato 10 Marzo 2012, 10.52.58
29
In assoluto, uno dei migliori album degli Opeth, il mio preferito insieme a Damnation e Blackwater Park
Enrideath
Venerdì 30 Dicembre 2011, 1.31.43
28
Per me è l'album migliore degli Opeth davanti a Morningrise, non c'è una sola canzone che non sia un Capolavoro con la C maiuscola! Se dovessi scegliere la traccia migliore direi Hours of Wealth
Ascarioth
Martedì 13 Settembre 2011, 20.06.28
27
Vorrei vedere le rece di capolavori come Morningrise o Blackwater Park, o My Arms... va beh che so' tutti capolavori!
Nicola Durd7is
Domenica 4 Settembre 2011, 14.31.17
26
Il capolavoro degli Opeth assieme a Morningrise. Davvero bellissimo, sono pochissimi i difetti o i punti deboli. Non si sbadiglia. E durante i pezzi più melodici ci si emoziona. Davvero un lavoro geniale e bellissimo. L'unico difetto minuscolo potrebbe essere un po' The Grand Conjuration che è ripetitiva, ma il fatto che sia ripetitiva la rende a suo modo anche affascinante. 95
Ascarioth
Martedì 5 Luglio 2011, 19.57.19
25
Grazie
Raven
Martedì 5 Luglio 2011, 19.55.30
24
Fa niente benvenuto tra noi.
Ascarioth
Martedì 5 Luglio 2011, 19.53.19
23
avermi... della mia... primo commento primo errore xD
Ascarioth
Martedì 5 Luglio 2011, 19.52.53
22
E' il mio primo commento qui, comunque un plauso agli Opeth per avermi migliorato di parecchio lo standard qualitativo della mia vita
Paul the boss
Venerdì 29 Ottobre 2010, 18.44.03
21
Ma nn è assolutamente vero che gli opeth sono in declino.. anzi.. watershed è un bellissimo album.. e axenrot è un bravo batterista...
Jimi The Ghost
Giovedì 8 Luglio 2010, 19.16.34
20
"Il mondo reale ha dei limiti; il mondo immaginario è infinito" (Jean Jacques Rousseau) Lascio la mia firma su questo meraviglioso disco, su questa eccelsa recensione. "Isolation Years" romanticamente ancora adesso, immediatamente mi attraversa l'epidermide per raggiunge e trafiggere nella ia scatola cranica il tessuto encefalico. Riflessiva ed indiscutibilmente meravigliosa. Oltre il limite troverete solo gli Opeth. Null'altro. Ghost Of Perdition a tutti voi. Di cuore. JTG
daniele
Martedì 8 Giugno 2010, 18.28.21
19
album grandioso,il mio voto 99. Poi qui c'è la mia canzone preferita di sempre,GHOST OF PERDITION,insuperabile.
cipmunk
Sabato 24 Aprile 2010, 18.34.24
18
Masterpiece Assoluto......10....il disco perfetto!!! ...qualcuno per cortesia dica ad Axenrot ke la batteria si suona così.......e dopo il capolavoro del 2005 e la delusione di Watershed( 91?)...godiamoci pure il declino........
NYARLATHOTEP
Giovedì 28 Maggio 2009, 23.16.29
17
Album fantastico, immenso e maturo; condivido i commenti, ma trovo quasi bassi i voti per il capolavoro che è questo album. Inoltre sottolineo la qualità sempre sopra le righe di tutta la loro discografia.
ROSSMETAL65
Lunedì 16 Febbraio 2009, 23.37.36
16
RAGAZZI,QUESTO DISCO E' UN'OPERA D'ARTE,UN GIOIELLO DI INESTIMABILE VALORE DA AVERE E TENERE IN UNA BACHECA DI VETRO!
Emiliano
Domenica 15 Febbraio 2009, 21.27.16
15
assieme a blackwater park,ghost reveries è l'album piu' bello degli opeth..
zakka
Venerdì 26 Settembre 2008, 19.06.14
14
molto bello anche questo...watershed è meglio cmq
taipan
Giovedì 25 Settembre 2008, 23.01.03
13
Opeth santi subito!
bigseal
Venerdì 20 Giugno 2008, 21.15.10
12
Finalmente ho trovato un gruppo con i controcazzi come i TooL . A masterpiece !
fdrulovic
Mercoledì 13 Giugno 2007, 20.46.43
11
Bello,bellissimo ma che palle sto growl....speriamo Wilson lo faccia smette de abbaià..
ChRiStiAn
Mercoledì 17 Maggio 2006, 10.00.32
10
un album impagabile... peccato che Lopez se ne sia andato... @_@
Defunct
Lunedì 30 Gennaio 2006, 14.19.20
9
Enesimo album meraviglioso!!!Canzoni meravigliose..., oscure e sognanti!!! La tecnica dei musicisti è moustrosa (vedi il batterista!!!) sia nelle parti lente che in quelle dove domina la rabbia.CAPOLAVORO!!!
lord Calamoth
Giovedì 6 Ottobre 2005, 19.54.13
8
non c'è niente da fare...gli Opeth sono sempre un gradino più su degli altri...sono dei maestri..le emozioni che si provano ascoltando anche questa ennesima perla, sono stupende...un plauso a Martin Lopez...che gran batterista!
enzo u
Martedì 27 Settembre 2005, 23.09.42
7
reputo gli opeth un grandissimo complesso e lo dico dai tempi di morningrise..ma sarebbe ora di lasciarsi il growl alle spalle..seguendo un'evoluzione necessaria per una grande band prog....salverei atonement e la tecnica spaventosa
Debby
Domenica 25 Settembre 2005, 21.13.54
6
Credo che quest'album sia meraviglioso, come tutti gli album degli opeth del resto....col passare del tempo mi danno sempre di più...grazie opeth, grazie davvero!!!
Marko72
Giovedì 15 Settembre 2005, 11.06.31
5
Come al solito é solo una questione di gusti. A me piacciono tutti gli album degli Opeth, ma gli ultimi (da BWP incluso in poi) sono i migliori. Del resto, questa é una di quelle band che fortunatamente diventa sempre piú matura. Orchid e Morningrise presentano dei bei pezzi, ma sono un pó grezzi e non rifiniti e strutturati come negli ultimi albums. Unica pecca di GR é che io l'avrei fatto durare un pochino di piú e avrei tolto qualche ripetizione di troppo.
calus
Giovedì 8 Settembre 2005, 21.53.45
4
a me questo disco piace..non come BWP, noncome Orchid, manon capisco cosa ci trovate tutti in quel mosciume di Morningrise!
Crimson
Lunedì 5 Settembre 2005, 1.46.23
3
Secondo me è un buon disco ma sicuramente non è il massimo. Spiego perchè: Il disco in troppe parti risulta poco spontaneo quasi come se dei pezzi fossero stati scritti per fare minutaggio, le idee a volte sono un pò mediocri (vedi diverse ritmiche decisamente poco funzionali e spesso ripetitive). Poi naturalmente la classe degli opeth c'è e si sente, ma io spero sempre di risentire un disco come Morning Rise ma mi sà tanto che me lo dovrò scordare.....
faita
Domenica 4 Settembre 2005, 13.25.37
2
Confermo l'eleganza di questo magnifico Album. Deliverance non mi aveva sconvolto piu' di tanto.Ma questo si avvicina davvero al loro masterpiece BWP.
Beholder
Giovedì 1 Settembre 2005, 18.18.11
1
Ragazzi questo disco è immenso.. Non siamo ai livelli di Morningrise o My Arms your Hearse,ma poco ci manca... Michael è semplicemente un genio,nient'altro da dire!
INFORMAZIONI
2005
Roadrunner
Prog Death
Tracklist
1. Ghost Of Perdition
2. The Baying Of The Hounds
3. Beneath The Mire
4. Atonement
5. Reverie/Harlequin Forest
6. Hours Of Wealth
7. The Grand Conjuration
8. Isolation Years
Line Up
Mikael Åkerfeldt (vocals / guitar)
Peter Lindgren (guitar)
Martin Mendez (bass)
Per Wiberg (keyboards)
Martin Lopez (drums)
 
RECENSIONI
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