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Syn Ze Sase Tri - Sub Semnul Lupului
( 1835 letture )
Attivi dal 2007 e arrivati al debutto discografico nel 2011 grazie alla nostrana Code666, ecco tornare con il nuovo lavoro i Syn Ze Şase Tri, formazione della Romania che vede tra le proprio file anche Corb, fondatore della band ed ex Negură Bunget.

Il sound della band originaria di Timosoara è un extreme metal imbastardito dal black sinfonico (a volte il peso dei Dimmu Borgir post 2003 è piuttosto pesante) e da atmosfere e riferimenti pagan metal.
Spicca immediatamente la bella front cover, ottimamente realizzata: l’artista è stato bravo a continuare il discorso iniziato con il debutto Între Două Lumi e aggiornare il tutto con un disegno aggressivo, epico e con chiari riferimenti al genere musicale oltre che alla terra natia dei Syn Ze Şase Tri.
La produzione è nettamente migliore di quella del primo disco, anche se alcuni suoni, quelli della batteria in particolare, a volte risultano fin troppo freddi e artificiali.

L’album inizia con Sorocul, un intro narrato tra ululati di lupi, vento minaccioso e rumori inquietanti. Appena parte Născut În Negură si nota chiaramente quanto sia importante la componente sinfonica nella proposta dei Syn Ze Şase Tri: la tastiera è sempre presente, ora come strumento principale, ora come sottofondo al riffing del chitarrista Corb. Il drum kit di Putrid è picchiato con severità e il brano non fatica a decollare nonostante non sia dotato di un minimo di originalità. La seguente Vatra Strămoşească continua sulla strada tracciata dalla precedente canzone, giocando un pochino di più sul ritmo e sulle melodie “malate” alla Cradle Of Filth. Il growl di Lycan è profondo e comprensibile, che ben si amalgama col sound del gruppo. L’ascolto di Sub Semnul Lupului continua senza particolari scossoni, nè in positivo, nè in negativo: è probabilmente questo il difetto maggiore del disco, incapace di un sussulto che sia uno, di uno spunto che rimane in testa dal primo ascolto. Manca l’idea originale, quella qualità in fase di songwriting che è al giorno d’oggi indispensabile per risaltare sulla massa informe di uscite che mensilmente affollano il mercato discografico. Sia chiaro, il secondo disco della band romena non è nè brutto nè banale, semplicemente rischia di passare inosservato tanto è lineare e “anonimo”. Difatti le canzoni si susseguono e le varie Legea, Sîmbăta Apelor (“interessante” - parola grossa - giusto il cambio battere-levare di Putrid) e Înţeleptul Întrupat sono difficili da distinguere anche dopo svariati ascolti. I giri di chitarra si ripetono noiosamente, la sempre presente tastiera non fa che appiattire la musica già di per se non particolarmente varia.
Unica canzone che si differenzia dal resto è la title track Sub Semnul Lupului, vuoi per la melodia di chitarra, che per il riffing (e conseguentemente anche il ritmo della batteria), decisamente un caso isolato all’interno del disco. Nulla di eclatante, ma il pulm muting e i riff stoppati dopo tanti minuti tutti (quasi) uguali fanno solo che bene.
La parte finale del disco è di qualità superiore rispetto a quanto ascoltato prima: la folk oriented În Pîntecul Pămîntului è a mio avviso la migliore composizione del platter, unica traccia che si può considerare varia a livello musicale e coinvolgente a livello emotivo. L’assalto frontale di Pustnicul Munţilor si fa ben apprezzare, pur essendo costruita su di un riffing tutt’altro che eccellente. Ultima canzone “reale” di Sub Semnul Lupului è Înaripat Şi Împietrit, canzone che ricorda nell’atmosfera gli Equilibrium più d’impatto. A conclusione dell’album troviamo Venirea, outro che riprende il tema dell’intro.

Il disco si trascina faticosamente e stancamente fino alla fine, l’ascolto delle tracce spesso risulta pesante per non dire noioso; qualche spunto azzeccato di tanto in tanto e la coda di Sub Semnul Lupului permettono al secondo album dei quattro metallers romeni di agguantare la sufficienza in extremis.

Di fatto i Syn Ze Şase Tri sono più interessanti e pagan metal nell’immagine (foto, artwork, idea di base…) che nella sostanza. Al di là del discorso estetico, quel che manca al gruppo è la qualità della musica: dal debutto al nuovo full lenght non sono riscontrabili particolari miglioramenti, indice che allo stato attuale il gruppo proprio non riesce a fare di meglio.

Piccola cattiveria, o una semplice provocazione: è forse Sub Semnul Lupului un disco “interessante” da ascoltare solo perché ci suona un ex Negură Bunget, tra l’altro tutt’altro che fondamentale nella storia e nella discografia della storica formazione?
I quattro musicisti non sono malvagi, ma hanno ancora molto, ma molto da lavorare per compiere l’agognato salto di qualità.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
59.57 su 21 voti [ VOTA]
piggod
Lunedì 21 Maggio 2012, 16.44.09
4
@Steelminded: ????
Steelminded
Giovedì 17 Maggio 2012, 16.33.35
3
ah perchè i negura bunjet in quale calderone?
il vichingo
Giovedì 17 Maggio 2012, 15.49.10
2
Cazzo che nome... pensavo si trattasse di una band cinese
piggod
Mercoledì 16 Maggio 2012, 9.30.42
1
Siccome sperare che Hupogrammos e Sol Faur tornino ai Negura Bunget è un pò troppo, sollecito Corb a tornare nei Negura Bunget, dato che in Virstele Pamintului ha fornito una prova eccellente, e di lasciar perdere i Syn Ze Sase Tri che dopo due prove rimangono ancora nel calderone della mediocrità.
INFORMAZIONI
2012
Code666
Pagan
Tracklist
1. Sorocul
2. Născut În Negură
3. Vatra Strămoşească
4. Legea
5. Sub Semnul Lupului
6. Sîmbăta Apelor
7. Nemuritor Şi Veşnic
8. Înţeleptul Întrupat
9. În Pîntecul Pămîntului
10. Pustnicul Munţilor
11. Înaripat Şi Împietrit
12. Venirea
Line Up
Lycan: voce
Corb: chitarra, voce, strumenti tradizionali
Hultan: basso
Putrid: batteria
 
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65
 
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