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Paradise Lost - Tragic Idol
( 8008 letture )
Viviamo tempi frenetici, tutto si muove attorno a noi così in fretta che a volte perdiamo perfino la cognizione degli anni che passano, presi come siamo dalla routine quotidiana che ci distrae e c’inganna miseramente. Centinaia di nuove uscite si susseguono, con un ritmo talvolta talmente convulso che, anche se la nostra immensa passione vorrebbe divorarle tutte, la vita, gli impegni, il dannato tempo che scorre inesorabile ci impone di operare delle scelte, dettate a volte dai gusti, altre dalla mera curiosità, altre ancora semplicemente dal cuore e dalla pancia. Quando poi si tratta dell’ultimo lavoro di una band che in qualche modo, nel bene e nel male, ha scandito la linea del tempo nel corso della nostra vita (e qui non mi riferisco certamente ai più giovani, che capiranno queste parole probabilmente tra qualche anno), difficilmente abbiamo dubbi (a meno di non esserci sentiti irrimediabilmente traditi nel passato), raramente riusciamo ad esimerci dall’acquisto di un materiale così prezioso, vuoi per pulsioni nostalgiche, vuoi per quel masochismo che ci accompagna nei casi in è già insita in noi la consapevolezza che ciò che ascolteremo sarà sempre la solita ripetizione imperterrita della medesima solfa che, come sempre, magari consoliderà le nostre certezze ma non ci offrirà in dono una delle poche sensazioni che rendono la vita degna di essere vissuta, vale a dire la sorpresa…

Chi ha seguito i Paradise Lost nel corso di questi anni (a proposito, è volato via oltre un ventennio nel frattempo…) sa bene che se quel pensiero può adattarsi (ahimè) a decine e decine di gruppi storici, assolutamente non si addice a loro; anzi personalmente li ritengo una delle band più camaleontiche che si siano mai conosciute (chi non fosse ferrato sull’argomento, provi a confrontare Lost Paradise con Host e mi dica se, senza leggere il nome stampigliato su entrambe le copertine, sarebbe mai riuscito a capire che si trattasse della stessa band). Una band, invero, che dopo aver impresso a fuoco il suo marchio in ambito doom/death e gothic metal, proseguì la propria trasformazione addentrandosi in un terreno più vicino al gothic rock, per poi gradualmente ritornare sui suoi passi fino ai giorni nostri. Secondo il mio personale punto di vista, sebbene la parte centrale di questo percorso sia stata da più parti anche aspramente criticata, il livello qualitativo si è comunque sempre mantenuto al di sopra della media di molti altri prodotti simili. E’ pur vero, altresì, che la band ha scolpito le pagine più memorabili della sua storia negli straordinari anni delimitati da capolavori assoluti come Gothic e Draconian Times e, secondo un punto di vista abbastanza diffuso, il riavvicinamento verso tali sonorità, unito ad un songwriting di pregio, ha reso l’ultima fatica degli anglosassoni Faith Divides Us - Death Unites Us (ormai risalente a tre anni or sono) probabilmente il miglior album della band dai tempi di One Second (incluso) in poi. Date queste premesse, era inevitabile che il nuovo album fosse accolto con gran curiosità ma anche con grandi aspettative, ragion per cui si fa ancor più interessante svelarne i contenuti.

L’analisi non può far altro che partire dal brano apripista Solitary One, che già, da par suo, inizia ad alimentare la fiamma della mia personale soddisfazione. Il brano si sviluppa su tempi medio-lenti, con una robusta sezione ritmica, riff sontuosi che rendono il sound pesante ed oscuro, richiamando alla mente, in certi frangenti, persino l’ormai epica maestosità di Gothic. Le tastiere non ne affievoliscono la consistenza ma anzi aggiungono un tocco di inquietudine e mistero, mentre l’interpretazione vocale irrompe sulla scena arricchendola della necessaria aggressività e cattiveria, stemperata soltanto dalla malinconica eco della voce pulita, che fa capolino sporadicamente ed in background. Il drumming, pur dettando un’andatura lenta e cadenzata, svaria di tanto in tanto su passaggi più dinamici. Il brano si caratterizza particolarmente per lo stile gothic/doom: sarà dunque questo il filo conduttore di questa nuova uscita? In parte lo è, ma solo in parte. E’ singolare, peraltro, notare che, similmente a come si è aperto, il platter si chiuda (peraltro elegantemente) con The Glorious End, un altro brano che si potrebbe inquadrare in un simile contesto. Ma cosa è contenuto all’interno di tale involucro gothic/doom?
Anzitutto vanno dimenticate da subito le tastiere, impiegate in primo piano esclusivamente nell’opener.
Poi già Crucify impone un fatidico cambio di marcia, infligge una dura sferzata con tutta la sua carica adrenalinica e questo suo incedere ineffabile ed inebriante. Da qui in avanti, galoppando anche sul selciato di Fear of Impending Hell e soprattutto di Honesty in Death, tutto sembra inesorabilmente volto nella direzione di un deciso appesantimento del sound, riducendo ai minimi termini i richiami darkwave della seconda metà degli anni novanta (ancora parzialmente riconoscibili, specie in Fear of Impending Hell). La chiave, ancora una volta, sta principalmente nelle mani dei due prodi axemen e in un’impalcatura di spessore, caratterizzata da un riffing granitico ed a tratti raschiante puntellato da linee soliste taglienti al fulmicotone, spesso eseguite in tapping e letteralmente mozzafiato. Da par suo, Nick Holmes limita al massimo il cantato clean puro, mantenendo quella timbrica che ha caratterizzato lavori come Shades Of God o Icon, cioè non in growl ma con voce rabbiosa e sporca. Come sempre, i momenti di maggiore slancio all’interno dei brani sono accompagnati da vere e proprie impennate delle parti canore le quali, incessantemente, decantano versi avvolti da un manto di grigiore e tetraggine:

…Never seen the light, I don't know where
to escape from that fear of impending hell…


Sebbene tutto ciò possa già di per sé bastare per appagare l’ingordigia degli irriducibili sostenitori della band, in realtà, col senno di poi, ci si rende conto che il piatto forte non è ancora stato servito sulla tavola già degnamente imbandita. Proprio così, perché sepolto nella parte centrale dell’album si nasconde il suo vero cuore pulsante, la sua anima più prepotentemente metal, che si estrinseca in un trittico di brani assolutamente devastanti. A suonare la tromba della guerra ci pensa l’extraterrestre Theories from Another World, con brevi break impostati su andature moderatamente più blande, condotti con voce quasi invocante e strani echi misteriosi che fanno da preludio alla deflagrazione della potenza allo stato puro, che sospinge il brano su ritmi vertiginosi, in un turbinio di suoni elettrici di una violenza inaudita che viaggiano ad una velocità impressionante, accompagnato da una voce squarciante. Il drummer qui picchia davvero durissimo e la distorsione raggiunge livelli ragguardevoli. Si prosegue poi con In This We Dwell, martellante e che a momenti dà persino l’impressione di voler sconfinare nel thrash/death (e non credo sia un’affermazione avventata). Il culmine si raggiunge infine con To The Darkness (il mio favorito), altro brano tiratissimo con heavy riff micidiali e sferzate di assoli assolutamente pungenti e distruttivi, che tuttavia, a differenza dei precedenti, gode altresì di uno sviluppo centrale di oltre un minuto in chiave squisitamente doom (o doom death) con sonorità letteralmente tonanti, linee melodiche al rallentatore e vocalità che rasenta il growling.
Che successivamente la title track si apra a soluzioni più catchy in fondo ci può anche stare, del resto forse fa parte della sua funzione naturale; qui alle sezioni più sostenute si alternano soluzioni più in linea con i lavori recenti (e per questo da un lato più scontate e dall’altro non altrettanto entusiasmanti), delineate da una voce cupa quasi robotica immersa in sonorità acustiche.
Unica nota dolente è, a mio avviso, Worth Fighting For, avente sì una struttura complessa, in certi frangenti tribale, ipnotica e in altri moderatamente più energica, ma che nel suo complesso sembra dare l’impressione di avvilupparsi su se stessa, senza trovare una via di fuga. Si tratta, però, dell’unico episodio non particolarmente convincente dell’intero platter, che ad ogni modo non ne lede significativamente la valutazione complessiva.

Ebbene sì, in soldoni Tragic Idol non solo riprende il discorso lasciato in sospeso da Faith Divides Us - Death Unites Us, ma si presenta ancor più duro e funesto del suo predecessore sia nel livello medio di saturazione che nei picchi di intensità raggiunti. Personalmente sto dalla parte di chi vede un ritorno alle sonorità di Icon e Draconian Times (più il primo in particolare). A voler essere pignoli, in verità, più che parlare di un ritorno al passato sarebbe forse appropriato parlare di una nuova ricetta composta da vecchi ingredienti provenienti dalle innumerevoli esperienze passate, con un dosaggio decisamente più massiccio di quelli riposti nella credenza ormai impolverata della prima metà degli anni novanta.
Tanto per cambiare, ancora una volta si registra l’ennesimo avvicendamento alla batteria, le cui redini stavolta sono affidate alle sapienti mani dello svedese Adrian Erlandsson (già in line up dal 2009, ma al suo primo studio album con la band), membro storico nientemeno che degli At The Gates, oltre che, tra le altre cose, compagno di viaggio di Greg Mackintosh nel suo side-project Vallenfyre, di stampo prettamente death (altro segnale di un certo desiderio dell’eclettico songwriter di tornare ad avvicinarsi a sonorità più pesanti). Direi che il nuovo drummer è subentrato nel ruolo con grande personalità, curando con maniacale scrupolosità anche i minimi dettagli ed esibendo, oltre ad una notevole abilità e flessibilità, anche una buona razione di estro e fantasia.
Ma cosa potrebbero chiedere di meglio i fan di vecchia data dai loro tragici idoli di Halifax?
Francamente mi rendo conto che sarebbe quantomeno azzardato (o addirittura quasi sacrilego) accostare il disco qualitativamente ai già citati capolavori ormai lontani (ma magari, chissà, forse è troppo presto per dirlo e questo nodo probabilmente solo il tempo lo scioglierà del tutto). Tuttavia, al momento mi sento di poter sostenere che esso sia quantomeno allo stesso livello se non addirittura leggermente superiore a Faith Divides Us - Death Unites Us, già accolto con gran favore.
Comunque sia, sono certo di potervi rassicurare: i Paradise Lost sono tornati davvero in gran spolvero ed hanno ancora voglia di farci saltare dalle sedie, di suonare con quella spietatezza e quella perizia tecnica che pochi possiedono. Così, se volete tornare ad immergervi nell’oscurità e nella veemenza del loro sound, se dal gothic cercate virulenza ed aggressività, se amate ritrovare alcuni inconfondibili spunti doom (disseminati qua e là lungo il platter), questo disco sicuramente fa per voi!



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
86.64 su 106 voti [ VOTA]
Make Metal Great Again
Martedì 30 Maggio 2017, 20.51.45
52
Incredibile quante emozioni riescano a suscitare queste canzoni. Grazie Paradise Lost, nel vostro piccolo contribuite a rendere bella la mia vita.
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 13.03.45
51
Un ritorno convinto al passato. Solitary one e Crucify sono a mio avviso le migliori. Forse il loro più bello dai tempi di Paradise Lost
AL
Mercoledì 20 Gennaio 2016, 14.55.30
50
Ho avuto bisogno di diversi ascolti perché all’inizio certe canzoni mi sembravano troppo scontate e prevedibili ma ora devo ammettere che sono efficacissime. Bell’album con diversi pezzi di alto livello che si chiude con una stupenda Glorious end (mai titolo è stato più azzeccato di questo  ). Band mitica. voto 83
Punto Omega
Domenica 1 Novembre 2015, 16.33.04
49
Capolavoro.
draKe
Lunedì 20 Aprile 2015, 23.59.12
48
il perfetto sequel di DracT.: semplice ma efficace, arrangiamenti ridotti all'osso, melodie quasi scontate talmente son easy ma grondanti dolore come solo Mak. sa far uscire dalla sua sei corde dal suono perfetto; la ritmica dell'altra ascia non lascia scampo e macina riff da manuale del Gothic; la batteria ha un groove accoppiata col basso che è a dir poco trascinante e infine il buon Holmes che ha tirato fuori una prestazione letteralmente da urlo tra liriche struggenti e linee vocali strazianti e ricche di pathos...! Non che negli album sperimentali facessero pena, ma senz'ombra di dubbio questo è quello che sanno fare meglio di chiunque altro: Gothic Metal. Le tracce 2-3-4 e 7 se racchiuse in un EP avrebbero potuto assurgere a "definizione di Gothic", in particolare la 3 e la 4 non riesco a toglierle dal lettore CD.... Grazie PL
InvictuSteele
Lunedì 16 Marzo 2015, 17.42.32
47
Il miglior disco dei PL, allo stesso livello di Icon... e ho detto tutto. Confermo il voto.
Iceman
Mercoledì 4 Giugno 2014, 14.35.55
46
Grandissimo disco per me il migliore dei PL dopo l irraggiungibile Gothic... La title track poi è fenomenale, emozionante e coinvolgente, perfetta rappresentazione dell intero album!
Cons
Lunedì 12 Maggio 2014, 20.09.26
45
Un grandissimo album. 88
patrik
Venerdì 17 Gennaio 2014, 0.26.29
44
nick finalmente canta intonato ufff , era l' ora
Macca
Martedì 14 Gennaio 2014, 0.30.44
43
Da giorni non ascolto che questo album, e non posso che confermare le mie prime impressioni. Bello, davvero bello, soprattutto Crucify, In This We Dwell e To The Darkness che sono pezzi-capolavoro ma tutto il disco si attesta su altissimi livelli. Uno dei migliori album del 2012 e la prova materiale che, anche a distanza di anni, ci si può superare. Voto 86
Diego
Mercoledì 8 Gennaio 2014, 11.57.33
42
Nel mio commento 36 dissi che si trattava del miglior disco del 2012, ma devo aggiungere anche del 2013…smentitemi, ma devo ancora ascoltare un album come Tragic Idol, negli ultimi due anni...
Macca
Mercoledì 8 Gennaio 2014, 11.15.55
41
Ascoltato solo 3 - 4 volte e finora mi ha impressionato positivamente, molto bello ed emozionante. Approfondirò quanto prima, nel frattempo ottima recensione.
Steelminded
Lunedì 8 Luglio 2013, 22.45.58
40
Grande disco e commovente ritorno alle origini!!! Sono d'accordo con la recensione, eccetto che in un punto: è chiaramente migliore di FUDDU. Evviva!
Giasse
Giovedì 11 Ottobre 2012, 23.27.57
39
Dopo 5 mesi di ascolto assiduo e 2 esibizioni live in cui confrontare i pezzi di TI con quelli della rimanente discografia lostiana passo il mio giudizio definitivo: miglior episodio da One Second in poi! Sono tornati indietro di quasi 20 anni e si sente... Disco piu omogeneo rispetto al pur buon FDUDUS.
ANDREASTARK
Venerdì 10 Agosto 2012, 18.02.58
38
Sorridete ed esultate.....è un grande giorno e da quasi 20 anni lo aspettavamo ma è arrivato....è giunto il glorioso giorno nel quale i Paradise Lost si sono riallacciati a Draconian Times e ne hanno composto il seguito..... il risultato è....spettacolare!!!! come se i maestri fossero tornati per dare una lezione su come si fa il gothic/doom e per rimettere le cose a posto con gli allievi che credevano di averli superati.... Tutto è perfetto...la voce...la chitarra di Greg che è tornata in perenne lead guitar...il drumming......dimenticatevi tutti perchè sono tornati i Padroni!!!!
Masterburner
Giovedì 26 Luglio 2012, 9.34.02
37
Sono un grande fan dei PL, quindi mi sono preso il cofanetto... e sono contento di averlo fatto! Grande disco!
Diego
Mercoledì 30 Maggio 2012, 18.37.27
36
Ragazzi, chi scrive ha comprato Lost Paradise alla sua uscita, a scatola chiusa come si faceva un tempo. All'epoca ero alla ricerca di band sconosciute ed ero in pieno momento death/thrash. Devo dire che allora non mi aveva detto niente, era registrato male e nella band si distingueva a malapena Greg. Per me erano bocciati, c'erano decine di band death/doom che suonavano meglio. Quando uscì Gothic lo presi solo perchè era una edizione in vinile rosso ed ebbi la possibilità di ascoltarlo nel negozio di dischi: colpo di fulmine! Non c'era quasi niente del gruppo che aveva registrato Lost Paradise, si trattava di qualcosa che non si era mai sentito prima. Ancora una volta la registrazione non dava giustizia a tanta espressione musicale, ma si poteva percepire la mente di Greg Magkintosh, chitarrista riconoscibilissimo e originale. Da allora i PL sono sempre stati tra i miei gruppi preferiti, hanno finalmente trovato un drummer di tutto rispetto e possono fregiarsi di essere un gruppo con una propria personalità, coraggioso anche nelle scelte del passato, ma mai banale. Tragic Idol è e sarà il miglior disco del 2012.
Flag Of Hate
Martedì 29 Maggio 2012, 20.01.01
35
Grazie dei suggerimenti, ragazzi prima o poi, cronologicamente o meno, recupererò il tempo perso. @Metal3K: tra tutte le recensioni che ho letto in giro su questo disco, la tua è la migliore. I complimenti erano dovuti.
conte mascetti
Martedì 29 Maggio 2012, 11.48.21
34
@flag of hate vai giù di Icon,Draconian Times,One Second, Shades of God. Fa piacere vedere persone che cambiano idea. A volte ci si fanno idee sbagliate perchè semplicemente non si ascolta. Io ti consiglierei comunque di procurarti la discografia di questo fantastico gruppo.
Metal3K
Martedì 29 Maggio 2012, 10.25.04
33
@Flag of Hate: grazie di cuore. Benvenuto nel "paradiso perduto"! Intervengo solo per darti un consiglio: credo sia molto piu' interessante seguirne l'evoluzione temporale, per cui a mio avviso faresti meglio a partire dall'inizio, cioe' da quando questa band invento' il doom death con Lost Paradise e sforno' uno dei dischi doom death migliori di sempre, vale a dire Gothic, da molti considerato persino precursore del gothic metal (che da tale album pare proprio che prenda il nome), per la presenza di inquietanti vocalizzi femminili, arrangiamenti e atmosfere chiaroscure e conturbanti. Vedrai che, prima di arrivare ai fasti di Draconian Times, ci sono stati altri due album di transizione (Shades of God e Icon) veramente straordinari che ti guideranno gradualmente attraverso la prima incredibilie trasformazione del sound della band. Buon ascolto!
Flag Of Hate
Lunedì 28 Maggio 2012, 19.50.26
32
Prima di tutto complimenti per la recensione. Che dire, ho vissuto nell'ignoranza! Conoscevo molto poco i Paradise Lost, giusto un paio di tracce da "Belive in Nothing", quello con le api in copertina, che NON mi erano piaciute. Questo disco mi ha aperto gli occhi su una band che meritava molto più attenzione da parte mia. Atmosfere fantastiche, un sano e robusto Gothic pompato con ottime dosi Heavy, assoli meravigliosi (quello di "Fear of Impending Hell" tra i tanti), ottima prova vocale. L'ho ascoltato sul tubo, me ne sono innamorato ed oggi me lo sono procurato (ha scavalcato i Grand Magus, stavo mettendo via i soldi per "The Hunt"). Ottimo disco, lo voterei 86/100. Non posso fare confronti con la produzione passata del gruppo, ma rimedierò... adesso sotto con "Draconian Times"...
monotheist
Sabato 26 Maggio 2012, 11.44.52
31
grande disco....la svolta è dovuta all'utiizzo dele 7 che conferiscono maggiore cupezza e pesantezza al suono in generale e finalmente un batterista in grado di suonare e di fare dinamiche...emozionate....
Red Rainbow
Martedì 22 Maggio 2012, 21.42.58
30
Undercover, GioMasteR e Giasse sulla stessa linea di eccellenza ? Qualche ascolto sul Tubo in verità non mi ha convinto granchè (forse perchè amo alla follia il loro album più bistrattato, Paradise Lost), ma con tali sponsor domani vado di acquisto... !
didier deshamps
Martedì 22 Maggio 2012, 0.48.13
29
theories ha un riff nettamente alla nevermore, la titletrack riecheggia spudoratamente i defunti type o negative cmq capolavoro!!!!!
didier deshamps
Martedì 22 Maggio 2012, 0.42.51
28
GRandissimo album.tra i migliori mai partoriti dal cpombo di halifax,giusto un gradino sotto a faith divides
Widow
Lunedì 21 Maggio 2012, 12.27.31
27
Finalmente una recensione degna di questo nome, scritta da chi ha veramente ascoltato il disco, prestandogli la dovuta attenzione! Non ho fatto che leggere commenti sommari e scontati sia sulla carta stampata che in rete, da parte di gente che ha usato i soliti stereotipi per descrivere il disco e la carriera della band. Ben fatto! Ci troviamo persino d'accordo sull' "inferiorità" di Worth Fighting For! Un peccato, visto che la bonus track dell'edizione speciale -Ending Through Changes- è veramente bella... avrebbero potuto scambiarle!
Everwake
Lunedì 21 Maggio 2012, 10.59.18
26
Presa la fanbox edition, come d'altronde faccio sempre con i loro lavoro (mai deludenti) sempre soddisfacenti. Vi invito a tutti a discuterne sul forum non ufficiale della band. Iscrivetevi numerosi! http://www.solitaryones.co.uk/
conte mascetti
Domenica 20 Maggio 2012, 19.10.32
25
Ho preso la limited con tanto di cappellino...sono come sempe un feticista in ambito musicale... Essendo i Paradise Lost tra i miei gruppi preferiti l'ho comprato sulla fiducia ma non l'ho ancora sentito.
Giasse
Domenica 20 Maggio 2012, 11.46.46
24
Molto bello. lo sto mangiando giorno dopo giorno!
Sambalzalzal
Domenica 20 Maggio 2012, 9.44.30
23
enry@ capolavoro per il discorso delle uscite relative al 2012 di sicuro, per quanto riguarda loro personalmente no... di capolavori si è parlato con Icon e Draconian (e di one second in un'ottica non metal). Lo sto ascoltando ogni giorno ed è veramente notevole!
enry
Domenica 20 Maggio 2012, 9.27.23
22
Capolavoro è una parola che uso raramente, anche perchè negli ultimi anni è stata a dir poco abusata, così come voti altissimi che trovo spesso fuori luogo (parlo in generale, web e riviste). Non la uso neanche per questo disco e mi fermo a ottimo con una valutazione numerica che si aggira sull'83/85 (che per me sono voti altissimi, dischi da comprare tanto per capirci). Stilisticamente per me siamo più dalle parti di Shade of God che di Draconian Times, ma poco importa, l'importante è che dopo più di 2 settimane il disco mi piace sempre di più. Non ho ancora ascoltato il bonus cd della Deluxe che comunque include solo 2 pezzi, un inedito e una cover, ma i 2 euro in più li vale anche solo la confezione in box. Tornando al disco per me siamo più o meno sul livello del precedente, e questo è un bene visto che Faith è un gran disco e gira ancora nel lettore dopo tre anni.
Celtic Warrior
Domenica 20 Maggio 2012, 5.41.30
21
@ Arraya Proprio questo il punto io lo ho ascoltato più volte e lo giudico un buon album e non un capolavoro come ho detto , xchè alla lunga per i miei gusti personali è risultato un pochino stucchevole , comunque un 88 ci stà tutto .
Daniele
Domenica 20 Maggio 2012, 2.56.24
20
Complimenti a questa band,che ogni volta mi sorprende positivamente. Onore e gloria nei secoli dei secoli.
Doomale
Sabato 19 Maggio 2012, 21.41.05
19
Davvero un buon album..il migliore degli ultimi sicuramente--Sembra che il vecchio paradiso perduso non ne voglia sapere di invecchiare! Complimementi a Gregor e company!
Arrraya
Sabato 19 Maggio 2012, 21.16.38
18
Celtic Warrior@ non sarà un capolavoro, ma di questi tempi riuscire ad arrivare ad ascoltare un cd per intero ed aver voglia di riascoltarlo è gia tanto.
piggod
Sabato 19 Maggio 2012, 16.54.26
17
Disco enorme, forse il migliore mai composto dall'ensemble britannico...
Ad Astra
Sabato 19 Maggio 2012, 14.35.20
16
ieri al negozio di dischi chiedo.. che hai di nuovo?... che potrebbero piacerti paradise lost, municipal waste, overkill.... preso municipal.. ora mi volete dire che devo tornare la oggi pomeriggio??? che siate dannati ahahahahah
Flag Of Hate
Sabato 19 Maggio 2012, 14.05.11
15
Che bella cover! I commenti positivi mi invogliano all'ascolto, non insultatemi ma questo gruppo lo conosco pochissimo... incomincerò ad approfondirli da qui, và!
Salvo
Sabato 19 Maggio 2012, 14.02.14
14
l'ho comprato senza pensarci due volte. sapevo che non mi avrebbero deluso. capolavoro.
GioMasteR
Sabato 19 Maggio 2012, 13.23.13
13
Gran buon disco, scorrevole e ricercato al tempo stesso! Ho molto apprezzato il ritorno a sonorità massiccie grazie all'uso delle sette corde, specie in Theories From Another World.
Celtic Warrior
Sabato 19 Maggio 2012, 12.13.52
12
Album bello !! ma non un capolavoro x me .
Fulvio
Sabato 19 Maggio 2012, 10.12.56
11
Poche balle: CAPOLAVORO! Ci sono alcuni momenti no...ma al 90% l'album è fantastico! Chapeau!
enry
Sabato 19 Maggio 2012, 9.21.46
10
Preso in versione deluxe a scatola chiusa un paio di settimane fa. Ottimo lavoro, duro, cupo e con la coppia Holmes /Mackintosh in gran spolvero. Per me siamo giusto un pelo sotto a Faith, ma sono dettagli, l'importante è che siano tornati sul serio, non siamo poi molto lontani dai capolavori dei primi anni '90. Grandi.
Arrraya
Sabato 19 Maggio 2012, 8.50.50
9
Grande album. Non dicevo una frase simile da tempo. Veramente piacevole
satanasso
Sabato 19 Maggio 2012, 7.19.42
8
vi siete fatti attendere ma ne valeva la pena ...ottima recensione per un disco eccelso, che completa il riavvicinamento alle atmosfere doom dei primi dischi e con un Holmes strepitoso! per me un 90
Ad Astra
Venerdì 18 Maggio 2012, 23.53.39
7
forse è solo la bella stagione che non mi fà venir voglia di ascoltare dischi così cupi... ma sicuramente sarà un ottimo album, onore e rispetto! se è solo come è precedente sarà un ottimo acquisto per ottobre
Undercover
Venerdì 18 Maggio 2012, 23.17.30
6
Lo dico di cuore: finalmente son tornati!!!
Arvssynd
Venerdì 18 Maggio 2012, 22.50.32
5
Grande album
waste of air
Venerdì 18 Maggio 2012, 22.08.52
4
Quoto tutto: l'ho comprato ed è veramente un gran disco! Bravo Andrea!
barnaba
Venerdì 18 Maggio 2012, 22.06.47
3
ben tornati Paradise Lost! un'altro colpo a segno! avanti tutta o meglio indietro tutta... perchè con questo siam già a tre buonissimi album di fila, dove l'inerzia della band vira a ritroso nel tempo rimembrando il loro-trademark più celebre ed amato (periodo "Icon/Draconian") finchè la qualità e l'impegno profuso scaturisce questi ottimi risultati (di qualità) c'è solo da esserne soddisfatti... lunga vita a Holmes & soci!
Sambalzalzal
Venerdì 18 Maggio 2012, 21.18.00
2
Bella recensione, concordo pienamente! Se non avessero composto due albums grandiosi come icon e draconian anni fa a quest'ultimo avrei dato un bel 90 ma comunque di sicuro non mi lamento. Di sicuro fino ad ora l'uscita migliore del 2012 per me!
il vichingo
Venerdì 18 Maggio 2012, 21.14.10
1
Cristo è uscito!!! OK, per me comincia il ritiro spirituale!
INFORMAZIONI
2012
Century Media Records
Gothic
Tracklist
1. Solitary One
2. Crucify
3. Fear of Impending Hell
4. Honesty in Death
5. Theories from Another World
6. In This We Dwell
7. To the Darkness
8. Tragic Idol
9. Worth Fighting For
10. The Glorious End
Line Up
Nick Holmes (Vocals)
Gregor Mackintosh (Lead Guitars)
Aaron Aedy (Rhythm Guitars)
Stephen Edmondson (Bass)
Adrian Erlandsson (Drums)
 
RECENSIONI
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