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Yes - Close to the Edge
( 7273 letture )
”Close to the edge, down by a river.

Down at the end, round by the corner.

Seasons will pass you by,

Now that it's all over and done,

Called to the seed, right to the sun.

Now that you find, now that you're whole.

Seasons will pass you by,

I get up, I get down”.


Correva l’anno 1972. Il prog rock sta avendo un periodo di incredibile splendore: i Genesis hanno appena pubblicato Foxtrot, gli Emerson Lake & Palmer sfornano Trilogy, i Jethro Tull pubblicarono Thick As A Brick , la PFM sfonda all’estero con Storia di un Minuto e nascono i Banco del Mutuo Soccorso che pubblicheranno l’omonimo album d’esordio e, nello stesso anno, Darwin , il concept album sull’evoluzione della vita sul pianeta Terra,

MA…GLI Yes?
Gli Yes hanno da poco pubblicato il loro album più rappresentativo: Fragile. Sulla scia del successo ottenuto con quest’ultimo tornano in studio e sfornano il superlativo Close to the Edge che, insieme al suo predecessore, sono stati annoverati tra le pietre miliari del prog rock.

GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE
La formazione degli Yes presente nell’album Close to the Edge (ed in Fragile) è considerata quella ‘classica’ e storica (nonché, secondo me, la migliore): il chitarrista Peter Banks se ne andò lasciando il posto al grande Steve Howe (già nel 1970) ed il primo tastierista della band, Tony Kaye, troppo attaccato alla sua idea tradizionalista di hammond rispetto a quella del gruppo che voleva inserire più tastiere elettroniche, abbandonò a favore dell’incredibile Rick Wakeman. Purtroppo la line-up classica durò solamente il tempo dei due album in quanto, poco dopo l’uscita di Close to the Edge, il batterista Bill Bruford approderà alla corte dei King Crimson, e sarà sostituito da Alan White.

VICINI AL MARGINE
Close to the Edge rappresenta la piena maturità artistica degli Yes: un perfetto connubio tra tecnica, melodia e la complessità dei testi rende questo album uno splendido esempio di disco rock progressivo. Anche la durata dei pezzi avvalora questa tesi: 37 minuti e poco più di musica incredibile suddivisa in solamente tre brani. Sempre come nell’ottima tradizione prog, i primi due pezzi Close To The Edge e And You and I sono separati in sezioni ben distinte piene di tratti musicalmente molto diversi tra loro, che aiutano l’ascoltatore nell’incedere dei temi proposti dai musicisti. Gli Yes sono dei maestri nel raccontarci delle storie: grazie alle loro immense capacità tecniche, mediante l’uso di svariati strumenti differenti o ‘alternativi’ e con un’estrosità incredibile riescono a portare avanti delle lunghissime canzoni senza annoiare chi ascolta (anche se, chi non apprezza il prog, potrebbe cercare di smentire la mia affermazione). Il quintetto sembra giocare con questi pezzi: gli assoli si susseguono tra i componenti e sembra quasi che ogni strumento voglia ritagliarsi uno spazio per farsi sentire meglio, come se fosse una gara. Anche le ritmiche sembrano essere più vicine a parte solistiche (vista la difficoltà ritmica oltre che a quella tecnica) però, messe tutte insieme, generano un tappeto sonoro atto a raccontare la storia che gli Yes ci hanno proposto.

FILOSOFIA E SPIRITUALITÁ
A differenza di Fragile, in cui le tematiche sono di tipo cosmico e naturalistico, in Close to the Edge gli Yes passano ad una dimensione più filosofica e spirituale: il titolo dell’album si riferisce al “Siddharta” di Hesse (Siddharta si sveglia sulle rive di un fiume che rappresenta le vie dello spirito) e la title track parla delle quattro stagioni dell’uomo. Purtroppo una descrizione così stringata non può spiegare la complessità dei testi e dei temi trattati in questo album però anche solo ascoltando le canzoni si percepisce una vena di spiritualità orientale e un certo mistero generato anche grazie a liriche complicate ed ermetiche.

La copertina del disco è stata affidata all’artista Roger Dean. La parte esterna dell'album è molto semplice ed essenziale (cosa del tutto particolare per l’epoca): una sfumatura dal nero al verde dove compare per la prima volta il nuovo logo degli Yes che poi diverrà lo standard per gli album successivi. L’interno del disco invece, è rappresentato da un paesaggio sospeso, circondato interamente dalla nebbia in cui finiscono le cascate create dall’acqua che riempie nella sua quasi totalità questo ‘continente fluttuante’.

In conclusione direi che questo Close to the Edge è effettivamente un monumento del rock progressivo, al pari di Fragile, del resto, anche se in maniera differente: Close to the Edge è una vera prova corale della band mentre il predecessore è un tentativo di avvicinarsi al perfetto amalgama tra i vari componenti (vedasi la presenza di canzoni praticamente solistiche). Probabilmente questo Close to the Edge è un disco da ascoltarsi sotto il sole, magari sdraiati in un prato o sotto un albero, per poter godere appieno del viaggio spirituale che gli Yes tentano di farci compiere: cosa questa praticamente impossibile se disturbati in qualsiasi modo. Provare per credere!

Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto dalle mille voci, se non porgeva ascolto né al dolore né al riso, se non legava la propria anima a una di quelle voci e se non s’impersonava in essa col proprio Io, ma tutte le udiva, percepiva il Tutto, l’Unità, e allora il grande canto delle mille voci consisteva di un’unica parola, e questa parola era l’Om: la perfezione. (Siddharta)



VOTO RECENSORE
94
VOTO LETTORI
81.87 su 85 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Mercoledì 29 Agosto 2018, 0.55.07
36
Un album che rallegra la mente e lo spirito, mette un senso di sbigottimento a chi lo ascolta...praticamente perfetto...non ti lascia replicare o col minimo dubbio, soltanto rimanere esterefatto. Anche per "i non addetti ai lavori", avvicina tutti e ha il potere di farlo con chiunque. Non mi vergogno di dire che una volta a un concerto degli Yes mi addormentai russando sugli spalti, ero stanco e distrutto...gia' non e' il mio genere preferito e poi dopo il lavoro mi portano a vedere i Yes a teatro...però quante soddisfazioni mi ha dato questo disco....meraviglioso. Avvicina tutti e chiunque, una di quelle band universali di prog rock che sta tra i migliori 5 dischi piu' belli di sempre in assoluto, senza ombra di dubbio. Capolavoro...con la C maiuscola, ora e sempre Yes. 99
Aceshigh
Giovedì 15 Febbraio 2018, 16.11.47
35
Quest'album mi fa venire i brividi ogni volta che lo ascolto, anche se sono passati anni dalla prima volta. Insieme a Fragile è il top degli Yes. Non c'è una nota fuori posto, è perfetto. Uno dei vertici assoluti del prog rock. Concordo con il recensore: anche a me dà l'impressione di essere un album "solare", da ascoltare ad occhi chiusi in relax mentre i raggi ci riscaldano... Voto 100
matteo d\\\'errico
Mercoledì 23 Marzo 2016, 23.47.59
34
Non solo è pietra miliare, ma è sempreverde come la mitica cover che è parte integrante dell'album e aiuta a volare nel mondo che la band riesce a creare canalizzando la loro energia nella voce ispirata e originale di Jon. E' un'opera rock-prog, troppo riduttivo indicarlo con " disco ". Un saggio di bravura di una band inglese che ,tipicamente, non riesce a prescindere dalla tradizione musicale colta. Per traghettarla nel comparto rock dopo averla rivisitata. Poi : shaker, ed ecco scaturire un mix imperdibile che ha superato i 40 anni ma non riesce a stancare. Io lo comprai nel 1972 e fu un atto coraggioso : dopo il successone di Fragile del 1971 era difficile prevedere un bis. Ma ho avuto ragione a fidarmi : per me CLOSE è l'apice del quintetto.
Gilli97
Martedì 3 Novembre 2015, 20.14.16
33
Da prividi la title track e non solo... questo è uno dei migliori album progressive rock di tutti i tempi
andrea
Sabato 11 Luglio 2015, 21.37.01
32
all'ennesimo ascolto - ho perso il conto, dal 1974 in cui lo sentii la prima volta - credo davvero di poter dire che sia uno dei tre o quattro migliori dischi prog di sempre. tre o quattro da considerare a pari merito, ovviamente, perchè una graduatoria fra certi capolavori sarebbe ingiusta e grossolana
Voivod
Mercoledì 20 Maggio 2015, 10.21.53
31
Uno degli album rock più belli di sempre. Punto.
Steelminded
Domenica 26 Aprile 2015, 19.29.18
30
Nel mare magnum di meraviglie che ci hanno offerto i prog 70, gli Yes toccano per me la vetta più alta. Questo è relayer i miei preferiti di sempre. Evviva!
Acting Out
Domenica 26 Aprile 2015, 18.43.09
29
Degnissimo lavoro, ma per me gli eroi di quegli anni sono stati i Gentle Giant, di un altro spessore.
TheSleepingGiant
Martedì 14 Aprile 2015, 17.10.46
28
Non penso ci sia davvero bisogno di commentarlo, 99 di diritto.
nat 63
Sabato 25 Ottobre 2014, 19.25.52
27
Il più grande album di tutti i tempi : signori, ecco a voi i Yes nalla loro più magistrale esibizione.Cosa hanno saputo creare 5 esseri umani...
DarkSide
Mercoledì 25 Giugno 2014, 12.30.11
26
Un altro capolavoro da parte degli Yes: forse il più bel disco prog mai registrato. Mi tocca dare un altro 100.
Mark
Giovedì 5 Giugno 2014, 17.24.30
25
Please, give us back the early seventies!!!
opeth72
Mercoledì 23 Ottobre 2013, 15.01.45
24
LA punta piu' alta del PROG,,, mondiale,,,, forse lo avete gia' scritto.... il 29 ottobre uscira' un edizione rimasterizzata da Steven Wilson... anche se per chi ha il vinile,.,.. non servirara' a molto,,, cmq bravo recensore..... da dischi come questo e non solo... che possiamo apprezzare tutte le altre sfumature della Musica,..,.,.,.,
precision88
Lunedì 21 Ottobre 2013, 10.23.08
23
significa che c'è gente che si diverte a mettere i 30 in giro falsando i voti reali. Già che mi ci trovo, in assoluto il mio disco prog preferito, sarà che il primo che ho ascoltato, ma la cosa che dopo 12 anni di ascolti ancora mi stupisce è la perfezione di questo lavoro, nulla è li a caso, ogni nota presente è studiata e non potrebbe essere sostituita con nient'altro. Tra l'altro la title track per me è La SUITE per eccellenza, un vero pezzo di 18 minuti che evolve ma rimanda sempre sui temi principali. Capolavoro inarrivabile
Masterburner
Lunedì 21 Ottobre 2013, 9.59.31
22
Voto lettori 65,83... che cazzo significa??
andrea
Mercoledì 11 Settembre 2013, 21.45.58
21
certamente uno dei punti più alti raggiunti dal prog. non una nota di troppo, non un passaggio inutile. sintesi, eleganza, essenzialità, profondità. difficile non definirlo un album perfetto.
red
Lunedì 11 Giugno 2012, 12.19.58
20
Vedo solo ora la recensione di Close to the Edge. Dico solo che se domani arrivasse un alieno e avesse 20 minuti di tempo e mi chiedesse di spiegargli cos'è il rock progressivo gli farei ascoltare la title track di Close to the Edge. Ci sono tutti gli elementi del prog, concentrati in una facciata di LP e al massimo livello espressivo. Nessuno, a mio parere, ha fatto meglio, nè prima nè dopo. Recentemente ho acquistato una copia in cd dove è presente una versione "grezza" dell'album. Molto molto istruttiva. Chi critica il genere vedrà rinforzati i propri dubbi, vista la mole di lavoro che si capisce essere stata necessaria per arrivare alla versione che conosciamo. Un vero e proprio lavoro di cesello, che contrasta con la vulgata popolare del rock tutto sudore e spontaneità. Ma qui probabilmente è riduttivo parlare di rock (e infatti il critico della rivista più popolare dell'epoca, Ciao 2001, paragonò Close to the Edge a Strawinski ) Sublime
fabio II
Venerdì 25 Maggio 2012, 9.40.22
19
.....mancano i Family alla lista, band enorme e importantissima.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 24 Maggio 2012, 17.13.02
18
Monsieur corneille, non ho chiesto di parlarne, ho solamente "citato". Merci.
Raven
Giovedì 24 Maggio 2012, 13.23.32
17
ne abbiamo ripetutamente parlato.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 24 Maggio 2012, 13.14.02
16
A quei tempi, gli album che uscivano erano pochi (ora ne escono 10 al giorno...) e per questo erano fatti da gente che sapeva suonare, aveva idee, componeva in maniera sublime e mai banale. Si imparavano a memoria. Si consumavano le copertine, a forza di guardarle. Questo ne è un esempio, a mio parere il capolavoro degli Yes, oltre a Fragile. Vorrei citare i "quattro" pilastri del prog, almeno per me: Yes, Genesis (con Peter Gabriel), King Crimson e Van der Graaf Generator. I Pink erano più psichedelici, i Jethro Tull più folk/blues. Naturalmente ce n'erano altri e la scena italiana stava arrivando con PFM, Banco, Osanna, Orme... Grandissimo periodo, grandissimi album.
X
Mercoledì 23 Maggio 2012, 17.53.34
15
Grazie ragazzi, sono contento che la rece vi piaccia. Grande album davvero!
fabio II
Mercoledì 23 Maggio 2012, 13.17.32
14
Roger Dean? Yes, this is my World, this is my time. Fantastici, bravo Xavier ottima recensione
matt
Martedì 22 Maggio 2012, 23.43.30
13
per me uno dei più bei album prog rock in assoluto, insieme a 2112 dei rush. belle rece, davvero molto curata, bravo!
Steelminded
Martedì 22 Maggio 2012, 22.25.17
12
Anch'io preferisco Fragile, ma di poco. Eppure mi piacciono un casino Relayer, The Yes Album, e pure Tales from the Topographic Oceans. Eppure Fly from Here cavolo! Evviva!
marmar
Martedì 22 Maggio 2012, 21.40.05
11
E' una vita che non lo riascolto, ma non posso che unirmi al coro degli elogi; personalmente preferisco fragile, ma va bene lo stesso.
MetalHawk
Lunedì 21 Maggio 2012, 17.22.15
10
Superbo. Uno dei più grandi dischi di sempre.
AgesofRock
Domenica 20 Maggio 2012, 12.16.30
9
Capolavoro !
Janko
Domenica 20 Maggio 2012, 10.10.40
8
.Dischi come questo sono inarrivabili, oggi ancora di più- Capolavori da inserire nella storia
Metal4ever90
Sabato 19 Maggio 2012, 23.48.15
7
Capolavoro del prog. Le tematiche trattate lo rendono più bello e illuminante.
Electric Warrior
Sabato 19 Maggio 2012, 16.57.36
6
Grazie metallized per la recensione di questo capolavoro assoluto del progressive, nonchè di una delle band migliori dell'universo,gli YES! Grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie
GorgoRock
Sabato 19 Maggio 2012, 15.35.09
5
Quando per un caso, mi fecero ascoltare Yessongs, rimasi basito da cotanta bellezza, tecnica, ispirazione, atmosfera che trasudavano le trcce del (allora) vinile. Quando arrivai a Close la mascella mi cadde a terra e rimasi come in trance. Da allora ho tutta la loro discografia. Insieme a Relayer uno dei punti più alti della loro discografia.
il vichingo
Sabato 19 Maggio 2012, 14.17.33
4
Sublime, inarrivabile, una pietra miliare. Rick Wakeman sarà sempre il mio tastierista preferito! Voto 90
francesco
Sabato 19 Maggio 2012, 14.02.55
3
grandissimo disco,anche se secondo me fragile è meglio.....i migliori dischi del progressive rock dei 70's!!!!!
Ad Astra
Sabato 19 Maggio 2012, 11.39.42
2
splendida recensione per un disco spledido , punto.
Federico95
Sabato 19 Maggio 2012, 11.35.21
1
La title track è un capolavoro del Progressive più acido ed intricato, ma anche le altre due tracce non sono da meno! Bella recensione, ci sarà anche quella di Relayer (molto simile e per quanto mi riguarda anche un pizzico migliore di Close to the Edge)?
INFORMAZIONI
1972
Atlantic Records
Prog Rock
Tracklist
1. Close to the Edge
- The Solid Time of Change
- Total Mass Retain
- I Get Up I Get Down
- Seasons of Man

2. And You And I
- Cord of Life
- Eclipse
- The Preacher the Teacher
- Apocalypse

3. Siberian Khatru
Line Up
Jon Anderson (Voce)
Steve Howe (Chitarra/Voce)
Rick Wakeman (Tastiere)
Chris Squire (Basso/Voce)
Bill Bruford (Batteria)
 
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