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Marauder - Elegy of Blood
( 1670 letture )
Giunti al loro quinto album ufficiale, i Marauder possono legittimamente definirsi come una delle band greche più importanti e storiche in ambito heavy. La loro è una carriera che ha il primo battesimo già nel 1991 con il demo Try to Live, mentre il debutto ufficiale è del 1997 con l’album Sense of Metal. Una storia quindi che merita rispetto, per la longevità inusuale, per la tenacia che questa sottintende e per la coerenza dimostrata dalla band in questi anni verso la causa del metal nel loro paese di origine. In un momento estremamente drammatico per la culla d’Europa, sembra che i nostri mantengano tetragoni una loro precisa vena di ispirazione, che li porta ad immettere sul mercato una sorta di concept album totalmente incentrato sulle tematiche della guerra e su battaglie storiche. Un tema non particolarmente originale, se vogliamo dirla tutta, ma d’altra parte da dei discendenti di Omero non potremmo aspettarci niente di meno. Purtroppo, a differenza dell’illustre antenato, non possiamo dire che i Marauder vadano annoverati nel campo dell’eccellenza ed il loro classico heavy/power/thrash mostra ben più che qualche punto di debolezza.

Elegy of Blood è un album vecchia maniera, in tutto e per tutto. A ritmiche serrate e spesso tendenti all’heavy/thrash si contrappongono armonizzazioni di chitarra e un cantato quasi sempre orientato al coro da cantare al cielo col pugno alzato, in pieno stile power. La combinazione tra questi elementi è sempre condotta lungo coordinate arcinote e che sanno a volte un po’ di stantio, nonostante l’indubbia partecipazione e convinzione del gruppo, che sciorina comunque amore e competenza per la materia in esame in tutti i suoi aspetti. Non mancano infatti roventi sezioni solistiche, intrecci di chitarra melodici e midtempos rompi-collo, così come riff arcigni e sventagliate di doppia cassa. Quello che manca, invece, è la capacità di andare al di là dei cliché del genere e proporre qualcosa di veramente duraturo e personale. Complice e maggior causa di questa continua e spiacevole sensazione di deja vù è indubbiamente l’assenza di melodie vocali vincenti, data l’assoluta ordinarietà delle linee impostate da Alexander Kostarakos e la sostanziale mediocrità dei refrain, mai davvero all’altezza della situazione e fin troppo scontati e caciaroni. Basti sentire il ritornello di Alexander o quelli ancora più tremendi di Warriors e Roman Empire per farsi un’idea. Un vero peccato, perché a livello di fondamentali Kostarakos avrebbe del gran buono da mettere in luce, con una timbrica versatile che riesce a destreggiarsi credibilmente sulle partiture più dure, aprendosi poi ad acuti tutt’altro che disprezzabili e forse inattesi, sempre mantenendo una ruvidità tutt’altro che sgradevole. Insomma, se musicalmente non siamo certo in ambiti memorabili, ma tutto sommato neanche insufficienti, sono le scadenti linee melodiche a determinare un crollo verticale delle quotazioni di Elegy of Blood. Si sa che non è facile rendere un’atmosfera epica e drammatica senza ottenere l’effetto opposto della ridondanza che scade quasi nel ridicolo. In questo senso, spicca in maniera positiva lo strumentale Hiroshima: niente di speciale né tecnicamente né a livello compositivo, ma almeno siamo nel campo del piacevole. Non va meglio con la ballata Mother, né con la più power-oriented Crusader, tanto che la tentazione di cambiare traccia diventa fortissima anche se poi il finale è la cosa migliore della canzone; finalmente, Black Gold riesce ad elevarsi a livelli ben più che accettabili presentando riff e soluzioni un po’ meno scontate del solito, che rimandano ai Jag Panzer ed al power Made in USA, con una venatura più oscura decisamente valida che andrebbe percorsa con più coraggio in futuro.

Un album di maniera e niente di più questo Elegy of Blood. Non tutti sono nati per essere superstar o grandi compositori e va dato atto ai Marauder di aver comunque portato avanti la propria storia con grande volontà per più di venti anni. Purtroppo, non sempre coerenza fa rima con capacità ed in questo caso è difficile salvare un album che si rivela sì onesto ed anche fatto con un certo criterio, ma anche afflitto da una mediocrità di fondo che ne riduce inevitabilmente spessore e capacità di restare. Peccato, perché almeno a livello di lavoro chitarristico e di potenzialità di base, qualcosa di buono si sente. Sarà per la prossima volta.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
38.66 su 12 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2012
Pitch Black Records
Heavy/Power
Tracklist
1. Elegy Of Blood
2. The Great War
3. Alexander
4. Warriors
5. Roman Empire
6. Hiroshima
7. Mother
8. Crusader
9. Black Gold
10. War World II
11. In Memory
Line Up
Alexander Kostarakos (Voce)
Andreas Tsaoussis (Chitarra)
George Sofronas (Chitarra)
Theodore Paralis (Basso)
Greg Vlahos (Batteria)
 
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