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Carach Angren - Where The Corpses Sink Forever
( 6306 letture )
Ogni storia tragica che si rispetti ha nell'antefatto la chiave d'interpretazione in grado di sciogliere gli intrecci più aggrovigliati e portare alla luce la verità all'interno di una vicenda. Le implicazioni preliminari che si dipanano come cascate di seta, avviluppandosi e confondendo i loro percorsi fino ad impedire il riconoscimento dei singoli fili.
Venire a contatto con tali opere d'ingegno produce emozioni al momento dello sviluppo narrativo: colpi di scena, scoperte sconcertanti e morte giocano avvolte dalle ombre, lasciando intravedere solamente frammenti che, per quanto infinitesimali, riescono ad emozionare il pubblico.
Ma il climax della partecipazione emotiva dell'audience rimane sempre la rivelazione: un'epifania in grado di gettare luce su un intero racconto. Ciò che è ben più sottile del gestire i fili di una trama come un burattinaio (oltre a permettere di discernere un autore di qualità da un mestierante da strapazzo) è la conoscenza del momento adatto in cui lo spettatore non va più tenuto per mano e va lasciato libero di collegare l'antefatto, il quale sarà ora visto sotto una luce completamente nuova, all'epilogo, in modo da scorrere in un istante tutto lo sviluppo narrativo e illudersi, anche solo per poco, di aver compreso il mistero e la genialità della mente dell'autore.

L'opera in disamina quest'oggi è la terza uscita, il sigillo, degli olandesi Carach Angren. Ispiratosi ad uno dei più enigmatici ed incredibili autori dello scorso secolo, nientemeno che Tolkien, per il monicker (che significa “fauci di ferro” in Sindarin) il trio sembra aver raccolto anche una briciola del talento letterario del bardo, ipotesi ancora una volta confermata durante l'ascolto del novello Where The Corpses Sink Forever.
Questo perché all'interno del lavoro in questione non si trovano solo musica e liriche, ma c'è di più: troviamo una storia che si sviluppa dall'inizio al termine del disco, una colonna sonora che dona spessore ed atmosfera alla narrazione ed una notevole dose d'interpretazione. La stessa interpretazione che si vede a teatro e nei più grandi film, la capacità di impersonare una figura facente parte del canovaccio e di portare per un istante la finzione nel mondo della realtà, permettendo la trasfigurazione di un messaggio da una dimensione simbolica direttamente alla mente di chi fa da recettore.
Per potersi addentrare pienamente nella storia di Where The Corpses Sink Forever è però necessario comprendere il contesto attraverso il drammatico prologo che proviene da una registrazione gravida di presagi:

Domenica, 3 ottobre. 6 PM. Piove. Mi è stato ordinato di giustiziare sette prigionieri allineati, bendati ed incatenati ad un palo nel terreno. [viene messo un colpo in canna e poi sparato] Sembra che i miei proiettili non li possano raggiungere, invece sette terrori e sette orrende visioni di guerra, uno alla volta, si sono impadroniti della mia anima.

Ora che ogni tassello è al suo posto si può procedere con l'analisi del contenuto: infatti, escludendo l'introduzione ed il corale intermezzo Spectral Infantry Battalions in piena tradizione Carach Angren, assistiamo alla messa in scena delle vicende di ognuno dei sette condannati, sette spettri che infestano i campi di battaglia della seconda guerra mondiale.
Ognuna di queste storie rappresenta un universo a parte, collegato agli altri sei mondi dal lugubre scenario di fondo del conflitto, dalle trincee ricolme di cadaveri ed uomini spaventati, dalla morte che come sempre solca in prima linea il campo di battaglia.
Gli incubi vissuti dal narratore prendono forma attraverso le linee orchestrali del tastierista Ardek che si articolano tra astuti passaggi di tonalità, cambi di registro e sapienti arrangiamenti che sfruttano tutte le componenti dell'ensemble sinfonico senza dover a tutti i costi esagerare e sfociare in una prolissa pomposità. Molto ricorrente è la solennità, ma anche il grottesco e il tetro hanno ampio spazio nella gamma sentimentale evocata dalla colonna sonora creata dal compositore olandese. Le linee dell'ascia di Seregor s'inseguono attraverso le partiture classiche: giocando in rimandi melodici, sostenendo l'operato del collega alle keys e scolpendo linee ritmiche che si appoggiano al drumming feroce di Namtar. In primo piano anche la performance vocale del frontman alla chitarra, caratterizzata da un ampio uso dei più vari registri: dallo scream al growl, da tonalità sussurrate a parti parlate, senza dimenticare le urla e la componente recitativa che è onnipresente ma trova il proprio coronamento nelle sezioni meno estreme, che si prestano ad essere interpretate e caricate di pathos.
La tracklist scorre in modo fluido ed accattivante, da segnalare tra i picchi compositivi la struggente The Funerary Dirge Of A Violinist, la vera e propria odissea di un musicista in condizione di non potersi esprimere nella lingua ad egli più cara, e la conclusiva These Fields Are Lurking (Seven Pairs Of Demon Eyes). Con quest'ultima lo spettacolo si chiude nel segno della circolarità, riprendendo le parole pronunciate in apertura dal soldato e, questa volta, seguite dal suono di un pianto a dirotto, un fiume di terrore ed angoscia prodotti dai suoni disumani, il sottofondo dell'epifania è costituito dal mesto suono di un pianoforte. Ed ecco che, anche quando la storia sembra volgere al termine, il trio spettrale mette a segno l'ultima e fatale stoccata per il pubblico, facendo intervenire il virtuoso Nikos Mavridis che suggella con uno straziante assolo di violino l'epilogo della vicenda.

Poco rimane da aggiungere, Where The Corpses Sink Forever è un lavoro profondamente ispirato e giocato su livelli compositivi superiori. Etichette come theatral symphonic black metal sono più che mai superflue per un lavoro che è al cento per cento Carach Angren e spinge ancora più all'estremo le caratteristiche della band.
Unico vero neo di questa terza uscita è un suono non abbastanza pieno e corposo, come era caratteristico dell'esordio Lammendam, che doni una magnificenza in grado di rispecchiare appieno il contenuto. Ma si tratta solamente dell'ultimo scalino, in grado di separare un lavoro di per sé molto valido da un gran numero di realtà sottostanti, a dimostrazione che non è necessaria una produzione bombastica per produrre un buon disco, semmai la qualità di registrazione è il coronamento di un lavoro che si basa anzitutto su delle buone idee ed intuizioni.
Caratteristiche che non sembrano per il momento difettare ai Carach Angren.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
66.64 su 31 voti [ VOTA]
Lucien
Lunedì 20 Gennaio 2014, 5.56.47
10
Sono da orgasmo.
Fulvio
Martedì 6 Novembre 2012, 21.09.02
9
Non riesco a smettere di sentire i loro 3 album!!!! Grandissima band davvero!!!!
manaroth85
Lunedì 16 Luglio 2012, 22.45.52
8
bellissimo, neanche una traccia debole..voto 10 capolavoro!!!
Paolo
Lunedì 4 Giugno 2012, 20.18.57
7
Un'opera d'arte. Sempre coerenti con la qualità a cui hanno abituato i fan. Ascoltatelo
EdoCFH
Domenica 27 Maggio 2012, 10.34.50
6
STUPENDO! disco da 10 e lode! curatissimo e ispirato!
FAUST71
Sabato 26 Maggio 2012, 11.04.55
5
PURO ORGASMO
FGFG
Giovedì 24 Maggio 2012, 13.20.37
4
non vedo l'ora di ascoltarlo, già il predecessore era un ottimo album!
Fulvio
Mercoledì 23 Maggio 2012, 12.32.20
3
Davvero ottima band! Trittico perfetto con King Diamond e i The Vision Bleak.
DIMMONIU73
Mercoledì 23 Maggio 2012, 8.27.53
2
Mamma mia che band, sono in costante miglioramento, questo è un vero e proprio film horror (ma non solo) in cui si viene catapultati non appena premuto "play" sul lettore... semplicemente favoloso!
fabriziomagno
Martedì 22 Maggio 2012, 23.24.27
1
la recensione è bellissima, mi ha fatto voglia di ascoltare questo gruppo...
INFORMAZIONI
2012
Season Of Mist
Black
Tracklist
1. An Ominous Recording
2. Lingering In An Imprint Haunting
3. Bitte Tötet Mich
4. The Funerary Dirge Of A Violinist
5. Sir John
6. Spectral Infantry Battalions
7. General Nightmare
8. Little Hector What Have You Done?
9. These Fields Are Lurking (Seven Pairs Of Demon Eyes)
Line Up
Seregor (voce, chitarra)
Ardek (tastiera)
Namtar (batteria)
 
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