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Anvil - Speed of Sound / Plenty of Power (Reissue)
( 1961 letture )
Altro cofanetto in arrivo per gli heavy rockers canadesi Anvil: dopo il binomio Plugged in Permanent / Absolutely No Alternative, infatti, la SPV procede la sua missione di restauro, prendendo in esame le releases del 1999 (Speed of Sound) e del 2001 (Plenty of Power). La prima di queste due pubblicazioni rappresentò una sorta di ritorno al sound metallico di Plugged in Permanent dopo la svolta rozza e motorheadiana di Absolutely No Alternative: più compatto e potente del predecessore, l’album presentava una sezione solista esplosiva, semplice ma comunque vigorosa, sfoggiando una marcia in più ed un tiro notevole in coincidenza dei brani più tirati; molti episodi di questo full length presentavano un taglio decisamente heavy-thrash, spiccatamente roccioso, seppur prodotti modernamente: in altri episodi, numericamente inferiori, invece, emerge palese la connaturazione thrash’n’roll dell’act americano. La spinta chitarristica di Ivan Hurd e dello stesso Kudlow è corposa e costante, assortita in un buon numero di riff solidi ed incisivi e conferisce un taglio potente e un discreto tiro alle varie canzoni, a patto che ci si ponga ad esse senza troppe pretese esose. Resta un disco da ascoltare ed assimilare in fretta, senza possedere quelle qualità di longevità che ne fanno un classico immortale; tuttavia va anche detto che rimane uno dei capitoli più esaltanti della saga recente degli Anvil, forse il migliore dai tempi dei masterpieces ottantiani a questa parte, fermo restando che le linee vocali sono tutto fuorché esaltanti. Assoli frequenti, molto caldi e tipicamente r’n’r, fanno da sfondo a canzoni asciutte nell’esecuzione e roboanti nella sezione ritmica: è il caso della thrashy titletrack Speed of Sound, un assalto glaciale ma meno attraente nel vocalism; Blood in the Playground è invece un mid-tempos noioso e modesto, mentre Deadbeat Dad è un heavy rock compatto e robusto (non trascendentale) che spicca soprattutto per l’assolo iniziale. Man Over Broad e Secret Agent sfoggiano un rock and roll strafottente ma di poco costrutto, giocato interamente sul feeling grezzo e sull’ambientazione alcoolemica; molto meglio appare No Evil, traccia dal rifferrama nervosissimo: una mazzata assai tosta, ma ancora inficiata da parti vocali insipide e sempre speculari alle precedenti nella cadenza e nella melodia tonale. Un blastbeat fine a sé stesso, caotico e privo di criterio, inoltre, conferma la sensazione di forzatura che ogni tanto fa capolino.

Superata Bullshit, vocalmente irritante, si giunge all’interessante Matress Mambo, una messe di discrete sezioni strumentali: ritmicamente corposa, la canzone non sfrutta appieno l’ottima base musicale per causa della consueta interpretazione vocale troppo grossolana di Steve Kudlow. Finale ridondante e decisamente aggressivo: la motorheadiana Life to Lead fa da apripista per Park That Truck, un martellamento ritmico di gran spessore ma con il consueto retrogusto di incompiuto. Con Plenty of Power prosegue la virata dall’heavy-thrash di Plugged in Permanent ad un più consono e tradizionale heavy metal, pur se imbevuto di moderno clangore. Spiccano ancora la pulizia dei suoni e la loro compattezza del tutto all’avanguardia, peccato che qui la qualità dei pezzi sia decisamente inferiore, ancora una volta rallentata da chorus e vocals troppo caserecce, dal flavour approssimativo, simili a quelle che potrebbero venir partorite da band inesperte di pischelli alle prime armi, anziché da un moniker che, comunque, ha una grande storia alle spalle. La seconda parte di album è quella che rasenta maggiormente l’insufficienza, con pezzi noiosi piazzati in tracklist quasi per onor di firma: ripetitivi o assestati su identiche cadenze vocali, soprattutto nei ritornelli, i quali sono pedissequamente costituiti dalla mera ripetizione del titolo del brano. L’introduttiva titletrack Plenty of Power si presenta ruvida ma eccessivamente stucchevole nel ritornello, ma innervata da validi assoli vitaminici; maggior efficacia viene espressa in Groove Science, ottima concentrazione di aggressività e prestanza. Ball of Fire presenta l’eterno conflitto tra una sezione solista prolungata e linee vocali affatto eccezionali, che peraltro toccano il loro pedice in The Creep. La qualità si risolleva durante l’ascolto di Computer Drone, un pezzo che sembra fare il verso alla sabbathiana Computer God, sia nelle tematiche che nelle cadenze pachidermiche. Un riffato pesante e misterioso, veramente bello, conduce la canzone e fa muovere la testa a ritmo, rendendo questo brano uno dei migliori del lotto, anche -per una volta- nei frammenti cantati, all'altezza della situazione.

Nel nugolo di composizioni pimpanti ed arrembanti, Beat the Law brilla per un chorus accattivante (il secondo di fila!), un assolo fluido e pericolanti rallentamenti ritmici; Pro Wrestling, per quanto concitata, è invece approssimativa e sembra possedere tutte le caratteristiche del filler, proprio come Siren of the Sea e Disgruntled. La conclusiva Real Metal, invece, si lascia ascoltare con grande trasporto e non è altro che un robusto esercizio di vecchio thrash metal, letale nel riffing, pressante nel drumworking e corsara nelle linee vocali. Okay, ci sarebbe anche spazio per la bonus track Left Behind, lenta e macchinosa, ma sarebbe meglio -per gli Anvil- stendere prima il sipario, vista l’efficacia della stessa Real Metal. Terminata questa disamina approfondita dei due dischi del cofanetto in questione, si ripresenta qui la questione-utilità: a chi può essere utile questa opera di rimasterizzazione? Certo, alla band in primis: considerate le moderne tecnologie, rivisitare e ripulire i vecchi dischi è operazione gratificante e poco dispendiosa, anche se ci chiediamo quanto possa essere differente il divario qualitativo a distanza di pochi anni. Oltretutto non si tratta nemmeno di pubblicazioni storiche o particolarmente fondamentali, per cui il dubbio resterà in piedi, a meno che non siate dei fanatici oltranzisti dell’act dell’Ontario.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
35.31 su 16 voti [ VOTA]
plusalpha
Martedì 29 Maggio 2012, 21.16.56
1
Ma solo a me irritano queste edizioni? Tralasciando l'obbiettivo commerciale che le porta alla nascita le trovo decisamente indecorose, prima di tutto per l'individualità di un'opera dell'intelletto (un po' come le raccolte di romanzi di Conan Doyle ad esempio), secondo, ma non meno importante, per mancanza di rispetto verso la COPERTINA che viene spesso sottovalutata, ma che spesso viene creata da veri e propri artisti o comunque da professionisti rispettabili. Molto meglio invece, edizioni tipo "South of Heaven/Undisputed Attitude" (si ok, il secondo fa schifo) della Sony che si ha un orrido cofanetto, ma almeno al suo interno ci sono i dischi divisi nei propri box originali.
INFORMAZIONI
2012
SPV/Steamhammer
Heavy/Thrash
Tracklist
CD 1 - Speed of Sound:
1. Speed of Sound
2. Blood in the Playground
3. Deadbeat Dad
4. Man Over Board
5. No Evil
6. Bullshit
7. Matress Mambo
8. Secret Agent
9. Life to Lead
10. Park That Truck

CD 2 - Plenty of Power:
1. Plenty of Power
2. Groove Science
3. Ball of Fire
4. The Creep
5. Computer Drone
6. Beat the Law
7. Pro Wrestling
8. Siren of the Sea
9. Disgruntled
Line Up
CD 1 - Speed Of Sound:
Steve “Lips” Kudlow (Chitarra, Voce)
Ivan Hurd (Chitarra)
Glenn Gyorffy (Basso)
Robb Reiner (Batteria)

CD 2 - Plenty Of Power:
Steve “Lips” Kudlow (Chitarra, voce)
Ivan Hurd (Chitarra)
Glenn Five (Basso)
Robb Reiner (Batteria)
 
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