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La band con il nuovo cantante: riuscirà Nic Maeder a rimpiazzare Steve Lee?
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Gotthard - Firebirth
( 3269 letture )
Recensire Firebirth è tutt’altro che facile, perché a sua volta è un disco difficile. La (ri)nascita tra le fiamme di questa band ormai amata e consolidata nel cuore di numerosi fans è un atto di coraggio che sarà sicuramente costato tanta fatica e dubbi a Leo Leoni e compagni. Il risultato di questo atto, diciamolo subito, è un disco che non è un capolavoro. Probabilmente nessuno si aspettava che lo fosse, ma è giusto anche dire subito che è un solido e validissimo album hard rock, ben fatto e ben suonato, con qualche canzone che fa la differenza, e non è poco. Un disco che sancisce il giusto ritorno dei Gotthard sulla scena, stabilendo che c’è posto per loro e per questa nuova incarnazione e non in forza di un business spietato che impone le sue leggi, ma grazie al valore delle composizioni e della band, seppur privata del suo elemento forse più rappresentativo. Non era facile neanche per il nuovo entrato, il cantante Nic Maeder, svizzero di origine ma a lungo trapiantato in Australia, mettersi dietro quel microfono. Eppure, anche in questo caso, chi ama questa band non potrà negare che la voce di Maeder è semplicemente perfetta per questo genere, ricordando un Richard Marx meno melenso oppure un Magnus Ekwall (The Quill) più melodico ed AOR oriented. E’ inevitabile partire da qui per affrontare l’ascolto di Firebirth ed è giusto affermare che le cose, in casa Gotthard, sembrano aver trovato una loro collocazione, dopo la morte di Steve Lee.

L’album è fortemente orientato verso sonorità statunitensi, ed offre un giusto bilanciamento tra l’hard rock anni 80 e qualche spunto più aggiornato, senza rinunciare ad inflessioni bluesy nei momenti giusti. La band appare già sufficientemente rodata ed il nuovo arrivato si presenta senza troppa timidezza, per fortuna, prendendo la scena fin da subito e catalizzando l’attenzione su di se come un vero frontman deve fare. I ragazzi sotto sono piuttosto convinti e per niente recalcitranti nel fare la loro parte e quindi il singolo Starlight è già un punto a segno di buonissimo spessore, con Leoni e Maeder a fare la differenza. Non è una partenza a razzo, ma il pezzo coinvolge e forse avrebbe meritato una produzione leggermente meno ovattata e rinchiusa, che impedisce al brano di decollare come potrebbe. Give Me Real si basa tutta su un riff stoppato durissimo e stuzzicante, con una linea melodica molto ben architettata che rimanda agli anni 90 ed è forse una delle maggiori sorprese dell’album. Peccato che anche qui, come nell’opener, sembra che si sia voluto chiudere la canzone un po’ troppo in fretta, lasciando una sensazione come di non finito. Ballad moderna e perfetta per l’airplay la seguente Remember It’s Me, già disponibile in download gratuito, mostra una linea melodica riuscita con qualche richiamo al mainstream americano stile O.C.. Ben più grintosa e centrata la seguente Fight, una dei pezzi forti dell’album, con un Leoni scatenato, che apre la strada alla ruspante Yippie Aye Yay; canzone questa sulla quale è giusto aprire una parentesi: sicuramente è molto divertente e coinvolgente, scherzosa quanto basta da diventare un highlight da concerto, ma non si poteva trovare un ritornello un po’ meno “sciocchino”? Ce li vedete centinaia di lungocriniti che urlano “iei iei ippi aia iei”? Peccato, perché il tutto funziona bene e Leoni sfodera un gran bel finale, rendendo il tutto un po’ più digeribile. Altra ballatona la seguente Tell Me, tutta retta da voce, chitarra e piano, mentre Shine è una semiballad Aerosmith-style, perfetta per un video su MTV negli anni d’oro del genere (Shine shine away, like a ride on supernova, cause you’re brighter than the day; shine shine away, and there ain’t no Casanova, gonna come and take you away from me). Fortunatamente, la seguente The Story’s Over piazza un colpo grosso e rialza decisamente le quotazioni del disco, così come la seguente e rovente Right On: una doppietta che corrobora e rincuora. Ancora torrenziale hard rock con la seguente S.O.S. e sembra che finalmente i Gotthard abbiano deciso di fare sul serio, ma ecco che arriva la quarta ballad Take It All Back a raffreddare nuovamente i ritmi appena riaccesi; il brano è valido, in ogni caso e finisce anzi per essere una delle composizioni migliori del disco, con un flavour che potrebbe ricordare i Tesla di qualche anno fa. I Can riporta i giri in alto con un andamento deciso ed un bel refrain, ancora una volta Leoni quando alza i giri tira fuori il suo meglio, anche se un assolone non ci sarebbe stato per niente male. Chiude Where Are You, ballata acustica dedicata dalla band a Steve Lee: ovviamente il pathos è enorme e la canzone funziona, presa a sé, ma di fronte a quello che questo brano significa il giudizio critico si ferma. Maeder, comunque, si conferma ancora una volta ottimo singer.

In conclusione, Firebirth si presenta come un album di per sé non eccellente, ma senza grossi cedimenti e dotato di almeno cinque-sei pezzi davvero validi che andranno sicuramente ad ingrossare le fila dei classici targati Gotthard. Non si poteva chiedere di più a questa band, se non rassicurare ed aprire il nuovo corso con un disco all’altezza del proprio nome, capace comunque di dare una certa scossa e la giusta vitalità. Qualcosa da registrare invece in termini di produzione, come accennato in precedenza, a causa di un suono davvero poco brillante e fin troppo rinchiuso che tarpa un po’ le ali ai brani più spediti, e dei fade out decisamente troppo repentini; anche i testi, a dirla tutta, per quanto nessuno pretendesse Joyce, risultano davvero banalotti. Per il resto, se già conoscete i Gotthard non resterete affatto delusi da questo album, perché la sostanza c’è e qualche sprazzo di magia si respira, il che è esattamente quello di cui c’era bisogno. Un bentornati è d’obbligo di fronte a chi ha il coraggio di rialzare la testa dopo un colpo così duro da mandare giù e i Gotthard per adesso hanno fatto le scelte migliori che potessero fare, Maeder compreso. La prova dal vivo ci dirà presto qual è attualmente lo stato delle cose anche sul terreno tradizionalmente più favorevole alla band. Intanto, godetevi senza remore Firebirth, il viaggio è ricominciato.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
52.23 su 21 voti [ VOTA]
Maurizio
Martedì 17 Maggio 2016, 10.51.12
6
Dopo anni dall'uscita posso dire che è stato ingiustamente stroncato dal pubblico ancora sotto shock per la perdita del leader. È tranquillamente degno di stare al fianco dei classici della band e secondo me è pure migliore del precedente Need to Believe. Voto del recensore che mi trova d'accordo.
IRON799
Lunedì 25 Gennaio 2016, 13.31.01
5
Album decisamente scialbo a noioso. Il cantante è ottimo, ma le canzoni assolutamente anonime a mio parere
Loco
Lunedì 4 Giugno 2012, 11.52.44
4
CAPOLAVORO!!!!! Gran voce il nuovo cantante!!!!
Conte mascetti
Sabato 2 Giugno 2012, 16.15.38
3
Devo ancora sentirlo.Comunque già da un pò mi avevano stancato con le loro 4-5 ballad a disco. Spero tornino un po' più duri. Rip steve.
lux chaos
Sabato 2 Giugno 2012, 14.24.36
2
Ascolterò presto...mi aspettavo un voto più alto! Vedremo...bellissima rece comunque!
Radamanthis
Sabato 2 Giugno 2012, 13.30.33
1
Sentiti (in streaming) live di supporto agli Unsionic e devo dire che il nuovo cantante ha una gran voce. Certo che Steve rimarrà nella leggenda!
INFORMAZIONI
2012
Nuclear Blast
Hard Rock
Tracklist
1. Starlight
2. Give Me Real
3. Remember It’s Me
4. Fight
5. Yippie Aye Yay
6. Tell Me
7. Shine
8. The Story’s Over
9. Right On
10. S.O.S.
11. Take It All Back
12. I Can
13. Where Are You
Line Up
Nic Maeder (Voce)
Leo Leoni (Chitarra, Cori)
Freddy Scherer (Chitarra)
Marc Lynn (Basso)
Hena Habinger (Batteria)
 
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