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Ahab - The Giant
( 4875 letture )
Album come questo The Giant rappresentano la prova tangibile che la musica sia una forma d'arte trasversale, capace di abbracciare genti differenti per cultura, formazione, interessi e sensibilità artistiche, in modo tale da rendere un ascoltatore uguale all'altro nonostante le profonde differenze che caratterizzano gli esseri umani. La musica - intesa ovviamente nelle sue forme più compiute - rappresenta uno stato dell'arte, di fronte al quale è impossibile soffermarsi su degli stupidi dettagli collaterali, ma bisogna semplicemente inchinarsi alla sua bellezza. La musica, così come lo sport o l'arte, hanno la forza di prevalicare i pregiudizi e, alle volte, perfino l'odio. Nessuno si è chiesto mai se Michelangelo fosse di destra o di sinistra o se fosse interista o milanista: nel caso di artisti così importanti, infatti, tutte le informazioni che non sono direttamente connesse con le proprie opere passano immediatamente in secondo piano.
Nel caso della musica il discorso è diverso, ma per certi versi accomunabile; succede così che grandissimi artisti, pur affrontando tematiche settoriali, riescano a riscuotere consensi anche tra le frange opposte, travalicando il confine tra musica ed arte. Questo succedeva con artisti di indiscusso valore come Fabrizio De Andrè - per fare un nome su tutti - il quale, pur cantando canzoni prettamente rivolte ad un pubblico di sinistra, a tutt'oggi continua a riscuote grande successo anche in ambienti totalmente estranei a quel pensiero.
Nel caso dei tedeschi Ahab, se qualcuno mi avesse chiesto se fossi stato interessato ad ascoltare un album di "nautik doom metal" penso che gli avrei semplicemente riso in faccia, mentre oggi sono qui a glorificare un album che a livello lirico trovo quasi risibile, mentre sul piano musicale non si può non convenire che sia un capolavoro del suo genere. Se volete prendervi la briga di cercare informazioni su di loro, vedrete che come influenze principali i nostri trattano di Moby Dick, oceani ed argomenti che nulla hanno a che vedere con le classiche tematiche care al buon vecchio doom metal. Anche la cover, così come le foto promozionali, sono assolutamente inguardabili e - a mio parere - di pessimo gusto; ma in questi casi, come è giusto che sia, l'unica cosa che conta è la musica.

Gli Ahab giungono al fatidico terzo album con l'impegnativo obiettivo di dover riuscire a superare lo splendido The Divinity Of Oceans del 2009, traguardo che ritengo raggiunto con una discreta dose di abbondanza, visto che potrei spingermi a considerare questo nuovo The Giant il picco qualitativo della loro discografia. Non si può parlare di differenze stilistiche di grande rilievo, ma è innegabilmente c’è stata un’evoluzione dei brani, i quali godono di una maggior propensione verso la melodia e di un impercettibile incremento delle clean vocals. Per il resto non c'è nulla da temere: chi aveva amato The Divinity of Ocean amerà anche questo album.
Come non esaltarsi di fronte alla raffinata eleganza dell'opener Further South, capace di tramutarsi in una brutale death/doom track nel breve volgere di qualche istante; oppure, come è possibile rimanere impassibili dinanzi alla splendida Aeons Elapse, brano caratterizzato da un finale veramente mozzafiato. Una delle peculiarità che elevano questa band al di sopra di buona parte dei loro colleghi doomsters è la capacità di essere molto ricercati - se non addirittura raffinati - nelle parti più soffuse ed allo stesso tempo grezzi e violenti nelle parti più pesanti, mantenendo sempre uno standard qualitativo altissimo.
Si continua con Deliverance ed ancora con Antarctica the Polymorphess, doppietta che lascia l'ascoltatore in uno stato d'impotenza, quasi come fosse in balìa delle correnti che lo trascinano in alto mare senza che lui possa opporre resistenza. Una volta trascinato lontano da qualsiasi forma di salvezza si apre di fronte ai suoi occhi la magnificenza dell'oceano, che in questo specifico caso è rappresentato dalla magnifica Fathoms Deep Below. Il brano è caratterizzato da un incedere greve e solenne per buona parte della sua durata, mentre nel finale si concede un ulteriore rallentamento fino a scivolare su territori ultra slow capaci di scomodare i divini Thergothon.
L'album si chiude con la title track, caratterizzata da un cantato che, nelle prime strofe, attinge apertamente dallo stile vocale tipico degli Alice In Chains, per poi tornare repentinamente sul classico growl profondo e gutturale del buon Daniel. Il pezzo si riallaccia alle meste atmosfere della precedente song per poi concludersi in un crescendo realmente imponente ed esplosivo, complice anche una produzione davvero ineccepibile che permette ad ogni singolo strumento di suonare in tutta la sua cristallina potenza.

Le conclusioni non possono che essere entusiastiche, e il voto per quest'album spero rappresenti il giusto tributo ad una band che, fino ad oggi, non ha sbagliato un colpo, ma che allo stesso tempo si trova di fronte ad un bivio: mirare ancora più in alto oppure dare una sterzata verso lidi più melodici? Qualunque sarà la loro scelta, noi li aspetteremo a braccia aperte.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
54.88 su 17 voti [ VOTA]
Macca
Venerdì 30 Ottobre 2015, 19.00.17
24
Un bel disco, voto giusto...e non ho ascoltato i precedenti, rimedierò, ma il successivo "The Boats Of The Glen Carrig" per me è pure meglio di questo.
FURIO
Giovedì 7 Giugno 2012, 0.28.28
23
Nella versione promozionale nessuna traccia di bonus track. Mi dispiace per la mancanza!
kroky78
Mercoledì 6 Giugno 2012, 21.45.42
22
Non è una traccia fantasma, è una bonus. Sul vinile sono addirittura due: questa Time's Like Molten Lead e Evening Star.
enry
Mercoledì 6 Giugno 2012, 21.10.03
21
Sì, è la bonus track della versione digipack, bel pezzo.
Greatest_tiz
Mercoledì 6 Giugno 2012, 20.24.24
20
*Hidden track
Greatest_tiz
Mercoledì 6 Giugno 2012, 20.20.01
19
Ora che ci faccio caso... Non manca una traccia nella tracklist? Ho ascoltato l'album su Youtube e mi comprare una n° 7 Times Like Molten Lead.. Hidetrack? No perchè chiude l'album in maniera paurosa: Growl & doppia cassa!
enry
Mercoledì 6 Giugno 2012, 17.09.33
18
Bel disco, anche io lo metterei al terzo posto, ma il livello qualitativo resta comunque di tutto rispetto. Bellissime Deliverance e Fathoms, qualche momento di stanca ma lavoro complessivamente pregevole...78 più o meno.
Undercover
Mercoledì 6 Giugno 2012, 17.04.28
17
Il mio cruccio è proprio quello, ho "paura" che si avventurino in una costante epurazione del sound dalla matrice più greve a favore di un mercato più ampio e a discapito della qualità per riscuotere un conseso più vasto, da un lato glielo auguro perché sono ottimi musicisti e compositori dall'altro non tutti sono i Funeral e non tutti riescano a mantenere la coerenza degli ormai scomparsi Colosseum per citare una band recente ed evitare paragoni con divinità ormai ultraconsolidate, ho l'impressione che questi tedeschi si stiano rivelando per ciò che sono, una buona band ma ben lontana dal potersi affermare come realtà di primo livello in maniera continua.
Slow
Mercoledì 6 Giugno 2012, 16.56.39
16
Giusto Furio. Che poi, per come la vedo io, non è nemmeno necessariamente un problema l'eventuale avvicinamento a lidi più commerciali, se uno ci scorge qualità: i gusti possono cambiare, o può succedere qualcosa (qualcuno lo chiama mood) che improvvisamente ti apre il disco e te lo fa vedere con tutt'altra luce. Se invece la sensazione è proprio la mancanza di qualità... amen, finito, come giustamente spiegava Undercover.
kroky78
Mercoledì 6 Giugno 2012, 16.50.50
15
L' approdo a lidi commerciali sarebbe decisamene una disdetta, anche se per una band le sirene di un maggior successo di pubblico e vendite non sono facilmente ignorabili. Dal canto mio auspico un inversione di tendenza ed un ritorno a sonorità più cupe per il quarto album, anche se le probabilità non sono molte...
FURIO
Martedì 5 Giugno 2012, 20.56.03
14
Riguardo all'evoluzione della band ognuno di noi la vede secondo le proprie influenze personali così capita che i più oltranzisti si sentiranno traditi da questa nuova evoluzione mentre gli altri riusciranno ad apprezzarne il nuovo corso della band. L'unico timore che rimane, considerando il trend dei loro dischi e le considerazioni di Greatest Tiz, è che la band possa ulteriormente ammorbidire il proprio suono con un decisivo abbandono del growling ed un sempre più rapido avvicinamento a lidi sonori più commerciali.
Greatest_tiz
Lunedì 4 Giugno 2012, 21.09.29
13
L'ho ascoltato molto per alcuni giorni.. Ho notato subito una carenza rispetto ai due lavori precendenti riguardante la vena "brutale" del gruppo.. Si ci sono molte parti in growl gutturale, ma in quantità minore rispetto ai predecessori.. E con la forte influenza progressive di cui appunto si sta parlando, vedo una sorta di "avvicinamento" agli Opeth (arpeggi atmosferici e raffinati, ect..) E come spesso si vede, motli gruppi dopo qualche lavoro cominciano ad ammorbidirsi nel sound... Per loro è successo, a mio parere! Comunque i pezzi che mi hanno catturato non mancano!
kroky78
Lunedì 4 Giugno 2012, 20.01.20
12
Una cosa è certa: gli Ahab non sbagliano un colpo. Anch' io da amante delle sonorità più nere e malsane ho un' istintiva predilezione per il sommo The Call of the Wretched Sea, che è anche il loro album più lineare e facilmente assimilabile relativamente parlando. Si tratta comunque di sfumature perchè nonostante le componenti funeral vengano progressivamente accantonate, non posso non ribadire che Divinity of the Ocenans sia un capolavoro. In questo The Giant gli Ahab alzano ulteriormente e a ragione l' asticella della raffinatezza e della contaminazione anche dal punto di vista iconografico ed il lavoro risulta più laborioso da assimilare e comprendere per i fans della prima ora, ma ciò non toglie che sia un' altro album una spanna sopra... Li ho visti ieri sera a Lubiana: grande show, con gli Esoteric letteralmente allucinanti!
EdoardoG
Lunedì 4 Giugno 2012, 18.29.28
11
Secondo me è un bell'album ma al contrario di quello che sembrano pensare i recensori di questa webzine a giudicare dalle due recensione qui presenti sui lavori degli Ahab, io non penso che sia il migliore. Trovo molto migliore The Divinity Of Oceans, al quale fatico a trovare dei difetti essenziali. Questo invece ha il "problema" di essere forse troppo dispersivo in alcuni casi, forse proprio a causa di queste influenze progressive che nei precedenti album non erano tanto presenti. The Divinity... sotto questo aspetto era molto più granitico e monolitico così come The Call... solo che quest'ultimo risentiva di qualche altro problemino come forse l'eccessiva pesantezza e lentezza (non intesa come velocità di esecuzione, anche perché stiamo parlando di Funeral Doom...) di alcuni brani. È bello e seppure alla fine non inventino niente mi fa piacere vedere che non si siano fermate sulle precedenti coordinate ma siano andati avanti con la loro ricerca sonora.
Undercover
Lunedì 4 Giugno 2012, 18.18.13
10
Secondo me invece è il punto più basso della loro carriera, l'ho ascoltato e riascoltato in questi giorni e non è per nulla al livello dei precedenti, rispetto al primo "The Call Of The Wretched Sea" è molto distante come qualità e sostanza, messo a confronto con "The Divinity Of Oceans" perde anche in quel caso più di un paio di punti e il fatto che stiano virando sul melodico come sta accadendo sin troppo spesso odiernamente e l'aumento dell'uso della voce pulita che giustamente "Furio" ha fatto notare, mi sa un tantino di mossa per allargare il giro d'ascoltatori, oddio ben venga, ma con sè ha portato anche una sensazione di scontatello in alcuni momenti, godibilissimo ma di certo non del valore degli Ahab degl'inizi. Voto 75 La top ten con quello che gira in ambito doom con quest'album se la sognano... ps... se voglio melodia a profusione e funeral punto gli Helllight e lì ti stroncano davvero tant'è che o li ami, o li odi.
Slow
Lunedì 4 Giugno 2012, 18.04.31
9
Sono completamente d'accordo con Furio. Disco elegante, entusiasmante e seducente. Sicuramente nella mia top ten di fine anno.
bacodaseta
Domenica 3 Giugno 2012, 18.31.24
8
Sorry trovato...Lubjana...sigh
bacodaseta
Domenica 3 Giugno 2012, 18.29.33
7
@ piggod: dove suonano gli esoteric stasera? non ho informazioni a riguardo
EdoCFH
Domenica 3 Giugno 2012, 17.38.16
6
la svolta "classicista" nell'approccio al genere ha sicuramente giovato ai tedeschi!
Bloody Karma
Domenica 3 Giugno 2012, 15.56.18
5
concordo in pieno con piggod...the call è stato una parziale delusione per il sottoscritto, vedro di dare un ultima chance anche a questo...quando troverò il tempo...
piggod
Domenica 3 Giugno 2012, 15.23.48
4
Sicuramente porta nuova linfa agli Ahab, dopo che The Divinity of Oceans iniziava un processo che li poteva portare alla stagnazione, però è ancora lontano dalle vette di The Call of the Wretched Sea. A questo punto direi che sono un ottimo gruppo che però dubito riuscirà a diventare uno dei grandissimi nomi di questo genere. Resta il fatto che per gli amaanti del funeral doom è un acquisto d'obbligo (e intanto stasera me li vedo dal vivo con Ophis e Esoteric ).
Undercover
Domenica 3 Giugno 2012, 14.35.07
3
Ascoltato, non ancora ben assimilato... ripasserò più in là.
enry
Domenica 3 Giugno 2012, 14.10.11
2
Arrivato venerdì ma non ancora ascoltato, i due precedenti li trovo ottimi e la rece mi fa ben sperare. Ripasso fra qualche giorno...
Sheckter93
Domenica 3 Giugno 2012, 14.09.25
1
lo prenderò sia per la loro musica sia per la mia passione per la nautica, e non a caso proprio per questo gli Ahab sono una delle mie band preferite
INFORMAZIONI
2012
Napalm Records
Doom
Tracklist
1. Further South
2. Aeons Elapse
3. Deliverance (Shouting At The Dead)
4. Antarctica The Polymorphess
5. Fathoms Deep Below
6. The Giant
Line Up
Daniel Droste (vocals, guitar, synth)
Chris Hector (guitar)
Stephan Wandernoth (bass)
Cornelius Althammer (drums)
 
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