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Rory Gallagher - Deuce
( 3186 letture )
Signori e signore, ladies and gentlemen, madams et monsieurs, è il momento di guardare in faccia la realtà: se c’è un minimo comun denominatore del rock, dell’hard rock e del metal, se c’è un “padre” per il 90% della musica che noi tutti adoriamo visceralmente ed ascoltiamo ogni giorno, quello è senza ombra di dubbio il blues; è alle sue affascinanti note ed al suo suono caldo, senza ombra di dubbio, che si deve la nascita e la costante evoluzione del rock in ogni sua forma, fino ad arrivare alle forme più brutali di musica oggi esistenti, che magari non avranno più molto di blues, ma conservano comunque nel proprio remoto DNA l’atmosfera del Delta del Mississippi. Può piacervi o non piacervi, su questo nessuno discute, ma nessuno potrà mai mettere in dubbio la sua importanza storica.

In compenso, quest’oggi, parliamo di un artista blues rock che, ne sono sicuro, piacerà a molti di voi: si tratta di Rory Gallagher, musicista irlandese passato alla storia per la sua voce acuta e per la sua strepitosa abilità chitarristica, che gli permetteva di passare senza problemi dal blues più malinconico ad una sorta di hard blues come quello dei giganti dell’epoca, i Cream. Dopo una buona esperienza con i Taste, il nostro decise di intraprendere la carriera solista e, assieme al bassista Gerry McAvoy ed al batterista Wilgar Campbell, diede alle stampe nella primavera del 1971 il suo primo, omonimo album; quest’ultimo fu subito un successo grazie, come già detto, al suo blues variegato e fresco, che in alcuni punti non solo sfociava in un rock più muscolare, ma virava anche verso momenti riflessivi di puro folk. In virtù del buon risultato del suddetto lavoro, Rory si rimise subito al lavoro, adottando però un accorgimento particolare per il secondo album, Deuce, oggetto della presente recensione: allo scopo di dare un’atmosfera il più possibile “live” alle canzoni, il chitarrista ed i suoi compagni di gruppo effettuarono le registrazioni subito prima o subito dopo un concerto, riducendo poi al minimo indispensabile sovraincisioni e limature al sound. Il risultato di questo approccio on the road, dunque, forse non sarà particolarmente rifinito dal punto di vista sonoro, ma senza ombra di dubbio cattura in pieno lo spirito musicale del compianto bluesman.
L’album è introdotto dalla movimentata chitarra semiacustica di I’m Not Awake Yet, su cui poi si innesta la voce del musicista; il vero punto geniale del brano, tuttavia, risiede nella meravigliosa maratona strumentale portata avanti dal gruppo da poco dopo il primo minuto: qui, difatti, i tre si scatenano, costruendo una sorta di ballata irlandese dal tasso tecnico decisamente elevato, che sembra uscire direttamente da una jam session; se questo è il risultato dell’approccio live nella registrazione dell’album, bisogna dire che si parte maledettamente bene. Used To Be è invece pienamente blues rock, con il suo riff sincopato ed il suo sound corposo conferitogli dalla Stratocaster di Rory, che la fa da padrona assieme alla sua voce a tratti quasi sgraziata. Per chi scrive è difficile superare lo stupore per la bellezza del primo brano, ma qui siamo comunque di fronte ad uno stupendo esempio di caro, vecchio blues modernizzato e rinvigorito con un altrettanto caro, vecchio rock. Su Don’t Know Where I’m Going ritorniamo ad un’atmosfera più da ballata, con il solo musicista irlandese protagonista del brano assieme alla sua fida chitarra e ad un’armonica. Chiaramente il primo paragone che viene spontaneo fare è quello con Bob Dylan ma, senza discutere assolutamente la grandezza di quest’ultimo, l’uso dell’armonica da parte del nostro bluesman è sicuramente più appropriato rispetto a quello del folk rocker americano. Maybe I Will devia per un attimo dall’immediatezza che contraddistingue lo stile del trio, dal momento che mescola vari stili come l’immancabile blues, ma anche una sorta di ritmo alla Beatles; con tutta probabilità non è la migliore traccia del disco, ma il suo pathos è innegabile e coinvolgente. Whole Lot Of People e In Your Town sono due veri e propri omaggi al maestro Chuck Berry con il loro splendido blues/rock ‘n’ roll: scendendo più nel dettaglio delle canzoni in sé, la prima vede una notevole serie di interessanti stop & go ed un eccellente assolo di slide, mentre la seconda mette un’irrefrenabile voglia di ballare. La prestazione corale della band è semplicemente straordinaria e contribuisce ad innalzare le due tracce fra i vertici espressivi e compositivi di Deuce. Should’ve Learnt My Lesson ci riporta su lidi più marcatamente blues, sia nella musica che nel cantato graffiante di Rory ma, come abbiamo già avuto modo di appurare, al nostro piace offrire un menu il più possibile variegato e saporito ai suoi ospiti: ecco dunque che la successiva There’s A Light si addentra in territori quasi jazz, almeno dal punto di vista squisitamente strumentale, mentre Out Of My Mind rispolvera la chitarra acustica e si configura, in tutto e per tutto, come accattivante brano country. Siamo ordunque giunti quasi alla fine ed ecco che, proprio in chiusura, il trio ci regala un altro degli apici dell’album, o, più probabilmente, l’apice vero e proprio: si tratta di Crest Of A Wave, brano reso immortale da un pazzesco assolo in slide, ma anche da un ritmo, una prestazione corale ed una potenza espressiva generali che si attestano su livelli francamente incredibili.

C’è tanta, ma davvero tanta carne al fuoco su questo Deuce: blues melanconico, blues grezzo, rock ‘n’ roll, proto-hard rock, folk, country. Ma, alla fine, i generi musicali contano in maniera molto relativa e, anzi, una così rigida classificazione potrebbe distogliere l’ascoltatore dal vero obiettivo di ogni canzone che si rispetti fin dall’inizio dei tempi: trasmettere emozioni, stupire, toccare le corde del nostro cuore. Pertanto, anche se l’album offre una notevole mescolanza di stili sonori e compositivi, a prevalere su tutto è l’immensa carica espressiva di Rory Gallagher e dei suoi compagni di avventura, che confezionano 10 canzoni nelle quali è davvero difficile trovare un punto debole. Come dite? E la produzione così minimalista non è un punto debole? La mia risposta non può che essere no; anzi, forse è anche questo suo essere in fondo un po’ grezzo che rende Deuce un album senza tempo ed un lavoro da possedere per chiunque ami la musica con la M, la U, la S e tutte le altre lettere maiuscole.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
74.17 su 40 voti [ VOTA]
Maurizio King
Martedì 16 Maggio 2017, 12.05.05
11
uno dei miei artisti favoriti ho avuto la fortuna di avere il disco quando è uscito e l'ho consumato a furia di sentirlo l'inizio di in your town e fantastico ho tutta la discografia di rory gallagher chitarrista eccezionale ma mi piace di lui in modo di cantare la sua voce è carica di pathos i suoi dischi li consiglio a tutti quelli che amano la buona musica voto 100 è uno dei miei dischi preferiti in più ho ricordi di gioventù per cui rory mi ri rimarra sempre nel cuore ciao maurizio
Jo-lunch
Venerdì 14 Ottobre 2016, 20.53.10
10
Semplicemente immenso!! Suoneria del mio cellulare : A million miles away..... Un grande....
Fly 74
Venerdì 14 Ottobre 2016, 20.38.03
9
Disco stupendo, vario e spontaneo. Rory è il mio musicista preferito e bastano poche note di I'm not awake yet per innamorarsene.
dimebag89
Venerdì 14 Ottobre 2016, 18.22.36
8
Chitarrista eccezionale! Ogni nota parte direttamente dal cuore. Immenso Rory
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 15.59.27
7
I'm Not Awake Yet; Out Of My Mind e Crest Of A Wave. Bastano questi tre brani per decretarne l'eccellenza. 80
marduk
Mercoledì 20 Giugno 2012, 14.34.00
6
scoperto grazie a questa recensione...che dire...disco semplicemente favoloso
LORIN
Lunedì 11 Giugno 2012, 22.40.36
5
amo da impazzire Rory Gallagher,ho tanta roba di lui,specialmente dal vivo,è semplicemente fantastica la sua musica.Mi coinvolge in continuazione e Deuce è un album stupendo come tutti quelli che ha rilasciato d'altronde e la recensione di Barry è perfetta e concordo anche con il voto.90 mi sembra giusto.
fabio II
Lunedì 11 Giugno 2012, 13.22.24
4
Una delle più grandi chitarre di blues bianco, venerazione totale, sia per questo disco; ancor di più per i Taste
il vichingo
Domenica 10 Giugno 2012, 10.13.34
3
Voto lettori 65? Sant'Iddio quanti caproni che girano sul sito, con tutto il rispetto per le capre, non vorrei che si offendessero . Album eccezionale comunque; Gallagher l'ho sempre considerato un grande chitarrista, non tra i miei preferiti, ma comunque fuori dal comune.
Lizard
Domenica 10 Giugno 2012, 9.24.00
2
Semplicemente uno dei più grandi chitarristi di sempre. Il suo groove e la capacità di spaziare su più generi, mantenendo sempre un'impostazione classica ed al tempo stesso innovativa, è di esempio per tanti che si cimentano con questo strumento. Tra l'altro la veemenza delle sue esibizioni live ne indica chiaramente il valore, anche al di là delle capacità di scrittura, comunque ottime. R.I.P. Rory!
MV
Sabato 9 Giugno 2012, 23.27.10
1
Il solito voto demente del solito ignorante di turno
INFORMAZIONI
1971
Polydor Records
Rock/blues
Tracklist
1. I’m Not Awake Yet
2. Used To Be
3. Don’t Know Where I’m Going
4. Maybe I Will
5. Whole Lot Of People
6. In Your Town
7. Should’ve Learnt My Lesson
8. There’s A Light
9. Out Of My Mind
10. Crest Of A Wave
Line Up
Rory Gallagher (Voce, Chitarra, Armonica)
Gerry McAvoy (Basso)
Wilgar Campbell (Batteria)
 
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