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Iron Angel - Winds of War
( 1951 letture )
Uno stile ancora ibrido, difficile da definire thrash per come concepiamo oggi questo genere: è quanto emerge da tante releases degli anni ottanta, orientate verso i nascenti stilemi thrash, ma ancora radicate nel passato di matrice britannica. Si era ancora ai primordi, e le etichettature erano veramente labili, così che uno stesso disco come il qui presente Winds of War, seconda fatica in studio per gli Iron Angel, poteva suonare infarcito di elementi di thrash underground e al contempo colorarsi di nutrite sfumature classic heavy, quando non addirittura proto-power. L’act teutonico, sorto nel 1983 e sbarcato sul mercato con un esordio positivo come Hellish Crossfire, fa utilizzo di un rifferama diretto e aguzzo, ripetuto seccamente su ritmiche veloci e linee vocali decisamente aspre, tendenti all’acuto e pertanto dissimili dal consueto ringhiato tipico del thrash; l’operato del singer Dirk Schröder, tuttavia, appare meno rozzo e aggressivo rispetto al precedente studio-album, fattore che contribuisce a rendere meno riuscito questo Winds of War. Proprio le linee vocali saranno il tallone d’Achille di questo full length, non essendo dotate della giusta carica adrenalinica e non disponendo peraltro di refrain capaci di far veramente decollare l’ascolto; potenza e impeto non mancano di certo, ai cinque tedeschi, concentrati attorno al lavoro solido del drummer Mike Mattes e dei due chitarristi -Sven Strüven, scomparso nel 2008, e Peter Wittke, deceduto nel 2000- i quali si distinguono per la caratteristica graniticità teutonica e diversi assoli di valida fattura, velocissimi e fulminanti: insomma, di quelli che tanto piacciono agli amanti del genere senza fronzoli, senza scadere però nell’atonale. Tutto questo, va detto, non basta a fare il salto di qualità: i limiti restano evidenti nel songwriting e nelle melodie vocali, nonostante la bontà della registrazione e la nitidezza dei suoni. Sorprende dover annotare il passo indietro rispetto al debut-album: non solo qualitativamente, dato che anche il flavour heavy-thrash di Hellish Crossfire subì una sterzata notevole verso lidi ancor più marcatamente heavy anziché estremizzarsi nel thrash, come invece successe ai contemporanei Living Death.

Certe timbriche vocali ricordano vagamente una sorta di Kai Hansen fuori forma, mentre anche testi e titoli delle canzoni sono imbevuti di citazioni, termini e concetti tipici dell’epic metal: dichiarazioni di appartenenza, la ricorrenza di vocaboli che farebbero la gioia di mister De Maio e costanti rimandi all’acciaio e all’ideale del “suonare del rock”. Questa peculiarità dell’inno metallico era assai frequente nel thrash primigenio, basti pensare ai Metallica di Metal Militia, agli Exodus di Metal Command, agli Anthrax di Soldiers of Metalo persino agli Slayer di Metalstorm, tanto per limitarsi ai casi più eclatanti. Superata l’introduzione, che porta il titolo dell’opera, Metalstorm ci porta all’interno del disco: il brano poggia su un riff azzeccato, il quale diventa ipnotico quando inizia ad essere ripetuto fino allo spasimo. Le vocals non sono propriamente irresistibili e l’assolo di chitarra è troppo breve: la traccia scorre veloce, discreta, ma senza apparire memorabile. Son of a Bitch e Born to Rock sono una sterzata decisa verso lidi heavy-rock, odorano di NWOBHM e nonostante qualche buon gancio melodico (fortemente ottantiano) risultano del tutto innocue per i thrashers navigati, che invece apprezzeranno il possente assalto di doppio pedale che apre Vicious: ancora una volta, purtroppo, sono le linee vocali a deludere. Strano, considerato l’impatto positivo che il singer aveva avuto sulla precedente pubblicazione. La scaletta prosegue con Fight for Your Life, un heavy-power che riporta alla mente qualcosa dei primi Helloween, nel testo come negli urletti del cantante e nella robusta sezione ritmica, che pur si delinea in un canovaccio mid tempo (con massicce spruzzate di doppio pedale nel corso del guitar solo). Stronger than Steel, invece, non potrebbe che puntare forte su un riffery tonante (visto il titolo), su un assolo sferzante scoccato in avvio e su un piglio trascinante, con le fattezze di una scorribanda martellante: forse il brano migliore del lotto. Un riff quasi medievale apre Sea of Flames, mid tempo scevro di picchi qualitativi, mentre Creatures of Destruction è la bordata più tosta, uno scrosciante ed interminabile sfoggio di forza bruta, ben riscontrabile nell’accanimento col quale Mattes preme sui due pedali. Globalmente, una canzone valida, completata da assoli ampi e focosi, per quanto semplici e lineari nell'intelaiatura di base.

La breve ballata conclusiva, Back to the Silence, presenta un cantato pulito atipico e un flebile arpeggio di chitarra, ma non raggiungendo nemmeno i due minuti di durata difficilmente è considerabile una vera e propria canzone, quanto più un saluto di commiato. Winds of War non è, dunque, il disco migliore degli Iron Angel, molto più convincenti e valorosi su Hellish Crossfire e già incamminati verso un precoce e forse ingiusto declino; eppure il loro coraggio, la genuinità della loro proposta ed il sapore pioneristico della loro proposta contribuiscono a garantire a questi ragazzi un posto di rilievo tra le band di culto, arrivate ad un passo dalla leggenda, ma comunque fiere di aver partecipato al gran banchetto dell’heavy metal nella sua decade aurea.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
62.57 su 42 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Lunedì 1 Giugno 2020, 19.54.05
3
Macchè thrash...era al massimo speed metal ho le cassette registrate di questo qua e del primo.
Diego75
Lunedì 6 Maggio 2019, 17.29.25
2
Non sono d’accordo con la recensione...questa band come i tyrant e gli olandesi angus rappresentavano lo spirito metal di quegli anni dal 1983 al 1985....erano tutte produzioni fatte con il cuore se si vuole definirle ingenue ed aggressive allo stesso tempo. Al giorno d’oggi i recensori e gli ascoltatori tendono a catalogare i generi metal.....ma sinceramente la maggior parte delle produzioni odierne non possiedono il fascino che hanno questi vecchi vinili che possono essere catalogati come cimeli perche’ Spontanei, diretti,veloci...fatti con il cuore!....all’ epoca queste band erano considerate Speed metal Quando vi si apponeva un etichetta....e non quelle band odierne che si definiscono speed e suonano accompagnate dalle tastiere !
Johnny Dio
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 13.21.54
1
Se penso a certi titoli che escono oggigiorno , tipo The Book Of Souls dei Maiden .....mi viene da piangere.... Ne uscissero di album così oggi....
INFORMAZIONI
1986
Steamhammer Records
Thrash
Tracklist
1. Winds of War
2. Metalstorm
3. Son of a Bitch
4. Vicious
5. Born to Rock
6. Fight for Your Life
7. Stronger Than Steel
8. Sea of Flames
9. Creatures of Destruction
10. Back to the Silence
Line Up
Dirk Schröder (Voce)
Sven Strüven (Chitarra)
Peter Wittke (Chitarra)
Thorsten Lohmann (Basso)
Mike Mattes (Batteria)
 
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