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The Cult - Love
( 5436 letture )
Ad un solo anno di distanza dal debutto post-punk-gothic di Dreamtime, i (The) Cult si ripresentano al pubblico con Love, pubblicato nel 1985 da Beggars Banquet Records, etichetta che ricordo con affetto per aver dato alle stampe la psichedelica Everybody Wants to Be There dei Goat (era il lontano 1991, ed alla Tower Records di Piccadilly Circus potevi perfino restituire il CD se non ti era piaciuto). Distribuito in oltre trenta nazioni, il disco del quartetto inglese diviene uno straordinario successo commerciale da due milioni e mezzo di copie, capace di consacrare il nome dei Cult in tutto il mondo. Forse persino in anticipo sui tempi, Love possiede il merito di rielaborare “a ritroso” influenze alternative, metal, psichedeliche e gothic, fondendole con naturalezza in un suono che, per quanto contenuto in un disco ritenuto “di passaggio” (e come tale allergico alle definizioni ed alle etichette più stringenti), riesce a definire una precisa identità fin dai primi minuti di ascolto. Graziato in più punti da un Billy Duffy in gran forma, Love è il disco della maturità conquistata, forte delle sue scelte difficili, dei modelli classici ed ambiziosi presi a riferimento, dell'alchimia complicata tanto superiore alla somma degli elementi che lo compongono. Con simili premesse, l'album non può deludere: dal charleston in lezioso levare di Nirvana alla potente ed ipnotica title-track, il progetto dei Cult esprime un gotico maturo, languido negli arpeggi e finalmente graffiante nella ritmica, sempre solida ed immediata. Evitando cori trascinanti e concessioni smaccatamente melodiche, a favore di ritornelli ripetuti, pattern blues e parti vocali effettate, la scaletta trova un interessante equilibrio tra energia ed atmosfera, semplicità esecutiva e suggestione creata all'interno di un minutaggio generoso, riservato ad ogni singola traccia. Con rimandi stilistici che spaziano dal pop impegnato degli U2 al classic-rock dei Led Zeppelin, il disco possiede un suono attuale ed autoriale, ed offre attraverso di esso un coinvolgente catalogo di cieli grigi e volti sbiaditi, storie sfuggenti, struggimento sexy e rabbioso.

Drag me back through the revolution, without solution, and the wall gets taller, while ye get smaller, while ye get smaller, the fear is getting taller.

Love, nomen omen, è gotico ed epidermico per la pioggia che riversa con le sue efficacissime note, sognante negli echi che si rincorrono, sospeso tra ritmi ora semplici e diretti, ora spezzettati nello stacco ciclico e continuo della canzone che gli dà il titolo. Ma soprattutto il disco è un tramonto rock attento e ponderato (Black Angel), colto senza fretta nel modo in cui ricerca la chimica tra i suoi elementi per tentativi progressivi, coraggiose stratificazioni, piccole aggiunte al pattern iniziale che calcificano con lo scorrere dei minuti. Brother Wolf, Sister Moon è un esempio eclatante: la canzone è una mini-opera di quasi sette minuti, che senti crescere piano piano e con un'illusione di spontaneità, senza che alla noia sia concesso il minimo spazio. Dal semplice arpeggio iniziale all'ingresso della batteria, sempre molto presente, il brano si struttura sinuoso insieme al suo racconto, poco alla volta, in evoluzione implacabile e continua: l'assolo di Billy Duffy, il dialogare con le tastiere di Jamie Stewart e la voce di Ian Astbury che sembra rimbalzare da un lato all'altro delle pareti sono l'espressione paradigmatica di un percorso di ricerca dagli esiti non sempre definiti, che talvolta si vorrebbe accostare ad un'ambizione commerciale (Rain), mentre in altri casi si finisce col percepire come cocciutamente fine a se stesso (Judith). Lungi dall'essere un ascolto facile, il lavoro dei Cult è piuttosto un viaggio musicale sorprendente ed all'epoca inaspettato, che non deve necessariamente sfociare in qualcosa di compiuto, libero nell'animo e coerente col suo genere, di un grigiore luminoso ed energico, a discapito di quella varietà e senso di sorpresa che avrebbero in un certo senso diluito il valore più puro ed iniziatico dell'esperienza: Love è un teorema subito enunciato da un cantato ferito e poi sviluppato poco a poco, tra l'assolo in wah-wah di Love e quello inarrestabile di Phoenix, il timido tentativo hard rock di Little Face (stile che verrà meglio delineato in Electric, del 1987) e la quasi-ballad Revolution.

Non è certamente immediato cogliere la grandezza di questo album, delimitarne con sicurezza lo stile, fornire una visione sintetica del suo risultato senza sminuirne sbrigativamente la portata. I Cult nascono nel 1983 come una formazione di chiara ispirazione gothic rock, mentre col passare del tempo hanno modificato la propria musica verso sonorità progressivamente più ispirate al classico hard rock degli anni settanta. Nel bel mezzo di questo processo, è difficile stabilire se il disco superi più o meno brillantemente la prova del tempo, tanto il dark-mood che lo pervade è radicato in un momento storico/artistico ben definito ed inconfondibile, che lo pone all'interno di una bolla trasparente, resiliente ed impenetrabile: comunque la si pensi, e qualunque sia l'importanza da attribuire al dubbio, Love rimane una splendida colonna sonora allo stato d'animo di molte giornate autunnali, ed insieme un ideale Caronte sospeso tra suggestioni elettroniche underground ormai sul viale del tramonto, un rullante dal suono rotondissimo e lo stile più asciutto che avrebbe contraddistinto tanta musica spigolosa del decennio successivo.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
78.89 su 49 voti [ VOTA]
Maurilio
Domenica 28 Luglio 2019, 22.32.17
17
Disco della madonna, inutile spendere altre parole. Must assoluto. Voto 90
HERMANN 60
Sabato 4 Giugno 2016, 15.38.24
16
D'accordo con voi ragazzi, uno dei migliori dischi di rock anni 80 molto originale rispetto al sound dell'epoca, ho continuato ad apprezzarli anche dopo la sterzata verso l'hard rock, d'altronde un gruppo con un cantante del genere ha una marcia in più.
Rob Fleming
Sabato 13 Febbraio 2016, 16.19.02
15
Uno dei caposaldi degli anni '80. Rain e Revolution furono i singoli di successo, ma i brani migliori sicuramente sono Brother wolf Sister moon, Big neon glitter, la psichedelica Phoenix e Black angel. Un album bellissimo ricco di immagini in musica in grado di ammaliare l'ascoltatore.85
The Nightcomer
Giovedì 12 Luglio 2012, 21.57.33
14
Un classico! E' l'album che più ho apprezzato dei Cult.
Sambalzalzal
Venerdì 6 Luglio 2012, 22.22.40
13
Sicuramente uno degli album più belli del rock targato 80'! Vedo scritto che sono in tour e mi chiedo oggi come oggi come siano messi ma cmq questo lavoro è da avere assolutamente. 85!
marmar
Venerdì 6 Luglio 2012, 21.45.38
12
Gradevole lavoro degli '80, di cui non si può che parlare bene, giudizio generale su di loro tuttavia offuscato dopo aver visto una loro esibizione (spalla agli Scorpions a MI nel '89 se non ricordo male) di cui conservo un pessimo ricordo.
maurilio
Lunedì 2 Luglio 2012, 19.33.13
11
Scusate, psichedelico naturalmente...
maurilio
Lunedì 2 Luglio 2012, 19.14.30
10
Grande disco, molto psichedilico e sognante ma anche con canzoni trascinanti e potenti. Con questo ed Electric raggiunsero l´apice per poi calare inesorabilmente, anche se Sonic temple é di buon livello.
si come no
Domenica 1 Luglio 2012, 13.38.01
9
Andiamo tutti al Velvet di Rimini a vederceli questi Cult!!!
LORIN
Domenica 1 Luglio 2012, 9.46.15
8
Album perfetto,disco maestoso,per chi ama la musica rock assolutamente da ascoltare.Bella anche la recensione,unica cosa il voto,mi sembra un tantino basso.90 su 100.
lux chaos
Sabato 30 Giugno 2012, 22.01.39
7
Album bellissimo, come i successori electric e sonic temple....e complimenti a Pckid: recensione veramente stupenda, complimenti!!
Moro
Sabato 30 Giugno 2012, 20.47.18
6
Dreamtime per me rimane inarrivabile. Questo album contiene quei segni della deriva che prenderanno i Cult (deriva per me visto che odio l'hard-rock). Nirvana, Rain, She Sell Sanctuary contengono ancora le matrici post-punk della band; quando invece si parte con gli assoli e i fraseggi rock-blues si avverte già il cambio di natura della band.
conte mascetti
Sabato 30 Giugno 2012, 14.41.26
5
Per me un disco fondamentale per il rock. Questi album bisogna per forza di cose sentirli.
Blackinmind
Sabato 30 Giugno 2012, 14.21.04
4
Grandissimo disco, per me da 90/100, alla pari con "Sonic Temple"...a mio parere sono due facce della stessa medaglia, "Love" più spirituale e "Sonic Temple" più diretto. Gran gruppo!
Doomale
Sabato 30 Giugno 2012, 13.19.14
3
Album davvero fantastico...personalmente avrei dato un pochino di più per una questione affettiva! Brother wolf & Sister moon mi mette ancora i brividi...
Metal3K
Sabato 30 Giugno 2012, 11.24.51
2
Love insieme ad Electric furono per me dei tasselli essenziali per trasformare la mia passione per il rock in quella per il metal, e già solo per questo mi turba anche solo guardare la copertina di questo album. Love è certamente uno dei migliori dischi che questa band straordinaria abbia mai concepito.
P2K!
Sabato 30 Giugno 2012, 10.26.23
1
Uno degli apici dei Cult. Qui si sente tutta l'immensa classe della band, che riesce a fondere tutte le peculiarità sonore del proprio stile in una summa efficace e senza difetti. Billy Duffy si ritrova improvvsamente capitano di un nave il cui timone viene guidato con mano sicura verso lidi più hard dai precedenti "post-punk-gothic" meno efficaci e più stretti. Il disco cresce brano dopo brano, senza dimenticare le origini da cui proviene ("Big Neon Glitter", "Nirvana", "Revolution"...) fino a toccare delle vette enormi ("Brother Wolf, SIster Moon", "The Phoenix", "Love") e scrivere dei veri e propri inni ("Rain", "She Sells Sanctuary"). Qui persino la voce di Ian, in futuro i il punto debole del combo inglese, è efficace, potetente ed espressiva a limiti disumani. Ma il tutto, ripeto, si regge sul lavoro maestoso di un Billy Duffi, finalmente capitano di questa nave spelndente.
INFORMAZIONI
1985
Beggars Banquet
Rock
Tracklist
1. Nirvana
2. The Big Neon Glitter
3. Love
4. Little Face
5. Brother Wolf, Sister Moon
6. Rain
7. The Phoenix
8. The Hollow Man
9. Revolution
10. She Sells Sanctuary
11. Judith
12. Black Angel
Line Up
Ian Astbury (Voce)
Billy Duffy (Chitarra)
Jamie Stewart (Basso, Tastiere)
Mark Brzezicki (Batteria)
 
RECENSIONI
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