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Burning Point - The Ignitor
( 1905 letture )
Hanno delle facce oneste i Burning Point: magliette dei Motorhead e dei Motley Crue, alcuni più seriosi ed altri timidamente sorridenti, i musicisti scandinavi si presentano nelle foto realizzate per la stampa con jeans, catene e magliette smanicate, a comporre un quadretto semplice e senza pretese, da ragazzacci della porta accanto. E dire che parliamo di una realtà attiva da tredici anni, formatasi nell'autunno del 1999 in quel di Oulu, città tecnologica della Finlandia settentrionale. Alla band basta registrare un solo demo per ottenere un contratto con la tedesca Limb Music, che pubblicherà i primi due album Salvation by Fire (2001) e Feeding the Flames (2003). A seguito di problemi legali con l'etichetta, importanti esibizioni live e l'ingresso di un tastierista, il gruppo registra un secondo demo nel 2005 che attira l'attenzione di Metal Heaven, label che darà alle stampe Burned Down the Enemy nel 2007 ed Empyre nel 2009 (quest'ultimo già recensito da Metallized). I prolifici finlandesi, impegnati ciascuno in diversi progetti musicali, si presentano oggi con The Ignitor, quinto studio album che per melodie e scelte produttive sembra attingere -come spiega il frontman Pete Ahonen- dai classici metal ed hard rock degli anni ottanta, quali Accept, Judas Priest, Dio, Bon Jovi, Europe, Helloween e Queensryche. Con l'intento di rendere ancora più torrida questa afosa estate 2012, il disco pubblicato dall'italiana Scarlet Records si propone come disco "d'esperienza", alla pari di tanti stagionati calciatori, capace di raccogliere le conoscenze accumulate negli anni per dare vita, almeno nelle ottimistiche premesse, al capolavoro dei metaller finlandesi. Masterizzato da Ahti Kortelainen ai Tico Tico Studios (Sonata Arctica, Sentenced), The Ignitor si compone di undici tracce e può fregiarsi della bella copertina disegnata da Felipe Machado Franco, artista visivo colombiano già al soldo di Blind Guardian, Rhapsody of Fire ed Iron Savior.

Eternal Flame, alla quale tocca l'onore di aprire le danze, è quanto di più smaccatamente power si possa desiderare: ritornelli orecchiabili e traboccanti cori, ritmiche incalzanti ed assoli di ispirazione neoclassica non potranno che solleticare il gradimento degli appassionati dai gusti più classicheggianti. I suoni brillanti e rotondi, coerenti con l'immagine amichevole del quintetto, rendono l'ascolto particolarmente piacevole e scorrevole. The Ignitor, da questo punto di vista, sicuramente non impegna: le canzoni arrivano nel giro di poche battute agli ineccepibili chorus, per i quali Ahonen e compagni sembrano possedere un'ottima sensibilità: scegliendo di tralasciare strofe e special, sviliti a mero contorno, i Burning Point si concentrano su un mix di ritornello ed assolo che funziona in ogni brano senza vistose eccezioni, restituendo in ogni occasione un'immagine piena, pulita e vigorosa. Nonostante la buona tecnica esibita ed una timbrica vocale che a tratti ricorda quella di Eric Adams (Manowar), il gruppo sembra però andare in affanno negli episodi non sorretti dalla velocità esecutiva: con la possibile eccezione della sola Lost Tribe, le centrali The Ignitor, Silent Scream, Demon Inside of You e Losing Sleep gigioneggiano insipide e macchinose alla ricerca di uno sbocco che non trovano, rivelando come la band fatichi a trovare una sua convincente potenza espressiva, un ardore di tipo più intellettuale che fisico, appena valicati i confini del proprio orticello strettamente power e della propria comfort-zone. E' come se un'ispirazione compositiva incompiuta non riuscisse a sopperire alla mancanza di velocità, rivelando un tallone d'Achille tanto più sorprendente se si considera l'esperienza maturata nel corso di tredici anni di onorata carriera. Per fortuna la curva del gradimento si raddrizza non appena i Burning Point scelgono di tornare sui passi a loro più consoni: Heaven Is Hell, Everdream e Holier Than Thou (quest'ultima tra le cose migliori di The Ignitor per intensità travolgente ed attitudine) presentano buoni intrecci e ritmiche chitarristiche appena più varie, una presenza funzionale delle tastiere, un approccio sinfonico ed un senso dello scorrere che porta ad apprezzarne con maggiore spontaneità e convinzione il lavoro.

Scontato e prevedibile come i titoli dei brani che lo compongono (In the Night svetta sublime ed inarrivabile sopra tutti), il quinto album dei cinque Burning Point è un lavoro onesto come le loro espressioni e fedele alle aspettative, che si beve più o meno volentieri a seconda della sete (musicale) che si ha. Ottimamente prodotto, tradizionale nell'approccio e fin troppo prevedibile nell'esecuzione, il disco pecca del coraggio che ci si aspetterebbe da un "capolavoro" e presenta evidenti cali qualitativi e di tensione per circa un terzo della sua durata, non appena la band si mette alla prova con ritmi più rilassati: in queste occasioni ci sarebbe tutto lo spazio per gettare il cuore oltre l'ostacolo e sperimentare con una ricerca stilistica più approfondita, manifestando una sensibilità ed una cultura che purtroppo la band non dimostra, almeno in questa occasione, di possedere pienamente. Eccellente se dovessimo immaginarlo quale unico rappresentante del genere sulla Terra, il giudizio scende ad appena discreto se si tiene conto delle tante proposte simili -alcune di qualità più omogenea, penso ai conterranei Thunderstone- disponibili oggi sul mercato.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2012
Scarlet Records
Power
Tracklist
1. Eternal Flame
2. In the Fire's of My Self-Made Hell
3. In the Night
4. The Ignitor
5. Silent Scream
6. Heaven Is Hell
7. Losing Sleep
8. Demon Inside of You
9. Everdream
10. Lost Tribe
11. Holier Than Thou
Line Up
Pete Ahonen (Voce, Chitarra)
Pekka Kolivuori (Chitarra)
Pasi Hiltula (Tastiere)
Jukka Jokikokko (Basso)
Jussi Ontero (Batteria)
 
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