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Reverence (USA) - When Darkness Calls
( 1304 letture )
Dici power, dici danno. Sì, sono perfettamente a conoscenza del fatto che non faccia rima, così sono altrettanto conscio che è indubbiamente ingeneroso bollare in modo così spietato il power metal, che da una trentina di anni affascina milioni di individui, compreso il sottoscritto. Eppure è un dato di fatto che, da alcuni anni, ogni uscita riferibile a questo genere venga guardata da fan ed addetti ai lavori con sospetto: si tratta spesso di un preconcetto assurdo, dal momento che esistono tuttora band in grado di sfornare validissimi platter, ma sfortunatamente è indubbio che diversi album power risultino ormai vuoti, stantii e privi di un qualsivoglia barlume di originalità. Questo in parte dipende anche dall’intransigenza di certi ascoltatori, che vorrebbero sempre nuovi capolavori ma gridano al complotto in caso di minima deviazione dalla retta via, ma in parte dipende certamente da gruppi incapaci di rinnovarsi o da nuove leve non pronte a slegarsi dalla lezione dei maestri.

Forse è anche per questo motivo che la formazione dei Reverence, nel primo 2010, è passata pressoché inosservata, a dispetto delle non trascurabili qualità dei suoi membri: troviamo difatti in questo progetto Bryan Holland, ex chitarrista delle leggende NWBOHM Tokyo Blade, Todd Michael Hall e Ned Meloni,
rispettivamente cantante e bassista dei Jack Starr’s Burning Starr, il chitarrista Pete Rossi, già collaboratore dello shredder Joe Stump ed infine Steve Wacholz, batterista fondatore dei Savatage. Non proprio gli ultimi arrivati, convenite? Ma si sa anche che non sempre a grandi nomi corrispondono grandi lavori, polemica questa molto attiva in questo periodo di proliferazione di supergruppi. Ma, alfine, bando alle ciance: dovessimo elencare tutte le infinite diatribe sorte nella storia del rock e del metal non basterebbero cento pagine, ed in ogni caso non è questa la nostra intenzione; quest’oggi la nostra volontà è quella di sgombrare la mente il più possibile da preconcetti su power e supergruppi, analizzando a dovere la prima fatica dei Reverence, intitolata When Darkness Calls (parafrasando Lupo Alberto si potrebbe dire it can’t be ignored).
L’album si apre con la title-track, che ci fa subito capire quali siano le coordinate sonore del gruppo: niente power brioso e festoso, bensì una discreta dose di cupezza sonora presa in prestito dal classic heavy e, in piccola parte, anche dal thrash, di cui del resto il power è cugino di primo grado; il primo minuto funge fondamentalmente da intro ai minuti che lo seguono, dove si delinea il brano vero e proprio, caratterizzato da un riff classico e da un ritornello più veloce in pieno stile Blind Guardian. Un tantino manierista, non c’è dubbio, ma l’inizio è promettente. Bleed For Me prosegue sulla falsariga della canzone succitata per ciò che riguarda le coordinate stilistiche, con un riff solo leggermente più veloce ed un ritornello anche qui accelerato, che però stavolta non è debitore tanto dei Blind Guardian quanto del compianto Ronnie James Dio; non è il massimo della vita ad esser sinceri, piacevole ma nulla più e qualcuno potrebbe già storcere il naso, oltre a chiedersi dove siano le cavalcate tanto tipiche del genere. La risposta a questa domanda arriva con Phantom Lord (piccolo sussulto da fan dei Metallica), uno dei brani più tipicamente power presenti su When Darkness Calls con la sua batteria terremotante in sottofondo: il brano in sé è godibile e piacevole, impreziosito anche da una serie di assoli al fulmicotone, ma non riesce ad elevarsi in termini qualitativi a causa di un ritornello francamente troppo banale e ad esser sinceri anche un po’ loffio. Il primo vero centro della band, fermo restando che anche la title-track è molto valida, arriva pertanto con il mid-tempo Devil In Disguise, forte finalmente di un riff, di un ritmo e di una linea vocale azzeccati al 100%. Anche Too Late, il cui oscuro inizio sembra debitore degli Agalloch, contribuisce ad elevare il livello dell’album, mentre Gatekeeper, un po’ banalotta in alcune sue soluzioni, viene salvata da un ritornello prevedibile, ma nondimeno efficace. Su tutto, poi, va detto che svettano sia le prestazioni dei due axemen sia quella del cantante, la cui potente e squillante voce non manca di affascinare gli ascoltatori. E’ sempre lei ad elevare la qualità di The Price You Pay, altrimenti non irresistibile, mentre Monster rispolvera la formula dei primi brani, vale a dire strofa di media velocità e ritornello corale più sostenuto: la strofa è molto piacevole, il ritornello fino ad un certo punto, dato che la coralità rischia di farsi un po’ stucchevole ad un certo punto. Revolution Rising è una discreta cavalcata, fermo restando anche qui a far la differenza sono chitarristi e singer, mentre After The Leaves Have Fallen è l’immancabile ballata, che non può mai mancare in un vero disco power che si rispetti (non sto facendo della facile ironia eh): potrebbe essere la traccia più scontata in un album che, come abbiamo visto, è assai altalenante per ciò che riguarda l’ispirazione ed invece si caratterizza come una delle tracce migliori del lavoro, brillante e ricca di pathos anche grazie all’ennesima gran prestazione di Todd Michael Hall. In chiusura troviamo infine un bel mid-tempo, Vengeance Is Mine, simile a Gatekeeper come coordinate ma certamente migliore.

Non è semplice condensare in un semplice numero questo When Darkness Calls, senza contare il fatto che un voto numerico rischia di essere riduttivo a prescindere: alcuni elementi sono indubbiamente di ottimo livello e li abbiamo evidenziati in fase di recensione, come la bellissima voce del cantante, gli assoli urticanti dei due chitarristi e la bontà di alcuni brani. Al tempo stesso, però, non è tutto oro quel che luccica e l’album soffre di quei difetti che, purtroppo, sconfessano spesso l’intero movimento power: troppa, troppa banalità in diversi passaggi musicali e troppa riverenza nei confronti dei mostri sacri. Mi spiace, non voglio sembrare anche io uno di quegli ascoltatori feroci e cattivi che ho stigmatizzato all’inizio della recensione, ma in questo album parecchie tracce rischiano oggettivamente di risultare noiose. Non scordiamoci, poi, che il qui presente full-length è opera non di ragazzini alle prime armi, bensì di rodati e sicuri professionisti con un passato importante alle spalle, pertanto è inevitabile segnalare in modo ancor più rigoroso certe pecche. Un ascolto è ovviamente consigliato perché comunque When Darkness Calls è un lavoro più che sufficiente e con alcuni spunti interessanti e brillanti, ma non credo che cambierà il futuro del power metal.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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Taste Of Chaos
Sabato 12 Ottobre 2013, 18.27.34
1
Visti di supporto ai Vision Divine lo scorso mese...il recensore ha inquadrato bene genere e offerta proposta dal gruppo, certamente carente in originalità, ma posso assicurare che in sede live sono notevolissimi! Allegria, risate, e tanto casino. Cosa si può chiedere di più?
INFORMAZIONI
2012
Razor Ice Records
Heavy/Power
Tracklist
1. When Darkness Calls
2. Bleed For Me
3. Phantom Road
4. Devil In Disguise
5. Too Late
6. Gatekeeper
7. The Price You Pay
8. Monster
9. Revolution Rising
10. After The Leaves Have Fallen
11. Vengeance Is Mine
Line Up
Todd Michael Hall (Voce)
Bryan Holland (Chitarra)
Pete Rossi (Chitarra)
Ned Meloni (Basso)
Steve Wacholz (Batteria)
 
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