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Dark Quarterer - Dark Quarterer
( 4103 letture )
Quali possono essere le ragioni per le quali un gruppo e/o un disco italiani non raccolgono in proporzione a quanto seminato? Queste possono essere molteplici: innanzi tutto una produzione assolutamente insufficiente sotto tutti i profili, con una resa dinamica assolutamente piatta e con un leggero sbilanciamento (forse voluto) tra voce e strumenti, che risentita oggi da un ascoltatore abituato solo ai suoni digitali, risulta quasi repulsiva. In secondo luogo può essere l'ambito di appartenenza a determinare la sorte di un platter, quando questo si lega a suoni che nell'anno di uscita di una certa realizzazione, si muovevano in un territorio non certo mainstream. Si può quindi continuare con l'esterofilia innata dell'ascoltatore italiano, che facilmente osanna prodotti esteri non sempre all'altezza di quelli nazionali. Infine può essere la scarsa disponibilità materiale del disco a mettere in difficoltà i potenziali acquirenti. Ebbene: l'omonimo disco d'esordio dei Dark Quarterer soffrì in pari misura di tutte queste difficoltà, ma ciò non gli impedì di imporsi all'attenzione di tutti.

Nati nel 74 e giunti all'esordio nell'87, i Dark Quarterer rappresentano una delle band epic più stimate da tutti gli appassionati del settore di ogni angolo del globo, al pari di Manilla Road e svariate altre di valore mondiale. Il tutto in base ad un approccio ben diverso da quello tracontante dei Manowar, ma basando invece la loro proposta su una solennità e su un modo di arrangiare i pezzi prettamente mediterraneo e miscelando il tutto con un piglio esecutivo di taglio internazionale, che con Dark Quarterer mostrò al mondo come in Italia si facesse epic di livello assoluto. Il tutto tenendo presente che più che altro, la loro fama si basò inizialmente su un solido passa-parola e su varie recensioni positive, dato che l'album era veramente di difficile reperibilità, essendo stato stampato in sole 500 copie.

Aperto da Red Hot Gloves -già una lezione per tutti i concorrenti, pur senza invenzioni musicali particolari- l'album si dipanava di brano in brano senza cedimenti, passando per i dieci minuti circa della cavalcata capolavoro Colossus Of Argil, un pezzo molto vario e soprattutto pregno d'atmosfera; continuando con la ripresa del tema del pezzo d'apertura di Gates of Hell e la strumentale The Ambush, con Gianni Nepi ed il suo basso in particolare evidenza ed un certo retrogusto progressive quasi ovvio dato l'anno di nascita del gruppo, a legare il tutto. Poi la parte finale, con l'arrangiamento NWOBHM-oriented di The Entity, e la chiusura affidata alla title-track/manifesto, vero compendio di tutte le qualità dei Dark Quarterer.
Per tutta la durata del vinile, la band -qui con la formazione storica comprendente Fulberto Serena alla chitarra, il maggior responsabile della parte musicale- mette in mostra il suo gusto compositivo ed esecutivo in bilico tra le tendenze epic internazionali ed il gusto per un certo tipo di arpeggi, di assoli (sia di basso che di chitarra) ed un modo di cantare molto italiano, basato su una certa arte declamatoria poco affine a quella boriosa dei già citati Manowar e più vicina ad una tradizione in particolar modo toscana, che affonda le sue radici molto indietro nel tempo e molto attenta a far capire le parole dei testi di Nepi, anche a costo di sembrare poco naturale. Una citazione poi, merita anche il lavoro alla batteria di Paolo Ninci, sempre preciso ed impegnato anche come seconda voce.

Purtroppo Dark Quarterer rimase all'epoca della sua uscita più una leggenda che un vero disco circolato e conosciuto tra gli appassionati (ma ne esiste una ristampa del 2002 della Unisound), ed è un grande peccato, perché si tratta di un capolavoro italiano che tutti dovrebbero conoscere a dispetto di una produzione decisamente inadatta a valorizzare le qualità del gruppo, rimanendo questa a livello poco superiore a quello di un demo anni 80. Spero che questa mia ultima affermazione non contribuisca ad allontanare dall'ascolto i giovani che volessero sapere chi sono i Dark Quarterer, perché in un certo senso è parte dell'opera, così come lo era di molti dischi usciti in quella decade, e conoscerla è fondamentale, specialmente se per alcuni di loro l'epic è solo quello, pur apprezzabile a tratti, veicolato da Joey DeMaio.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
98.09 su 55 voti [ VOTA]
Claudio
Giovedì 20 Giugno 2019, 23.17.18
38
Mi e’ arrivata oggi la versione riregistrata del 2012, discone incredibile
David D.
Martedì 4 Dicembre 2018, 20.40.13
37
Album strepitoso, inarrivabile, magnifico. Un capolavoro dell'Epic che merita di stare assieme ad altri album di gruppi come Virgin Steele, primi Manowar, Manilla Road, Warlord, ecc... Questa è la musica che amo, che non mi annoia, e che riascolterei cento e cento volte. Colossus Of Argil è di un eleganza e potenza inaudita, e Gates Of Hell... mammamia! Questi per me sono i gruppi italiani da ricordare e amare, altro quelle boiate che passano in TV e che durano massimo cinque mesi. 100 e lode.
Doomale
Domenica 24 Gennaio 2016, 18.44.27
36
Che album meraviglioso...neanche la produzione come dire "grezzotta" (mai come quella di Irae melanox dei colleghi Adramelch, altro capolavoro) ne scalfisce di un millimetro la sua bellezza...tutti i brani sono incredibili..cosa dire della strumentale The umbush???...Un vero capolavoro dell'epic heavy italico.
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 17.06.06
35
Un ottimo inizio penalizzato dalla produzione un pò troppo ovattata. Serena era un chitarrista pauroso: tecnico, fantasioso, melodico. In Italia in pochi come lui.
The Sentinel
Martedì 19 Agosto 2014, 4.42.36
34
Rispetto ai voti regalati a gruppetti mediocri e dintorni su questo sito (anche da questo stesso recensore), dischi del genere meriterebbero almeno 200, ma per stare stretti eh...
CauldronBorn
Mercoledì 25 Luglio 2012, 12.20.28
33
Condivido in toto il pensiero del grandissimo Gianni Nepi, che saluto. Sull'origine di alcuni stili si può anche essere specifici, ma grossomodo dibattere sul "chi ha influenzato chi?" è un po come il famoso quesito su chi è nato prima, uovo o gallina. Sulla questione esterofilia (IN AMBITO METAL) è un problema che esiste assolutamente in Italia, il mio umile parere è che sarebbe più onesto riconoscere l'influenza e il funzionamento dell' industria culturale basata totalmente su interessi economici e portata comunque a promuovere gruppi di determinate nazioni. Le conseguenze della globalizzazione poi hanno permesso (in questo caso in campo musicale) che artisti metal americani, tedeschi o inglesi siano conosciuti e acclamati in tutto il mondo. Un eccezione potrebbe essere quella dei paesi scandinavi che però hanno una cultura e un bacino di ascoltatori metal veramente radicato. Gente che sa fare musica altrettanto bene dall 'italia o dalla turchia o magari dall'indonesia, invece deve fare una fatica tremenda per emergere. Tantissimi gruppi italiani sono oggetto di culto, ma solo per un nucleo di veri metalhead stranieri. Un parallelo di questa situazione potrebbe esser letto nel cinema! Sono almeno 15 anni che Hollywood artisticamente parlando è in ginocchio e priva di idee e non fa altro che riproporre inutili remake di ottimi film stranieri, che finiscono poi per diventare più noti dei film originali stessi! Il cinema indipendente, o i prodotti che vengono dall' India o dalla Korea, hanno dimostrato una qualità nettamente superiore, ma continuano a non godere della stessa attenzione dei colleghi Usa.
Undercover
Lunedì 23 Luglio 2012, 14.37.38
32
Grazie ancora per le risposte illuminanti è stato realmente piacevole dialogare in tali termine ed è stato bello poter leggere direttamente il pensiero del Nepi sulla propria band.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 23 Luglio 2012, 13.05.18
31
Merci encore Monsieur Gianni Nepi per un post che condivido totalmente. S'il vous plaît, ri-registrate questo disco perché i pezzi sono veramente molto belli (je m'excuse ma preferisco Colossus of Argil su tutti...) e come giustamente ha detto lei, ci sono ottimi artisti e mediocri artisti e a me, al di la del genere (che però serve a "definire" un piccolo a grande segmento) quello che conta è che la musica sia bella e dia emozione. E devo riconoscere (ho ascoltato finora Dark Quarterer e The Etruscan Prophecy) che voi fate ottima musica. Ma mi ricordate i Manowar e non so esattamente cosa voglia dire "epico progressivo". E' vero, può essere una "evoluzione" ma vi eravate ispirati ai Manowar? Probabilmente i Manowar non hanno inventato nulla ma l'abbassamento dell'accordatura l'ha inventato Tony Iommi (e da li è partito, forse, il metal) e senz'altro qualcuno ha inventato il jazz (non c'era, una musica così, prima). Il mellotron lo suonarono per primi in un certo modo i King Crimson ad Hyde Park, durante il concerto per Brian Jones e nessuno aveva suonato il mellotron in quel modo, prima. Hanno inventato qualcosa? Ci sarà stato qualcuno che per primo ha deciso di cantare in growl e scream. Negli anni '70 nessuno cantava in growl, quindi qualcuno lo avrà inventato. Nel campo musicale, nessuna di queste invenzioni è avvenuta in Italia. Ecco, secondo me, perchè per certa musica, si tende ad essere esterofili, in Italia ma anche ici in Francia. Questo, comunque, non significa che, rispondendo a Monsieur Undercover, i Genesis siano meglio della PFM. Ci sono molte cose dei Genesis che mi piacciono e molte cose no. Stesso per la PFM. Ma prima a fare quella musica "li" sono arrivati i Genesis. Bernardo Lanzetti su Chocolate Kings canta come Peter Gabriel ma non penso che Peter Gabriel cantasse così perché aveva sentito "prima" Bernardo Lanzetti. Isn't it? Merci e au revoir, surtout a Monsieur Gianni Nepi.
Raven
Lunedì 23 Luglio 2012, 11.28.28
30
Ciao Gianni. Innanzi tutto grazie per il passaggio; circa il tuo commento ti dirò che lo condivido e che spesso, su queste pagine, abbiamo sottolineato in varie recensioni e vari articoli come andando indietro nel tempo non si possa che giungere ad una radice comune, e che quindi si possa parlare di originalità sempre in un senso relativo. Apprezzo molto che rivendichiate il diritto/dovere di proseguire nella vostra ricerca musicale senza fossilizzarsi obbligatoriamente dentro uno steccato. Circa l'appartenza ad una bandiera, il discorso non è da interpretare come mera rivendicazione di una identità nazionale, ma come tentativo di valorizzare certa musica presso un pubblico talvolta poco attento a cosa esce dalla cantina sotto casa, ma attentissimo al demo di una band Norvegese o di altra provenienza. nel vostro caso, serve anche a testimoniare ed a far capire quanto siamo (come italiani) stati fonte di ispirazione per gruppi esteri e di come la musica vada conosciuta ed apprezzata, proprio perchè linguaggio universale.
Gianni Nepi
Lunedì 23 Luglio 2012, 0.19.56
29
La storia è lunga mooolto lunga...ogni musicista ha nel suo DNA la capacità di fare musica...è , come si suol dire, dotato di musicalità...la cosa cambia quando un musicista si arrabatta il cervello a cercare di inventarsi qualcosa di originale (parola difficile da definire)...a quel punto non è più solo un musicista ma diventa un' artista perchè creativo..poi può essere un buon artista (se fa cose buone) od un mediocre artista o addirittura pessimo) se fa cose inascoltabili..(e anche li entra in scena il gusto o il cattivo gusto personale)....comunque per quanto riguarda le "origini" di un genere..beh, dissento a ragion veduta con chi asserisce che qualcuno "ha inventato" un genere...non è davvero così perchè tutti i musicisti dai Led Zeppelin ai Gentle Giant hanno assimilato musica di altri e la hanno trasformata in qualcosa di proprio...ma senza "gli altri" non avrebbero realizzato niente !!! quindi cosa vogliamo dire ??? che dobbiamo risalire all' età della pietra quando chissà quale essere umano maschile o femminile ha casualmente accennato la prima melodia...semmai imitando il canto di un uccello????? ovviamente NO !! quindi resta solo una scelta e cioè che la musica si tramanda, si rielabora, si arricchisce di varie influenze, altri stili e si rinnova ogni volta.....questa si chiama evoluzione musicale...non sempre quest' evoluzione merita apprezzamenti..talvolta si...e poco importa se è la rielaborazione di qualcosa che è già stato "inventato" perchè anche questo qualcosa è derivato a sua volta.....quando nel 1987 su "Rockerilla" Claudio Cubito ci definì capostipiti di un nuovo filone musicale "epico-progressivo" ci assegnò un' etichetta che ha noi fece onore ma che non vogliamo assolutamente come marchio di fabbrica..perchè porrebbe un limite alla nostra ricerca..che proprio perchè tale ha biisogno di libertà nello stile, negli arrangiamenti...molti gruppi anche stranieri si sono ispirati a noi (Metal Lucifer, Doomsword, Holy Martyr per citarne alcuni..) e nessuno toglie a loro la capacità di fare meglio di quanto noi, Dark Quartere, abbiamo fatto.....tutto questo per chiarire che la musica va apprezzata in quanto tale, sulla base del proprio gusto, senza guardare la bandiera del paese di appartenenza di un artista...non per niente la musica è l' unico Linguaggio UNIVERSALE.... un abbraccio a tutti voi e a presto incontrarci.
Raven
Venerdì 20 Luglio 2012, 19.08.17
28
Sottolineo che mi riferivo a gruppi che comunque hanno pubblicato demo e/o dischi ufficiali, quindi il silenzio colpevole è più del pubblico e degli addetti ai lavori. In ogni caso ragazzi, qui siamo pesantemente OT, magari possiamo parlarne meglio sul forum, No? Tornando ai DQ, è unanimemente riconosciuto che il loro modo di interpretare l'epic è peculiare e che all'estero sono molto più famosi che in patria; di chi è la colpa? Del pubblico che è esterofilo (a proposito, il paragone col cibo l'ho sentito anche oggi per radio) o degli addetti ai lavori che non li hanno saputi gestire o valorizzare? Per conto nostro cerchiamo di fare ciò che ci compete: scriverne.
Undercover
Venerdì 20 Luglio 2012, 18.06.27
27
@Marchese vista così e con un pensiero decisamente più esplicito e chiaro rispetto al precedente, almeno per quanto mi riguarda, sono d'accordo, però un appunto lo posso fare? Chi dice che fra i Genesis e la Pfm non si possano ritenere superiori i secondi? Io ricordo da poco più che trentenne, tante discussioni di persone più grandi di me che minimizzavano i risultati ottenuti dalle band proprio in quanto "italiane" come se fosse un demerito e quindi che un'uscita di livello divenisse un miracolo vero e proprio, è questo che intendo soprattutto per esterofilia, non riconoscere di base le qualità musicali a una Nazione che le possiede e ne ha data piena dimostrazione nel corso delle varie decadi, spero di aver reso ancor più limpido il mio pensiero.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 20 Luglio 2012, 17.57.50
26
Monsieur Raven, probabilmente ha ragione, come il suo amico Undercover, nel sottolineare che in un puntino sperso nella carta geografica Italiana, qualcuno aveva anticipato. Nel settore industriale ci sono i brevetti, nella musica, purtroppo no, nel senso dei "generi". Ho una certa (veneranda) età e mi ricordo che nei primi '70, si diceva che la PFM suonava come i Genesis/King Crimson, che il Banco suonava come i Gentle Giant (l'hanno ribadito anche in una recente intervista sul Corriere, mi sembra...), le Orme suonavano come EL&P, Alan Sorrenti imitava i vocalizzi di Peter Hammill, etc. e vogliamo citare le migliaia di gruppi "beat" Italiani? Quando ho sentito per la prima volta i Riul Doamnei e i Dark End, per esempio, accanto a me c'era gente che diceva che suonavano rispettivamente come i primi Dimmu Borgir e i Cladle of Filth. You see? Forse qualcosa di originale è stato fatto dai Rhapsody e dai Novembre. Quindi è vero che qualcuno ha probabilmente inventato nel silenzio della sua stanzetta qualcosa di originale ma è altrettanto vero che quando si descrive la musica di qualche Italiano, anche nelle recensioni, si dice che suona come qualcuno (famoso) straniero (e date un'occhiata alle Vostre recensioni, o leggete True Metal.it). Questo, generalmente lo si vede come l'essere esterofili. Questo, non accade per esempio nel cibo e nei vini. Nessuno è "esterofilo" nel mangiare (tranne qualche amante del sushi). All'estero (dove vivo spesso), riconoscono volentieri le cose belle Italiane, musica inclusa. Forse loro più che essere esterofili, badano al concreto delle cose. Gli Italiani invece, non sembra, vista ad esempio la classe politica incapace che si ostinano a votare ad ogni elezione. Isn't it? Au revoir encore.
Raven
Venerdì 20 Luglio 2012, 17.11.24
25
Premettendo che siamo OT, tendo ad essere d'accordo con Undercover. E' falso nel merito che l'Italia non sia stata originale, e proprio la lettura (anche) del recentemente recensito Sub Terra può dimostrarlo. Il problema è stato ed è che se io sono originale nella mia stanza, nessuno lo viene a sapere, ma se quialcuno sente ciò che faccio, lo sviluppa e riesce a farlo sentire a molti, diventa lui l'originale, e di me non saprà mai niente nessuno. Circa il Prog è vero che non fu in origine fenomeno italiano, ma poi fu sviluppato in Italia come in nessun altro paese, e moltissimi artisti prog riconoscono la nostra importanta e superiorità nel settore. Oltre ai gruppi citati nei commenti precedenti, segnalo la presenza in DB di tante recensioni e di una serie di articoli in proposito. I dark quarterer - per tornare IT- non hanno inventato l'epic probabilmente, ma lo hanno proposto con un gusto mediterraneo che li ha resi immediatamente riconoscibili, ed ancora una volta all'estero ce lo riconoscono, siamo noi che ignoriamo colpevolmente ciò che abbiamo in casa, salvo poi osannare chi ce lo copia o propone qualcosa di risibile.
Undercover
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.54.59
24
@infatti non è ciò che intendevo per "merdate melodiche" che tendeva a mirare più la rappresentanza o militanza di pseudo artistoidi da X-Factor. Ciò che dici sulla Pfm è correttissimo ma chi non è ispirato da altri? Però fra l'essere ispirato e l'essere un clone o mancare di personalità/originalità credo che vi passi una bella differenza, il più delle volte similare a un fil di capello ma pur sempre considerevolmente importante. Comunque mi scuso con Raven per l'off topic esagerato e ringrazio per la piacevole divagazione chi vi ha preso parte.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.50.58
23
Bien sûr, Monsieur Undercover, se andiamo a scrutare nel dettaglio alcune singole cose, voi Italiani avete inventato anche il telefono e il computer alla Olivetti. Ma, citando alcuni esempi, nessuno mi toglie la sensazione che la PFM arrivò "dopo" i King Crimson, Genesis, Van Der Graaf Generator e Gentle Giant. Lo stesso Di Cioccio che citi, sul sito della PFM racconta che il moog su Impressioni di Settembre lo presero come idea dai Beggar's Opera. Probabilmente Stratos e gli Area hanno fatto qualcosa di originale (ma a me ricordano il jazz rock e certo free jazz di matrice anmericana, naturalmente reinterpretato) o anche gli Opus Avantra hanno molto di originale. Ma se pensiamo a quello che chiamiamo musica moderna come citavo prima, a nessuno viene in mente l'italia in primis. Se dico black metal, viene in mente prima la Norvegia o l'Italia? Enfin, vorrei sottolineare che le "merdate melodiche" e i trallallero gli hanno tutti ma molti gruppi gothic o symphonic metal, hanno preso spunto dal patimonio lirico e dal bel canto Italiano. Merci et au revoir Monsieurs.
freedom
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.28.04
22
Comprendo perfettamente. Che dire? Anche il tuo ragionamento ha una sua logica.
Undercover
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.24.43
21
Jacula e Stratos però sì, i Cccp di Lindo Ferretti sono una creatura assurda della quale ne trovi una similare al mondo? Gli Schizo nel loro stile con "Main Frame Collapse" pur presentandosi come thrash/core come violenza e impatto al tempo erano unici, lo stile dei Bulldozer altrettanto, i primi Sinoath sono ricordati in molti cd di band norvegesi e svedesi e l'uso dei Synth in quello che era il black e "Forged In Blood" rispetto a ciò che si muoveva in Scandinavia al tempo era parecchio diverso, poi oh se vogliamo proprio non vedere facciamolo e i risultati si vedono tutti. Ovviamente Freedom non l'ho con te e comprendo il commento del marchese ma non lo condivido se non in minima parte.
freedom
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.24.12
20
L'esempio della pizza calza a pennello: forse i giapponesi hanno imparato a farla meglio dei napoletani, ma l'originale ha sempre un fascino particolare, ed è quella universalmente riconosciuta come "la vera pizza"...è una cosa psicologica, non so...
freedom
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.19.14
19
Si non hai tutti i torti Undercover, però anch'io credo che le radici del rock (come di altri generi) non risiedano qui da noi. Gli IN.SI.DIA ad esempio spaccavano i culi certo, ma non hanno inventato niente mi pare.
Undercover
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.12.06
18
Io invece non sono molto d'accordo perché storicamente noi abbiamo un underground floridissimo anche nei momenti cruciali della storia della musica rock che non conosciamo, quanti amano Jacula e sanno che praticamente anche i Black Sabbath ascoltavano Bartoccetti? Quanti conoscono il movimento prog italiano davvero bene da poter dire che sia stato inferiore a quello statunitense o inglese? Quanti ancora parlano di thrash e non hanno mai sentito neanche nominare gli In.Si.Dia o gli Alligator? L'estereofilia c'è e tutta e non è vero che siamo sempre stati dei semplici cloni, chiedetelo a un signor Franz Di Ciccio se la Pfm quella di Pagani e Mussida erano dei cloni o se Stratos sia stato il clone di qualcuno, tendiamo sempre a svilire le nostre creature, è un male. L'Italia è conosciuta nel mondo per il bel canto e le merdate melodiche, non parlo di Carosone, Modugno e altri che erano artisti, credo possiate immaginare a cosa io possa accomunare a tale termine, è colpa dell'industria musicale nostrana che fa cagare da tempo immemore.
freedom
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.05.24
17
Condivido in pieno l'intervento di Le Marquis de Fremont.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 20 Luglio 2012, 11.41.54
16
Voilà, interessante argomento, questo della esterofilia degli Italiani... Prima vorrei sottolineare che questo Dark Quartered probabilmente, come già accennato, ha il difetto di essere introvabile. Ma Vittorio (post 7) dice che usciranno a breve con l'album riarrangiato (e risuonato). Speriamo bene. Poi, non è vero che gli Italiani sono esterofili. E' che, come del resto qui in Francia, si tratta di cose che sono state inventate da altri. Tutta la musica "moderna" (si on peut appeler...) dal rock'n roll, al jazz, al beat, progressive, hard rock, al metal al black al trash, etc. è stato inventato fuori dall'Italia. Quindi gli Italiani "copiano" o "reinterpretano" qualcosa fatto da altri prima e da un'altra parte. Parbleau, spesso con risultati eccellenti e superiori a molta produzione straniera! Ma questo sottile senso di plagio o rifare cose di altri, porta d'istinto a preferire l'originale. Gli Italiani hanno inventato l'opera lirica e il "bel canto" e infatti all'estero ci copiano su questo, così come ci copiano il parmigiano e la pizza. Detto questo, a me non importa molto da dove proviene il gruppo. L'importante è che il contenuto sia valido. Au revoir, Monsieurs.
Raven
Giovedì 19 Luglio 2012, 8.38.54
15
Infatti ho sottolineato la cosa con parole che pochi usano di solito.
CauldronBorn
Giovedì 19 Luglio 2012, 2.06.53
14
Io sono un cultore dei suoni piu sporchi e del sound '80, ma la produzione purtroppo qui fa veramente pietà. Se parliamo della qualità delle canzoni e la bravura dei Dark Quarterer alzo le mani. Quoto qualcuno qua sotto, Colossus of Argil è una canzone spettacolare. Eroi del metallo italiano.
Undercover
Mercoledì 18 Luglio 2012, 0.22.43
13
Battaglia persa, l'ho detto più volte ma molti si limitano al cazzeggio puro e di ascoltare e commentare seriamente offrendo il loro punto di vista non se ne parla proprio... basta guardare sotto l'ultimo Manowar quanti sono i commenti inutili e quanti quelli utili nelle altre recensioni, solita storia.
The Nightcomer
Mercoledì 18 Luglio 2012, 0.01.11
12
Sai che gli americani (si parla di collezionismo) vanno matti per il nostro metal? Non è che possono definirsi esterofili anche loro? Purtroppo (e le mie tasche lo sanno bene) diverse bands americane non sono state ristampate, sempre che non si menzionino a tale proposito i casi in cui sono squallidamente finite su bootleg (magari split), ma effettivamente qualcosa che non va c'è e, per quanto mi riguarda, può estendersi anche oltre le condivisibili osservazioni che hai fatto. La presunta esterofilia italiana forse non deriva esclusivamente da un boicottaggio consapevole da parte degli ascoltatori, ma anche da altri fattori, non sempre addebitabili a questi ultimi. Per fortuna c'è qualcuno che PARLA di certe realtà (come la presente webzine, ad esempio), ma questo è solo il primo passo. E' la mia opinione, magari errata, ma credo che gli estimatori nostrani del metal italiano (come di altre correnti che meriterebbero tutt'altra considerazione) possano potenzialmente aumentare, a patto siano sufficientemente aperti da non escludere a priori alcuna proposta, sia essa estera o italiana (la qualità dovrebbe essere sempre riconosciuta), soprattutto se appartenente ad un periodo storico che tantissimo ha dato al metal. Quando però vedo centinaia di commenti in recensioni di dischi improponibili e una manciata di frasi sui capolavori storici (anche esteri) allora veramente penso che ci sia qualcosa che non torna!
Undercover
Martedì 17 Luglio 2012, 22.57.46
11
Ciao Nightcomer, si sotto molti punti di vista concordo, però se fossero stati americani fra ristampe, operazioni di recupero e non so quanti altri sotterfugi magari il nome avrebbe avuto un minimo di risonanza in più e col tempo chissà... per un italiano è più semplice arrivare ai Brocas Helm che ai Dark Quarterer, ci sarà qualcosa che non quadra no?
The Nightcomer
Martedì 17 Luglio 2012, 22.46.32
10
Ciao Undercover. Quoto la seconda parte del tuo messaggio (questa band, al pari di altre, avrebbe meritato senz'altro maggior seguito), ma ammetto di non ritenermi automaticamente così sicuro che i Dark Quarterer siano stati ignorati solo perché italiani... Una tiratura del genere non poteva che passare inosservata, esattamente come accaduto a centinaia di altri gruppi (pensiamo ad esempio alla scena americana e canadese negli eighties, costellata da diverse autoproduzioni che oggi la gente conosce ancora meno rispetto al Dark Quarterer). E che dire di collocazione temporale e proposta musicale? Da possessore dei vinili originali di questo omonimo e di The Etruscan Prophecy posso solo dire di essere contento per questa recensione, ma altrettanto sicuro che questa band resterà sempre amata da una ristretta percentuale di ascoltatori.
lux chaos
Martedì 17 Luglio 2012, 22.17.57
9
Capolavoro indiscusso
Lizard
Domenica 15 Luglio 2012, 12.03.46
8
Band non solo da riscoprire ma da inserire di diritto tra le più grandi del genere.
Vittorio
Sabato 14 Luglio 2012, 22.29.41
7
Ricordo che i Dark Quarterer usciranno a breve con il loro debut album completamente risuonato e riarrangiato. Stay tuned!
Raven
Sabato 14 Luglio 2012, 22.05.02
6
Purtroppo è così, e di questo aspetto parlemo presto in altra sede.
Undercover
Sabato 14 Luglio 2012, 19.15.26
5
Ingiustamente non calcolati perché italiani, fossero stati statunitensi li ricorderemmo ancora oggi come dei miti indiscussi invece penso li si conosca sempre in troppo pochi.
il vichingo
Sabato 14 Luglio 2012, 13.40.28
4
Ah i Dark Quarterer... grandissima band che, a mio modesto avviso, non è considerata come meriterebbe. Lodevole la scelta di rispolverare questo capolavoro per far capire che la storia dell'epic passa anche di qua.
born_too_late
Sabato 14 Luglio 2012, 13.38.30
3
Che gran disco, Colossus Of Argill da pelle d'oca! In questo lavoro c'era ancora Fulberto Serena, e la qualità degli arrangiamenti di chitarra è un qualcosa di incredibile!
Subhuman
Sabato 14 Luglio 2012, 13.34.25
2
Che signor disco!
nerchiopiteco
Sabato 14 Luglio 2012, 12.45.59
1
Band fondamentale dell'epic, c'è poco da discutere; peccato solo per la produzione "un pò" sporca ma che comunque non incide sulla grandezza dell'opera; non si spaventi chi si trova al primo ascolto e soprattutto, peccato che sia una band più famosa all'estero che in Italia
INFORMAZIONI
1987
Label Service
Epic
Tracklist
1. Red Hot Gloves
2. Colossus Of Argil
3. Gates Of Hell
4. The Ambush
5. The Entity
6. Dark Quarterer
Line Up
Gianni Nepi (Basso, Voce solista)
Fulberto Serena (Chitarra)
Paolo "Nipa" Ninci (Batteria, Seconda voce)
 
RECENSIONI
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