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Fenrir - Echoes of the Wolf
( 2317 letture )
Echoes of the Wolf è l’album di esordio del gruppo francese dei Fenrir, formazione folk metal proveniente dalla Lorena. La band, formata nel 2006 dal chitarrista Sylvère e dal batterista Quentin, giunge all’album di debutto dopo due demo e diverse variazioni di line-up. La musica che suonano è un incrocio tra symphonic metal, power metal e musica celtica, e le tematiche di cui si occupa la band sono quelle delle leggende celtiche/romantiche legate al ciclo arturiano (Tristan and Iseult, The Tale of Taliesin), con un po’ di Shakespeare (Macbeth) e un pizzico di mitologia nordica che ormai è come il prezzemolo (Hofgar’s Kingdom). La formazione è piuttosto atipica: alla classica struttura basso-batteria-due chitarre si aggiungono ben due violini, uno dei quali suonato dalla cantante Else.

Echoes of the Wolf ha un buon inizio, una pomposa introduzione d’archi ricca di pathos che continua in un opener piuttosto riuscita, ma purtroppo l’album finisce per stancare ben presto a causa di alcuni fastidiosi difetti che ora vi descriverò.
I problemi secondo me più evidenti sono quelli legati alle vocals ed alle linee vocali: la voce acuta di Else ha un che di sottile, soprattutto quando canta le note più alte (cioè spesso). In più, non è che abbia tutta questa espressività. Secondo me il suo è un tipo di voce che starebbe benissimo in un coro (infatti nel brano Pavane, in cui canta in coro con gli altri del gruppo, fa la sua figura), ma che non è adatta a fare da solista. I Fenrir poi hanno fatto la scelta bizzarra di non filtrare né cancellare in alcun modo i respiri. Else prende fiato rumorosamente ogni poche parole e come se non bastasse sibila pure sulle s! Ma la goccia che fa traboccare il vaso è il modo in cui pronuncia i testi: dà all’inglese la stessa accentazione del francese, quindi “battle” diventa “battól”, “fallen” “follén”, “goddess” “godés”, “body” “bodí” solo per dire i primi che mi vengono in mente. La domanda che mi sorge spontanea a questo punto è: ma cantare in francese no? L’unico vero vantaggio dell’usare la lingua inglese è che con le sue parole brevi e ad accentazione regolare rende più facile scrivere una strofa con una metrica adatta al ritmo della musica. Che senso ha cantare in inglese con gli accenti del francese?
L’album non è privo di difetti neanche per quanto riguarda gli arrangiamenti. Quando violino o voce assuomono il ruolo principale capita spesso che le chitarre eseguano giri di accompagnamento poco indovinati, che invece di potenziare e mettere in evidenza la melodia principale finiscono per rubarle spazio attirando su di sé l’attenzione dell’ascoltatore. L’effetto è accentuato dal modo in cui è stato eseguito il missaggio: il volume delle chitarre rimane alto a prescindere da cosa stiano suonando, se assoli o parti di accompagnamento, il che rende l’effetto complessivo piuttosto pesante e faticoso da ascoltare. Se a questo si aggiunge il fatto che i Fenrir sono molto ripetitivi (ogni struttura viene ripetuta come minimo una o due volte più di quello che detterebbe il buon gusto, ascoltatevi The Battle of Stirlin se volete un esempio) il risultato è questo: iniziano benino, a metà disco stancano, si arriva alla fine a fatica.
Ultimo difetto: la batteria è piuttosto monotona (presenta diverse variazioni all’interno della stessa canzone, ma è molto simile in tutte) e spesso fuori luogo, in particolare quando suonano gli archi: la sensazione che dà non è quella di un violino che suona seguendo il ritmo dettato dalla batteria, ma quella di una batteria che suona sopra ad un violino.
Detto questo, le canzoni più riuscite dell’album sono quelle in cui questi difetti pesano di meno: Morrigane’s Fury, Fenrir, Lost in the Twilight e Prancing Poney.
In Morrigane’s Fury prevale il metal sinfonico. Niente di folk qui dentro, le parti di violino si ispirano di più alla musica classica. La canzone si sviluppa su una ben riuscita melodia d’archi e che presenta diverse variazioni sul tema principale, ma senza esagerare, così da non riuscire pesante. La performance vocale in questo brano è una delle meglio riuscite dell’album (non è piatta, in sostanza), ed è arricchita da alcuni cori, un po’ stile Rhapsody, che conferiscono pathos al brano.
Fenrir e Lost in the Twilight sono praticamente power e riescono a bilanciare bene gli interventi di violini e chitarre. Fenrir ha un bel ritornello in cui la voce viene accompagnata da un frenetico riff di chitarra, ed alcuni momenti di respiro in cui le chitarre se ne stanno finalmente dietro le quinte per lasciare spazio ai violini. Lost in the Twilight, invece, lascia il ruolo di primo piano alle chitarre e mette i violini a fare discretamente da accompagnamento. Inizia con un riff veloce ed accattivante che viene ripreso più volte ma senza esagerare, ed ha un bel finale con voce e violino, avventuroso e romantico. Chiudendo un occhio sul fatto che "Twilight" diventa "Tuailàit", è un bel brano.
Prancing Poney invece è puro folk. Totalmente strumentale, ha un ritmo incalzante e ballabile, e il modo in cui i due violini suonano assieme durante la canzone è trascinante. Finalmente li fanno suonare assieme sulle parti folk, aggiungerei! Nei brani precedenti spesso si limitano ad alternarsi. La canzone ha forse una lunghezza eccessiva, ma si lascia ascoltare.
In ogni caso, quattro pezzi interessanti su dodici (senza contare la prima traccia che è un intro e Pavane e Gaya che sono brani acustici) purtroppo per me non è sufficiente.

Questo è quello che dovrebbero fare i Fenrir, a mio parere, per produrre qualcosa di veramente interessante: cambiare cantante, magari mantenendo Else come seconda voce, lasciar perdere l’inglese, migliorare gli arrangiamenti in modo che le chitarre non rubino la scena agli archi, tagliare un po’ le ripetizioni anche rischiando di fare dei brani più corti. Ce la faranno? Staremo a vedere!



VOTO RECENSORE
47
VOTO LETTORI
47.5 su 2 voti [ VOTA]
fabriziomagno
Mercoledì 18 Luglio 2012, 12.34.07
2
uno dei dischi più noiosi ascoltati in questo 2012...veramente pessimi.
Daniele
Lunedì 16 Luglio 2012, 22.57.10
1
Ogni volta che c'è una recensione folk,mi fiondo a leggere la recensione e poi mi vado ad ascoltare la musica proposta. In questo caso,reputo questo cd piacevole e secondo me merita la sufficienza. Ma come scritto nella recensione,la voce non è il massimo,quindi diciamo che gli do un 65 .
INFORMAZIONI
2012
Savage Productions
Folk
Tracklist
1. Awakening
2. Morrigane's Fury
3. The Rainbow Bridge
4. Macbeth
5. Fenrir
6. The Tale of Taliesin
7. The Battle of Stirling
8. Lost in the Twilight
9. Pavane
10. Prancing Poney
11. Holfgar's Kingdom
12. Mama Troll
13. Tristan and Iseult
14. Thunder-Cliff
15. Gaya
Line Up
Elsa Thouvenot: voce, violino
Florian Lagoutte: chitarra
Sylvère Jandel: chitarra solista
Sophie Luporsi: violino
Jordan Lavaut: basso
Kevin Keiser: batteria
 
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