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Nachtblut - Dogma
( 2266 letture )
Dogma colpisce subito per l’apparente (ma solo apparente) immediatezza e per i suoi tratti acuminati, concepiti dal quintetto teutonico per infondere nell’ascoltatore un repentino contagio, coinvolgimento, trasporto. Strano a dirsi, ma all’inizio cattura l’attenzione per la sua linearità e cattiveria, poi la irretisce con le sue armi nascoste, che non emergono in modo così evidente da subito, ma che col tempo cominciano gradualmente a consolidarsi ed a prendere corpo.
Il sound proposto è una miscela esplosiva di black / extreme metal alla Cradle of Filth, sinfonie classiche, elettro, industrial alla maniera dei Rammstein, con sporadiche puntate persino verso il melo-death alla Heartwork dei Carcass (vedi, ad esempio, l’inesorabile marcia di Macht, ma nel caso specifico il riferimento potrebbe essere puramente soggettivo); il tutto sotto i malefici influssi dei connazionali Eisregen (cui non a caso il combo fece anche da supporto), per un genere che la band stessa ama definire "dark metal", che è prevalentemente imperniato sul melodic black ma che in realtà, come premesso, è molto più articolato di questo.

Senza dubbio il primo veicolo di contagio sono le corde di Greif, che scagliano ruvidi fendenti, seguono andature ritmate, decise e trascinanti, costituiscono le linee asperrime lungo cui i brani si muovono, sintonizzandosi il più delle volte sulle movenze del "tanz", ma sperimentando anche frequenti break o violenti imbarbarimenti; così è, ad esempio, in Der Weg ist das Ziel (uno dei migliori brani dell’album), che avvince per l’alternanza di cavalcate e devastanti riff in tremolo. Una chitarra è sufficiente, deve solo eseguire i tagli superficiali, servono solo tanta efferatezza e rugosità, non virtuosismi o particolari colpi di genio, se si esclude l’asfissiante assolo in tapping e i micidiali riff raschiati e galoppanti di Busssakrament.
Segue a ruota l’ugola del vocalist, costantemente in bilico tra due opposte propensioni. A momenti è guardingo, come un rapace in agguato pronto a catturare la sua preda, procede lento con voce rauca e robusta, ritmata ed implacabile; la lingua tedesca poi, con i suoi tratti duri e spigolosi, si presta particolarmente bene ad acuire l’asprezza del cantato e, più in generale, del sound proposto. Più di frequente, tuttavia, la vocalità di Askeroth si estrinseca in uno scream acuto e spietato, che al momento giusto, con il suo gracchio, infligge colpi profondi con precisione chirurgica. Il vocalist è coadiuvato nella sua funzione dai backing vocals del bassista, tendenti più che altro al growl, in un’altalenarsi di harsh vocal che a momenti quasi si rincorrono, come, ad esempio, in quel simil-dialogo da brividi proposto in Vulva.
A proposito, invece, delle quattro corde di Sacerdos, c’è da dire purtroppo che il loro suono non risalta troppo spesso, ma, le volte in cui lo fa, è altrettanto in grado di sferrare colpi davvero letali. Di contro, il drumming si mantiene per lo più su tempi medi, ma non mancano di certo le incursioni dei tappeti di doppia cassa e le devastanti esplosioni di blast beat nei momenti salienti dei brani.

Ma non è tutto, manca ancora un ingrediente fondamentale e forse il meglio deve ancora arrivare…
Per esplicitare meglio questo concetto, si prenderà qui come spunto uno dei brani più interessanti del platter, vale a dire Mein Herz in ihren Händen. Quest’ultimo è la sintesi di quello che ci si può aspettare dal disco: tocchi classici al piano accompagnati da timbro basso e rude con spiccata cadenza teutonica; effetti al synth in modalità "archi" squarciati da violenti colpi al drumkit e da una vocalità letteralmente demoniaca; up tempo black metal assolutamente feroci, maligni; riffing ruvido in stile death / thrash, cantato in scream acuto ma con controcanto in growl e suoni eterei in background. Poco prima del quinto minuto, poi, accade l’inimmaginabile: il brano sembra concluso e invece riparte cambiando totalmente registro, con suoni elettronici veementi in chiave industrial / trip hop che si mescolano a sample di meravigliose voci auliche femminili, che bilanciano la durezza dei suoni con un’imprevedibile leggiadria.
Insomma, è facile dedurre da questa descrizione come sia fondamentale il ruolo del synth e quanto si sia rivelata eclettica la prova di Lymania, un vero funambolo delle tastiere e dei mixer, un fuoriclasse a cui va riservato a mio avviso un caloroso plauso. Straordinaria peraltro la sua capacità di adattare gli effetti usati a tutte le situazioni, dal raggelante organo di Busssakrament, al decadente xilofono ed agli squisiti arrangiamenti della vampiresca Ich Trinke Blut, agli effetti elettronici e ai tappeti tastieristici molto duri ed intensi di Rache, e così via. Gli esempi si sprecano, basta percorrere i circa cinquanta minuti del disco per rendersene conto, non serve aggiungere altro a questo proposito.

Merita un discorso a parte, a mio avviso, la traccia conclusiva Schritte, una truce ballad molto triste e malinconica (la pioggia ed il temporale ne amplificano l’effetto), ma anche molto dinamica e bizzarra, con questi suoni elettronici sontuosi e questa parte canora tormentata e densa, alternata a sospiri ed accenni in scream. È come un vortice che ti risucchia e quando hai finito vorresti ascoltarla di nuovo, poi di nuovo ancora, e nonostante questo non sei mai sicuro di aver capito cosa le tue orecchie abbiano realmente udito, ma di certo non si può restarne indifferenti. È qualcosa che ti colpisce e ti confonde, che desta sensazioni forti: è inusuale ascoltare qualcosa di simile!

In sintesi, il terzo album dei Nachtblut, in uscita a tre anni di distanza da Antik, rivela finalmente le vere doti di questo singolare quintetto teutonico, mettendo in luce uno stile molto personale ed imprevedibile, riuscendo allo stesso tempo a catturare l’attenzione sin dal primo ascolto ed a sorprendere sempre più ad ogni ascolto successivo. No, non mi sento di muovere alcun appunto a questo lavoro (forse solo l’eccessiva elettronica in Eiskönigin non mi ha convinto molto, ma sono inezie), bensì solo di dispensare elogi per l’elevata qualità del songwriting e degli arrangiamenti, per la produzione, per la flessibilità e per la magistrale prova offerta dai suoi elementi, in primis dal tastierista.

Vorrei dedicare la chiosa finale a qualche breve considerazione che prende spunto dai testi. In casi come questi, in cui la lingua utilizzata non è facilmente comprensibile ai più, potrebbe magari risultare utile fare un breve cenno alle liriche, che si ispirano anche a questioni come l’indifferenza, il valore della vita, oltre che, naturalmente, alle classiche materie oscure o antireligiose.
Un brano in particolare ha colpito la mia attenzione, non solo per la tematica forte in esso affrontata, ma anche per il modo provocatorio in cui essa è stata esplicitata. Trattasi di Busssakrament, in cui il protagonista incarna una delle figure che peggio insozzano questo mondo con il loro lerciume interiore, vale a dire un prete pedofilo. Il testo fa in qualche modo da tramite, rispondendo indirettamente ad una domanda interessante, cioè come faccia un losco figuro del genere non solo a guardarsi alla specchio dopo aver violato l’innocenza con le sue insane perversioni, non solo a rispondere alla propria coscienza (ammesso che ne abbia una), ma soprattutto a giustificare le proprie azioni di fronte ai dettami che dovrebbero essergli stati inculcati, cioè quelli strettamente correlati al suo presunto credo religioso. Ebbene, com’è spesso accaduto nella storia dell’uomo, anche costui riesce a distorcerne i contenuti, a trovare giustificazione del suo ignobile operato nella Sacra Parola travisandola a suo piacimento, dicendo a se stesso che in fondo non sta facendo altro che amare il suo prossimo come gli è stato insegnato o altre assurdità del genere. Del resto, non è una novità che, nel nome di un Dio ritagliato su misura d’uomo, talvolta sono state compiute alcune delle peggiori nefandezze. Se questa fosse una provocazione, come sono certo che essa sia, non potrei che stare dalla parte dei Nachtblut, purché non si faccia di tutta l’erba un fascio, purché si ricordi che, a fronte di una sparuta minoranza di bestie che fanno rumore per le loro azioni immonde, esistono tantissimi altri uomini (e donne) che, nel silenzio, vivono quel messaggio con dedizione ed attenzione verso il prossimo ed, in special modo, verso quelle creature innocenti che hanno solo bisogno di candida tenerezza e protezione.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80 su 4 voti [ VOTA]
AlexRn
Venerdì 25 Ottobre 2013, 16.27.11
3
Ho avuto modo di conoscere questa band dal vivo proprio ieri nel live di Darmstad(DE).Veramente interessanti e la sensazione è che il live sia il modo migliore per conoscerli,oltre a essere molto bravi dal vivo,hanno anche un ottima presenza sul palco e i sali e scendi emozionali della loro musica si accentuano in modo eccezionale!Molto..molto bravi!Una grande scoperta per me e complimenti per la vostra recensione!
Metal3K
Giovedì 26 Luglio 2012, 16.50.55
2
@Gio: idem. Grazie di cuore
GioMasteR
Giovedì 26 Luglio 2012, 16.01.08
1
Band interessante, sono riusciti a piacermi pur considerando che non impazzisco per le contaminazioni elettroniche/dark. Recensione davvero molto curata e considerazioni in chiusura degna di nota, bravo Andrea!
INFORMAZIONI
2012
Napalm Records
Melodic Black
Tracklist
1. Dogma
2. Der Weg ist das Ziel
3. Ich trinke Blut
4. Eiskönigin
5. Rache
6. Mein Herz in ihren Händen
7. Mordlust
8. Macht
9. Busssakrament
10. Vulva
11. Schritte
Line Up
Askeroth (Vocals)
Greif (Guitars)
Sacerdos (Bass, Backing Vocals)
Skoll (Drums)
Lymania (Keyboards)
 
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