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A Hero A Fake - The Future Again
( 1087 letture )
Partono bene ma finiscono col fiatone.

Sono americani e sotto contratto con Victory Records. Detto ciò, ogni curiosità circa il genere suonato dagli A Hero A Fake va a scemare. Se non altro il nome è particolare, bisogna ammetterlo.
Nel North Carolina, circa otto anni orsono, alcuni ominidi eretti decisero -come molti altri conterranei- che il metalcore era l’affare del momento e vi si tuffarono senza esitazione. Nella sequenza sono arrivati un demo, un EP e di nuovo un demo. Tanto è bastato ai nostri per farsi notare dalla famosa etichetta americana e dal 2008 si è arrivati al terzo full lenght.
Seconda dote -almeno teoricamente- positiva dopo quella per niente trascurabile dell’originalità del nome: i nostri non stanno con le mani in mano. Ora, però, bisogna verificare se quest’ultima caratteristica è tale anche in pratica.

Non conosco i lavori antecedenti al nuovo The Future Again ma quanto presente in questo disco rappresenta un tentativo onesto per distaccarsi dalla flosce degenerazioni le quali stanno seppellendo un genere che un tempo andava per la maggiore.
Inizialmente l’album palesa gli aspetti più riusciti, o, per meglio dire, identifica da subito lo stile della band. Nelle tracce a seguire c’è solamente una riproposizione delle parti iniziali, e si procede "a vista", andando a ripescare ossessivamente quanto già ascoltato nei primi minuti.
I nostri mostrano un connubio fatto di metal e hardcore arrivando fino al confine con quanto prodotto dai Meshuggah, riducendo di molto le classiche parti all’acqua di rose (Of Sharyn?) e tentando quindi di tenere alta l’attenzione sulla pesantezza del sound.
Il fatto è idealmente positivo, soprattutto considerando l’odio arcigno e sempre più diffuso di moltissimi ascoltatori verso partiture degne della peggior musica pop. Il problema è che gli A Hero A Fake, al di là dei falsi miti da loro osteggiati e palesati nel moniker, non si concentrano abbastanza sul songwriting. E’ proprio lì che si insidia il principale difetto dell’album, tant’è che arrivati a metà disco le idee cominciano a ripresentarsi nella medesima forma e ad appiattirsi sugli stessi break.
Io comprendo come in un genere determinate “movenze” servano a caratterizzare il tutto, a trasmettere una catalogazione, un senso di appartenenza, e perché no, anche a sfogare i muscoli del collo durante malsane scapocciate ad intervalli irregolari. Però eccedere può produrre risultati alterni, quindi -paradossalmente- dallo scuotimento sincopato del testone seguente al centocinquantesimo breakdown del riffone si viene fiondati nello sbadiglio e nella morte lenta del neurone.

Se tutte le tracce comunicassero la facilità d’ascolto della iniziale Mechanical Heart, della chirurgica Dead And Done, se ognuna trasmettesse l’acredine che solo qui è lì si scorge, allora si potrebbe parlare di un gran bel disco. Purtroppo non è così, e non basta l’ottima produzione a colmare le mancanze in fase di scrittura, non è sufficiente la tecnica più che buona mostrata dai nostri né tantomeno la ricerca di un percorso più originale di tante altre realtà.
Ci vorrebbe anche una cura maggiore dell’insieme e soprattutto più varietà nello scegliere riff, ritmica e parti vocali.
Ad onor del vero è doveroso sottolineare come la band americana si mostri assai meno ruffiana di molte che l’hanno preceduta e che godono di risconti ben maggiori. Non c’è quasi mai traccia di clean vocals pseudo melodiche o di riffettini annacquati, e la melodia, laddove viene utilizzata, non sembra fine a se stessa.

Operando un contemperamento di interessi, o se preferite, sbudellando una sintesi tra tutti i fattori contrastanti, penso che The Future Again meriti la sufficienza, anche se il rimpianto per le succitate mancanze permane.
In conclusione, posso affermare che ascoltare questo disco è stato come osservare la partenza di una gara di cento metri, dove l’atleta scatta bene, arriva a metà corsa lottando per una medaglia ma poi dimentica la progressione e perde il podio.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
BILLOROCK Fci.
Lunedì 30 Luglio 2012, 13.27.30
2
Non ci avevo mia fatto caso, ma il pensiero di FLAG non ha tutti torti eh ...
Flag Of Hate
Venerdì 27 Luglio 2012, 10.15.08
1
Ennesima conferma della regola N°1 del metalcore, che recita "Se vuoi fondare una band metalcore, è fortemente consigliato scegliersi un moniker ingarbugliato e composito ma che, a conti fatti, non vuol dire assolutamente nulla" esempi? We Came As Romans (Aòòò, li mortacci, che c'avete 'na bira?), In This Moment, I Killed The Prom Queen, August Burn Red (bè, qui la storia è abbastanza grottesca ) e i sempreverdi The Devil Wears Prada.
INFORMAZIONI
2012
Victory Records
Metal Core
Tracklist
1. Mechanical Heart
2. Dead and Done
3. Port Hole
4. Wild Fires
5. The Constant
6. Wasted Miles
7. I Have A Knife
8. Princess of the Sun
Line Up
Justin Brown (Vocals)
Eric Morgan (Guitar)
Patrick Jeffers (Guitar)
Chris Rosser (Bass)
Evan Kirkley (Drums)
 
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