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Jenx - Enuma Elish
( 1285 letture )
Dopo un debutto decisamente scarso, i francesi Jenx tentano di rifarsi con un lavoro che prova ad andare oltre il nu metal delle origini cercando nella spinta elettronica la chiave di volta del successo. Il risultato è un industrial metal che risente parecchio del crossover, regalandoci sfuriate nu stile Sepultura del nuovo millennio pompate dall’elettronica brutale dei Fear Factory.

Il risultato è abbastanza soddisfacente, l’insicurezza del primo disco è stata rimpiazzata da un’aggressività degna dei deathster più incalliti. Se The Flood e Burning Pride risultano godibili ma non molto originali, Chains of Labor fa la differenza con ritmiche serrate e chitarre tiratissime, oltre a una base industriale di alto spessore che dà vita ad atmosfere malsane e distorte. Niente di particolare da RFID, non del tutto malvagia, ma ancora troppo scontata. Molto meglio Nibiru, grazie al suo andamento lento ma trascinante e ai riff sempre godibili della coppia d’asce.
Un difetto che salta all’occhio (o meglio, all’orecchio) è il mixaggio non sempre all’altezza. Le parti elettroniche sono di indubbia qualità, ma si amalgamano male al tessuto sonoro, col risultato di suonare spesso lontane, quasi aliene, cosa che di per sé non mina seriamente la riuscita delle stesse, ma ne limita parecchio l’efficacia.
Molto epica la title track, in cui il cantante Xav Jenx fa bella mostra della potenzialità dei suoi polmoni. Piccola parentesi letteraria: per chi non lo sapesse il titolo del disco, Enuma Elish, si rifà a un importantissimo poema mesopotamico (Enûma Eliš) che tratta del mito della creazione. Curioso l’uso delle ritmiche in The Loss, pezzo dall’attitudine quasi etnica, anche qui mi vengono in mente i Sepultura, ma per motivi diversi da quanto accennato all’inizio. Buona anche Blood Obsession, thrash sia nel sound che nel nome, mentre The Ordeal sa tanto di riempitivo, non proprio da buttare ma davvero troppo banale per essere presa seriamente in considerazione.
Arriviamo così alla parte più interessante del disco, ossia le conclusive Sycamore part I e II. L’elettronica si fa più sperimentale, più ardita, affiancandosi finalmente in modo convincente alle chitarre. La prima parte è quasi completamente strumentale, giusto qualche urletto qua e là, mentre la seconda si veste di tinte affini all’ambient, parentesi breve ma seducente.

Nonostante ci siano ancora dei difetti da limare e parecchie idee su cui lavorare con più personalità, è indubbio che il salto di qualità fatto dalla band sia ben più che tangibile. La produzione altalenante e l’incertezza di certi passaggi, che invece di seguire la propria strada si perdono nella paura di osare, non permettono al disco di raggiungere il risultato che avrebbe potuto tranquillamente ambire. Poco male comunque, se al prossimo step assisteremo a una maturazione pari a questa vorrà dire che possiamo aspettarci qualcosa di veramente valido dal quintetto transalpino.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
58.8 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2012
SLWorks / Massacre Records
Industrial
Tracklist
01. The Flood
02. Burning Pride
03. Chains of Labor
04. RFID
05. Nibiru
06. Enuma Elish
07. The Loss
08. Blood Obsession
09. The Ordeal
10. Sycamore part I
11. Sycamore part II
Line Up
Xav Jenx (Vocals / Bass)
Jessy (Guitars)
Max (Guitars)
Lyynk (Keyboards and sound design)
Tiko (Drums)
 
RECENSIONI
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