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End of September - End of September
( 1375 letture )
Da grande ascoltatrice di musica, senza limiti o contenimenti, ho sempre reputato fondamentale il riuscire ad entrare in simbiosi con quello che si sente: se questo legame non riesce ad instaurarsi, solitamente l'album finisce nel cassetto a prendere polvere, oppure si va ad ammucchiare al cumulo di cd che mi fanno tutt'ora da elemento d'arredamento. Questo, unito ad una consequenziale necessità di coerenza fra ciò che la musica trasmette e ciò che realmente vuole esprimere -a chi non è capitato di imbattersi in brani che musicalmente comunicavano un qualcosa, ed a livello di testo un altro?- si codifica in diverse occasioni come un parametro di giudizio comune, dal quale io stessa spesso fatico ad allontanarmi.
Se c'è una cosa che ho veramente apprezzato dell'omonimo lavoro degli End of September, è proprio la forte espressività che nella loro musica è insita: le influenze tipicamente nu-metal, unite ad una dolce voce femminile, danno vita senza dubbio ad un intreccio di sonorità incisive e forti che mi ha immediatamente ricordato gli (ultimi) italiani Lacuna Coil.
La band nasce tuttavia lontana dall'America: la Svezia nel 2009 è infatti la terra nella quale il songwriting di Erik Tordsson (voce maschile, chitarra), unito alla voce di Victoria Sundberg, viene composto il primo demo; con il rimpiazzo di quest'ultima con l'attuale vocalist Elin Redin e l'arrivo di Johan Nöjd al basso e Johan Svensson dietro le pelli, si viene infine a dar vita all'attuale line-up, con la conseguente pubblicazione del primo, omonimo LP, il tutto sotto l'Ulterium Records.

Senza dubbio la band si presenta con un lavoro di qualità superiore alla media: lo si percepisce, senza esitazioni, sin dal primo brano, che si presenta curato nei dettagli, pur non gravato dalla troppa complicazione; riff dalle tempistiche interessanti, ritmiche incalzanti, linee vocali intense, il tutto coronato da basi di tastiera -in secondo piano, ma fondamentali per dare quel tocco in più ai pezzi-, sono indiscutibilmente i caratteri che rendono piacevole ed interessante il lavoro.
Tuttavia, nonostante brani come Isolated, fra l'altro primo singolo uscito, Inner Voice e Left In This World riescano a spiccare sugli altri, il tono delle composizioni rimane sempre costante, senza mai allontanarsi troppo dal tenore del brano che apre le danze: non ho riscontrato infatti notevoli differenze fra un pezzo e l'altro, se non nella scelta di rendere maggiormente pacati i riff, di accentuare le parti di tastiera, inserendo linee più corpose o di aggiungere una seconda voce maschile.

Andando nello specifico, Isolated rappresenta la buona parte delle track dell'LP: i riff rendono l'atmosfera sin dal principio accattivante, scorrendo veloci seppur spezzati; con l'introduzione della componente melodica della voce, le sonorità vanno ad addolcirsi tramite l'utilizzo di ritmiche maggiormente pacate e di arpeggi di chitarra accompagnati da una massiccia dose di tastiere; il ritornello riprende invece l'introduzione, accostandosi nel contempo ad una linea vocale più aggressiva.
Inner Voice si apre, al contrario, con un'imponente melodia di tastiera, che guiderà di seguito anche i ritornelli e le sue sonorità: qui, diversamente da prima, la strofa si avvale di riff di tastiera aggressivi e graffianti, che lasciano alla voce l'opportunità di dare vita alla melodia vera e propria; è inoltre presente un piacevole stacco melodico che collega l'ultimo ritornello del brano.
Le cose riescono ad assumere connotati maggiormente vari con Left In This World, brano nel quale si viene ad aggiungere la voce maschile -sia clean che in growl- che va ad arricchire con linee piuttosto dolci il brano, confrontandosi con quella femminile nel cantato della strofa, oppure con aggressivi grunt durante il bridge.
Tutti questi piccoli espedienti riescono, in definitiva, a dare maggior varietà alle nove track presenti, ma si tratta sempre di una differenziazione non sostanziale, invece necessaria per dare maggior corpo alle composizioni stesse, al fine inoltre di farle risaltare maggiormente nella loro particolarità.

Ciò che, in conclusione, traspare dal primo lavoro degli End of September, è una grande capacità di essere incisivi ed espressivi, nonché una buona padronanza degli strumenti e di composizione: il mix di sonorità, legato ad una cura dei suoni che mette in risalto i brani in modo ottimale, dà vita ad una serie di pezzi piacevoli da ascoltare e senza dubbio ben realizzati; manca, ad ogni modo, la dimostrazione che questa band sia in grado di uscire dai propri standard e di maturare composizioni più varie, creando un qualcosa che riesca a rendere il tutto più articolato.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
83.4 su 5 voti [ VOTA]
L'Antipatico
Giovedì 2 Agosto 2012, 17.57.29
7
evidentemente sì... lo trovi dappertutto, articoli, recensioni, notizie... non so come faccia a scrivere così tanti commenti in un giorno e in così pochi minuti... vichingo, puoi anche mandarmi a quel paese o non rispondermi, ma una domanda te la devo fare: ma tu ce l'hai un lavoro? perchè dai tuoi commenti leggo che ascolti un sacco di dischi al giorno, un sacco di canzoni di ogni gruppo e genere... ma come fai? hai il dono dell'ubiquità?
Le Marquis de Fremont
Giovedì 2 Agosto 2012, 17.45.38
6
A lei, Monsieur Il Vichingo, non sfugge niente... Abita, per caso, alll'interno del sito?
il vichingo
Giovedì 2 Agosto 2012, 17.41.12
5
Non condivido i toni del Marchese, ma sono d'accordo con la sua prima parte del commento riguardante il disco. Non mi ha detto nulla. Album come questo, a mio avviso, saturano soltanto il genere...
Le Marquis de Fremont
Giovedì 2 Agosto 2012, 17.22.48
4
Non ho capito se si tratta di una sola canzone con testi varianti o se tutte le canzoni sono la fotocopia una dell'altra con testo diverso. Una noia mortale. Meno male che non hanno inserito anche le orchestrazioni pomp. Questo, come il power/heavy/epic è un genere ormai talmente inflazionato che è difficilissimo fare qualcosa di "diverso" (non pretendo innovativo) dal già sentito e già praticato. Je suis désolé, ma non mi trovo d'accordo con i giudizi di questo recensore e come ho già scritto in altri post, ho forti dubbi che di musica, ci capisca qualcosa. Come si fa, del resto a dare 75 a questa melensa e 45 a Nova Vita degli Aevum. Quelli, almeno avevano idee e una freschezza compositiva. Certo c'erano dei difetti e sopratutto pochi mezzi. Questi hanno soldi e senz'altro altre possibilità ma hanno scritto una canzone (scarsa, del resto) e ripetuta per 9 con titoli diversi. Urge mandare madamoiselle Snow a studiare. Au revoir.
lucydark
Martedì 31 Luglio 2012, 12.00.56
3
dio mio se fanno schifo
Daniele
Sabato 28 Luglio 2012, 19.22.04
2
Bel disco,che si ascolta piacevolmente. Il voto è giusto e sicuramente potranno migliorare in futuro. In effetti ricordano un pò i Lacuna Coil dell'ultimo album,che non mi vergogno di dire che ho ascoltato un sacco di volte.
Straisand
Sabato 28 Luglio 2012, 12.42.38
1
Ho ascoltato "Isolated" e non mi è affatto piaciuta.
INFORMAZIONI
2012
Ulterium Records
Gothic
Tracklist
1. Isolated
2. Fallen
3. A Place To Go
4. Exile
5. Inner Voice
6. Left In This World
7. Waiting For The Rain
8. Silence
9. Autumn Breaks
Line Up
Elin Redin (Vocals)
Erik Tordsson (Guitars, Vocals)
Johan Nöjd (Bass)
Johan Svensson (Drums)
 
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