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Vanexa - Back From The Ruins
( 1780 letture )
È con un certo orgoglio patriottico che mi accingo a parlare dei savonesi Vanexa, forse la prima vera band heavy metal attiva nel nostro paese e sicuramente una di maggior successo degli 80s. Essendosi formati nel 1978 ed avendo partorito nel 1983 il loro primo lavoro ufficiale, pubblicano cinque anni dopo il loro secondo album, Back From The Ruins. Uno strano periodo storico per pubblicare un platter del genere, così classico e intransigente nello stile, nonostante a quei tempi il synth avesse già corrotto i più grandi capisaldi del genere e il thrash fosse ormai giunto a sconvolgere le carte in tavola per sempre; tuttavia i ragazzi decidono di produrre un'opera semplice, potente e veloce, proponendo riff graffianti e decisi, conditi da atmosfere talvolta epiche, con melodie azzeccate e alcuni cambi di tempo davvero di classe, un piccolo e apprezzato gioiello nella discografia metal italiana.

L'opener Midnight Wolves è una cavalcata rapida e serrata dove fin da subito i nostri ci sbandierano il loro stile semplice quanto efficace, con alcuni episodi molto piacevoli e ottimamente strutturati. Nello stesso mood si inquadra Blood Money, anche se questa non si conferma all'altezza della precedente e si avvicina eccessivamente ad un hard rock leggermente troppo scanzonato per essere completamente accettabile. Segue Creation, che si apre con un arioso arpeggio e sfocia in un riffing furioso, più lento ma altrettanto travolgente e con uno dei refrain più riusciti dell'album e un'accelerazione da capogiro nel finale: sicuramente il momento più alto dell'intero lavoro. Riprende senza sosta It's Over, vicinissima allo stile dei Judas Priest, leggermente più anonima dei pezzi precedenti, ma comunque molto valida, e segue la malinconica Hanged Man. Arriva quindi la prima ballad del platter, la struggente Night Rain On The Ruins che presenta eccellenti melodie e un lunghissimo solo finale sorretto da epici riff e un'inaspettata quanto piacevole contaminazione di tastiera a sorreggere questa fragile quanto emozionante architettura. In conclusione troviamo We All Will Die, ennesima cavalcata, tanto semplice nella struttura e nelle classiche stilistiche new wave quanto piacevole, e Hiroshima, che si distingue per il drumming particolarmente coinvolgente e per il riffing azzeccatissimo, un altro fulgido esempio della qualità compositiva dei nostri,

Siamo di fronte ad una delle pietre miliari della musica nostrana, un lavoro di indubbia qualità anche se probabilmente mancante di una vera e propria attrattiva per molti al giorno d'oggi, dopo aver assimilato completamente il movimento new wave e la musica heavy metal più classica. Interessante per un tuffo nel passato e una piacevole gitarella in uno dei campi della musica nostrana forse meno esplorati, ma non per questo non meritevoli di un ascolto.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
93.5 su 2 voti [ VOTA]
PaulThrash
Domenica 29 Luglio 2012, 14.20.33
4
@therox68: così si dice...
N.I.B.
Sabato 28 Luglio 2012, 18.41.18
3
Grande ALBUM...!!!!
therox68
Sabato 28 Luglio 2012, 17.04.46
2
Domandone: non erano proprio i Vanexa il gruppo italiano di supporto ai Saxon che si videro successivamente fregare una canzone dal succitato gruppo inglese e non poterono farci niente per problemi non meglio precisati di copyright?
Undercover
Sabato 28 Luglio 2012, 13.50.54
1
Grande Andrea, hai tirato fuori una perla, i Vanexa non erano fra i miei ascolti preferiti ma ci stanno di tanto in tanto, forse un po' troppo dolci, preferisco l'heavy più "maschio".
INFORMAZIONI
1988
Minotauro
Heavy
Tracklist
1. Midnight Wolves
2. Blood Money
3. Creation
4. It's Over
5. Hanged Man
6. Night Rain On The Ruins
7. We All Will Die
8. Hiroshima
Line Up
Marco Spinelli (Voce)
Roberto Merlone (Chitarra, voce)
Sergio Pagnacco (Basso, voce)
Giorgio Pagnacco (Tastiere)
Silvano Bottari (Batteria, voce)
 
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