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PelleK - Bag of Tricks
( 4429 letture )
Oggigiorno mi ritrovo ad iniziare ogni recensione power metal che scrivo con le stesse considerazioni: genere in stato comatoso, strutture classiche trite e ritrire, melodie noiosette e scontate, freschezza compositiva in rapido ammuffimento. Cosa si salva del mio genere preferito oggi? Con somma tristezza devo ammettere che è davvero poco quello che non si perde nella masnada di lavori mediocri che escono tutti i giorni. E se il problema della mancanza di innovazione è qualcosa che colpisce molti altri generi musicali, sembra essere nel metal particolarmente radicato e con un background di scivoloni e flop davvero (non) invidiabile.
Siamo qui però di fronte ad un “unicum”, che mi appresto subito a svelare: il cantante norvegese PelleK nel 2010 ha presto parte alla natia versione del format X-Factor, proponendo pezzi metal di fronte ad un pubblico forse inizialmente impreparato, ma che ha saputo ben assimilare questa diversità, portando il nostro fino alle fasi finali del programma. Tanto meglio per i norvegesi: l'album del singer nordico potrà essere di facile ascolto, a volte scontato, sicuramente piatto in alcuni passaggi, ma è avanti anni luce rispetto a quanto partoriscono al momento i talent show nostrani e dimostra un'apertura mentale da parte del grande pubblico quantomai auspicabile. Dispiace, pertanto, che questa sia la sola caratteristica che distingue questo Bag Of Tricks dalla moltitudine di opere dello stesso genere (e valore artistico) che escono ormai con cadenza quasi quotidiana: qualche piacevole contaminazione sinfonica e refrain ariosi e orecchiabili non bastano di certo a fare un capolavoro.

L'accoppiata Entrance e Fugue State è veloce, semplice e godibile, anche se non di certo memorabile, e il nostro ci sfoggia fin da subito tutte le sue doti vocali (ottime certo, ma a cui possiamo benissimo accostare timbro e linee di altri mille altri prima di lui). L'originalità latita e Reason And Psychosis non aiuta di certo, riproponendo la stessa formula appena ascoltata. Send My Message Home sembra essere messa lì apposta per alimentare i nostri stereotipi e pregiudizi: prima ballad dopo appena due pezzi tiratissimi e veloci, non esattamente quello che ci vuole per mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore. La canzone è comunque più piacevole delle precedenti e presenta molti passaggi azzeccati. Si riparte con Thundernight, altrettanto riuscita, e Win, dalle pesantissime contaminazioni sinfoniche, che contribuiscono a risollevare le sorti del platter. Don't Belong rallenta nuovamente l'andatura rischiando di annoiare, anche per la scontatezza degli episodi proposti. Stare Into My Eyes presenta un intro davvero interessante, ma le buone idee sembrano annegare in un male di banalità a dir poco sconvolgente. Born In Babylon è l'ennesima, insopportabile ballad, davvero inaccettabile nel suo incidere noioso, lento, prevedibile in ogni suo singolo passaggio. La title-track presenta un'intro che ricorda una delle più memorabili pubblicità del Mulino Bianco mi sia mai capitata di ascoltare per poi sfociare in una canzone veloce che non riesce a ridestarci dall'orribile sensazione di mainstream che ormai ci è scivolata addosso (benchè, a onor del vero, possiamo finalmente ascoltare qualche passaggio tecnicamente notevole). Ovviamente quale miglior modo di finire un album del genere se non con una ballad? Me ne verrebbero in mente cento, ma i nostri decidono che la ballad è un'ottima idea. Quindi ecco a voi Conflagrate My Heart, che potrebbe vantare anche la collaborazione di artisti del calibro di Marco Carta e Mengoni, tanto per chiudere il cerchio.

E io che speravo di poter, per una volta, sfatare il mito del power metal morente e per lo più di farlo con un album proveniente da un format televisivo! Non posso nemmeno dire di essere deluso, viste le premesse. Salvabili le aggiunte orchestrali e alcuni pezzi, il resto è davvero da evitare. Si distingue inevitabilmente nel suo genere (album da talent-show, non disco metal, tanto per chiarire!) per la pesantezza sonora e per la proposta musicale inusuale. Detto questo, vi sfido ad ascoltarlo tutto.



VOTO RECENSORE
40
VOTO LETTORI
79.57 su 7 voti [ VOTA]
Radamanthis
Martedì 21 Aprile 2015, 11.17.08
2
Sto tizio ha una voce paurosa! E' molto molto molto più che bravo!!!
il vichingo
Giovedì 2 Agosto 2012, 13.53.49
1
Urka... questo disco deve propria essere 'na schifezza. Proverò ad ascoltarlo questa sera, Listick mi hai incuriosito
INFORMAZIONI
2012
Liljegren Records
Power
Tracklist
1. Entrance
2. Fugue State
3. Reason And Psychosis
4. Send My Message Home
5. Thundernight
6. Win
7. Don't Belong
8. Stare Into My Eyes
9. Bag Of Tricks
10. Conflagrate My Heart
Line Up
PelleK (Voce, Tastiera)
Tommy ReinXeed (Chitarra, Basso, Arrangiamenti orchestrali, Batteria)
Gisha (Chitarra)
 
RECENSIONI
40
 
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