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Gory Blister - Art Bleeds
( 2220 letture )
"La vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci circonda dai primordi della coscienza fino alla fine." (V. Woolf - The Narrow Bridge Of Art)

È il 1999 quando i milanesi Gory Blister danno alla luce, dopo il promettente EP Cognitive Sinergy, il loro debut album, Art Bleeds appunto, un concentrato di technical death metal (invero molto progressivo nello sviluppo dei temi) dalla spiccata personalità e dall'indubbio valore artistico. Un disco che ha avuto la non banale sfortuna di nascere all'ombra di quel gigante di "mortem in musica" quale è The Sound Of Perseverance dei padri putativi del combo meneghino.

"Welcome, to the land of replaced souls…"

Sarebbe del tutto fuorviante pensare ai Gory Blister come ai "Death de noartri" o a dei cloni senza arte né parte. L'indubbia influenza della band di Schuldiner qui è sapientemente diluita da un'approccio decisamente più europeo, quadrato, più spiccatamente melodico. La materia è la stessa, ma il risultato finale si distingue ed emerge per onestà e coesione, nulla pare raffazzonato o messo lì tanto per destare o meno somiglianze e paragoni e, permettete l'ardire, Art Bleeds non esce assolutamente con le ossa rotte se anche volessimo forzare questo indecente paragone. Non è il disco che ha segnato un'epoca, certo, ma l'onestà intellettuale che tutti noi dovremmo perseguire ci dovrebbe condurre a porci delle domande ben precise.

Se questo disco, uscito nel 1999, non quattro, cinque, dieci anni dopo, avesse portato il monicker di qualche grossa band d'Oltreoceano, oggi sarebbe così adombrato e spesso giudicato in modo tiepido?

Può la denominazione d'origine diventare un fattore essenziale nella collocazione meritoria di un disco?

Domande alle quali potrei, e potremmo, non rispondere. Perché? Perché il brand conta, e per quanti si possano convincere (e a me di convincere qualcuno poco importa), una moltitudine prenderebbe per eresie le mie personalissime risposte. Ma...

...non è questo il caso.

Primo, se questo disco fosse stato prodotto da qualche colosso americano, staremmo osannando l'ennesimo indiscutibile capolavoro dei "Chivipareavoi". Primordial Scenery, la titletrack, Anticlimax, Snowfall (con il suo spettacolare intermezzo lirico che va a fare da reprise alla breve strumentale Mermaids Beloved) e la furente Comet...And Her Trail Of Spiritual Dust (da incorniciare l'atmosferica chiosa del brano) sono brani che non sfigurerebbero all'interno della discografia degli stessi Death e la cover di Never Let Me Down dei Depeche Mode è una delle più riuscite trasposizioni in salsa estrema di un successo pop (nell'accezione popolare del termine).

E quindi, rispondendo al secondo quesito, sì, l'italianità di questo disco è il suo primo limite. Ma detto senza peli sulla lingua a me non importa chi l'ha composto questo platter, la musica parla e le carni fremono, il respiro spezzato e la mente cullata. L'arte sanguina dalle dita e dal palato disegnando sinuose geometrie.

"Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi veggente" (A. Rimbaud - Lettera a G. Izambard)



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
97.71 su 7 voti [ VOTA]
marduk
Sabato 18 Agosto 2012, 19.46.32
6
fossero americani avrebbero almeno la fama di un gruppo come gli hate eternal...e invece devono vivere all'ombra di gente a loro cmq inferiore...che tristezza essere italiani a livello metal
NagasH
Sabato 18 Agosto 2012, 19.18.50
5
Il nucleo della band è da tempo che si è trasferito a Milano, Sono loro stessi a localizzarsi a milano (vedi myspace, facebook wikipedia ecc). Sono a tutti gli effetti parte della scena milanese (Daniel alla voce altri non è che Daniele Botti dei Node)
L.addotto
Sabato 18 Agosto 2012, 18.36.22
4
Sono tarantini!
Undercover
Sabato 18 Agosto 2012, 16.13.30
3
Disco spettacolare ma continuo a preferirgli il mini antecedente, comunque stiamo parlando di un pezzo di storia del metal italiano intoccabile.
Electric Warrior
Sabato 18 Agosto 2012, 9.33.01
2
Snobbatissima ma monumentale opera prima della più grande death metal band italiana.
Kriegsphilosophie
Sabato 18 Agosto 2012, 9.30.34
1
Album spettacolare di un gruppo che secondo me non ha mai sbagliato un colpo e che merita più attenzioni. Ci metteranno anche i loro tempi (ma ho letto in giro che è anche per altri motivi) per fare un album nuovo, ma se l'attesa è ripagata con dei disconi, meglio così! Un concentrato di tecnica, melodia e cattiveria dal gusto raffinatissimo. Favoloso!
INFORMAZIONI
1999
Autoprodotto 1999/Sekhmet Records 2003
Prog Death
Tracklist
1. Primodial Scenery
2. As Blood Moves
3. Art Bleeds
4. Mermaids Beloved
5. Anticlimax
6. Cognitive Sinergy
7. Snowfall
8. A Gout From Scar
9. Comet…And Her Trail Of Spiritual Dust
10. Never Let Me Down (Depeche Mode Cover)
Line Up
Daniel (Voce)
Raff (Chitarra)
Bruce Teah (Basso)
Joe (Batteria)
 
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