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Darktribe - Mysticeti Victoria
( 1983 letture )
Fondati nel 2009 dai fratelli Agnello (Anthony alla voce e Julien alla batteria, dalle chiari origini italiane), dopo anni passati ad ascoltare i dischi di Iron Maiden e Metallica, e seguiti nell’impresa dagli amici di una vita Bruno Caprani e Loic Manuello, i Darktribe coniugano con questo nome il legame tra di loro, che li porta a considerarsi alla stregua di una piccola tribù, con una visione oscura dei destini del mondo, da cui il prefisso dark. Incuranti delle fosche prospettive e del fatto che la terra francese si rivela generalmente avara di soddisfazioni per chiunque si metta in testa di suonare metal, i quattro registrano dopo qualche mese il primo EP, intitolato Natural Defender. Dopo un periodo dedicato agli show dal vivo ed alla composizione di nuovo materiale, i quattro tornano in studio a Nizza per registrare il primo album, Mysticeti Victoria, sorta di concept ecologista sull’autodistruzione alla quale l’umanità sarà condannata se continuerà ad aggredire la Terra e le sue risorse naturali. Ricercando un suono che potesse evocare i fasti di Sonata Arctica e Nightwish, il disco viene mixato e masterizzato ai Finnvox Studios da Mikko Karmila e Mika Jussila, nomi che solo a sentirli mi fanno venire un’enorme nostalgia degli adorati Sentenced: l’evocativa copertina viene invece affidata al tratto di Eric Philippe, designer grafico già al lavoro per dare tratto e colore alle note di Rhapsody, Iron Mask, Tarja Turunen e Gamma Ray.

Arpa, archi, tastiere, cori e fiati finemente orchestrati, di una consistenza reale e palpabile, sono il biglietto da visita che lascia presagire come questo non sia il solito disco con l’etichetta symphonic appiccicata sopra. Al contrario, la base strumentale che impreziosisce i primi secondi di Genesis estende la sua forza lungo tutto il potente intro, e ben si intreccia con la doppia cassa, la chitarra e la voce -sapientemente raddoppiata quando serve- di Anthony. Che il mix funzioni proprio come dovrebbe è confermato durante il ritornello: semplice, breve ed incisivo, il chorus dimostra come i Darktribe sappiano individuare con precisione chirurgica dove vale la pena insistere, accentare e sottolineare. Troppo spesso il genere symphonic tende infatti a dilungarsi e rilassarsi, compiacendosi delle proprie orchestrazioni barocche. Quello dei francesi è invece un mix equilibrato di atmosfere classiche e ritmiche metal attuali, brillante nei suoni e pulito nella registrazione, agile ed allo stesso tempo opulento, senza perdere di nerbo. Il disco non rinuncia mai alla necessaria spigolosità metal: merito della produzione, non si ha infatti l’impressione che l’onnipresente melodia trasformi queste undici tracce in qualcosa di diverso e più lascivo, alla “Hollywood metal”. Mysticeti Victoria rispolvera continuamente le sue radici più sporche nella ritmica che accompagna gli assoli, nella ribalta assicurata alla batteria (ed alla cassa in particolare) ed in qualche sonorità più gutturale, che condisce con una punta di amaro un piatto che, come nel caso dell’intro quasi-death di Poison of Life, non diventa mai troppo accondiscendente nei confronti delle nostre orecchie. Melodia e potenza dunque, nell’alchimia di un abbellimento di chitarra sostenuto da un passaggio di doppia cassa, si rincorrono continuamente, regalando alle canzoni un dinamismo che, qua e là, mi ha ricordato l’apertura strumentale dopo la battaglia di Keeper of the Seven Keys. I cori, ben arrangiati, la fanno da padrone in diverse occasioni, creando quella potenza trascinante da vena gonfia sul collo già sperimentata ad arte dagli Orden Ogan di Easton Hope: è impossibile non farsi coinvolgere dal continuo girotondo di voci ora alte ed ora gravi, dalle variazioni di velocità e da testi che si sforzano di avere un senso che ci riguardi. E ancora, tra gli appunti presi durante l’ascolto: brevi parti parlate che spuntano a sorpresa, quasi sorprendendoci alle spalle; un cantato che si ferma sempre un attimo prima di diventare sforzato (o strizzapalle che dir si voglia); una piacevole sensazione di cura e raffinatezza che donano al disco un’allure francese -non dissimile da uno Stream of Consciousness dei nostrani Vision Divine- che mette l’ascoltatore nella condizione di ascoltare con interesse anche i passaggi più lunghi e, infine, gli assoli di Manuello, mai vittime del loro stesso tecnicismo. La cura dei particolari non si avverte solo rincorrendo le parti più veloci, dal momento che l’album presenta anche una ballad riuscita, Lightining Guide: lungi dal passare alla storia come la prossima Nothing Else Matters, si tratta almeno di un intermezzo delicato ed atmosferico che non rinuncia alla complessità sinfonica, senza risultare pacchiano. La presenza soffice di archi e tastiere, che sostengono la composizione insieme al basso di Bruno Caprani, fa veramente venire voglia di utilizzare l’odiato termine “tappeto” per descriverne la consistenza, ed i cori danno ancora una volta sostanza a melodie decorose. Insomma, Mysticeti Victoria è, detto con semplicità, un disco fatto bene, sorprendente se considerato come un album di debutto: il gruppo dimostra una notevole sensibilità, la dote non comune di saper abbinare il classico al moderno (Eyes Have You), il coraggio di reinventarsi nel roccioso melodic-thrash di Beware the God ed una capacità di “ascoltarsi” che lo porta ad assemblare con successo parti che piacciono.

L’originalità di queste undici tracce non si trova quindi annidata in alcuna di esse, ma piuttosto nell’armonia con la quale il patchwork tiene botta: ogni canzone è marchiata da un riff semplice di tastiera che la rende riconoscibile, sviluppata con un carico di idee che a ciascuna fanno superare senza forzature i cinque minuti, e confezionata con un suono definito e potente, come ci si aspetta dai tecnici delle fredde terre di Finlandia. Chiamatelo symphonic per principianti, se volete, sta di fatto che il primo full-length dei Darktribe è un disco ben pensato ed accessibile, convincente per buona parte della sua durata e sconclusionato ma solo nel finale, ammaliante mediante piccoli artifici che non sanno di fregatura e di uno chic che non impegna, come certe radio di qualche anno fa.

P.S. Io non potevo, dico non potevo, lasciarvi con il dubbio sul significato della parola Mysticeti: per fortuna che Wikipedia è sempre lì, pronta a confortarci con il suo infinito sapere ed a placare la nostra sete di canoscenza. “Le specie viventi del sottordine Mysticeti, cioè dei Cetacei muniti di fanoni, sono piuttosto poche. Il carattere più appariscente di questi grossi Mammiferi è la totale assenza di denti, salvo qualche abbozzo nel feto, sostituiti da una struttura nuova e assolutamente originale, i fanoni. L'insieme dei fanoni costituisce un sistema per filtrare i minuscoli organismi zooplanctonici, il krill, che le balene ingeriscono in grandi quantità”. E fu così che, per sempre affascinati dall’efficienza dei fanoni, da Metallized ci ritrovammo su Superquark.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
74.6 su 5 voti [ VOTA]
Fotturion
Lunedì 17 Settembre 2012, 17.03.09
7
L'unico pezzo che mi piacque dell'album matters of the dark fu another way, gli altri mi fecero piuttosto pena, qualche altro appena sufficiente..
Fotturion
Lunedì 17 Settembre 2012, 16.48.05
6
Grande band e disco splendido?!?! il genere proposto dovrebbe essere di mio gradimento in teoria, ma in pratica loro mi fanno letteralmente pena, almeno quell'album, non ho avuto il coraggio di ascoltare gli altri.. poi sempre de gustibus..
Lizard
Lunedì 17 Settembre 2012, 12.04.32
5
Sempre con rispetto parlando, i Tad Morose sono una grande band e quel disco è splendido. Forse non si confà ai tuoi gusti, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare
Fotturion
Lunedì 17 Settembre 2012, 11.40.00
4
Ognuno ha i suoi gusti certamente, ma personalmente considero quest'uscita inutile e bruttina, soprattutto perchè il cantante ha una voce fastidiosa e sempre troppo tirata, nonchè le stesse linee vocali che sono pessime.. avessero fatto un album totalmente strumentale avrebbero fatto più figura.. menomale che c'è internet e si può valutare con le proprie orecchie.. sapete com'è, non è bello buttare i soldi nel cesso, cosa che mi accadeva ogn tanto quando esistevano soltanto le riviste musicali e mi fidavo di alcuni recensori di turno.. per fare un esempio, mi ricordo in particolare di un certo Alessandro Ariatti che recensì (sulla rivista Psycho) molto positivamente l'album dei Tad Morose "matters of the dark".. lo comprai e rimasi inorridito.. i miei soldi (quando li ho) vanno solo a chi merita.
Luca "Diablo"
Lunedì 10 Settembre 2012, 22.07.29
3
il voto è senza ombra di dubbio esagerato visto e considerato che parliamo di un gruppo alle prime armi. Comunque meritano senzaltro "un" ascolto.
Requiem
Domenica 9 Settembre 2012, 23.02.18
2
Immagino nella mia mente la voce di Piero Angela che legge l'epilogo della recensione... scherzi a parte, ascolterò volentieri cos'hanno da dire questi ragazzi
Luxifer
Sabato 8 Settembre 2012, 0.00.38
1
Pare meriti un ascolto...
INFORMAZIONI
2012
Massacre Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Genesis
2. Taiji
3. Roma XXI
4. Black Meteor
5. Lightning Guide
6. Lost
7. Poison of Life
8. Eyes Have You
9. Beware the God
10. From Us
11. Life, Love & Death
Line Up
Anthony Agnello (Voce)
Loic Manuello (Chitarra)
Bruno Caprani (Basso)
Julien Agnello (Batteria)
 
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