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Dark Quarterer - The Etruscan Prophecy
( 2942 letture )
I Dark Quarterer sono un perfetto esempio di quanto siano distanti certe volte i concetti di “bravura” e “popolarità”. La band nostrana è tra le più autorevoli in ambito epic metal, ma ad oggi sono pochi quelli che troverete pronunciare il loro nome per fare un esempio di band appartenenti al genere. Ma se anche il riscontro del pubblico non è mai stato tanto immediato, la critica, per contro, si è sempre espressa con parole estremamente positive nei loro confronti, facendo assurgere al trio un’aura di “gruppo di nicchia”, pane per esperti insomma. Di certo la proposta musicale non sembra rivolgersi direttamente ad una massa eterogenea di pubblico, quanto piuttosto ai soli amanti del genere: quando tre canzoni su sei durano più di nove minuti e sono piene di progressioni, tecnicismi (mai col proposito di esagerare però), vocals ricercate e trame intessute con una perfezione quasi chirurgica, non ci si vuole certamente limitare a sfornare dei semplici album di heavy metal, ma si è evidentemente alla ricerca di prodotti innovativi, originali e ovviamente non mainstream. Ma la validità di un gruppo si misura da vari aspetti e, per fortuna, la popolarità non è tra questi. Come detto, dal punto di vista tecnico non manca proprio nulla: già dal primo disco in studio, l’omonimo Dark Quarterer risalente a due anni prima, erano emerse una capacità ed una qualità dai livelli altamente significativi, nonostante la pochezza riscontrata sul piano della produzione. The Etruscan Prophecy ci mostra una prima importante evoluzione riguardante la cura dei suoni, molto meglio bilanciati rispetto all’esordio, oltre che infonderci una certa sicurezza sulle potenzialità del trio: era ormai innegabile che si sarebbe trattato di una band che avrebbe fatto parte della storia dell’epic metal, al fianco di nomi imprescindibili come Manilla Road e Omen.

L’avvio heavy di Retributioner è ben costruito intorno a chitarre graffianti ed una voce che a tratti, negli acuti, ricorda da vicino gli anni d’oro dei Judas Priest; ma l’anima della band italiana emerge nello specifico quando si tratta di creare un assolo -epico e maestoso quello qui presente- o di prodigarsi in evoluzioni ritmiche particolari. La canzone si conclude però senza lasciar presagire quanto di meglio ci aspetterà nelle prossime tracce: dopo l’intermezzo intitolato Piercing Hail, dolce e calmo, è tempo di cambiare. The Etruscan Prophecy, la titletrack, si apre su un atmosfera che prospetta subito grandi cose, e con l’ingresso degli strumenti viene fuori quello che è l’elemento prog del gruppo, in cui batteria e basso si divertono a creare ritmi particolari su cui la voce di Nepi può far sfoggio delle proprie potenzialità; anche la chitarra è sempre sugli scudi, grazie a riff grandiosi e perfettamente coerenti col contesto generale. Sembrerebbe mancare un’ulteriore evoluzione, come potrebbe essere un’eventuale accelerazione finale, ma l’impeto con cui Fulberto Serena ci tira fuori ulteriori riff magistrali sembra ovviare al “problema” e la canzone assume i connotati di una vera opera musicale. Il massimo del pathos viene però raggiunto con la bellissima Devil Stroke, un tripudio sonoro che forse non ha eguali nella discografia della band nostrana. Visionaria e immaginifica la chitarra di Serena, mentre il cantato di Nepi accompagna il tutto per mezzo di una narrazione che tocca qui livelli davvero altissimi. È di nuovo tempo di un intermezzo, The Last Hope, che questa volta ci porta alla conclusiva Angels of Mire. La canzone rivaleggia con la precedente Devil Stroke per lo scettro di miglior composizione dell’album, dall’alto dei suoi nove minuti riesce infatti a far conciliare tutto il meglio di quanto sentito fino a quel momento: ritmiche impetuose, seppur non troppo complesse, il miglior parco riff che Serena potesse tirare fuori dal cappello, e una voce che mai come in questo caso sembra calzare a pannello con quanto messo in mostra da chitarra e batteria. Impossibile restare immobili di fronte all’assolo prolungato che porta dalla metà del pezzo alla sua parte finale.

The Etruscan Prophecy è a tutti gli effetti un vero e proprio capolavoro musicale, relativamente breve (trentotto minuti appena), ma intenso e completo. Un’ottima risposta a quell’esordio ancora non perfetto di due anni prima e motivo di riscatto nei confronti di un pubblico poco attento a quanto proposto dalla band toscana. Potenza e armonia, maestosità e attenzione ai dettagli, questi i segreti di un successo purtroppo portato avanti solo nell’ombra. Il futuro avrebbe portato alla luce altri capolavori, ma l’essenza di questa seconda release è, e sempre sarà, più unica che rara.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
98.04 su 45 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 17.07.50
15
Lo trovo giusto un filo sotto l'esordio. Devil stroke e Retributioner su tutte. Ma la voce di Nepi non piace solo a me nei toni alti?
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 12 Settembre 2012, 12.24.56
14
Avevo già sottolineato in un mio post relativo al loro primo album Dark Quartered, la elevata caratura di questo grandissimo gruppo. Ho fatto un fatica enorme a trovare i loro album, segno che come più volte riportato nei commenti precedenti, effettivamente molto spesso il "successo" non va di pari passo con la classe e sopratutto con la capacità di scivere ed eseguire ottima musica. Complimenti a Metallized per aver già recensito tre dei loro cinque album. Sono tutti ottimi. Il primo pecca un po' (tanto, in effetti...) nella produzione e pulizia dei suoni. Il mio preferito è War Tears, del 1991. Au revoir.
The Nightcomer
Lunedì 10 Settembre 2012, 23.00.03
13
Purtroppo molte bands meritevoli di attenzione sono passate praticamente inosservate: spesso è questo a renderle affascinanti, ma la sensazione di rammarico, per quanto mi riguarda, resta. Fa piacere però che venga resa loro giustizia (almeno in parte, considerati gli anni passati dall'uscita dei dischi originali), con recensioni ed articoli. Non è mai troppo tardi per approfondire e riscoprire.
Alcibiade il Maialino
Lunedì 10 Settembre 2012, 12.50.52
12
Band degna di rispetto che sfortunatamente non ha mai raccolto il meritato, peccato perche hanno le carte in regola per competere con chiunque.
Sambalzalzal
Lunedì 10 Settembre 2012, 12.03.09
11
Ancora non ero arrivato a leggere le recensioni su i DQ qui su Metallized... che dire.... x chi ancora non li avesse mai ascoltati, BUTTATEVI xchè valgono veramente!!!!! Incredibile che una band del genera sia pressochè passata "inosservata" ai più durante gli anni....
Vittorio
Lunedì 10 Settembre 2012, 10.13.51
10
Orgoglioso di possedere tutta la loro discografia. Per i neofiti che vogliono approcciare tutta la loro opera, consiglio il doppio cd live Under The Spell uscito pochi mesi fa.
Masterburner
Lunedì 10 Settembre 2012, 9.00.32
9
Che altro aggiungere... ! Un disco con dei pezzi fantastici, un grande cantante e un chitarrista che suona in modo molto originale. Custodisco gelosamente il vinile!
lux chaos
Domenica 9 Settembre 2012, 21.18.48
8
Grandissimo capolavoro, insieme all'esordio, di una delle migliori epic metal band italiane e mondiali
extreeeeem
Sabato 8 Settembre 2012, 19.21.37
7
veramente grande, ignobilmente sottovalutato porco boia
Fabio II
Sabato 8 Settembre 2012, 15.09.34
6
Devil stroke e' davvero un grande pezzo, letteralmente narrato come si legge nella recensione; ed in effetti ricorda i Manilla Road , mentre il fraseggio della chitarra sembra estrapolato dai Diamond Head. Ma e' tutto il disco a funzionare. Non funziono' in England ( come al solito direi ). Copio dalle note di copertina: 'no thanks to Mike Putterford and all Kerrang! For thier scant aptitude in judging'
il vichingo
Sabato 8 Settembre 2012, 13.49.10
5
Una sola parola: capolavoro. Una delle migliori band del panorama metal italiano.
Khaine
Sabato 8 Settembre 2012, 13.00.55
4
@ celtic warrior: sono obiettivamente una band strepitosa. Vale la pena cercare di reperire quanto possibile su di loro.
celtic warrior
Sabato 8 Settembre 2012, 12.59.02
3
Dai commenti e dalle recensioni che ho letto su questo gruppo ho capito che devo rimediare al più presto , spero di trovare qualcosa in qualche mercatino di vinile ( che preferisco di gran lunga al cd ) .
Undercover
Sabato 8 Settembre 2012, 12.42.55
2
Concordo con il commento di nerkiopiteco.
nerkiopiteco
Sabato 8 Settembre 2012, 11.26.26
1
Devil Stroke sarebbe potuta durare anche 9 ore!! Pure la cover è stupenda, tanto semplice quanto efficace. La cosa brutta è che molti tra quei pochi che li conoscono si limitano alla consocenza del nome, non dei brani, che sono eccezionali
INFORMAZIONI
1989
Cobra Records
Epic
Tracklist
1. Retributioner
2. Piercing Hall
3. The Etruscan Prophecy
4. Devil Stroke
5. The Last Hope
6. Angels of Mire
Line Up
Gianni Nepi (Voce, Basso)
Fulberto Serena (Chitarra)
Paolo “Nipa” Ninci (Batteria)
 
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