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Bruce Springsteen - The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle
( 4274 letture )
Era ancora un ragazzo, Bruce Springsteen, in quel 1973, ancora acerbo, ancora inesperto, ma già capace di mescolare quel suo flavour poetico con un rock dai tratti folk, aggrappato a drammatiche storie di strada. Persone come tante, disavventure suburbane da ventesimo secolo, l'eterno oscillare tra speranza e tragedia. In un'epoca storica nel quale era frequente dare alle stampe anche più di un album nell'arco dello stesso anno, il ventiquattrenne del New Jersey rilasciava il qui recensito The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle, sua seconda fatica in studio dopo l'esordiente Greetings from Asbury Park, N.J. Lasciatosi alle spalle un'infanzia in condizioni economiche precarie, tediata dai frequenti e angosciosi conflitti con un padre mai comprensivo e sempre ostile nei confronti dei suoi sogni adolescenziali, The Boss assolda i componenti della sua personalissima E Street Band e si fa sempre più determinato nella persecuzione dei propri obbiettivi: Clarence Clemons é il sax tenore, Garry Tallent il bassista (assieme a Richard Davis); David Sancious (che fin da bambino aveva studiato pianoforte e chitarra) si occupava di tastiere, organo e pianoforte (in quest'ultimo strumento, affiancato da Harold Wheeler), mentre Vini Lopez si sedeva dietro ai tamburi. Il disco in oggetto ricevette un trattamento considerevole da parte della critica, nonostante fosse privo di una vera e propria hit: era un rock venato di sfumature quasi country, del tutto lontano dalle copertine patinate e dal successo commerciale. Già nell'opener The E Street Shuffle l'album esibiva un sound abbastanza soft, innervato però da qualche vocalizzo più rabbioso; erano udibili ed in bella evidenza strumenti atipici, come il sassofono, e le strutture-base dei pezzi apparivano semplici ed elementari, come facilmente presumibile vista l'annata di pubblicazione. La chitarra, per quanto importante, non aveva un ruolo dominante, non suonava granitica, era un puro contorno, un sottofondo alla voce del Boss, che si districava tra pezzi dalla diversa estrazione: ora ballate oscure ed ora brani più vivaci e solari, capaci di rendere più interessante la portata.

4th of July, Asbury Park (Sandy), per esempio, apparteneva alla prima di queste due categorie: il tema portante del pezzo riguarda la dichiarazione d'amore che un ragazzo, ferito da tante umiliazioni giunte dalle ragazze, compie nei confronti della donna ritenuta adatta a ricominciare da capo, per l'ennesima volta. Musicalmente é una ballata molto malinconica, tra i pezzi più conosciuti della prima porzione di carriera del cantautore di Freehold, degno apripista per la più spumeggiante Kitty's Back: un episodio nel quale é primario il contributo del sax, attivo nella creazione di una atmosfera da piano bar, con luci soffuse e accompagnamento elegante. Le linee vocali, non solo di questa canzone ma di tutta l'opera a cui essa appartiene, sono un elemento di ostica interpretazione: mai ruffiane o mainstream, suonano oggi abbastanza 'datate' e di complessa assimilazione, lontano anni luce da ogni sorta di simil-melodia pop. Le tastiere donano all'ultimo pezzo citato un sapore quasi tendente allo psichedelico, mentre un bell'assolo di chitarra apporta finalmente un contributo significativo delle sei corde. L'approccio sentimentalistico e affatto selvaggio del primo Springsteen viene confermato dalla tranquilla Wild Billy's Circus Story, attraverso carezze d'armonica e vocals passionali; tra i passaggi più gradevoli del lotto, spicca Incident on 57th Street, molto accattivante -tanto nel ritornello quanto nelle linee vocali in senso ampio- nonostante il suo flavour malinconico. Tuttavia, come detto in precedenza, The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle é soprattutto una miscellanea di stili, un'istantanea che ricalca gli sbalzi d'umore che non mancano nelle giornate di ognuno di noi, e pertanto nuovo risalto viene posto, attraverso Rosalita (Come Out Tonight), a ritmi radiosi e coloriti: siamo al cospetto di un altro pezzo forte del repertorio dell'artista a stelle e strisce, sospinto dalla buona vena del sax e della durata di ben sette minuti. In questo periodo temporale piuttosto marcato, merita parecchi elogi la sezione strumentale, vivace e scoppiettante, anche se al giorno d'oggi il brano potrebbe mascherare con fatica qualche ruga di troppo. Piccola curiosità: i biografi scrivono che il drummer Vini Lopez abbandonò il progetto nel 1974 perché la sua prestazione venne ritenuta amatoriale rispetto a quella del resto della ciurma, ma in una successiva intervista affermerà di aver litigato col produttore Mike Appel, il quale voleva fare di tutto per diffamarlo, dimostrando la sua inadeguatezza tecnica; difatti, proprio in Rosalita, lo stesso percussionista sottolinea un errore evidente, che volutamente fu lasciato sul disco. Come facilmente presumibile dal titolo, New York City Serenade é una serenata molto docile, che riporta il disco sui suoi sentieri più introspettivi: un risvolto centrale ancor più struggente e delicato, accompagnato dal piano, pone l'attenzione sulla componente più romantica del chitarrista americano.

Lo stile musicale di Springsteen non é quanto di più definibile 'al passo coi tempi', ma é personale, é sentito, e all'epoca rappresentava una prestigiosa risorsa alternativa per il rock internazionale; anche dal punto di vista lirico, narrando storie di personaggi americani presi tra la gente qualsiasi -e pertanto ritenuti i veri 'eroi' dei tempi moderni- il full length mostra notevoli segni di maturità, pur non discostandosi troppo dal predecessore. Rimane un capitolo importante della discografia del Boss, che di lì a poco si sarebbe incamminata a grandi passi verso il fondamentale Born to Run.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
86.27 su 11 voti [ VOTA]
Fabio Rasta
Giovedì 28 Maggio 2020, 15.39.00
5
Disco molto particolare, tutt'altro che immediato, ma validissimo. Purtroppo, senza capire i testi, artisti come SPRINGSTEEN, perdono tantissimo del loro fascino. L'inglese scolastico non aiuta x nulla, in quanto le canzoni saranno infarcite di slang e modi di dire a noi sconosciuti. Peccato, sarà x un'altra vita. Chiudendo, vorrei segnalare la ambiziosa ballata concepita x voce e piano, dedicata (o ambientata, non so...) alla controversa e affascinante NY City. Un pezzo di rara e struggente malinconia, con un pathos in crescendo come solo i grandi sanno fare.
ELIO MARRACINY
Domenica 25 Settembre 2016, 0.10.55
4
QUESTO VOTO ALLASTORIA DEL ROCK FA ESTREMAMENTE PENA, CIOè HA PRESO PIù LUCKY TOWN, MA DAI, QUESTO DISCO SOLO A LIVELLO STORICO LO CONTORCE, PER NON PARLARE DELLO SPESSSORE MUSICALE, MA CHE CAZZO DI METRO USATE
Dario
Lunedì 16 Maggio 2016, 15.31.45
3
Davvero considerate il sassofono uno strumento atipico per il rock and roll? Rock Around the Clock, considerato uno dei brani più rappresentativi del rock and roll è eseguito da una band che include tra i vari strumenti anche il sax tenore. Springsteen si ispira molto anche ai dischi di Van Morrison, che mette sempre il sax al centro delle sue canzoni, essendo lui stesso un sassofonista, contralto, mi pare.
xutij
Domenica 16 Settembre 2012, 21.20.39
2
Il Boss ! Mai piaciuto, ma bisogna inchinarsi davanti alla Storia.
BLS Furlan Chapter
Giovedì 13 Settembre 2012, 10.43.16
1
Quante volte mi son sentito Rosalita... Trovo che le versioni dal vivo (vedi Live 1975-85) la rendano ancor più scintillante.
INFORMAZIONI
1973
Columbia Records
Rock
Tracklist
1. The E Street Shuffle
2. 4th of July, Asbury Park (Sandy)
3. Kitty's Back
4. Wild Billy's Circus Story
5. Incident on 57th Street
6. Rosalita (Come Out Tonight)
7. New York City Serenade
Line Up
Bruce Springsteen (Voce, Chitarra, Armonica)
David Sancious (Tastiere, Pianoforte, Organo)
Harold Wheeler (Pianoforte)
Clarence Clemons (Sassofono, Voce, Cori)
Richard Davis (Basso)
Garry Tallent (Basso, Cori)
Vini Lopez (Batteria, Cori)
 
RECENSIONI
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