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IN.SI.DIA - Istinto e Rabbia
( 4481 letture )
Noi italiani siamo gente strana: capaci di autentiche prove d'orgoglio quando messi alle strette, con le spalle al muro, ma terribilmente bravi a sperperare tanti talenti di cui siamo dotati. Basta guardare quello che avviene con i politici: le ingiustizie e la corruzione dilagano, ma la gente si limita a proclamare ribellioni e insurrezioni soltanto su Facebook, senza mai dare un seguito concreto a tante belle frasi fatte. Nelle strade non si vede mai nessuno, le cose non cambiano mai e noi continuiamo a farci governare da sciacalli privi di buonsenso e interesse per il popolo. In piccolo, accade qualcosa di simile se si parla di metallo italiano: via con il tam tam, la solita discussione sulle band metal tricolori sottovalutate, tutti a difendere la sacralità dell'underground, tutti a battagliare per sostenere le formazioni locali, tutti a spalare merda sulle coverband, ree di frenare l'inventiva e la musica inedita. Tutto vero, ma poi ci sarà un motivo per cui le cose non cambiano mai e band come gli IN.SI.DIA scivolano quasi nel dimenticatoio, dopo aver pubblicato appena due album in sei anni dal 1991 al 1997. E che album: col debut Istinto E Rabbia siamo su livelli altissimi, praticamente internazionali oseremo dire, eppure nessuno si ricorda di loro, nessuno li innalza al rango di artisti con gli attributi. La parola 'rocker' viene accostata a cani e porci, senza che i media ed il cittadino medio abbiano vagamente idea di cosa significhi la stessa: ma del resto possiamo aspettarci solo questo, in un Paese così triste da ipnotizzarsi davanti a reality shows deprimenti e canzonette cretine, un Paese talmente somaro da meritarsi tutto quello che ha. Nella musica come nella vita di ogni giorno. Terminata questa amara divagazione, è meglio concentrarci sugli IN.SI.DIA e sul loro bellissimo esordio, pubblicato da etichetta indipendente ed ispirato al sound di band come Metallica ed Exodus. Fin dalle prime battute del platter emerge palese tutto il malessere di cui i Nostri andranno a cantare, ben interpretato da un thrash quadrato, ben suonato, tecnicamente valido: rallentamenti e ripartenze creano dinamismo, il drumworking solido e tellurico di Bruno Fregoni dona spessore, i riff e gli assoli lancinanti (ma ben calibrati) di Manuele Merigo vanno a costituire il fulcro portante dell'arsenale d'assalto della truppa bresciana, trascinata dalla voce aggressiva di Riccardo Panni, ottimamente sposata con le esigenze stilistiche del miglior thrash di matrice americana. L'utilizzo della lingua italiana non sfigura affatto, anzi, è un punto saliente dell'opera, permettendole di trasmettere con maggior incisività gli importanti contenuti lirici tracciati dall'act tricolore; sfoggiando una tecnica di indubbio valore, soprattutto per quell'epoca, gli IN.SI.DIA rappresentavano una realtà decisamente sottovalutata nell'underground nostrano: è paradossale che siano poco conosciuti, anche a vantaggio di loro illustri colleghi meno dotati di talento.

Gli otto brani composti per Istinto E Rabbia sono tutti ben congegnati, mai piatti o sterili, con qualche sensibile radice -soprattutto nelle vocals- con l'hardcore: nulla a che vedere col thrash grezzo e ignorante di altre formazioni italiane come i Bulldozer o gli Schizo, molto più spinti e sporchi dei bresciani. Spicca la varietà insita nel buon repertorio di riff esibito nel corso di trame ragionate, va sottolineata la presenza di assoli affilati ma mai insensati, va ripetutamente elogiata la bontà dei testi, stupende e veraci istantanee di una realtà deprimente e raccapricciante. Ognuno di noi, ascoltando le parole di Panni, potrà ritrovarsi in esse, rimuginando su esperienze presenti o passate della propria esistenza, rivivendo sulla propria pelle l'intensità che pulsa in Istinto e Rabbia. Si diceva della considerevole capacità compositiva garantita dalla band lombarda, che in effetti è parecchio sopra la media rispetto alla frammentaria scena italica dei primi anni novanta: difatti, le canzoni sono imprevedibili e articolate in direzioni inattese, nonostante i musicisti non siano certo dei virtuosi dotati di una tecnica mostruosa. Questo significa che c'è tanta attitudine, tanta bontà nel songwriting, capacità di abbinare semplcità e stratificazione, col risultato di saper scrivere, in poche parole, pezzi veramente buoni. L'esasperazione per questa società malata e la voglia di fuga verso un utopistica nuova mentalità anima le note dell'opener-track, Fuggire, esplicita fin dal titolo: il pezzo non è tiratissimo, ma ben ritmato, caratterizzato da vocals aggressive, pesanti rallentamenti e ripartenze azzeccate. Un assolo di buona fattura incendia la parte centrale della traccia, anche se certe sezioni sembrano talvolta cucite in maniera forzata. Il riff tostissimo di Sulla Mia Strada ci sbatte in faccia una serrata da knockout, uno sproloquio verbale contro quegli individui falsi che tendono a nascondersi nella massa, tradendo la nostra fiducia e creando tante morti metaforiche nel sentiero delle nostre esistenze; esplode come martellante assalto ritmico la trepidante Grido, sferzante nel rifferrama e trascinante nel drumworking: qui le velocità sono davvero notevoli, anche se non mancano le consuete sfaccettature slowly a fungere da intermezzo. Siamo al cospetto di una critica feroce nei confronti della Chiesa e della 'falsità dei suoi messaggeri', un testo acuminato ma non insozzato da stereotipi pseudo-satanici, un testo di quelli che farebbe godere non poco un certo Kerry King. Il vero capolavoro, tanto per il testo quanto per le trame più complesse, è Il Tempo, apice qualitativo dell'intero full length: essa si apre con un riff melodico e malinconico e, con un testo struggente e da brividi, narra del tempo che passa veloce, portandosi via le nostre futili vite prive di senso. La canzone accelera in una vibrante mazzata thrashy dal riffing rabbioso, quasi punk in certi frangenti, serrato e accompagnato da vocals altrettanto feroci, trascinanti. Nel mezzo si ritorna su lidi ancora tristemente melodici, trasudanti pathos e coinvolgimento incredibile: si riaccelera quindi con un assolo annichilente attraverso il quale rimontano ira e rapidità esecutiva. Tunnel Grigio poggia su un riff maligno e dai tratti orientaleggianti, possiede ritmi sostenuti ma non eccessivi e mantiene un profilo intimidatorio durante tutta la sua durata, lasciando brillare l'efficacia straripante della sezione solista e di quella ritmica, affrontando un argomento di non semplice interpretazione (forse la dipendenza da sostanze stupefacenti); Parla... Parla è meno irruente, ma altrettanto efficace, trainata da un altro buon guitar solo e da un'ulteriore prova consistente del batterista: sembra essere un incitamento a dare più azione alle azioni rispetto alle parole, alla faccia dell'ipocrisia.

Un potente break in coda e la ripartenza in assolo mette sale sulla coda a quest'altro episodio convincente, che viene incalzato dalla malinconica strumentale Satanka, non troppo sviluppata, e da Solo Solitudine, uno dei brani più veementi del lotto, tonante fin dai pimi secondi: un riffone roboante ed un duro assalto batteristico antecedono una pregevole serie di alternanza tra intersezioni melodiche struggenti ed inasprimenti improvvisi, devastanti, nel breve volgere di pochi minuti. La tensione e l'adrenalina svettano pressoché implacabili e proprio quell'alternanza di ambientazioni ci regala varietà, stratificazione, emozioni forti prima di scatenare una massacrante colata di thrash veloce; l'intero brano è da headbanging disinibito, ma la foga ed il delirio massimo coincidono con l'assolo di Merigo, sospinto dal torrenziale drumworking di Fregoni. Il platter è chiuso dalla sentita cover di Tutti Pazzi degli hardcore/punk Negazione, sorta di denuncia nei confronti di quella gente che si finge felice ma non si accorge che stiamo morendo, soffocati dalla routine, dalla follia, dagli abusi di potere. Naturalmente, le atmosfere sono tese e cupe, fortemente pessimiste, figlie di una società immersa nello squallore: eppure, al contempo, emerge una disarmante voglia di rivalsa, un istinto a lottare per restare vivi e non farsi sopraffare da cotanta decadenza. Un concetto che dovremmo tenere ben presente anche ai giorni nostri, tanti anni dopo la pubblicazione di questo album, visto che mai come in questi tempi duri tali tematiche sono attuali e sempre scottanti. La tracklist è omogenea e caratterizzata da composizioni forti nel riffing e approfondite tramite rocciosi rallentamenti, i quali non fanno che accentuare gli stacchi e le ripartenze, facendole suonare ancora più rapide; la goduria maggiore deriva in coincidenza delle sferzanti sfuriate a rincorsa, mitragliate seccamente tramite riff abrasivi ed impellenti stoccate ritmiche, fermo restando che la velocità non è fine a sè stessa: pertanto, non ci si deve attendere un disco tiratissimo dall'inizio alla fine, quanto più un prodotto molto più variegato e personale. Se proprio vogliamo trovare un difetto, dovremmo guardare alla pur validissima performance vocale del singer: l'inflessione tende a somigliarsi di pezzo in pezzo, ma è solo un dettaglio di poco conto. Anche perché l'uso dell'italiano aiuta non poco a diversificare i singoli episodi, rendendoli perfettamente riconoscibili laddove l'inglese avrebbe potuto assottigliare le differenze alle orecchie dell'ascoltatore più provinciale. Sempre considerando l'epoca e la provenienza della band, è giusto omaggiare una prodizione qualitativamente encomiabile, eleggendo pertanto Istinto E Rabbia a vero e proprio manifesto del thrash nostrano, un prodotto di cui andare fieri anche oltre confine.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
86.07 su 42 voti [ VOTA]
MetalMark
Domenica 10 Gennaio 2021, 21.28.49
33
Disco molto molto bello. Personalmete li conobbi tramite il video di Parla Parla trasmesso in heavy rotation sull'allora videomusic... e mi procurai il cd. testi in italiano molto graffianti e significativi, che per nulla stonano sui suoni potenti generati anche da una produzione all'altezza. Queste "Istinto e Rabbia" bel 8 pieno se lo merita tutto
Filippo
Venerdì 1 Maggio 2020, 19.45.27
32
Emblematico il fatto che su Wikipedia ci sia la pagina in tedesco relativa agli IN.SI.DIA ma non quella in italiano...
Area
Mercoledì 13 Giugno 2018, 15.18.28
31
Grande band, la cui forza per me oltre a una produzione fortunata é stata proprio la scelta di cantare in Italiano. L'elemento che ha fatto la differenza! Una sorta di mix tra i Metallica e gli Heroes del Silencio. Io gli In.si.dia li ho scoperti piuttosto tardi, non prima di 10 anni fa penso. La cosa curiosa é che in quel periodo avevo ripreso ad ascoltare alcuni dischi dei Timoria e quando poi me li fecero sentire mi dissero che furono proprio una loro scoperta. Questo disco era INTROVABILE, poi qualche tempo dopo lo ristamparono e me lo presi.
ObscureSolstice
Martedì 27 Marzo 2018, 17.39.04
30
- "Io non prego mai! Ma non ti rinnego! Credo! Credo nella vita! Ma non credo nella chiesa!" - Grandiosi loro, e grandioso esordio thrash metal. Sound molto 'Tallica, suonato decisamente bene, buona anche la produzione. Cd originale del 93 molto ricercato, poi ristampato per fortuna. Uno dei pochi esempi di metal cantato in italiano che non dà assolutamente fastidio in lingua in italiano...conta sempre la strumentazione che c'è sotto. Ogni testo un applauso sentito. -Non devi pensare, devi agire-
Silvia
Giovedì 14 Dicembre 2017, 17.50.49
29
Ma se non ricordo male passavano il video di "Parla... Parla" da qualche parte perche' io li ho conosciuti cosi'. Grande album comunque e bellissima sorpresa sentire un gruppo di quel calibro cantare in italiano ! Parla parla!!! tu sei la legge!!! critica e distruggi!!!
brus
Giovedì 14 Dicembre 2017, 17.35.44
28
Vero maurillio, io trovai i loro due cd alla fiera di Sinigaglia a Milano nel 1997. quella fiera trovavo anche i pantaloni di pelle che tanto cercavo ai quei tempi e poi cilum e bambulè X-)
maurilio
Martedì 9 Maggio 2017, 21.17.35
27
Grandissimo album, mi é arrivato oggi e l´ho giá ascoltato piú volte. Incredibile che all´epoca non lo conoscessi affatto, ma nel ´93 non era come ora, certi album non li trovavi nei negozi di dischi di provincia e se nessuno te ne parlava o non leggevi la recensione sugli appositi giornali era impossibile conoscere i gruppi di nicchia. Comunque grazie a Metallized che mi ha permesso di conoscere questo validissimo gruppo dopo tanti anni.
Luca Detonation
Martedì 16 Febbraio 2016, 12.32.18
26
Album immenso! Grandi testi, ottimi riff, i pezzi filano che è un piacere! Album Iconico. Voto 95/100
MetalMark
Sabato 10 Gennaio 2015, 19.17.20
25
Grandissmo album! Li conobbi in gioventù grazie ad un noleggio del loro cd che successivamente acquistai! Validissimo
Galilee
Giovedì 8 Maggio 2014, 16.38.39
24
Sono andato ad ascoltarmi i Distruzione. Non centrano proprio nulla con gli Insidia. Ma nulla, nulla... I primi sono quasi death, sono sporchi, marci, zozzi e grezzi, gli Insidia sono puro thrash , dal suono pulito, dai testi ricercati e dai chorus orecchiabili.
lux chaos
Martedì 25 Settembre 2012, 0.04.31
23
Beh, IMO invece il paragone ci può stare...se guardiamo al cantato in lingua madre, sono gli unici un po noti che, sebbene più pesanti, possono essere accostati agli In.si.dia....come genere potremmo fare paragoni con Alligator, primi Extrema, Broken Glazz, Braindamage, ma il cantato in inglese li rende ben diversi...indi il paragone per me ci sta
Red Roger
Lunedì 24 Settembre 2012, 23.50.51
22
E i Distruzione facevano death comunque indi il paragone con gli insidia ci sta poco...
AL
Lunedì 24 Settembre 2012, 11.01.56
21
ehm volevo dire che lo ascolto con Guarda dentro te, altro album molto valido..
AL
Lunedì 24 Settembre 2012, 10.59.50
20
disco stupendo! ogni tanto lo riascolto con Istinto e rabbia.. il cantato in italiano all'inizio non mi piaceva ma poi l'ho apprezzato. Merigo se non sbaglio suona con i Cidodici adesso..
MrFreddy
Domenica 23 Settembre 2012, 16.43.23
19
Ottimo disco italiano fino al midollo
NIghtblast
Domenica 23 Settembre 2012, 14.48.55
18
Grande disco, anche se il cantato in italiano non l'ho mai digerito...I I Distruzione, comunque, erano di un'altra galassia...
Lizard
Domenica 23 Settembre 2012, 10.54.23
17
Corretto, grazie
nerkiopiteco
Domenica 23 Settembre 2012, 10.50.11
16
Forse non a caso questi fenomeni cantavano "guardami e spara critica e distruggi....Il futuro non m'appartiene" purtroppo questo è il paradosso della musica, che Calca i buoni e solleva i pravi Comunque l'album è del 93!!!
Lizard
Domenica 23 Settembre 2012, 10.25.51
15
Ottimo thrash metal come dev'essere fatto, c'è qualche reminiscenza in specie dei Metallica, ma questo non ne diminuisce il valore. Come ha detto un altro lettore, In.Si.Dia, Broken Glazz, Extrema, Alligator, Braindamage etc etc in fatto di thrash all'epoca l'Italia poteva vantare davvero delle grandi realtà.
lux chaos
Sabato 22 Settembre 2012, 23.41.04
14
P.S. Quoto Lambruscore, dello stesso genere (anche se con stile vocale più violento, quasi death) i Distruzione li ritengo su un altro pianeta!! Endogena gran disco!! P.S. 2: bella recensione rino!
lux chaos
Sabato 22 Settembre 2012, 23.41.04
13
P.S. Quoto Lambruscore, dello stesso genere (anche se con stile vocale più violento, quasi death) i Distruzione li ritengo su un altro pianeta!! Endogena gran disco!! P.S. 2: bella recensione rino!
lux chaos
Sabato 22 Settembre 2012, 23.35.49
12
Ma lo ritenete tutti un capolavoro??? Boh...sono anni che cerco di farmeli piacere ma secondo me non sono assolutamente nulla di speciale...buona esecuzione, ma ci sento riff strasentiti, banali...che non restano in testa...ma il peggio è la prestazione vocale, con linee vocali tutte strappate e uguali...dopo questa rece oggi l'ho ascoltato di nuovo...macchè, nulla, il mio parere non cambia...ora uccidetemi pure!!
preck
Sabato 22 Settembre 2012, 22.48.50
11
album fantastico, purtroppo uscito un Italia e quindi non apprezzato pienamente, per gli appassionati di metal un disco da riscoprire.
alessio
Sabato 22 Settembre 2012, 20.32.25
10
BEI TESTI!!!!! gente che aveva molto cervello.
warrior63
Sabato 22 Settembre 2012, 20.29.51
9
sono completamente d'accordo con Rino .Bravo,bella rece. condivido al 100 %.Forse non siamo fatti x le rivolte,siamo solo chiacchere e distintivo.Gli Insidia li vidi due volte negli anni che furono ,pubblico di poche decine di persone..altro che "support italian metal".. Comunque immensi anche di fronte a pochi.. Grazie ragazzi
Red Roger
Sabato 22 Settembre 2012, 17.37.27
8
Quanto amo questo disco !!!!! all 'epoca ho consumato il nastro della casetta.....
Icarus
Sabato 22 Settembre 2012, 15.55.08
7
Sì, mi ricordo questa cosa, e mi ricordo anche i Timoria con i chitarroni thrashy
Alex Ve
Sabato 22 Settembre 2012, 15.53.03
6
Curiosità che molti già sapranno: questo disco è stato prodotto da Omar Pedrini (Timoria)
LAMBRUSCORE
Sabato 22 Settembre 2012, 14.39.09
5
In questo genere i Distruzione (c'è qualche recensione in giro?) sono secondo me al top in IItalia,comunque anche gli Insidia, (li scrivo così, hanno troppi puntini....) si difendevano bene, davvero validi, e dì che io non sono un gran amante della musica cantata / urlata nella nostra lingua.
Undercover
Sabato 22 Settembre 2012, 11.30.41
4
Rimane uno dei punti più alti della storia thrash italiana, disco fantastico.
freedom
Sabato 22 Settembre 2012, 10.51.31
3
Minchia bellissimo sto disco! Quanti ricordi...
il vichingo
Sabato 22 Settembre 2012, 10.40.25
2
Non sono mai impazzito per il Thrash ma a mio modesto avviso gli Insidia sono (o meglio erano, purtroppo) uno dei migliori gruppi italiani in ambito thrash, sicuramente rientrano nella mia personalissima Top ten del thrash metal. Giustissimo dare spazio a questi pezzi di storia. Preferisco Guarda dentro te ma anche l'album in questione è un lavoro molto buono. Voto 90/100.
fabriziomagno
Sabato 22 Settembre 2012, 10.27.27
1
un grandissimo gruppo e un disco stratosferico, ancora oggi migliore di tante zozzerie plasticose che vengono osannate, grandi gruppi compresi. Ascolti di gioventù che non passano mai di moda!
INFORMAZIONI
1993
Polygram Italia
Thrash
Tracklist
1. Fuggire
2. Sulla Mia Strada
3. Grido
4. Il Tempo
5. Tunnel Grigio
6. Parla... Parla
7. Satanka
8. Solo Solitudine
9. Tutti Pazzi
Line Up
Riccardo Panni (Voce, Chitarra)
Manuel Merigo (Chitarra)
Fabio Lorini (Basso)
Bruno Fregoni (Batteria)

Musicista Ospite Henry IV (Vox Death su tracce 2 e 6)
 
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