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Enslaved - RIITIIR
( 7101 letture )
Estremamente, perennemente novizi. Con quello stupor connaturato per un mondo che, agli occhi affamati, sembra avere ogni minuto qualcosa di nuovo da suggerire, da poter esplorare. I piedi scalzi, la tunica arancione ed il rimbombo di una modernità, che forse, non sfiora nemmeno il lembo del mantello. Una ciotola per raccogliere le esperienze, la mano tesa. Che sia la turbinante estetica musicale di Robert Fripp o la pacchianeria di Madonna o ancora il grido democratico di Springsteen a riempire lo stomaco, importa davvero poco. Dopo vent’anni di carriera nessuna polvere si è adagiata sullo scaffale dove fanno bella mostra di sé alcuni capolavori, Eld, Isa, Frost, abbandonati, con la modestia dell’attore il quale ha quasi timore di esporre l’Oscar in un punto della casa troppo in primo piano. Alla fine della corsa la cosa migliore è quella che si deve ancora scrivere, il canestro che si deve ancora mettere a segno, il record da abbattere.

Gli Enslaved sono così, una Venezia norvegese. Spalancano le loro innumerabili porte su altrettanto infiniti canali, ornati dal lusso di un gusto forgiato fin dalla giovinezza. Si comportano da plebei pur avendo il grado di patrizi, da dilettanti nonostante Roots Of The Mountain si agganci alla carne come nemmeno l’amo alla bocca dello sfortunato pesce. Nonostante il vocione di Grutle squassi i pilastri dei palazzi vicini in RIITIIR, annichilendo le angeliche tonalità di Larsen, in un duetto accostabile al dialogo rappresentato nei dischi dei conterranei Solefald. Questo portare i gradi delle alte gerarchie militari essendo però pronti ad imbracciare il fucile e scendere in trincea, fa di RIITIIR un disco monumentale. Il gruppo di Bergen non rifugge il confronto con le sue origini, rievocate di recente nell’EP The Sleeping Gods, ma non ricusa, allo stesso tempo, la componente progressive oramai divenuta parte integrante del nuovo corso degli Enslaved (ma probabilmente ha semplicemente atteso il momento per emergere dalla sub-coscienza).
Ma cosa offre nel dettaglio quest’opera per la cui glorificazione sto spendendo importanti pensieri? Qual è il filo conduttore che collega Axioma Ethica Odini a RIITIIR e, esclusa l’introduzione, quali sono le peculiarità artistiche che rendono quest’ultimo un passo avanti, un ulteriore conferma?

I riti umani (a questi occhieggia il titolo, adattamento fantasioso del termine ritual) sono il fulcro su cui è necessario focalizzare la propria attenzione. I nostri hanno studiato alcune corrispondente nelle varie mitologie mondiali, giungendo alla conclusione che determinate occasioni hanno un riscontro nella quasi totalità delle credenze ancestrali dei popoli. Un interesse verso le conoscenze pregresse che supera lo scontato approfondimento della sola tradizione mitica scandinava. A detta dello stesso bassista e vocalist, RIITIIR però non va inteso come un concept album tradizionale, ma piuttosto è da accogliere nelle vesti di un insieme di “storie” il cui tema principale è quello appena nominato. Tale scelta concede una maggiore libertà compositiva, sia a livello di atmosfere, le quali possono essere diverse le une dalle altre senza danneggiare la coerenza globale, sia a livello di generi, in quanto, dovendo mantenere fisso un unico faro, le vie percorribili si moltiplicano.

Si comincia con Thoughts Like Hammer, dalla pregevole sezione centrale, dominata dai cori puliti di Larsen, contrappuntata dalle sfuriate in doppia cassa su cui le feroci linee vocali di Grutle trovano terreno fertile. Gran parte del fascino dell’episodio si basa sulla deriva progressive, rappresentata da ariosi inserti di tastiera, strutture dilatate, batteria dinamica, a cui si sommano baritonali recitati, e inquietanti giri di chitarra distorta. Prigionieri dei propri pensieri.
La morte negli occhi dell’alba si contraddistingue per un assolo magistralmente eseguito da Ice Dale, il quale unisce il virtuosismo ad un tocco melodico eccellente. Nel fade-out della parte solista, fanno capolino inaspettati profumi settantiani, prima che la nave venga spinta verso lidi più estremi da pesanti sei corde distorte. Come di consueto, il quattro corde Gibson del front-man tuona ineludibilmente dietro le quinte, scandendo, assieme alla precisissima sezione percussiva, i tempi del secondo racconto.
Veilburner, colui che brucia il velo che oscura la visione della realtà. Ne parlava Schopenhauer, il filosofo di Danzica, il quale usava di frequente discorrere del “velo di Maya”, delle illusioni. Tramite un riff accattivante, l’ansiogeno growl e le delicate intersezioni pulite, il mondo circostante sembra spalancarsi dinnanzi ai nostri occhi, violento, nichilista, disinteressato alle sorti degli esseri umani.
Dove si tronca di netto la precedente traccia, riparte The Roots Of The Mountain, il cui cipiglio black metal sfocia nel migliore degli arrangiamenti vocali allestiti da Larsen. Impossibile non restare incollati alle casse o alle cuffie mesmerizzati dalla bellezza del canto. La versatilità dell’interprete è in grado di caricare di ulteriore pathos un ritornello per sua natura evocativo. Cercare la radice della montagna, la fonte. Nuovamente progressive, nuovamente orchestrazioni stratificate, arricchimenti, produzione sfavillante, infine un break di basso, quasi ballabile. Un altro verso, scream e clean. La traccia sembra dissolversi, quando, improvvisamente, una chitarra acustica riprende la melodia in tremolo picking, accompagnata poi dal resto della strumentazione, prodromo ad un ultimo ritornello incrociato. Semplicemente disarmante.
Segue la title track dalla progressione incalzante, rafforzata dalle rullate della batteria. Meno potente ed espressiva della precedente, nei sei minuti di runtime riassume la parte ferale degli Enslaved, accantonando per un istante le influenze meno canoniche (nonostante certi richiami restino lampanti).
Materal si apre con interessanti armonie pulite, su una batteria schematica e rigorosa. Il mood cambia però velocemente, accogliendo i decibel delle due chitarre elettriche nella partitura. Pur essendo un episodio vicino ad un ipotetico “rock pesante” , il black metal, indomita bestia che si riaffaccia ad ogni possibilità, svolge la sua parte incarnandosi nella melodia in sedicesimi. Tuttavia, la fiamma nera è gestita con insuperabile eleganza. Se così non fosse i presupposti per l’acrobatica performance di Ice Dale non sarebbero stati concepibili.
La tempesta delle memorie è spiazzante: un fuga bachiana che avrebbe trovato posto in qualche LP della scena di Canterbury. Folle, scevra da riferimenti eccezion fatta per i quarti battuti dalla batteria, è il quadro della confusione mentale del sogno. Venata dalla corpose presenza del quattro corde, la seconda parte riporta la composizione sui binari già esaminati. Melodie gentili, accordi “spaziosi”, la voce calda del tastierista in primissima fila.
Ed eccoci giunti al termine: Forsaken, abbandonato. Undici minuti di introspezione, ed un pizzico di sperimentazione, data la dissonante parte di piano inziale, e il ponte di sessanta secondi, chiusura dei primi paragrafi della traccia. Un arpeggio di basso o synth, non è semplice identificare con precisione la natura dello strumento (potrebbe essere un quattro corde effettato, o un effetto elettronico della tastiera), mutuato dalle sonorità del Moog, preludio alla devastante cascate di emozioni che scroscia a partire circa dal sesto minuto. È il lembo estremo dell’album, il quale affonda lentamente, ma inesorabilmente, negli arpeggi minori delle chitarre in clean, fondamenta su cui le scarne note della melodia e la voce si preparano ad annunziare l’ottenebramento finale della mente.

Il mendicante ha la scodella traboccante. La offre al suo vicino, più sfortunato.
È un gesto sotto alcuni punti di vista insensato. L’assioma suggerirebbe una verità monolitica: se si ha si mangia, al massimo, si accumula.

Riitiir è il mendicante, va oltre la conoscenza matematica inappellabile. Concede una scelta tanti quanti sono i popoli. E questa, è la sua assoluta grandezza.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
89.66 su 39 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 7 Dicembre 2017, 20.51.58
48
Semplicemente da paura, quindi 90
Danimanzo
Giovedì 6 Febbraio 2014, 17.30.56
47
Con molta calma, sto recuperando tutti i loro dischi in studio perché ho finalmente capito di trovarmi di fronte ad una delle migliori realtà del panorama metallico estremo di sempre. Tralasciando il glorioso passato dedito ad un "semplice" Viking Metal epico e battagliero, i Nostri con il disco "Madraum - Beyond the Within" hanno lanciato sul tavolo le carte del progressive rock anni '70. Con "Monumension" hanno cominciato a mescolarle e con "Below the Lights" ( e con l'ingresso in formazione stabile del chitarrista Arve "Ice Dale" Isdal ) hanno cominciato a giocare la loro partita. Uno stile che si è andato perfezionando negli anni e che, al momento, li ha portati fin qui. A RIITIIR. Semplicemente una delle mie band preferite.
Macca
Venerdì 5 Luglio 2013, 11.10.31
46
Il mio primo degli Enslaved, disco un pò complesso inizialmente non mi diceva granchè ma dopo un paio di passaggi mi è piaciuto veramente molto. Soprattutto Death In The Eyes Of Dawn, Veilburner e Materal, per me i pezzi migliori.
Delirious Nomad
Martedì 20 Novembre 2012, 22.22.49
45
Ciò che ho ascoltato mi é piaciuto parecchio. Potrebbe senza problemi diventare il mio primo disco degli Enslaved.
ANDREASTARK
Martedì 13 Novembre 2012, 10.31.51
44
DISCO DELL'ANNO!!!!! Ed è una gradevole abitudine per gli Enslaved. Mi inchino di fronte a genio e magnificenza! MONUMENTALI!
76Mdp76
Domenica 11 Novembre 2012, 16.00.23
43
Questa é una richiesta allo STAFF di METALLIZED. Credo che é giunta l'ora di recensire "Frost", "Below the light" e "Isa" ....
Mdp76
Lunedì 5 Novembre 2012, 17.01.09
42
S T R E P I T O S O !! Album monumentale, poco a poso METALLIZED aggiusta i voti per questo meraviglioso gruppo. Praticamente non hanno sbagliato un album in tutta la loro carriera.
Metal3K
Giovedì 25 Ottobre 2012, 11.26.28
41
Dopo diversi ascolti (assolutamente necessari in casi come questi) sono giunto alla conclusione che di certo questo e' uno dei migliori album di quest'anno anche per me. Progressivo fino all'osso ma con svariati momenti assolutamente devastanti, specie quando partono le "feroci linee vocali" di Grutle Kjelsson. Il brano che piu' di tutti mi fa saltare dalla sedia (e anche qui concordo con Ahti) e' decisamente Roots Of The Mountain: quando parte non ce n'e' per nessuno. Non so ancora dire se questo album mi piaccia piu' di Axioma, che ho amato ed amo ancora alla follia. Forse non arrivera' a quei livelli, ma di certo almeno ci va molto vicino. Sono tante le commistioni in esso contenute, a momenti (ad esempio, se non ricordo male, in alcuni tratti di Materal, ma non solo), mi e' sembrato perfino di risentire gli Alice in Chains (saro' visionario?), prima che il blast beat e le impennate black spazzino via tutto. PS: E' stato un piacere leggere quest'ottima recensione, bravo Jacopo!
Bloody Karma
Martedì 16 Ottobre 2012, 17.44.54
40
avevo accannato gli Enslaved su Vertebrae, che a mio parere trovai estremamente deludente, ma mi sono riavvicinato alla band spinto da parecchi amici che esaltavano questo RITIIR...beh devo dire che il disco merita parecchio, non ho ancora ben afferrato in pieno il senso di tutte le tracce, ma se non altro han trovato un buon equilibrio tra psichedelia e metal (estremo e non)...
Mattia Jonne Montag
Martedì 2 Ottobre 2012, 23.19.14
39
Album assurdo, magnifico, tuttavia, preferisco Axioma!
Markus
Martedì 2 Ottobre 2012, 9.36.14
38
Album immenso
Sambalzalzal
Lunedì 1 Ottobre 2012, 20.02.25
37
Luca D@ ovvio che non sto conducendo nessuna "crociata" a favore degli Enslaved ma se puoi fallo, magari ti ricrederai come sto facendo io
Luca "Diablo"
Lunedì 1 Ottobre 2012, 19.56.15
36
Sambalzalzal: pobabilmente hai ragione tu quando sostieni che è un disco che necessità di svariati ascolti per essere apprezzato appieno. Spero tanto di ricredermi dopo che gli avrò concesso una seconda chance.
Sambalzalzal
Lunedì 1 Ottobre 2012, 19.42.04
35
Mah che devo dirti Undercover@ personalmente parlando io ho riscontrato questa difficoltà di assimilazione solamente riguardo questo ultimo album per questo avevo risposto in quel modo a Luca D supponendo che avesse avuto le mie stesse difficoltà iniziali. Il discorso di ascoltare un album a distanza di tempo non lo faccio quasi mai proprio perchè solitamente in generale se un prodotto mi piace fa subito colpo su di me. Mi comporto come tu dici nel caso di bands che mi sono sempre piaciute e che mi lasciano interdetto al momento della nuova release... per non mollare l'osso e stroncarlo inutilmente allora diluisco gli ascolti sperando di "entrare" nell'ottica del prodotto...
Undercover
Lunedì 1 Ottobre 2012, 17.28.06
34
Raga ma quando mai gli Enslaved hanno composto un disco di facile ascolto? Hanno tutti bisogno di svariati passaggi nello stereo e soprattutto a distanza di tempo, l'ascolto continuato a mio avviso fa più danni che altro in certi casi.
Sambalzalzal
Lunedì 1 Ottobre 2012, 17.20.09
33
Luca D@ purtroppo sono stato tentato di saltare anche io alle tue conclusioni ma riascoltandolo più volte sono riuscito ad apprezzarlo. Di sicuro non è di facile ascolto e penso che anche mantenendo il marchio di fabbrica E si discosti parecchio da quanto fatto fin'ora. Se non altro va reso merito a Grutle e co. di aver saputo progredire in modo "cerebrale" senza avvitarsi sulle vecchie glorie (e lo dico da fan accanito di Eld e Frost)... quello sarebbe stato obsoleto e veramente avvilente musicalmente parlando. Aspetto x votare visto che ancora non sono riuscito a digerirlo appieno.
Luca "Diablo"
Lunedì 1 Ottobre 2012, 17.06.27
32
So di andare controcorrente ma a me pare di ascoltare un accozzaglia di suoni senza ne capo ne coda. Troppe contaminazioni con l'elettronica va bene evolversi ma senza arrivare a snaturare il proprio sound e le proprie radici Black Metal. Gli Enslaved sono una band decisamente sopravvalutata.
l'Accademico
Lunedì 1 Ottobre 2012, 2.23.35
31
Gli Enslaved non si toccano, d'accordo, e anche questo è un ottimo lavoro. Però, mentre ascolto il disco, non posso levarmi dalla mente la parola 'standardizzati', sì, lo penso fortemente. Credo che il loro apice sia stato toccato dalla band tra Mardrarum e Isa, poi c'è stata una sorta di ritorno ad un suono più duro e 'formale' e una perdita graduale d'ispirazione. Sì, qui c'è tutto quello che ci deve essere, compresa un'orrenda copertina, ma ciò non va bene, poiché gli Enslaved ci avevano abituato ad un perenne rimettersi in gioco. Qui sembrano un po' gli Opeth (anche loro, apice Deliverance, Damnation e poi un ritorno al 'formale') e un po' qualsiasi altra band simil progessive metal. E poi, da quando mancano le lunghe e meravigliose intro di tastiere di Ivar Bjørnson il giocattolo, a parer mio, si è rotto.
MorphineChild
Domenica 30 Settembre 2012, 23.28.51
30
è strano vedere come un gruppo dal background tradizionalmente black metal sia riuscito laddove tante promesse dell'avantgarde scandinavo hanno fallito. gli Enslaved, disco dopo disco, hanno costruito un sound originale, che amalgama elementi provenienti da diversi generi al substrato black metal senza perdere un grammo dell'epicità e della drammaticità originarie. un disco da capogiro, che ancora mi attende per metà. non sono riuscito ad andare oltre il quarto brano causa sindrome compulsiva da riascolto. Weather Systems ha un degno contendente alla palma di disco dell'anno...
DIMMONIU73
Domenica 30 Settembre 2012, 23.02.27
29
Semplicemente meraviglioso, una perla come non ne sentivo da troppi anni...90 per me!!!
Doomale
Venerdì 28 Settembre 2012, 17.13.58
28
Sinceramente..devo dire che per me che gli ho conosciuti con il mitico Ep split con gli Emperor e adorati sopratutto con il grandissimo Frost (a proposito la recensione????)...ho preso sia ISA che il penultimo..ma non riesco proprio a metabolizzarli..
ANDREASTARK
Venerdì 28 Settembre 2012, 16.47.31
27
....a scatola chiusa.....senza dubbi a scatola chiusa.....BAND MONUMENTALE CON DISCHI MONUMENTALI....PER ME AXIOMA SU TUTTI..
Alexius22
Giovedì 27 Settembre 2012, 22.18.59
26
La recensione mi invoglia ad ascoltarlo ma a me tocca aspettare domani!!
Ad Astra
Giovedì 27 Settembre 2012, 21.26.58
25
mi aspetto talmente tanto che jacopo penso mi scuserà se non leggo la sua recensione, non l'ascolto nulla, vogliono rimanere fuori da ogni contaminazione, compro ascolto e poi giudico e mi faccio risentire...ho l'acquolina...
legion666
Giovedì 27 Settembre 2012, 20.45.21
24
mi dovrebbe arrivare a giorni...preso a scatola chiusa...ho cominciato ad ascoltarli da Isa in poi e ogni album successivo l'ho sempre apprezzato molto...al contrario i vecchi lavori non mi hanno mai preso più di tanto...
enry
Giovedì 27 Settembre 2012, 20.19.35
23
Io ho iniziato subito, con Vikingligr Veldi, era il periodo che ho cominciato col Black e mi dedicavo quasi esclusivamente alla Norvegia. Gli Enslaved che piacciono a me finiscono con Eld (comunque già un gradino sotto rispetto ai due precedenti). Tutto il resto mi è sempre piaciuto poco, alcuni lavori li ho proprio rimossi e non ho mai avuto voglia di rispolverarli, Axioma non mi ha preso, questo vedremo, ma con calma, ormai non fanno più parte delle mie priorità (come altre bands della Norvegia che fu, purtroppo).
Kryptos
Giovedì 27 Settembre 2012, 18.56.38
22
Non vedo l'ora non vedo l'ora non vedo l'oraaaaa!!
piggod
Giovedì 27 Settembre 2012, 16.39.30
21
Premetto di non averlo sncora ascoltato, ma se è solo la metà dei precedenti, già è un discone. Ho iniziato a seguire gli Enslaved con Frost, però devo dire che hanno iniziato a darmi soddisfazioni quasi orgasmiche nell'ultima fase.
Lizard
Giovedì 27 Settembre 2012, 15.33.07
20
@Waste: io ti consiglio di ascoltarlo, si fa prima che cercare di definirne lo stile, anche se si può senz'altro dire che la loro evoluzione è stata costante e continua.
Undercover
Giovedì 27 Settembre 2012, 15.31.41
19
@Gian si è già della fase evoluta @Saverio, io ho iniziato con "Eld" preso appena uscito e poi sono andato a ritroso quindi diciamo che ho una panoramica completa anche se non ho tutto originale e comunque concordo sul fatto che il parere soggettivo con lavori come i loro sia sin troppo importante, è una di quelle band che adori alla follia o la distruggi tempo niente.
waste of air
Giovedì 27 Settembre 2012, 15.17.49
18
Ruun non l'ho mai sentito: è sempre su questo stile? Axioma per me è meraviglioso.
Lizard
Giovedì 27 Settembre 2012, 15.13.21
17
Concordo con Fabio II per quanto riguarda l'importanza della scoperta cronologica: il primo disco che ho ascotlato degli Enslaved è proprio Ruun e non è un caso se amo la loro musica odierna. Concordo con Undercover che Ruun sia di gran lunga superiore a Vertebrae, mentre Axioma Ethica Odini, a mio avviso, era splendido, davvero riuscitissimo. Non vedo l'ora di ascoltare anche Riitiir, perché alla fine, con un gruppo come questo, conta davvero troppo l'ascolto individuale.
fabio II
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.59.17
16
Si ecco dopo scendendo a questi livelli ci sta il fatto di quando e come sei venuto a conoscenza di una band. Personalmente non ho seguito la carriera dei Enslaved cronologicamente, in quanto li ho scoperti molto tempo dopo la nascita. Secondo me è un aspetto abbastanza determinante questo.
xutij
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.56.29
15
Thoughts Like Hammers( la canzone in preview) mi è piaciuta, anche il Black/Viking non è il mio genere, penso proprio che lo comprerò.
Undercover
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.48.49
14
Che comunque reputo inferiore a questo, a mio avviso e vado molto controcorrente "Ruun" è decisamente superiore sia a "Vertebrae" che ad "Axioma Ethica Odini".
fabio II
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.35.35
13
Giusto Undercover e il mosaico si compone a compendio della recensione, ribadisco comunque il mio commento era inerente al precedente; di questo non ho ascoltato neanche una nota ancora
Undercover
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.27.43
12
Siamo d'accordo però non esiste una band che suona "viking" (ma quanto mi fa cagare questo termine) come gli Enslaved, a mio avviso in quel periodo sono stati i diretti successori dei Bathory e non ce n'era per nessuno. Poi che siano dei mostri perché capaci di mutare forma e trovarsi a loro agio è innegabile, sono poche le band che possono vantare un tale cambio di rotta come a esempio i giustamente citati Voivod, però dopo due ascolti integrali del platter, in certi momenti sembra ci sia troppa carne al fuoco, quando tre pezzi e mezzo su otto ti dicono "nì" rispetto al passato, quindi parliamo sempre e comunque di composizioni ben al di sopra della media, quel voto diviene totalmente fuori portata, lo ritengo giustificato soggettivamente parlando, ma non credo possa essere il valore reale del disco. Per ora mi fermo a un buonissimo 78, più in là avrò comunque bisogno di riprenderlo.
Arvssynd
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.25.07
11
Io adoro tutti i periodi di questo gruppo, mai una volta sottotono. Comunque prima di ordinarlo volevo dargli un'ascoltatina, per ora Veilburner e Thoughts Like Hammers sono due pezzoni... complimenti per la recensione!
Ahti
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.16.48
10
Poi, a tratti, esagerano, recuperando addirittura kraut-rock ed elettronica. Ma questo fa parte del loro fascino
fabio II
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.15.32
9
infatti si denota dalla bella recensione Ahti anch'io la penso come te; perchè, non tanto ovviamente come convergenza di stili, ma per voglia di stupire restando in qualche maniera 'estremi', mi riporta un pò alla visione di musica che avevano i miei preferiti Voivod sino a 'T.O.L:.
Ahti
Giovedì 27 Settembre 2012, 14.06.23
8
@vichingo: il periodo viking. A me per esempio dicono molto poco. Preferisco di gran lunga questa deriva prog\sperimentale.
il vichingo
Giovedì 27 Settembre 2012, 13.52.33
7
Ho smesso di seguirli con Eld e tutto ciò che è uscito dopo non mi ha mai detto niente. Per quanto concerne l'album, ho ascoltato tre-quattro tracce e purtroppo non mi hanno entusiasmato minimamente. A mio modesto parere, i dischi degli Enslaved che meritano una valutazione superiore al 90 sono Frost e Vikingligr veldi.
LAMBRUSCORE
Giovedì 27 Settembre 2012, 13.31.08
6
E io che pensavo che si ritirassero con un titolo simile, no dai, gente con della testa, ma tutti quei generi lì mischiati a me proprio non vanno giù.....
fabio II
Giovedì 27 Settembre 2012, 13.16.35
5
Grandissima band, l'ultimo mi era piaciuto tantissimo, qui pareri molto contratanti...sicuramente anch'io d.r.i. lo ritir
d.r.i.
Giovedì 27 Settembre 2012, 12.57.43
4
Appena esce lo RIITIIR
Ahti
Giovedì 27 Settembre 2012, 12.44.26
3
E' il disco definitivo IMHO. Axioma non mi prese così tanto .
Undercover
Giovedì 27 Settembre 2012, 11.07.09
2
Ho ascoltato un paio di tracce più volte e non convincono come in passato, non credo si possa parlare di un voto così alto e soprattutto superiore a molti altri, stavolta la vedo bene sì ma non così tanto.
waste of air
Giovedì 27 Settembre 2012, 10.50.13
1
Bel lavoro Jacopo! Il disco ti dico se mi piace quando mi arriva, prima non lo voglio sentire!
INFORMAZIONI
2012
Nuclear Blast
Extreme Metal
Tracklist
1. Thoughts Like Hammers
2. Death In The Eyes Of Dawn
3. Veilburner
4. Roots Of The Mountain
5. Riitiir
6. Materal
7. Storm Of Memories
8. Forsaken
Line Up
Grutle Kjelsson: vocals, bass
Ivar Bjornson: guitars, keys
Arve “Ice Dale” Isdal: guitars
Cato Bekkevold: drums
Herbrand Larse: keys, mellotron, vocals
 
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