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Grand Alchemist - Disgusting Hedonism
( 2073 letture )
Chi non vorrebbe poter osservare lo scorrere del tempo? Si provi ad immaginarlo come una cascata ascendente di oggetti dalla parvenza grigiastra, che non fluisce uniformemente ma piuttosto si avvicina allo strisciante avanzare di un liquido molto viscoso, trascinandosi affannosamente verso una voragine incommensurabile. Il suo percolare sarebbe tutt'altro che ordinato, si noterebbero delle correnti meno melliflue che scivolano con facilità, mentre in altre zone si formano ristagni in cui si accumula ritardo, portando ad una condizione di stasi all'interno del fluire stesso dei secondi.
Ciò apparirebbe come un vero e proprio paradosso prospettico, dato che il tempo rappresenta la scansione dell'esistenza umana: anni, giorni, secondi non sono che metri diversi per misurare le numerose entità che compongono la vita. Ed in quanto universali, almeno fino ad un cambiamento di paradigma, queste unità di misura non possono variare nell'interpretazione data dai soggetti.
Ma, illudendosi per un istante che tutto questo sia possibile, si potrebbero riscontrarne delle prove?

A tutti gli effetti i Grand Alchemist, ritornando ad una decade da Intervening Coma Celebration con Disgusting Hedonism, rappresentano un esempio calzante. Il lasso di tempo che intercorre tra le due pubblicazioni è costellato di impedimenti che rallentano l'attività della band: dipartite e ritorni che ruotano intorno alla carismatica figura di Sigurd D., da sempre compositore principale di musica e liriche, ostacoli che fortunatamente non riescono a dilazionare in eterno il ritorno dei norvegesi.
Disgusting Hedonism riprende il percorso esattamente dal punto in cui era stato abbandonato: si continua a parlare di un black sinfonico dalle venature progressive, che possiede un approccio compositivo molto simile al predecessore. Le influenze più disparate si mescolano con facilità, producendo una miscela fresca ed accattivante che passa senza fatica da atmosfere solenni (condite da un pizzico di epicità) a refrain malinconici, in cui la band si lascia andare alle sperimentazioni più audaci, passando per i collaudati registri aggressivi che caratterizzano il genere.
La qualità dell'opera si respira sin dalle prime note, le componenti strumentali si intrecciano in modo ragionato, presentando un connubio tra efferatezza e ricerca votato a rendere il concept di taglio puritano alla base dell'opera, che si ricollega con le tematiche analizzate nel predecessore.
A tutti gli effetti non è il disprezzo per le forme di edonismo ed i vizi, come i titoli potrebbero far pensare, a costituire il fulcro concettuale del disco, bensì una serie di storie di conflitto interiore, di desiderio di liberazione e volontà di oltrepassare il limite umano e tutte le asperità ad esso connesse.
Parallelamente a Intervening Coma Celebration, in cui la forzata prigione aveva una connotazione fisica ed il dolore ne era conseguenza, in Disgusting Hedonism la dimensione dell'afflizione è di entità interiore/spirituale, conseguenza anche delle catene che l'uomo è molto bravo a creare per i propri simili: dipendenze di ogni tipo, che legano l'uomo al materiale anziché lasciarlo libero di seguire la propria vocazione verso la trascendenza e le possibilità dell'infinito.
Il platter si apre in medias res con Créme De La Créme Collapse, in cui pesantezza ed aperture melodiche si abbracciano, unite dal groove della batteria di John Vooren. L'insieme è granitico, le pelli ed il basso creano una base ritmica monumentale lasciando alla chitarra di Robin Methlie la possibilità di curare anche l'aspetto solista, così da ottenere delle fini cesellature o all'occorrenza poche linee che fanno da riempitivo, valorizzate da un tocco di effettistica. Dopo un esordio d'impatto l'atmosfera s'incupisce, i confini musicali si assottigliano e la proposta assume sfumature sintetiche ed elaborate. I Grand Alchemist infatti amano confondere le acque ed accostare elementi apparentemente complessi da coniugare: ritornano a più riprese richiami alla musica orientale (specie in Alcohol And Gambling e A Brilliant Dissonance) e atmosfere artificiali di synth, ma anche i tradizionali echi sinfonici non mancano; grazie al complesso lavoro di tastiere i brani acquisiscono spessore ed eterogeneità, risultando accattivanti. Qualche sporadico inserto di violino solista conferisce ulteriore valore alla prova del quintetto norvegese, rifinendo elegantemente le tracce in cui è inserito.
Lo scorrere della tracklist attraversa diversi apici compositivi ( la succitata Alcohol And Gambling, Touching The Cause Of My Muse) e mette in luce una produzione curata ma non patinata, grazie a cui ogni strumento trova l'esaltazione del proprio operato senza pregiudicare il risultato d'insieme.
In particolar modo è degna di nota la scelta per quanto riguarda le dinamiche del drum set e l'equalizzazione del basso: entrambi sembrano trovare il proprio posto senza accavallarsi agli altri strumenti. Gli arrangiamenti contribuiscono a dare rilievo alle diverse componenti, creando un incastro piuttosto che un accavallarsi di tutti i contributi, in questo modo l'insieme si mantiene snello eppure solido. La cura di tutti questi aspetti dimostra che l'attenzione per i particolari può rendere estremamente piacevole anche una proposta che non brilla per spirito d'innovazione.

A dispetto della lunga attesa, Disgusting Hedonism merita di essere ascoltato, specie da chi ha sempre amato la contaminazione dei generi estremi con l'attitudine progressive. In questo lavoro black sinfonico, death e persino industrial si fondono senza risultare in un prodotto pacchiano, anzi dando alla luce un insieme intrigante, tenuto insieme da un notevole buon gusto. Caratteristica che i Grand Alchemist, dieci anni or sono come oggi, dimostrano di possedere in notevole quantità.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
GioMasteR
Venerdì 19 Ottobre 2012, 14.18.18
7
Poveri Dimmu Borgir! In fondo a qualcuno piacciono, me compreso. Effettivamente c'è qualche punto di contatto tra le due band, ma già con questo secondo disco mi sembra che si stiano allontanando sempre più..
NagasH
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 18.25.39
6
@Aelfwine: Nagash, ovvero Mr Stian Arnesen, è un genio vero, nel bene e nel male...Nexus Polaris è li a parlare per lui, e personalmente anche il resto della sua produzione.
Nightblast
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 15.28.14
5
Eccome se c'è chi corre dietro ai Dimmu Borgir...purtroppo al momento questi tre debosciati sono sempre riusciti a scappare...Ma prima o poi li beccheranno, ed allora si che gruppi seri come i Grand Alchemist riusciranno ad avere ciò che meritano...
il vichingo
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 15.13.42
4
@Nagash: ben detto!
Aelfwine
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 15.07.09
3
Sante parole Nagash, anche se è ironico il contrasto col tuo Nick! Comunque, un album notevole e bella recensione.
NagasH
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 13.54.40
2
Aspettavo trepidante Gio!!! Ottima analisi, meno "sorprendente" del clamoroso debut, ma decisamente più maturo...e c'è gente che ancora va dietro ai Dimmu Borgir...
Undercover
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 13.30.56
1
Parlando con Sigurd purtroppo non ci sono notizie imminenti su un possibile rilascio in formato fisico, dato che per ora l'opera è stata prodotta solo in versione digitale, almeno questo stando all'ultima mail di un mese fa... mi chiedo come faccia un disco simile a passare inosservato.
INFORMAZIONI
2012
Lydfella
Black
Tracklist
1. Créme De La Créme Collapse
2. Deserted Apocalyptic Cities
3. Disgusting Hedonism
4. Strongly Addicted To A Stimulating Despair
5. Alcohol And Gambling
6. Synthetic Physical Intercourse
7. Touching The Cause Of My Muse
8. A Brilliant Dissonance
9. Requiem (An Ode To Agony)
Line Up
Sigurd D. (Vocals, Guitars, Synths)
Ole Christian Teigen (Keyboards)
Robin Methlie (Guitars)
Roland J. (Bass, Backing Vocals)
John Vooren (Drums)
 
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