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Macbeth (Ger) - Wiedergänger
( 1675 letture )
Chissà cosa avrebbe pensato William Shakespeare nel vedere il titolo del proprio dramma Macbeth utilizzato come moniker da svariate metal band. I Macbeth di cui ci occupiamo nella qui presente recensione sono tedeschi, attivi fin dal 1985. Una di quelle tante band incapaci di emergere in seguito alla realizzazione di alcuni demo dozzinali, riesumata nel corso degli anni Duemila sull’onda del crescente entusiasmo per il metal vintage. A contribuire al rallentamento del loro progetto ottantiano, tuttavia, ci fu addirittura il Governo dell’ex Germania Est, che li perseguitò proprio in funzione della loro dedizione alla musica estrema, portandoli persino dietro alle sbarre. Il debutto omonimo, arrivato soltanto nel 2006, fu seguito da un nuovo demo e dal disco Gotteskrieger (2008), che ora trova un ideale proseguimento in Wiedergänger, prodotto dotato di validi spunti ma anche eccessivamente corposo nel minutaggio. L’album è un concentrato di heavy metal crudo, grezzo ed impattante, molto ruvido nei suoni e cupo nelle atmosfere, avvelenato da alcune ritmiche e taluni riff quasi thrashy-oriented. La voce di Oliver “Olli” Hippauf è spessa ed evocativa, persino volutamente sgradevole in diversi passaggi, con quella timbrica secca e la pronuncia tedesca che contribuisce a rendere i toni dell’opera ancor più drammatici. La maggior parte dei brani alterna oscure sfumature cadenzate a sparute accelerazioni, mentre l’opener Kamikaze è probabilmente il pezzo più diretto, nonché quello meglio riuscito, l’unico capace di restare seriamente impresso nella memoria. Aggrappato a riff corposi e ad uno stato costante di tensione ed inquietudine, il disco si rivela un ascolto non facile, un macigno intransigente in cui la melodia stessa, abbastanza tipica nell’heavy metal tradizionale, viene estromessa dal suo ruolo centrale. Gli assoli di chitarra non sono troppo fulgidi o avvolgenti, e non sembrano essere preponderanti nell’economia dell’act mitteleuropeo; molti riff vengono giostrati su pochi accordi e perpetuati con insistenza, andando a creare certe ambientazioni di rimando quasi black. La sensazione costante è quella di un sound compatto, articolato in brani molto prestanti, corposi e seriosi, quasi una marcia apocalittica senza spiragli d’aria né compromessi: due chitarre, rudi ed erculee, si fanno autrici di trame minacciose, mentre il drumworking supporta il tutto con una prova inscalfibile, capace di spaziare dalle serrate rapide ai più frequenti movimenti cadenzati, dal profilo maciullante, che animano questo platter dannato. Possiamo dire che le strutture godono di una buona dinamica, possedendo al loro interno differenti velocità e non essendo ancorate al classico stilema strofa-ritornello, ma va anche sottolineata la carenza di refrain memorizzabili e la difficoltà d’ascolto scaturita dall’utilizzo della lingua tedesca, che pure -come detto- è fondamentale nella creazione di uno scenario violento e decadente. La voce del singer non è certo il massimo e alla lunga stanca e l’intero andamento del disco inizia a stentare quando si giunge in coincidenza dell’ottava o della nona traccia, perché l’eccessiva prolissità e ripetitività dei brani rende il tutto un po’ pesante ed indigesto. La scelta di optare per composizioni così fredde e glaciali non aiuta, perché le emozioni restano sempre contenute e trattenute. Prevale lo stato d’ansia, impera il disagio, e una volta giunti nel settore conclusivo della tracklist inizia ad accendersi la spia della noia.

Kamikaze è un’opener-track devastante, infervorata da un connubio di riff e ritmiche veramente thrashy, oltre che da una ripartenza a rotta di collo dopo il sulfureo rallentamento centrale. Fritz H. è invece più variegata nell’intelaiatura, anche se meno trascinante nelle vocals; vengono alternate sezioni scroscianti ed altre a media velocità, sempre mantenendo un forte alone intimidatorio, peculiarità costante in tutti i passaggi, come riscontrabile pure in Begraben, violenta nel flavour, quasi un urlo di battaglia, un cantico guerresco che è sintesi del suono duro e drammatico della band teutonica. Un riff statuario fa da pilastro per Fleisch, dotata di vocals vagamente più coinvolgenti e persino dotata di un valido guitar solos, mentre in Stück Für Stück prevale il nervosismo chitarristico (evidente anche nell’assolo al vetriolo) applicato alla notevole prestazione di Simon Mengs dietro alle pelli. Gladiator è uno dei migliori assi nella manica del quintetto del Thüringen, un brano tellurico costituito da vocals enfatiche e drumworking scrosciante, il tutto inglobato in un’atmosfera maestosa e cucito tramite un riffato solenne; positivo anche l’assolo centrale, addirittura definibile melodico. A proposito di canzoni positive, va citata anche Kanonenfutter, che in avvio ci spara sulla nuca alcuni affilati riff a rincorsa e ritmiche martellanti. Nella sua intera durata, la canzone alterna continuamente accelerazioni e rallentamenti minacciosi. Soltanto discreta è invece la titletrack Wiedergänger, il primo segnale di una ricetta stagnante nonostante un altro bel solo; la stessa Untergang suona come stanca ripetizione di uno standard che ha già detto tutto, un esercizio di epica angosciosa ma divenuta fine a sé stessa. Questa sensazione inficia anche Das Kreuz, l’ultimo inedito prima delle quattro bonus track risalenti al demo del 1985. Zeit Der Zeiten è un episodio con poco e nulla da aggiungere; un assolo discreto e qualche valido riff animano velatamente Bomber, ma se Hoellenfeuer è un tentativo non troppo riuscito di creare un pezzo più accattivante e catchy, la conclusiva Macbeth non si discosta di una virgola dallo stile definitissimo dell’act in oggetto.

Liricamente, il disco trova il proprio climax nella trilogia Stalingrad, nella quale va a rivisitare le battaglie più cruente della seconda guerra mondiale, e lo fa con efficacia, esprimendo perfettamente l’idea di disumana apocalisse che ancora la nostra memoria associa a quel conflitto. Ricercando i difetti del platter, tuttavia, parleremo sicuramente di una limitata varietà complessiva: questa è la sintesi assoluta di un disco che parte ottimamente e poi si affievolisce in coda, gradualmente. Ascoltarlo per intero senza subire cali di attenzione è un’impresa tosta, nonostante i tanti episodi positivi. È un peccato che la band abbia annacquato la propria valida proposta, perché ripulendo certe divagazioni e limitandosi ad otto tracce avrebbero ottenuto maggior resa da un esperimento che, in fase iniziale, era apparso interessante ed affascinante. Il primo impatto, dunque, è soddisfacente e coinvolgente, infiammato da un rifferrama poderoso e tagliente, ma a lungo andare si sguazza ripetutamente nella stessa solfa e lo skip diventa inevitabile. A conti fatti, il disco potrebbe essere ampiamente gradevole e consigliato a chi ama l’heavy metal nella sua forma più cruenta e asciutta, priva di melodie ed orpelli tecnici, ma soffre di una tendenza al ribasso in sede di giudizio finale proprio a causa della scarsa agilità della tracklist.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
97 su 2 voti [ VOTA]
Unia
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 16.20.59
4
Li conoscevo per Gotteskrieger, ed erano già di per sé fenomenali, ascoltando "Gladiator", non ho dubbi nemmeno su quest'album. Un sound forte e bello potente!
nerkiopiteco
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 11.28.44
3
Consigliato! Credo che il modo di suonarlo sia in linea con le tematiche affrontate, poi per Wiedergänger si intende il Revenant quindi "stato d'ansia" e "disagio" possono aiutare a rendere meglio l'idea; però è vero, un'ora abbondante di disco richiede qualche cambiamento più incisivo tra una traccia e l'altra.
Fabio Kreator
Martedì 16 Ottobre 2012, 21.15.06
2
ottimo album !
jek
Martedì 16 Ottobre 2012, 20.38.01
1
A naso dalla recensione dovrebbe piacermi. Valuterò l'acqusto.
INFORMAZIONI
2012
Massacre Records
Heavy
Tracklist
1. Kamikaze
2. Fritz H.
3. Begraben
4. Fleisch
5. Stück Für Stück
6. Gladiator
7. Wiedergänger
8. Stalingrad - Kanonenfutter
9. Stalingrad - Untergang
10. Stalingrad - Das Kreuz
11. Zeit Der Zeiten (Bonus track)
12. Bomber (Bonus track)
13. Hoellenfeuer (Bonus track)
14. Macbeth (Bonus track)
Line Up
Oliver “Olli” Hippauf (Voce)
Ralf “Zeidler” Klein (Chitarra)
Alexander Kopp (Chitarra)
Hanjo Papst (Basso)
Simon Mengs (Batteria)
 
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