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The Levitation Hex - The Levitation Hex
( 1591 letture )
Prima scegli di essere un alchimista, poi muori; rinascendo dalle tue stesse ceneri torni in vita cambiando sesso, diventando una strega. Gira e rigira hai sempre a che fare con l’occulto e col distaccamento dal credo religioso.Vivi contro ogni forma di regola quotidiana riconducibile agli esseri viventi. In poche parole: Adam Agius padre fondatore dei geni incompresi Alchemist.

I The Levitation Hex esordiscono con questo disco e difficilmente ne sentiremo parlare qui nel suolo italico. Il destino mi ci ha fatto inciampare ed è stato amore al primo ascolto. E’ tornato, silenzioso si è lasciato riscoprire; il mondo del metal, il nostro mondo, ha il dovere di supportare un artista straordinario come il qui presente Agius.
Non lo conoscete? Bene. Avete un’ottima possibilità qui di fronte a voi.
Parlo al singolare perché è indubbio che questo sia il suo nuovo figlio: un’ennesima opera singola creata con l’aiuto di eccellenti musicisti.

Signori e signore, qui avete di fronte un puro e sanissimo album di prog-death, con tanto di certificato di nascita in terra “Aussie”. Probabilmente vi starete chiedendo quale necessità ci sia di sottolineare la provenienza di una band..
Semplice: nell’80% dei casi un disco proveniente dall’Oceania è un piccolo gioiellino. Non tanto per le capacità tecniche dei musicisti coinvolti quanto per l’ispirazione e la cultura che si respira in certe parti del nostro globo terracqueo. Poche contaminazioni, le stagioni sono contrarie, l’acqua del water scorre in modo opposto e anche il gel ha più effetto sui capelli a spazzola.
Non c’entra nulla quello che sto dicendo, notate?
E’ però ottimo per farvi capire quanto può essere paragonabile la distanza che intercorre tra quest’opera prima dei The Levitation Hex da tutto il panorama prog-death europeo, americano e sudamericano (di norma i continenti con la percentuale maggiore di concepimenti musicali). Torniamo al disco in questione ed addentriamoci in alcuni aspetti interessanti… Venite con me.

Tripsis, l’ultima uscita discografica degli Alchemist, gettò le basi per la costruzione di questo nuovo progetto musicale esasperando le sfaccettature del prog settantiano. Le strutture qui non si snodano più in ritmi tribali; tutto il mood è un onirico viaggio all’interno della stregoneria mentale che regna in ognuno di noi. L’oblio ed il vuoto catartico per far vibrare i nervi più sottili.
Latrati vocali incutono timore dall’inizio alla fine senza lasciare spazio al più piccolo bagliore di luce. I rari momenti di clean vocals qui percepibili fanno da sottofondo (non mi sono sbagliato) a melodie raffinate e delicate. L’esempio a cui faccio riferimento è la terrificante terzina Internal chatter, A breathing aparatuse Breaking point. Immaginate David Gilmour nella sua carriera solista che fa da guest star a quelli che potrebbero essere i Voivod degli anni novanta. Sono riuscito a darvi una vaga idea sulla proposta del gruppo?
Il basso di Palfreyman è l’altra arma vincente a mio avviso: suona come la coperta di Linus che, leggera, si frappone tra noi e il mondo circostante, donandoci una carezza e accompagnandoci in questo cammino fatto di latrati e ritmi martellanti. In totale contrapposizione con il contesto, è la ciliegina al caramello sulla torta zuccherata.
Ovvio, stiamo parlando per ipotesi e tutto è da prendere con le pinze; ma se gli Alchemist avessero partorito un album nel 2012 questo sarebbe stato il risultato. I restanti membri, provenienti da Alarum e Aeon Of Horus portano questo nuovo super-gruppo tra i migliori della scena prog-death mondiale. Guai a chi dice bau.

Forse il nome ha dato il suo contributo e probabilmente avrò sempre un debole per la passata creatura di Agius; ma di una cosa sono certo: non mi sono lasciato fregare dai battiti del mio cuore. Dopo parecchi ascolti confermo ulteriormente che questo è un nuovo inizio, un piccolo passo verso lidi prima inesplorati. Lo zenit nella vita di un artista, come gli echi che ci introducono Dream Deficit, ci può guardare da lontano.

C'è un'apertura tra i due mondi: il mondo degli stregoni e quello degli uomini viventi. C'è un luogo dove i due mondi si incontrano: l'apertura è lì. Si apre e si chiude come una porta al vento... (C. Castellaneta)



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Witchcraft
Giovedì 18 Ottobre 2012, 0.40.37
4
bello..amavo i The Alchemist...
Schaff
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 19.57.30
3
Per me che apprezzavo moltissimo gli Alchemist fino a Organasm diciamo, questo disco non dice granchè...nel senso, pare il diretto proseguimento di Tripsis come giustamente detto nella recensione, ma appunto per questo a me onestamente non garba molto, proprio l'ultimo disco siglato col moniker degli Alchemist. Alcune belle idee ci sono e Palfreyman è un valore aggiunto di non poco conto (gli Alarum sono, penso, uno dei miei capisaldi musicali), ci mette del suo in alcuni giri di basso notevoli e anche come seconda voce è adeguato. Non so...sicuramente se a qualcuno è piaciuto Tripsis, per questo dovrebbe fare carte false, altrimenti da sentire di certo, ma con riserva.
DIMMONIU73
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 17.52.10
2
Grande (one man) band, chi ha amato gli Alchemist si spellerà le mani per i The Levitation Hex!!!
Mickey
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 15.07.08
1
Ve lo stavo per consigliare per recensirlo. Per me è un ottimo disco, al pari dei lavori migliori degli Alchemist.
INFORMAZIONI
2012
Quadrum Records
Prog Death
Tracklist
1. The Longest Path Possible
2. Manipular
3. Scratch A Life And Find A Thief
4. Depressedemic
5. Internal Chatter
6. A Breathing Apparatus
7. Breaking Point
8. Flirting With Schizophrenia
9. Dream Defecit
Line Up
Adam Agius (Vocals/Guitar)

Mark Palfreyman (Bass/Vocals)

Ben Hocking (Drums)

Scott Young (Guitars)
 
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