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Shining (Swe) - Redefining Darkness
( 4130 letture )
Sono nella mia squallida cameretta d’albergo a Firenze. Giusto un riparo per la notte, adatto a rielaborare la moltitudine di informazioni rovesciate su di me dai relatori dell’evento riguardante la poesia contemporanea, organizzato dal piuttosto celebre autore Davide Rondoni. Davanti allo specchio, largo al massimo trenta centimetri, mi appresto ad attingere dell’acqua gelata. Ecco che all’improvviso accade qualcosa di strano: mi ritrovo a canticchiare il ritornello di For The God Below, totalmente sovrappensiero. Passato l’attimo di panico, le parole scorrono inesorabili:

I find comfort in sadness and grief, thinking all those things I could have been...

e via seguendo la melodia.
Che il quartetto svedese, capitanato da uno dei personaggi maggiormente ambigui della scena estrema europea, non sia più il misantropico ed ossessivo combo che vomitava odio in V: Halmstad appare chiaro. Kvarforth ha cambiato atteggiamento, si è sposato (taluni dicono in chiesa, ma poco importa), ha cominciato a ragionare sul modo per imprimere una svolta alla proposta della sua creatura, così da traghettarla dal depressive delle origini alla forma dinamica degli album che culminano con il menzionato “omaggio” alla sua città natale. Fino a quest’ultima incarnazione, forse la definitiva, in cui il black metal è unicamente la radice, la fonte da cui talvolta trarre ispirazione, tuttavia permettendo ad un’immensa cultura musicale di filtrare, possente e pulsante. È riscontrabile un’apertura mentale, la quale, sebbene non si riverberi se non parzialmente nell’esperienza creativa, gioca un ruolo di primo piano nell’economia delle recenti apparizioni su disco dell’ensemble.
È altrettanto palese, però, che le iniezioni di melodia allontanino il concetto precedente legato al nome Shining, annacquandolo in soluzioni (si veda The Ghastly Silence) le quali danneggiano la consueta ed oramai ordinaria atmosfera (claustrofobica, gelida, borderline) tramite l’utilizzo sconsiderato di linee vocali, che, lo dico senza paura d’essere tacciato d’eresia, sono assimilabili all’universo della pop music. Nulla da eccepire in linea teorica, in quanto ognuno è libero di incidere nei solchi di policarbonato ciò che reputa consono alla sue esigenze, ai suoi gusti.
Ma l’ascoltatore medio si tormenta: perché rovinare un impegno strumentale di prim’ordine intervenendo, a tratti a sproposito, con versi declamati da linee vocali clean, nemmeno troppo convincenti tecnicamente? Fondamentalmente, infatti, Redefining Darkness è un discreto sforzo creativo, meno elettrico rispetto agli episodi precedenti, dominato com’è da chitarre acustiche che intessono le armonie principali, supportate dall’ottimo lavoro al quattro corde di Larsson, contrappunto instancabile di una sezione melodica in deciso spolvero. Convince anche il fronte percussivo: vario, preciso, mai in condizione di infastidire l’ascoltatore superando in volume gli altri strumenti, in primis le sei corde soliste, bisognose di spazio vitale per potersi esprimere al meglio e, seguendo il trend positivo, trasformare il ferro in metallo nobile con le loro sfuriate. L’unico neo, si ribadisce, è il bisogno viscerale di intersecare le bigie raffigurazioni di uomini in contatto con il male quotidiano con trascinanti (questo in effetti sono!) ritornelli, simili a quello che tanto mi ha irretito in questa piovosa sera nel capoluogo toscano.
Probabilmente - e chi conosce la personalità multiforme del front-man potrebbe condividere - il destino degli Shining, i quali hanno per la prima volta abbandonato il numero romano posto prima del titolo dell’album, è di calarsi nella pelle di un gruppo avantgarde o comunque sperimentale, abbandonando, come dicevamo, la natura ruvida, appartenente al passato recente degli svedesi. Ciò era rintracciabile, recuperando i ricordi dell’anno passato, in VII: Fodd Forlorare, il quale dirigeva la nave negli sconosciuti (confessiamolo, alieni pure ai nostri) oceani delle sorti musicali progressive.
Sorge allora un ulteriore dilaniante interrogativo: è proprio necessario? Mi spiego: possedendo doti di composizioni di spicco, è un passo ineludibile il disintegrare dalle fondamenta il motivo per cui si è goduta una certa celebrità? Poi, sottosezione della domanda precedente, qual è la soddisfazione che si ricava dall'infestare i pensieri dei recensori con i propri testi, tutto sommato divenuti piuttosto banali, la cui profondità è sacrificata alla filosofia dell’ “easy-listening”?
Inoltre il presente album, pur amputando di netto i legami con le fotografie in bianco e nero e la galleria della rimembranza, resta anacronisticamente vincolato alla forma tipica, ossia le sei canzoni, cinque più pezzo pianistico, la quale abbiamo imparato ad apprezzare. Ebbene, la sensazione di osservare una ripetizione di stilemi usurati e logorati come le vesti di un clochard (fantasma mai realmente sconfitto e ricacciato nell’Aldilà) è emozione fattuale. Notate, prestando attenzione: benché la distorsione sia visibilmente ridotta, la struttura portante dell’opener Du,Mitt Konstverk è identica al primo capitolo di V: Halmstad. Urlo disumano, riff melodici, assolo sulla pentatonica, rigato da nuance blues, arpeggio dissonante (ora più “educato”), accordature ribassate di un tono. L’unica novità è la voce pulita, di cui s’è discusso a sufficienza.
Ragionando in maniera circostanziata, un’altra volta sull’inquadramento dell’ultima lastra votiva incassata nel muro della carriera degli Shining, ci si trova in un cul-de-sac.

Promuovere o bocciare? Dare peso rilevante all’inserimento del sassofono, agli arrangiamenti perfettamente curati, al fumoso incedere di Hail Darkness Hail, traccia che farebbe la sua figura in un piccolo bistrò parigino frequentato da artisti decadenti, soprattutto in virtù delle velocissime scale suonate in acustico, al sorriso strappato dall’assurdo trailer di presentazione del disco pubblicato su Youtube? Oppure affossare l’album appoggiando sul piatto della bilancia il risultato di una metamorfosi incompiuta, l’assurdo e folle tentativo di Niklas di porsi allo stesso livello di altri maestri del microfono militanti in band estreme (Garm o Vintersorg tra i numerosi), pur non avendone le doti, l’insipido sapore di alcune composizioni, che assomigliano a cover di fasti antichi (quando la tecnica non sempre sopperisce alle mancanze) ed infine la scarsa capacità di scegliere una via da perseguire definitivamente? Oppure ancora tenere a galla Redefining Darkness, considerando la buona fattura complessiva delle canzoni, valutate in un’ottica prettamente commerciale od introduttiva ad un genere ostico, garantendo ad un novizio di assaggiare un turbinio di sentimenti negativi o contrastanti scevro dalla minacciosa malvagità delle pubblicazioni passate?

Quale che sia la decisione, oltre alla votazione numerica, il solo pregio che ha natura di certezza sfociante da questa fatica (forse di Sisifo) si declina nel raro talento di alimentare la discussione, elemento che, di norma, si associa ad opere di un livello qualitativo non trascurabile, nel bene e nel male.
La parola a voi.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
85.55 su 18 voti [ VOTA]
EnricoN.
Domenica 17 Marzo 2013, 4.28.10
15
Io li adoro... la loro musica viene dal cuore, e non è cosa per niente comune, non il solito gruppo black metal, anzi... la loro musica ha un'essenza black che pochi gruppi "true" hanno... tutti gli altri sono solo blast beat e face painting.. la loro musica è profonda e ti fa viaggiare... e anche questo album è un piccolo capolavoro come klagopsalmer, halmstad e via dicendo... un 85 se lo sarebbe meritato
Doomale
Martedì 5 Marzo 2013, 18.40.12
14
..mmm...Allora inizialmente quest'album mi aveva un pò deluso...Mi sembrava troppo fiacco...Ma a distanza di ascolti devo dire che cresce in maniera considerevole ...a differenza di molti altri gruppi che all'inizio sembra ti hanno sfornato un capolavoro e dopo 3 ascolti non te lo ricordi più! d'altronde dopo i primi due, i loro successivi album si sono sempre differenziati tra loro...Ottime atmosfere malate alla Shining...Ritmi più cadenzati ma ugualmente cattivi ( non moltissimi) su cui il nostro amico Niko sputa come al solito la sua rabbia...Insomma un altro grande album degli Shining!
VULGARIS
Sabato 3 Novembre 2012, 13.13.10
13
si usa Kalfort ad ogni lavaggio....pessimi come da sempre
Anti-Kalfort
Venerdì 2 Novembre 2012, 18.08.22
12
Anche se mi stà sulle palle Kalfort, musicalmente sono una band eccezionale.Ottime trovate, ottimo tutto. 90 pieno. Un disco viene eretto alla critica come buono attraverso il consenso popolare, ok per la recensione, ma le parole dei ragazzi che hanno scritto qui, valgono molto di più di qualsiasi altra cosa. Sempre promossi.Ottimi Shining.
piggod
Venerdì 2 Novembre 2012, 2.21.34
11
Infatti nessuno nega quello che hai riportato nel tuo ultimo comento. Ci sono stati cambiamenti notevoli ed è più che evidente che Nicklas disponga di altri budget per la produzione, però è da parecchio che Nicklas dispone di tali mezzi. Capisco il tuo discorso, se mi dici che sei rimasto al sound dei primi tre e che dopo hanno cominciato a non piacerti, in caso contrario no. Già The Eerie Cold era superprodotto per i canoni black metal. Ad ogni modo, contestavo il discorso Shining brutta copia di sé stessi che, a mio modesto avviso, non regge proprio. Gli Shining ora sono un'altra band. Che poi piacciano o meno, è un altro discorso.
Pandemonium
Giovedì 1 Novembre 2012, 22.22.44
10
Mah.. prescindendo dai gusti legittimi (mai detto che tu la debba pensare come me) mi pare assai evidente il cambio di produzione, effettistica degli strumenti, armonie e partiture dai primi a quest'ultimi album con una deriva prettamente mainstream (leggasi produzione pompata, effettistica alla Steve Vai, melodie neomelodiche ecc...). Che possa piacere è un conto, ma che sia n'argomentazione priva di supporto... beh... Intelligenti pauca.
piggod
Giovedì 1 Novembre 2012, 21.23.15
9
@Pandemonium: guarda , il tuo discoso sugli Shining brutta copia di sè stessi non regge assolutamente. La grande svolta c'è stata con IV, però a voler essere obiettivi già fra Within Deep Dark Chambers e Livets Andhallplats troviamo una differenza notevole. Poi, perdonami ma cosa diavolo c'è di "chic" negli Shining? Capisco le critiche costruite bene in cui qualcuno esprime il suo disappunto dall'allontanamento del genere degli esordi, non sentenze che francamente non hanno la minima base di supporto.
Pandemonium
Giovedì 1 Novembre 2012, 20.16.38
8
Io invece spezzo una lancia a favore di Athi e per un semplice ed evidente (x il sottoscritto) motivo. Come già ho avuto modo di notare nell'ultimo Forgotten Tomb, qui siamo all'ennesimo album di una band che ha avuto i suoi fasti anni or sono grazie ad un depressive black carico di contenuti ed atmosfere, ormai obliati e totalmente assenti, tuttavia reiterati in una veste "chic" e manieristica che ne è l'antitesi. E che non mi si dia del true o altre amenità: semplicemente gli Shining con questi suoni e queste composizioni sono la brutta copia di sé stessi e del black depressive, ergo inutili. Athi sei stato fin troppo indulgente!
Niklas
Mercoledì 31 Ottobre 2012, 16.01.01
7
non è ai livelli di halmstad o the eerie cold ma rimane un buon disco. 75.
piro
Mercoledì 31 Ottobre 2012, 1.02.23
6
d accordo cn piggod
Neige93
Martedì 30 Ottobre 2012, 17.29.25
5
Ho perso i Katatonia e ho trovato gli Shining, bella li. 85.
Ahti
Martedì 30 Ottobre 2012, 17.06.49
4
In effetti il disco è "diverso". Meno frisbee dei precedenti. Però, ovviamente, come ho già scritto, è qualcosa che annienta gli Shining di un certo periodo. Pur offrendo lampi di genialità....
fdrulovic
Martedì 30 Ottobre 2012, 16.59.06
3
Anche se lui mi sta sulle balle, a me piacciono sempre. Trovo abbiano un loro stile personale. Alla fine i loro dischi li ascolto sempre volentieri. Poi Peter Huss è sempre un gran chitarrista e mi piace il suo stile. Il disco l'ho ascoltato diverse volte e mi piace. Solo la tracia iniziale mi ha spiazzato, perchè mi faceva presagire un disco fotocopia dei precedenti.
piggod
Martedì 30 Ottobre 2012, 16.52.06
2
Concordo con Piro. Fra gli ultimi tre è sicuramente il migliore. L'ultimo mini mi ha fatto preoccupare notevolmente. Sono felice che tali apprensioni si siano rivelate inutili
piro
Martedì 30 Ottobre 2012, 11.31.54
1
sinceramente x me è proprio un gran bel cd...molto superiore al VI o al VII...
INFORMAZIONI
2012
Spinefarm Records
Black
Tracklist
1. Du, Mitt Konstverk
2. The Ghastly Silence
3. Han Som Hatar Manniskan
4. Hail Darkness Hail
5. Det Stora Gra
6. For The God Below
Line Up
Niklas Kvarforth (vocals, guitars, keys)
Peter Huss (guitars)
Christian Larsson (bass)
Ludwig Witt (drums)

Guests:
Andy LaRocque (lead guitar)
Hoest (additional vocals)
Rob Caggiano (lead guitar)
Peter Bjargo (additional vocal)
 
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