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Monolithe - Monolithe III
( 1893 letture )
Se è vero che i Monolithe avevano “in canna” questo terzo album fin dal 2008, è altrettanto vero che questi anni di attesa non sono probabilmente trascorsi invano modificando, in modo per nulla trascurabile, l’ipotetico disegno iniziale. Volendo infatti tracciare il cammino stilistico dei parigini, da allora a oggi è infatti agevolmente distinguibile un deciso cambio di rotta che sposta il doom extraslow e atmosferico delle prime release verso un mix di solennità, psichedelia e dinamismo (avete capito bene) assolutamente impensabile se riferito alle aspettative dello scorso lustro.

I più attenti, tra cui il collega Gabriele Fagnani “Furio”, hanno già notato come da Interlude Premier al recente Interlude Second (entrambi lavori sulla corta distanza) qualcosa nell’economia del sound sia stata modificata, lasciando interdetti gli appassionati del genere e della band: il secondo EP, peraltro autoprodotto e insolitamente suddiviso in due tracce distinte, spinge infatti i francesi su lidi ricercati, progressivi e dunque – lasciatemelo dire – “movimentati”, che tuttavia non risultano equilibrati all’interno della jam, penalizzando un prodotto che all’ascolto si mostra tecnicamente perlaceo ma apatico e povero in quanto a complicità con il proprio ascoltatore.

Il Monolithe III che ho oggi tra le mani è la diretta conseguenza, nonché sviluppo tematico, di quest’azione seminale di inizio 2012: un album maturo e compiutamente doom, seppur lontanissimo dalla anelata ripetitività e immobilità del genere (che ne è chiaramente una caratteristica base potenzialmente imprescindibile) che viene altresì superata da una lettura della materia inconsueta, anche se non esclusiva e originale, principalmente dal lato ritmico. Il drumming alterna infatti momenti cadenzati a fluttuazioni molto libere che seguono i movimenti altrettanto godibili delle sei corde, mai protagoniste quanto ora. La single note ritrae infatti con continuità i vari scenari di cui si compone questa lunghissima traccia miscelandosi ora con le keys, ora con le programmazioni, ora con le vocals che, in ottica piuttosto extreme, esulano da una presenza costante e rimarcata intervenendo ad intermittenza. Richard Loudin, mastermind del sublime solo-project Despond, fornisce peraltro un’altra performance di grande pregio, esprimendosi con un’ugola catacombale ma “liquefatta” di quel tanto che basta a ricordare i migliori elementi in ambito funeral/extra-slow. È forse questa la caratteristica più “eccessiva” del disco, oltre al fatto di cucire decine di motivi in un’unica, lunghissima lirica: volendo isolare tutti i contributi strumentali si scorge difatti un abbassamento medio dell’estremizzazione delle partiture che, grazie anche a una restituzione calda e molto meno compressa che in passato, suonano più “ariose”, sia per la sequenza ritmica variegata, sia per la logica melodica più sbottonata.
Questa sensazione di relativa “leggerezza” sembrerebbe in forte controtendenza con la struttura monotraccia presentata nell’opera: in realtà, pur non ancorata alla logica strofe-ritornello-strofe-ritornello, l’architettura di Monolithe III prevede di ripercorrere i temi di maggiore coinvolgimento, rendendo in tal modo possibile una certa ridondanza che velocizza il raggiungimento di quell’assuefazione mnemonica che permette il feeling con il prodotto. Insomma, tra dischi “difficili” e di nicchia (tra i quali, anche solo per nomea, un platter marchiato Monolithe dovrebbe stare), questo episodio III è da considerarsi un’esperienza piuttosto “agevole”.

Ma torniamo alle derive isolabili durante la fruizione del full-lenght, giusto per meglio descrivere in cosa ci si imbatte durante il play: da una contenuta psichedelica (mai esasperante alla Esoteric) a un velato sludge (mai paludoso alla Crowbar), passando per momenti atmosferici simil-Ea, a concetti tipici dell’HM settantiano (Sabbath, ovviamente) ed addirittura alla sinfonia (parte finale della traccia), i Monolithe edificano, nota dopo nota, un’opera che nei suoi cinquanta minuti abbondanti costituisce una buona rappresentazione di arte nera, forse destinata a schiudere nuovi scenari al combo e, se ulteriormente implementata, al genere.

Prima di chiudere, meglio essere chiari: da questo titolo non aspettatevi nulla di assimilabile al funeral! Niente organi, niente arpeggi d’accompagnamento, nessuna melodia ecclesiastica, molto drumming. I Monolithe fanno doom, un buon “modern” doom nel cui intimo non v’è nulla di così nuovo e inascoltato da farmi gridare al miracolo. È però vero che – una volta tanto – la volontà di mostrarsi musicisti evoluti, sia dal lato tecnico sia da quello creativo, non ha ceduto a un’ostentazione di metodo fine a sé stessa e priva di reale efficacia, e di ciò va dato merito. Evitata insomma la fine piuttosto incolore di realtà alla The Prophecy, As Light Dies e compagnia bella, che Interlude Second sembrava riservare loro.

Resta solo una domanda: se Monolithe III fosse uscito come da programma nel 2008, avremmo oggi davanti la medesima musica, la medesima band e la medesima storia?

Non credo, e a questo punto nemmeno mi interessa.

Per me bravi così!



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
Undercover
Sabato 10 Novembre 2012, 20.48.08
10
Si, a me gli As Light Dies piacquero parecchio era proprio quel "free" che me li fece apprezzare
Giasse
Sabato 10 Novembre 2012, 20.06.27
9
Guarda, a me il primo piace abbastanza, ma parliamo di stile completamente diverso (e a me maggiormente gradito). Gli altri per me sono stati tutti in parabola discendente, tranne questo III che onestamente mi pare invertire la tendenza. Diciamo che sono "free" ma non esageratamente: ricordo che avemmo pareri totalmente discordanti sui citati As Light Dies. Ecco, il loro "free" per me è esagerato. Questo dei Monolithe, certamente più assopito, invece lo gradisco... De gustibus, ovviamente...
Undercover
Venerdì 9 Novembre 2012, 15.17.04
8
@Giasse però sta band mi sa tanto di vorrei ma non posso, cambiano, si modificano ma la sostanza non mi convince, lo spirito da composizione free mi pare si addica poco agli artisti in questione, o possibilmente non hanno ancora trovato il modo di esprimersi al meglio, trovo il disco in alcune sezioni dispersivo e decisamente poco ispirato, punto su un 60-65.
Kriegsphilosophie
Venerdì 9 Novembre 2012, 15.09.27
7
Dopo 2 EP sottotono (il secondo in particolare) e poco ispirati, finalmente tornano in pista. Sicuramente un passo avanti rispetto ai 2 EP, più coinvolgente e colmo di atmosfera. Lontani dallo splendido esordio, ma comunque buonissimo. 75
Giasse
Sabato 3 Novembre 2012, 8.36.16
6
Tenete conto che questo non è un prodotto per un extreme doomster tradizionale, né per stile né per confezionamento sonoro, tuttavia in questa strada rilevo un certo appagamento all'ascolto. Quindi, con le dovute aspettative, io ci proverei. @Mickey: Vindsval figura neI "past members", ma in realtà non ha registrato nulla di ufficiale.
Mickey
Sabato 3 Novembre 2012, 1.20.26
5
Nei primi lavori mi sembrava ci fosse anche il buon Vindsval dei BAN..
FURIO
Venerdì 2 Novembre 2012, 21.57.09
4
Grazie per la citazione ma il maestro sei tu. Concordo sulla definizione di "modern" doom!
Ubik
Venerdì 2 Novembre 2012, 20.52.39
3
Vichingo dai un'ascoltata al primo che secondo me è anche meglio del secondo . Ormai i complimenti a Giasse sono sottintesi xD
il vichingo
Venerdì 2 Novembre 2012, 20.43.51
2
Il secondo mi piace abbastanza, il primo non lo conosco. Questo invece lo ascolterò appena possibile, Giasse è una garanzia .
Ubik
Venerdì 2 Novembre 2012, 20.39.35
1
Il primo e il secondo mi piacciono molto mentre gli EP mi lasciano l'amaro in bocca. Al più presto ascolterò anche questo III ma non nutro molte speranze
INFORMAZIONI
2012
Debemur Morti Productions
Doom
Tracklist
1. Monolithe III
Line Up
Richard Loudin (vocals)
Sylvain Bégot (guitar, bass, keyboards, devices)
Benoît Blin (guitars, bass)
Sébastien Latour (additional keyboards, orchestration)
 
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