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Nachtmystium - Silencing Machine
( 2444 letture )
Se a vent’anni non sei un rivoluzionario sei un cretino. Se lo sei a quaranta, sei cretino il doppio.
(Renzo De Felice)


Partendo da questa ufficiosa citazione di uno dei massimi studiosi del fascismo in Italia, scomparso nel 1996, vorrei introdurre a voi lettori il nuovo capitolo degli statunitensi Nachtmystium, che senza dubbio, alcuni avranno già avuto modo di ascoltare saltellando per la rete.
Qual è il motivo di tale incipit? Presto spiegato: dopo una carriera che ha attinto parecchio dal pozzo della sperimentazione, decidendo più volte di superare i confini di genere e applicando diversi linguaggi al black metal, il trio dell’Illinois si riavvicina alla sue radici, interpretando nelle dieci tracce oggetto di recensione un ruolo più tradizionalista e conversatore. Ovviamente, trattandosi di un gruppo che ha compiuto parecchie trasformazioni, quest’ultimi termini sono da intendere come se fossero racchiusi da virgolette: la componente psichedelica o marcatamente rock non si è dissolta. Il basso continua a pulsare, guidando le composizioni; la voce, pur effettata rinunciando quindi alla comprensibilità dei testi (è quasi impossibile comprendere ciò che viene declamato privi di foglio informativo sulla scrivania), non raggiunge i sospiri torturati connaturati alle ultime declinazione della fiamma nera; le tastiere perseverano nel costruire atmosfere talvolta epiche, talvolta insopportabilmente nebbiose, celando così le reali forme degli altri strumenti; la batteria incalza indomita, percossa vigorosamente da Fell, piuttosto dotato sia di tecnica che di fantasia. In definitiva, le prerogative che hanno permesso l’affermazione nel panorama internazionale dei prolifici americani non hanno assolutamente abbandonato il campo. Ma, nel frattempo, è giunta una nuova maturità (i celebri quarant’anni) la quale ha consolidato quanto espresso negli anni precedenti: essere innovatori ora, sarebbe un suicidio artistico.

L’apertura delle danze è compito di Dawn Over Jerusalem, violentissimo uragano in la cui pioggia è rappresentata dagli scrosci di note in tremolo picking, i tuoni sono i roboanti colpi ai piatti della batteria, il vento è uno sgraziato cantato, del tutto identificabile con quello del fu Malefic mentre era intento a vomitare bile odiosa dal palco che condivideva con i musicisti dello stato del Presidente Obama, durante il discusso tour che li ha visti entrambi protagonisti (il legame con l’ex-master mind di Xasthur è stretto: si ricordi pure uno split pubblicato nel 2004).
Prosegue la “norvegese” ed incalzante title track, velata da una coltre di effetti e potenziata da un efficace arrangiamento, il quale mette in evidenzia la perfetta armonia tra attitudine estrema e derive meno feroci, contraddistinte dall’apparire sulla scena di cori di agevole memorizzazione. L’arpeggio di I Control You illude l’ascoltatore, quasi certo di approdare ad un lido tranquillo ed atmosferico. Tale raffigurazione si infrange contro lo scoglio di un episodio sì più cadenzato, ma che non rinunzia ad una struttura la quale ricorda il filo spinato: a spuntoni arrecanti perpetuo fastidio seguono punti in cui l’intricato sistema difensivo lascia l’attaccante (quindi l’ascoltatore) relativamente in pace. Tuttavia, le ferite poco profonde continuano a bruciare, ad innervosire. Il prossimo incontro è Borrowed Dream Broken Hope, la quale ricorre alla vena melodica ed ad alcuni passaggi sostenuti da accordi maggiori.
Lentamente il fruitore si avvicina all’anima espressa sui pentagrammi di Addicts: Black Meddle Pt.II, incontrando le prime articolazioni trascinanti, seppur con una fortissima nuance di malinconia interiorizzata, i primi riff cantabili. Una metamorfosi silenziosa, ma che elargisce a Silencing Machine una natura drammatica ed allo stesso tempo piacevole, in grado di produrre diletto. Assieme a questo movimento, dal subconscio emergono le disparate influenze musicali di Judd, pronte a farsi concrete. I Wait In Hell è un altro calzante esempio di quanto si scriveva all’inizio di questo scritto: il difettare di novità rilevanti non rende automaticamente un capitolo della propria carriera un’occasione mancata. Il motivo portante è di quelli che facilmente si definiscono “killer”, il risultato finale è godibile, fino a far battere il ritmo con il piede anche al meno propenso al coinvolgimento. Pur essendo concettualmente lontana dalle prime tracce, la fangosa resa degli strumenti non manca di sedurre gli scettici in platea. Decimation, Annihilation si appoggia su un pattern percussivo punkeggiante, dal quale si sviluppa un intreccio incalzante e diretto.
Da sottolineare un break solista (o almeno un brano che appare tale) accompagnato da un’elettronica la quale diviene schizofrenica e confusionaria. Reduced To Ashes riprende la furia di inizio opera, regalando l’estremo attimo di up-tempo. Infatti, gli ultimi due episodi spalancano antri oscuri e sulfurei agli occhi degli ascoltatori: Give Me The Grave nasconde un dolore atroce dietro un riffage rock scevro da fronzoli, coronato da un lodevole assolo ed un ritornello azzeccato (fatte le dovute proporzioni rimembra gli AC/DC); These Rooms In Which We Weep emerge da umide brume, lenta, avvolgente, funerea. Inutile tentare di opporre resistenza all’inno alla sofferenza scandito da Judd. Ci si scopre avvolti da miasmi fetidi, pareti gelide, solitudine incolmabili. Attraverso le finestre scorrono inesorabili paesaggi sconosciuti. Le lenti con cui l’episodio scruta l’universo sono quelle del depressive black metal, almeno fino a metà del cammino. Inaspettatamente la placida superficie della canzone viene increspata da una furiosa tempesta, che ben presto precipita nel nulla, sopraffatta da un informe ronzio.

Silencing Machine tramonta sgretolandosi man mano che gli echi si spengono, posizionando sulla lingua dell’appassionato un unico interrogativo: cosa riassume quest’ultima impresa dei Nachtmystium?
Consolidamento, per riutilizzare le parole di De Felice, imborghesimento (se fossimo dei radicali), oppure un’ode ad un metodo di comporre che, benché a tratti involuto, si è rivelato vincente? Il recensore propende per la prima ipotesi, in quanto i ragazzi a stelle e strisce non danno proprio l’impressione di essere dei cretini.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
85.5 su 4 voti [ VOTA]
Nightblast
Giovedì 8 Novembre 2012, 15.35.53
8
Ho apprezzato molto i due Addicts, ma sono sempre innamorato dei Nacthmystium di Doomsday Derelicts...Questo non l'ho ancora ascoltato...provvederò.
Flag Of Hate
Domenica 4 Novembre 2012, 21.05.29
7
Ah ah ah che simpatici, domani vi posto un paio di frammenti a riguardo... Coming Soon.
freedom
Domenica 4 Novembre 2012, 15.50.12
6
Ahah!
IL CASTIGATORE
Domenica 4 Novembre 2012, 15.46.51
5
EHI FLAG, non lo sai che questi sono dei tossicacci (ADDICTS) doc?? dei potenziali assassini (ASSASSINS) che con i loro acquisti di droga danno soldi alla malavita, e magari tornando di corsa da un acquisto da "consumare" con urgenza potrebbero investire con la macchina dei bambini??!! per loro non provi disprezzo??
Mickey
Domenica 4 Novembre 2012, 12.33.33
4
Mi piacevano molto prima e quando hanno iniziato a rivoluzionarsi. Il mio preferito di loro resta "Instictecay". Riguardo a questo lo devo ascoltare meglio ma direi che concordo con la recensione.
il vichingo
Domenica 4 Novembre 2012, 10.46.57
3
Disco che, se devo essere sincero, è calato dopo qualche ascolto e da loro non me lo aspettavo. Di primo acchito mi aveva convinto parecchio e avrei dato anche un 80-82 ma poi, col passare dei giorni, la mia valutazione è calata e in questo momento assegnerei non più di 72-73, quindi mi trovo grossomodo d'accordo con Ahti. Peccato, torno ad ascoltarmi il magnifico Assassins.
lux chaos
Domenica 4 Novembre 2012, 10.33.18
2
Voto preciso, senza infamia nè lode, cosi come il precedente. Ho apprezzato solo lo stupendo (per me) Assassins...
Flag Of Hate
Sabato 3 Novembre 2012, 19.23.16
1
Non sono molto d'accordo con la valutazione finale. Secondome il disco è molto buono, ricco di atmosfera e di emozione, dai momenti psichedelici a queli più apocalittici. Promossi a pieni voti, 85/100.
INFORMAZIONI
2012
Century Media Records
Black
Tracklist
1. Dawn Over The Ruins Of Jerusalem
2. Silencing Machine
3. And I Control You
4. The Lepers Of Destitution
5. Borrowed Hope And Broken Dream
6. I Wait In Hell
7. Decimation, Annihilation
8. Reduced To Ashes
9. Give Me The Grave
10. These Rooms In Which We Weep
Line Up
Blake Judd (guitar, vocals)
Aamonael (guitar)
Will Lindsay (bass)

Guest musicians:
Sanford Parker (effects, keys)
Charlie Fell (drums)
Matthias Vogels (synth, guitar, songwriting)
 
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