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The Happy Gays - Back to the End
( 2270 letture )
Dalle scarne informazioni che la band mette a disposizione, veniamo a sapere che i fratelli Gays, titolari di questa punk rock band, vogliono essere The Ramones. Un obbiettivo mica male. In fondo, c’è da credere che qualunque band punk vorrebbe essere i Ramones, non fosse altro per quella capacità unica di coniugare il rock’n’roll delle origini con una velocità folle e un’attitudine vera, totale, senza compromessi. Ma il Paradiso non è per tutti, e spesso ci troviamo a fare i conti con i limiti della vita quotidiana, i nostri stessi limiti ed il fatto che nasci a Padova e non a Forest Hills, New York. Sempre dalle infos allegate al presente debutto Back to the End, veniamo a scoprire che in realtà la band ha già fatto uscire nel 1999 un album autoprodotto, dal titolo It’s Supposed to Be Spreading to the Sheep Now: cosa sia successo in questi tredici anni, che hanno portato alla firma con la nostrana Jetglow Records ed alla pubblicazione del primo album ufficiale, invece, è un mistero che resta tale.

Punk quindi, con un occhio privilegiato verso il bubble-rock statunitense ed alcune sonorità più moderne, che portano il quartetto ad inglobare anche influenze diverse e forse più “masticabili” per un pubblico odierno avvezzo ad ascoltare il genere come fosse nato negli anni 90 assieme a Green Day, Rancid ed Offspring. Fedeli alla linea “ideologica” che li avvicina alla band dei fratelli Ramone, The Happy Gays ci offrono un balzo in una dimensione cartoonistica e quasi naif della vita, nella quale l’umorismo, anche sarcastico, si combina ad eventi e situazioni tipiche della vita di tutti i giorni. Niente critica sociale, né impegno politico, ma uno sguardo divertito sulla quotidianità e sui rapporti umani, con un po’ di romanticismo di fondo e la sensazione che definirsi “perdenti” e “fuori dal tempo” sia sempre un modo per accettare con un sorriso amaro le durezze della vita. Musicalmente, l’influenza ramones-iana si sente, ma i Nostri dimostrano di avere qualche conoscenza tecnica in più di quella posseduta all’epoca dallo storico combo statunitense; in particolare, colpisce l’ottimo lavoro alla chitarra di Murky Gay, sempre molto preciso e tagliente e la prestazione di Fabio Gay alla batteria: senz’altro l’elemento che si mette più in evidenza, mostrando un bagaglio tecnico notevole e chiaramente non limitato al classico stile punk. Il costrutto musicale, come detto, va a parare sull’intero scibile punk, sempre mantenendo una costante linea di sobrietà umoristica, ma senza rinunciare a picchiare un po’ più duro quando serve. Si capisce che la band non è composta da novellini dalla cura negli arrangiamenti, i quali si dimostrano sempre estremamente ricercati e “pensati”, più che buttati giù con urgenza, come se non ci fosse un domani. Stessa cura non si registra invece nelle linee melodiche approntate per le canzoni, che risultano sempre molto orecchiabili, ma anche piuttosto scontate ed incapaci di elevare i brani oltre una dimensione “leggera”. Le tematiche trattate, come detto, sono tutte legate al quotidiano ed anche se fa storcere il naso leggere l’ennesima canzone che parla del fatto che la “gente mi guarda male per via dei miei capelli” (dopo almeno trentacinque anni di punk, sinceramente, si può fare di meglio) o che “studiare fa male” (anche qui, si tratta di uno dei cliché più abusati di sempre) o, ancora, il divertente racconto di un’intossicazione alimentare (Mindy’s Got Diarrhea), piuttosto che le numerose professioni d’amore disseminate nella scaletta, nel complesso, si conferma una tendenza al non-sense che dà l’idea di una spensieratezza fintamente ingenua e caricaturale che risulta tutto sommato simpatica assommata all’immaginario punk. Purtroppo, dietro tanta leggerezza si presenta il conto ed il tutto risulta alla fine troppo superficiale e artefatto per lasciare un’impressione duratura o comunque per andare oltre il mero citazionismo manierista USA anni 50. Non se la prendano gli Happy Gays ma, in confronto, la serie televisiva Happy Days sembra tratta da Furore (John Steinbeck, 1939).

Back to the End è un dischetto onesto, fresco e divertente, ma tutto sommato frivolo e fine a se stesso. Tutto risiede nella volontà di stare o meno al gioco della band, che cerca in tutti i modi di ricreare un immaginario noto e universalmente apprezzato e stimato, senza però andare mai davvero a fondo o uscire dallo scenario fumettistico che finisce per essere fin troppo limitante ed artefatto. La stessa cosa si può dire della musica proposta: salvo sporadiche eccezioni, come l’opener Let Me Run o la conclusiva Black Time, unica canzone davvero degna di nota dell’album, il resto è un continuo citazionismo senza spessore. Divertente per un po’, ma tutto sommato inutile e, dopo un paio di brani, anche noiosetto. Sicuramente da vedere dal vivo, data l’ottima qualità di strumentisti messa in luce, The Happy Gays necessitano invece di trovare un po’ di personalità su album: al momento il gioco dura davvero poco.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
88.91 su 12 voti [ VOTA]
Lizard
Domenica 11 Novembre 2012, 19.03.20
10
Parlavo del commento precedente al tuo. Non e' poi cosi' scarso, come voto, siamo vicini alla sufficienza. Comunque, non ho mai parlato di mancanza di originalita' nella recensione. Per il resto, come hai visto, quando ricevo un disco e do' la conferma, poi lo recensisco. Fermo restando che non siamo tenuti a recensire tutti i dischi che riceviamo, ne' a giustificare le nostre scelte. Comunque, ci sentiamo senz'altro per il futuro, il mio indirizzo lo avete.
Matt
Domenica 11 Novembre 2012, 18.41.16
9
Non ho mai detto che tu ti sia inventato le cose, piuttosto mi pare strano come la band ed il disco vengano da te elogiati all' interno della recensione per poi andare a smorzare tutto con un 55.... giustificato con una "mancanza di originalità"...mi pare un po' poco per motivare un voto così scarso. In ogni caso il disco in questione è uscito ormai più di 2 anni fa ed al momento siamo in studio per un ep, quindi ormai una recensione per noi non ha più alcuno scopo promozionale nè rappresentativo, visto che praticamente siamo una band nuova rispetto a 2 anni fa. Magari per il prossimo disco mi rivolgerò direttamente a te...comunque la persona che l'ha spedito entrambe le volte è la stessa che ha spedito il disco degli Happy Gays perciò direi che l'indirizzo lo conosce ^^
Kupu
Domenica 11 Novembre 2012, 18.39.33
8
Pienamente d'accordo con recensione e voto.
Lizard
Sabato 10 Novembre 2012, 16.21.19
7
Che si condividano o meno, le motivazioni ci sono e non sono frutto di fantasia, come si adombra qua sotto. Peraltro, non mi sembra di aver demolito nessuno, dato che i pregi della band quanto quelli del disco che voi sottolineate sono tutti ben presenti nella recensione. Che si condivida o meno il giudizio critico o il voto è parte della dialettica, non ho mai pensato di possedere la verità, ma almeno si faccia lo sforzo di riconoscere l''onestà intellettuale di chi scrive. Piuttosto, Matt vorresti gentilmente scrivermi a proposito di quanto dici? Mi sembra molto difficile che ci siamo "dimenticati" una recensione e vorrei capire cosa può essere successo. Grazie.
Matt
Sabato 10 Novembre 2012, 12.58.33
6
bè insomma in finale è un disco ben suonato e ben prodotto, con canzoni valide, musicisti all'altezza....voto 55/100. Bello. Poi chiediamoci perchè vanno avanti solo le band di merda mi raccomando....io non so di che originalità si senta tanto il bisogno, se a qualcuno piace il genere in questione ed il disco è valido questo dovrebbe bastare no? Qui si è demolita una band praticamente senza alcuna motivazione valida. A questo punto sono felice che qui in Metallized si siano dimenticati di recensire il nostro disco nonostante gli sia stato spedito 2 volte e richiesto innumerevoli altre.
Romy
Venerdì 9 Novembre 2012, 16.11.41
5
.....Mi viene il dubbio se colui che ha scritto la recensione abbia veramente ascoltato il Cd prima di procedere con le sue sterili critiche.....il 90% delle cose che ho letto sono a dir poco fantasiose.... The Happy Gays sono un gruppo valido e non assomigliano nemmeno lontanamente alle descrizioni del nostro esperto musicale.
wasted
Venerdì 9 Novembre 2012, 15.08.31
4
Non riesco a capire il senso di trovare dell'impegno in un disco punk. Non ascolto principalmente punk ma questo disco mi è piaciuto molto, fila via liscio, con bei pezzi punk energici e un po' di sana ilarità. Credo si meritino una considerazione decisamente maggiore.
Gnao
Mercoledì 7 Novembre 2012, 19.14.42
3
Non sono assolutamente d'accordo con questa recensione. Ho ascoltato il gruppo, lo trovo veramente ma veramente un gruppo meritevole. Ci sono pochi gruppi oggiogiorno che rispettano quello che è il vero punk..quello dei Ramones e di tutti i gruppi della metà degli anni 70...loro lo fanno. I brani non sono scontati quindi, a parere mio...sono PUNK! meglio una mindy con la diarrea che la solita canzonetta d'amore punkeggiante...
fabio II
Mercoledì 7 Novembre 2012, 15.21.38
2
Sono di Padova, peccato pensavo a Milwaukee ( stessa cosa di Lizard ); avrebbero scelto nomi come Fonzie, Potsie, Ralph Malph e Spadino...già che nutro dubbi su quelli di Forest Hills
Mickey
Mercoledì 7 Novembre 2012, 15.09.34
1
Ahahah curiosa scelta di moniker e di nomi!
INFORMAZIONI
2012
Jetglow Records
Punk
Tracklist
1. Let Me Run
2. Mindy’s Got Diarrhea
3. My Hair Is Not Ok
4. Ugly When I Study
5. Stay With Me
6. It’s All Right
7. The Lonely Man Rock and Roll
8. All Because of My Bad Luck
9. To You
10. Black Time
Line Up
Mauro Gay (Voce)
Murky Gay (Chitarra)
Iaie Gay (Basso)
Fabio Gay (Batteria)
 
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