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Frozen Ocean - A Perfect Solitude
( 3047 letture )
Esistono frammenti di cose che appaiono in luoghi a loro apparentemente non consoni. Simboleggiano la resilienza dell’essere umano, la sua sovente, folle fiducia nella possibilità di attraversare oceani di oscurità per raggiungere anche semplicemente una scheggia di luce, la quale filtra debolmente dai cocci di una finestra rotta.
Un esempio può essere un girasole in un freddo cortile di una prigione russa, o di qualsiasi altra località; in fondo, accettando un luogo comune, l’emozione non ha bandiera, né soffre di palpitazioni nazionalistiche.
La proposta artistica dell’ermetico Vaarwel è accomunata all’immagine summenzionata: un lento fluire, da gigantesco e serpentiforme fiume asiatico, di apocalissi sonore a cui fanno seguito, grazie alla capacità dell’animo di ristabilire l’equilibrio cacciando il fattore perturbante, immense rappresentazioni tessute dalle note sole di paesaggi ammantati di misticismo e sacralità. La copertina raffigura, priva di indugio, quanto l’artista desidera comunicare: un’abitazione, completamente isolata su una collina, la pioggia scalfisce le finestre chiuse ermeticamente. La modernità, o post-modernità che dir si voglia, caotica, portatrice di disagio, laica, ma soprattutto superficiale, non tange nemmeno l’inquilino della casa-prigione. Il ritmo della batteria programmata scandisce, orologio inesorabile, gli attimi di una solitudine anelata e finalmente ottenuta.
Le melodie sono eteree, complesse, da estrarre da un tappeto di accordi che costruiscono un’atmosfera lontana, a metà strada tra un incubo venato di malinconia ed un sogno, di quelli che il francese Neige ha musicato con frequenza.
Per chi, tra voi lettori, avesse mai messo le mani sul secondo capitolo della saga Konami di Silent Hill, si potrebbe tracciare ben più di un parallelismo: la perenne tristezza che affligge il suonatore, la poca, se non pochissima, concessione ad una violenza oramai sublimata in aggressione psicologica; la meccanizzazione del sentimento, espresso non in liriche limpide ma in intricati rebus ermetici; la finale consapevolezza di essere nella condizione di trascinarsi per l’ultimo corridoio dei ricordi e sconfiggere il proprio peccato, per il quale la persona si ritrova intrappolata nella città sulla collina silente.
Lo stile, è bene dirlo, spazia da un’iniziale dimensione atmosferica, legata strettamente alla nera fiamma, benché siano presenti tratti caratteristici del dark-ambient maggiormente comprensibile, ad una fase (non per forza “cronologica” o “diacronica”, piuttosto “sincronica”) in cui il paradigma depressive diventa padrone, tramite una silente rivoluzione, fino alla straniante Cleavage And Emission, viaggio mentale nella periferia di una metropoli popolata da inquietanti sirene, ronzii industriali, sussurri, pianti, squallore. Lo sfaldamento della fiducia in una modificazione della propria condizione, dissolta nello scontro frontale con una realtà fattuale che sconfessa tutte le buone intenzioni del nostro protagonista.
Decisamente i salti concettuali hanno un filo logico preciso, in quanto la distruzione della struttura connaturata alla forma-canzone è una costante, che accompagna lungo tutto lo snodarsi del platter. Altrettanto sorprendenti sono le qualità dell’eclettico sovietico: prima regala una prestazione dimessa in Somewhere Clouds Debark, timida, introspettiva; poi, inopinatamente, in Unavailing Step Of Perpetual, sfiora il timbro scream, spolverando delle clean vocals di impatto immediato, accostabili alle tonalità baritonali di Dis Pater, quando ha prestato il suo talento alla one man band tedesca Wedard.
Tali linee vocali vengono supportare da un’incalzante sezione ritmica e da un riffage il quale non nasconde nessuna pochezza o ristrettezza compositiva dietro una rigida ripetizione del tema principale, piuttosto una precisa intenzione, ossia di avvolgere intensamente l’ascoltatore nelle sue mesmerizzanti trame chitarristiche. Per valutare la riuscita dell’impresa, non va tralasciato l’ottimo dosaggio dei riverberi in fase di produzione: la sei corde, impegnata negli incroci con la ritmica non ha un corpo definito, è sfuggente, scevra da un orizzonte ristretto.

Un somatismo che è sufficiente per introdurre l’album, se è necessaria una classificazione, nonostante la limitatezza di questo concetto, nel reame del post-metal, in quell’accezione del termine che comprende lavori i quali, per natura, cultura, complessità, sfuggono da un lato la trappola d’essere identificati con un unico, magari monolitico, genere, dall’altro accedono alla possibilità di valicare i confini, liberi di danzare con più partner nella stessa serata. Un tango, quello dei Frozen Ocean, perpetuamente instabile, nervoso, ondivago, bulimico, contraddittorio come il fiore di cui scrivevo all’inizio della recensione.
Forse, tralasciando la radiazione di fondo che permea tutte le composizioni, l’unico difetto a cui è plausibile attribuire una sostanza concreta è proprio l’impossibilità di procedere in una direzione univoca, atta a fungere da ausilio a chi, al primo ascolto, potrebbe avvertire un forte senso di smarrimento, che velocemente muta la sua maschera in quella della noia, mostro ben peggiore della nausea da vertigine o da spaesamento.
Ma, ribadisco, l’apertura mentale basilare per approcciare A Perfect Solitude è un sacrificio da tributare all’altare della positività: il non concedere un centimetro in eccesso al tedio ripaga come un buono del tesoro greco (o italiano, se gettiamo un occhio ai quotidiani di qualche mese fa). Il tasso di interesse versato è talmente degno di attenzione che un buon investitore non può certamente ignorarlo. Se, eventualmente, egli non reputa ancora giunto il momento per riporre i suoi risparmi in un nome che poco o nulla gli dice, un buona modalità di convincimento potrebbe essere il ripescaggio dei numerosi lavori precedenti. Essi infatti, presi nella loro quantità e totalità, risultano monumentali, tanto da sedurre, irretire e non liberare più.

Nel complesso, da quanto si evince anche da queste righe, A Perfect Solitude non è solo un capitolo non trascurabile scritto nel libro del nostro amato genere, ma anche un indimenticabile travaglio intellettuale.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
89.90 su 11 voti [ VOTA]
Michele
Domenica 11 Novembre 2012, 17.44.51
19
Questo disco, nonostante la proposta talvolta ostica (vedasi Sunflower On The Prison Backyard", che per almeno metà canzone è fatta di nulla sonoro), scorre via che è una meraviglia. Non annoia, anzi emoziona, rievocando atmosfere talvolta piovose, talvolta addirittura spaziali. Penso che Jacopo abbia ben classificato il disco, perché nonostante le palesi influenze gothic e doom, il mood dell'album non è depressivo, bensì malinconico, cosa che meglio si addice al post metal, appunto. Concordo con il voto e con la recensione. Se la gioca con il disco dei The Great Old Ones...
Nightblast
Domenica 11 Novembre 2012, 17.37.12
18
Ascoltato tutto d'un fiato...Proposta molto molto valida, brani lunghi ma ben fatti...Ci sono delle soluzioni di voce che mi ricordano moltissimo fi Arcturus di "Aspera"...Molto bello.
J
Sabato 10 Novembre 2012, 13.04.01
17
Recensione troppo barocca, sembra di sentire Giampiero Mughini.... però ben fatta nel complesso e onesta, bravo e complimenti . Evitabile l'accostamento al videogioco..... come può a volte capitare al fumetto manga o che; più che altro ai "vecchi" ascoltatori ventennali ed oltre, non dicono niente...e riconducono ad un ambiente metal "sporcato" da gruppi e groppuscoli che richiamano certe immagini e/o mode...vedasi il recente lavoro e recensione e commenti dei Cradle of Filth (ma queste sono altre cose). Questo disco, certamente non è un capolavoro indimenticabile, ma si presenta schietto, poco per l'appunto "barocco" e non si perde in ricerce estetiche inutili, e costruite. E' efficace, nel suo essere "grezzo", fa sentire quell'"underground" che a volte sembra perso altrove, risulta ben più incisivo di altre produzioni più recenti........ se vuole creare atmosfera, c'è ben riuscito; ovviamente ci sono i richiami ecc ecc altri gruppi...suoni già sentiti e quant'altro, ma si tratta anche di un genere (anche se non è definibile nel complesso il suo) che non concede chissa cosa...se si vuole rimanere in certe atmosfere, è inevitabile. Il voto come minimo se lo merita 80, personalmente a me è piaciuto molto.
Hab666
Venerdì 9 Novembre 2012, 4.41.02
16
Buona la proposta di questa one man band ma, il voto mi sembra un po' largo di manica. Un 75 mi sembra più che sufficiente. Riguardo al genere, non so, post metal dice tutto e niente. Io ci sento molto influenze black ambient alla Burzum. Comunque merita un ascolto a chi interessa il genere, post, ambient o che altro.
Valar Morghulis
Giovedì 8 Novembre 2012, 22.30.14
15
Jacopo Fanò "Ahti", ovvero come stimolare una curiosità atavica in poche righe XD Un'ascolto glielo darò di certo
GioMasteR
Giovedì 8 Novembre 2012, 16.55.47
14
Ottimo lavoro, ha ricevuto la recensione che meritava!
Arvssynd
Giovedì 8 Novembre 2012, 16.13.39
13
Corro ad ascoltarlo che mi hai incuriosito... ottimo come sempre Jacopo
Mickey
Giovedì 8 Novembre 2012, 15.49.06
12
Recensione molto interessante, vedrò di ascoltarmi questo disco perchè i presupposti mi sembrano molto buoni
Radamanthis
Giovedì 8 Novembre 2012, 15.35.10
11
Grazie a tutti per l'info! Il post rock che è andato in palestra è stupendo...
Megarom
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.52.34
10
*non è questo il caso*
Megarom
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.50.49
9
...e che abbia molto conoscenze serie sul genere.Spesso la denominazione post metal (alla pari di quella alternative metal) viene usata dai gruppi stessi quando non sanno manco loro che fanno e o quando ci sono recensori incompetenti.Non questo ovviamente
Ahti
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.46.20
8
Un articolo sul post dite? Mmh....si potrebbe fare....vediamo...però ci vorrebbe qualcuno di molto molto molto esperto e pratico.
il vichingo
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.44.46
7
* "visto che ho visto".... se buonanotte... comunque ho ascoltato anch'io quella canzone ed è davvero buona, grazie per la segnalazione Ahti!
il vichingo
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.42.08
6
Non vorrei divagare ma, visto che ne state parlando, ho sempre avuto l'impressione che l'etichetta Post Metal (preciso che non mi sto riferendo a questa recensione, onde evitare fraintendimenti) sia usata spesso e volentieri a sproposito, visto che ho visto catalogate come Post Metal band come i Neurosis e gli Agalloch (tanto per fare due nomi) che presentano una proposta musicale parecchio differente, quindi penso che ci sia anche confusione in merito (o forse sono soltanto io a farla ). Comunque penso abbia ragione Megarom, una certa dose di Post-rock ci deve essere e penso che, alla fine dei conti, sia il comune denominatore. Sarebbe a mio avviso interessantissimo leggere un articolo sul Post Metal (io butto l'idea... ).
Megarom
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.33.08
5
Si verissimo e un post rock pompatoXDsto ascoltando il brano che ha detto Radamanthis.Belli davvero,ottima rece
Ahti
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.31.09
4
Definizione perfetta. Si può dire che è un post-rock che ha fatto palestra
Megarom
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.29.48
3
Se funziona come credo il post metal essere come il post rock ma più potente e dovrebbe mantenere le caratteristiche del post rock quali:musica lenta e rilassante,molto "onirica".Ti consiglio di ascoltare gli Sleepmakeswaves per farti un'idea di post rock.Poi boh magari il post metal e tutt'altra cosa mo no soXD
Ahti
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.29.00
2
E' qualcosa di impossibile da definire. Dentro ci può mettere Agalloch, se vuoi Alcest, Les Discretes....insomma un calderone che non è più black, ma non è nemmeno doom, nè gothic compiutamente. Ho scelto quest'etichetta più che altro per non essere impreciso, essendo costretto ad optare per un'unica e quanto più onnicomprensiva, targhetta da porre sull'album.
Radamanthis
Giovedì 8 Novembre 2012, 14.18.28
1
Scusate l'ignoranza...che intendete per post metal? Quali sono le sue caratteristiche? Dalla curiosità e dalla voglia di capirci qualcosa ho ascoltato 2 brani di questa band Somewhere Clouds Debark e Unavailing Steps On Perpetual e a parte il fatto che NON mi piacciono neanche un pò li metterei nel gothic - doom...che è sto post metal?
INFORMAZIONI
2012
Wolfsgrimm Records
Post Metal
Tracklist
1. Broken Window
2. Somewhere Clouds Debark
3. A Sunflower On The Prison Backyard
4. Mare Imbrium
5. Camomiles
6. Unavailing Step Of Perpetual
7. Cleavage And Emission
Line Up
Vaarwel (vocals, mandolin, guitars, bass, drum programming, sampling)
 
 
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