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Royal Hunt - Eyewitness
( 1993 letture )
La mia memoria viaggia pressappoco come un treno: quando entro in contatto con qualcosa che la mette in moto (un profumo, un oggetto, una parola), all'inizio quasi non faccio caso al fatto che il mio cervello stia ricordando ma, pian pianino, il rapporto con la realtà si affievolisce, a favore della ricostruzione degli eventi associati a ciò che ha dato impulso alla rievocazione, in un susseguirsi sempre più veloce di immagini ed emozioni.
Oggi mi sono avvicinato alla mia collezione di CD, l'obiettivo era quello di sostituire il "parco musica" che ho in macchina con dei titoli che non ascolto da un po', e mi è capitato tra le mani un disco di parecchi anni fa; trattasi di Eyewitness, settimo studio album dei Royal Hunt, rispettata formazione danese che all'epoca della sua pubblicazione (2003) già vantava una folta schiera di fan.

Conobbi il gruppo perchè su Sgrang! (un programma video-musicale in onda su VideoMusic dal 1997 al 2001) avevo visto il video di Message To God, canzone tratta dall'ormai leggendario Paradox; ero rimasto colpito da un sound che, in tutta la sua semplicità, era estremamente comunicativo: c'era la melodia ma anche l'energia, c'era l'elemento rock-tradizionale (evidente soprattutto nei cori) ma l'impostazione delle linee vocali aveva dei tratti di personalità tutto sommato abbastanza forti. Insomma, questi Royal Hunt mi sembravano un gruppo con le palle!
L'ascolto di Eyewitness confermò a suo tempo la presenza di questi tratti distintivi; anche se parliamo di un album meno importante dei precedenti Paradox e Moving Target, è bene sottolineare che il livello qualitativo è sopra la media e che il marchio di fabbrica della band è immediatamente riconoscibile.
Eyewitness è infatti uno di quei platter privi di riempitivi, in cui bene o male tutti i brani hanno qualcosa da dire o una funzione da svolgere: ad esempio Hunted è il classico pezzo introduttivo perché, essendo ritmicamente sostenuto e compatto -oltretutto dotato di una melodia molto semplice da memorizzare- permette all'ascoltatore di calarsi immediatamente nel mood del CD; la successiva Can't Let Go è invece grooveggiante, per qualche strano motivo fa pensare ai Queensryche di Operation: Mindcrime: finora dieci minuti di metal, dunque, che vengono interrotti da The Prayer, canzone eseguita con un effetto tipo organo ed arrangiata con dei cori; le sonorità oscillano tra il sacro ed il rock anni 70, ed i musicisti hanno successo nel tentativo di stimolare l'immaginazione dell'ascoltatore -ascoltando questo pezzo non è possibile non visualizzare mentalmente gli interni di una chiesa.
Lo stesso rapporto di causa-effetto esiste passando in rassegna Wicked Lounge, che sfrutta elementi tratti dal blues, creando l'immagine di una band che sta esibendosi sul palco di un lounge bar (per l'appunto), e la successiva 5th Element, un pezzo tipicamente metal che, in molti dei suoi momenti cardine (soprattutto nel riff d'apertura) è intriso di neo-classicismo.

Come potrete intuire, ragionamenti analoghi si possono fare anche per gli altri elementi della tracklist.
Detto tra noi, potrei andare avanti e parlarvene a iosa.
Potrei continuare a raccontarvi tutto ciò a cui mi fa pensare Eyewitness ed a tutte le sensazioni, le immagini, gli odori, le situazioni verso cui si muove la mia mente, a partire dall'ormai impolverata cover del disco.
Ragazzi, il treno è al massimo della velocità, faccio un pò fatica a fermarlo ed a ritornare alla vita vera.
Faccio anche fatica a pensare, però, che un album del genere possa avere dei difetti, se non quello di esser stato concepito dagli autori dei succitati Paradox e Moving Target.
Lo dico a tutti quelli che amano sognare.
A tutti quelli che amano lasciarsi trasportare.
A tutti quelli che, ogni tanto, hanno voglia di tornare indietro.
A tutti voi, Eyewitness è il disco che dovete ascoltare. Con le cuffie, al massimo del volume, a luci spente e ad occhi chiusi.
Credetemi, tra dieci anni vi farà ancora lo stesso effetto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
80 su 3 voti [ VOTA]
Andrew Lloyd
Domenica 26 Gennaio 2020, 18.13.38
11
Al tempo non dico che mi deluse ma avevo ancora The mIssion nelle orecchie. Lo smisi di ascoltare quasi subito e il mio interesse per la band scemò un pochino. Ritornò alla grande col quasi-capolavoro Paradox 2 - Collision Course. Quell'anno li vidi per la prima volta a Bologna con Mark Boals alla voce in uno show STREPITOSO.
Aceshigh
Lunedì 2 Dicembre 2019, 20.53.37
10
Rispolverato stasera. Messo a fianco al grande The Mission perde il confronto, ma rimane comunque un buon album. Ottime Hunted e Can’t let Go come pure Game of Fear e la title-track che chiudono il disco, in mezzo qualche passo a vuoto. Anche se D.C.Cooper è il singer “emblematico” per i Royal Hunt, John West rimane un cantante superlativo (il top però lo raggiunge su Phoenix Rising degli Artension). Voto perfetto.
lux chaos
Martedì 13 Novembre 2012, 18.14.24
9
Sugli Artension concordo, sui Royal D.c Cooper è il meglio, nessun ombra di dubbio...però undercover, non vedo il fidanzamento cosi improbabile...secondo me "fear", disco di cui nessuno parla e spesso dimenticato, è un lavoro apocale, non dico un capolavoro, ma quasi, e il valore aggiunto è proprio la prestazione da pelle d'oca di john...de gustibus
Undercover
Lunedì 12 Novembre 2012, 17.27.21
8
Sugli Artension concordo e riconcordo, anche perché John West nei Royal Hunt è come Paperino che si fidanza con Topolina, alquanto improbabile come accoppiata.
fabio II
Lunedì 12 Novembre 2012, 17.19.55
7
Non conosco l'album in questione, l'ultimo in mio possesso è 'Padadox'. Dei primi 4 quello che preferisco è 'Moving Target' ma non sono mai stati tra i miei alfieri, pur concordando sulla voce di Cooper che è adattissima per il genere. Li ho sempre trovati eccessivamente barocchi e al tempo stesso leggeri. Le tastiere funzionano soprattutto in chiave ritmica, meno in quella solista..... sicuramente preferisco gli Artension
ayreon
Lunedì 12 Novembre 2012, 16.41.17
6
per me era meglio "the mission",comunque cooper era fantastico,meno male che è tornato .E se invece rispolverassimo un pò gli Artension ?
mariamaligno
Domenica 11 Novembre 2012, 14.45.18
5
Concordo in tutto e per tutto,gran disco! Ma la recensione dell'ultimo quando arriva????
Bloody Karma
Domenica 11 Novembre 2012, 10.25.10
4
non mi sono mai smosso da paradox...avevo solamente sentito tempo fa qualcosa di paper blood ma non mi disse nulla...mentre trovai interessante il primo full, che mi ricordava molto i primi bon jovi
Rob
Sabato 10 Novembre 2012, 18.55.17
3
Mi è sempre piaciuto un casino questo disco! Si, West non è D.C. Cooper, ma è un Signor cantante! Ad averne così!!
Khaine
Sabato 10 Novembre 2012, 11.33.59
2
Yep! West non è D.C. Cooper ma parliamo comunque di una grande voce.
Ad Astra
Sabato 10 Novembre 2012, 11.19.13
1
splendida scrittura nic... chuapeau. pensare che l'ho sempre voluto prendere. la settimana scorsa l'ho visto in offerta dal mio spacciatore di dischi.... ora so cosa devo fare... e poi c'è John West alla coe... micca fichi marci!!
INFORMAZIONI
2003
Frontiers Records
Heavy/Prog
Tracklist
1. Hunted
2. Can't Let Go
3. The Prayer
4. Edge of the World
5. Burning the Sun
6. Wicked Lounge
7. 5th Element
8. Help Us God
9. Game of Fear
10. Eyewitness
Line Up
John West (Voce)
Jacob Kjaer (Chitarra)
André Andersen (Tastiera)
Steen Mogensen (Basso)
Allan Tschicaja (Batteria)

Musicisti ospiti
Steve Daniels (Sassofono)
Maria McTurk (Cori)
Kenny Lubcke (Cori)
Laura Faurschou (Cori)
Soma Allpas (Violoncello)
 
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