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Lachaise - In a State of Oblivion
( 1877 letture )
Certe volte scrivendo mi capita di avere a che fare con i lavori di giovani e speranzosi gruppi italiani che, con tutte le loro forze, cercano affannosamente di respirare mettendo la bocca appena oltre il pelo dell'acqua di quel profondo oceano in cui stanno annegando.
È una lotta per la sopravvivenza senza esclusione di colpi, un sentiero da percorrere in mezzo ad una fitta giungla piena di trappole e di gente che cerca di guadagnare sulla sincera voglia di fare dei musicisti.

Apro la recensione di In a State of Oblivion dei veneziani Lachaise con questa triste considerazione perché ho come l'impressione che, tra i molti fattori che hanno portato al voto che avrete sicuramente notato prima di cliccare qui, ci sia anche questo generalizzato poco supporto verso le band emergenti, vuoi per la crisi economica che non ha risparmiato il settore musicale e vuoi per lo scarso interesse che questo genere riscuote presso l'italiano medio “nel blu dipinto di blu”.
Siamo dunque circondati – quando siamo fortunati – dall'apatia e dall'indifferenza.
“Fortunati?!” obietterete voi.
Premettendo a quanto segue che non pretendo di avere ragione, ma che si tratta solo del mio punto di vista di persona che nel suo piccolo vive la scena anche dal lato di chi suona, ecco come la penso: quando va bene capita di trovarsi a suonare davanti a poca gente, ma la passione per quello che si fa non viene intaccata e non ci si ferma certo per questi dettagli; quando va male, nell'impeto di voler a tutti i costi arrivare là su quei palchi calcati dai nostri miti, ci troviamo a fare il passo più lungo della gamba e registrare i nostri pezzi spendendo soldi duramente sudati in posti in cui non veniamo presi sul serio o in studi gestiti da persone poco serie.
Detto questo. Io spero sinceramente che i Lachaise abbiano prodotto questo cd in casa e che sia solo in seguito arrivata una casa discografica a supportarli, ma se così non fosse temo che i nostri siano incappati in una di queste tristi situazioni.

Come sempre mi capita con gli emergenti (per quanto in questo caso, sotto contratto con una label) non intendo dare troppo peso ai difetti di produzione, però certo che stavolta non sono per nulla lievi, tanto che il disco appare più un demo pre-registrazione o un cd registrato con pochi mezzi tra le mura domestiche.
Per quanto sia inusuale farlo a questo punto della recensione, penso che una volta lanciato il sasso sia inutile rimandarvi alla fine per parlarne:
La prima cosa che ci balza alle orecchie è il cattivo bilanciamento dei volumi, dal momento che voce, tastiere e batteria si mangiano totalmente la chitarra ritmica e il basso.
Cosa comporta ciò?
La quasi totale mancanza di groove e di sviluppo ritmico dei pezzi, dato che la batteria da sola può fare quello che può.
Quelle poche volte che percepiamo la chitarra ritmica la sentiamo iper-compressa e per nulla definita, mentre il basso è una creatura misteriosa che compare per pochissime note durante tutto il running time.
C'è però una spiegazione: il quattro corde è stato affidato al chitarrista Gezwind P. Vingerstaal che ovviamente l'ha suonato come un qualunque chitarrista suonerebbe un basso (totale aderenza alla sei corde dunque); ma non è finita qui: i Lachaise non hanno in formazione un bassista nemmeno per i live, perché a detta loro il fatto di usare chitarre a sette ed otto corde e tastiere con sette ottave copre a sufficienza quel range di frequenze.
Adesso, non voglio dare l'impressione della maestrina che dà lezioni e la band avrà sicuramente i suoi buoni motivi, ma l'apporto ritmico di un basso è fondamentale e, per quanto si usino chitarre baritone ad otto corde, il Si e il Fa Diesis di queste ultime non arrivano certo alle frequenze di un basso a cinque corde (magari accordato in La) o di un sei corde accordato in Fa Diesis, per non parlare poi delle tastiere, che certamente non possono essere considerate uno strumento ritmico.
Come dite? Il capitolo sui problemi tecnici è un po' lungo?
Forse, ma non è ancora finito: la batteria sembra sia stata registrata in una stanza con un riverbero mal gestito e suona spesso “cartonata” sui fusti (mentre si salvano giusto la cassa e i piatti), la voce sembra piena di picchi e di momenti in cui va in saturazione in modo assolutamente indebito, persino le note basse del pianoforte sono state o acquisite con dei forti picchi (stiamo parlando dell'ABC della registrazione) oppure rovinate da un mastering fatto male.
Un disastro insomma.

Ma perché un'insufficienza se la produzione non ha pesato così tanto?
Al di là di quel consistente discorso concernente il basso, credo che una band abbia bisogno dell'opinione di un produttore o comunque di uno sguardo esterno in fase di registrazione, proprio per evitare scelte che potrebbero pesantemente inficiare l'arrangiamento e lo sviluppo di composizioni anche valide.
La musica dei Lachaise, infatti, è ancora molto acerba sotto moltissimi punti di vista.
Appare eccessivamente sbilanciata verso il lato più melodico: c'è troppa enfasi sull'operato delle tastiere di Niklas “Suspiria” Goottilainen, che per inciso ha svolto un lavoro egregio creando melodie articolate e ben gestite anche riguardo la scelta dei suoni, dimostrando di essere forse il membro più talentuoso dell'intero quartetto.
Molto alto anche il volume della voce di Xenya Nyx, cantante indubbiamente dotata di una buona ugola e di una grande potenza vocale, ma che dimostra in certi passaggi ancora poca personalità nella creazione delle linee vocali principali (anche se sopperisce con degli ottimi controcanti); oltre a questo, manca ancora forse un po' di controllo, specie quando si spinge a tonalità particolarmente alte.
Dietro le pelli Paul Ongars prova in tutti i modi a trascinare il gruppo con un drumming solido ma non trascendentale, però e’ ovvio che non può fare tutto da solo.
Come vi accennavo già prima, mi è particolarmente difficile valutare la prestazione di Gezwind P. Vingerstaal, dato che il suo lavoro si può udire in modo chiaro solo in discreti e molto sporadici momenti solisti, visto che l'incedere della chitarra ritmica è stato essenzialmente ucciso dal mixaggio di cui parlavamo poc'anzi, mentre come già detto il basso non è pervenuto (a parte una decina di note in The Grief).

La cosa più incoraggiante è che le idee per i pezzi i Lachaise le hanno: le melodie sono molto valide e, se arrangiate e registrate in un certo modo, potrebbero senza dubbio dare origine a pezzi interessanti, soprattutto se i singoli musicisti come prevedibile miglioreranno ancora acquistando ulteriore esperienza.
Dunque al momento è letteralmente la base a mancare, lo scheletro della musica. Quella che possiamo ascoltare in questo In a State of Oblivion è una proposta monca di una parte consistente e fondamentale.
Il mio consiglio è dunque quello di rivedere la “filosofia” dietro l'arrangiamento e soprattutto di affidarsi a qualche professionista per quanto riguarda la registrazione, perché è un vero peccato che una band con queste potenzialità venga così tanto limitata.



VOTO RECENSORE
56
VOTO LETTORI
73.11 su 18 voti [ VOTA]
Room 101
Lunedì 19 Novembre 2012, 1.20.39
5
@Sajlus: Non è il caso di paragonare i Lachaise a gruppi del genere, ma la produzione (anche se come ho specificato ha influito in maniera minima sul voto) è da tenere in conto visto che sono emergenti che hanno un contratto. Che sia colpa loro o meno, voi questo prodotto lo trovate in vendita, è giusto che sappiate come suona, potreste aspettare questa qualità in un autoprodotto, ma dato che c'è qualcuno che li produce il minimo che possa fare è dirvelo. La bocciatura non è scaturita dalla produzione, mi sembra di averlo scritto chiaramente.
Sajlus
Lunedì 19 Novembre 2012, 0.34.28
4
La produzione fa schifo se paragonata a band come nightwish, epica e compagnia bella....ma parlare di qualità di produzione a band ancora cosi emergenti è un po' da snob....io ormai i miei dischi me li faccio in casa visti i prezzi che girano...come dice mister "si come no" le melodie sono molto graziose e la cantante mi sembra che spacchi. Amen!
si come no
Venerdì 16 Novembre 2012, 18.34.00
3
me lo sono scaricato ora da internet (è ovvio che ci non spenderei manco un centesimo) e non è poi così male. Le melodie sono graziose ma la produzione è degna da disco black metal norvegese anni '90.
Omiodiominghie
Venerdì 16 Novembre 2012, 0.01.07
2
Io direi che tutto sommato il recensore non ha torto a puntare così tanto alla produzione. Ci sono dei generi dove il grezzume va più che bene, e sono quelli dove ci sono il minor numero di strumenti, come ad esempio gruppi con formazioni chitarra, basso e batteria. Ma per chi suona Gothic penso che la produzione sia molto importante. Io non sono un grandissimo ascoltatore del genere puro, sono più orientato su generi che tendono ad avere influenze gothic, e per influenze intendo l'effettistica tipica del genere: tastiere e anche robe campionate di un certo tipo. Se proprio quelle cose non dovessero essere quanto meno distinguibili, non riuscirei ad ascoltare. Giustamente non ho idea del budget che aveva a disposizione il gruppo per registrare, quindi non colpevolizzerei nessuno. Se però si viene a scoprire che, dietro questa registrazione ci sia qualcosa di più di un microfono ambientale tenuto in mano da un componente del gruppo, perdo completamente fiducia nel genere umano. A parte gli scherzi, sarebbe un vero peccato scoprire l'esistenza di produttori così meschini magari con strumentazioni degne di uno studio.
Andrea Hammer
Martedì 13 Novembre 2012, 19.01.42
1
Registrazione a parte, che effettivamente non è il massimo, ma ai giorni nostri è solo una questione di budget...stiamo andando, come nel passato, verso il fatto che solo chi ha il soldi si potrà permettere la produzione di un album...detto questo, bhe....spendere solo qualche riga per dire che il basso è cosi essenziale o che si sente che è suonato da un chitarrista, bhe, mi fa proprio sorridere...è praticamente inesistente sia in fase di recording che nei live nella maggior parte delle mega metal band che vivono si musica! Per il resto...si sente poca roba cosi originale in giro. Hammer
INFORMAZIONI
2012
Revalve Records
Gothic
Tracklist
1. Tuska
2. Awaking
3. When She Decided to Die
4. Frost
5. He's Not Speaking in My Name
6. The Grief
7. Whispering Voice
8. My Secret Tragedy
9. Imperial Outro
Line Up
Xenya Nyx (Vocals)
Gezwind P. Vingerstaal (Guitars)
Niklas “Suspiria” Goottilainen (Keyboards)
Paul Ongars (Drums)
 
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