Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Myrath
Shehili
Demo

Degraey
Reveries
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

24/05/19
DIAMOND HEAD
The Coffin Train

24/05/19
REVEAL
Overlord

24/05/19
DESTRAGE
The Chose One

24/05/19
MARCO HIETALA
Mustan Sydämen Rovio

24/05/19
STORMLORD
Far

24/05/19
MISÞYRMING
Algleymi

24/05/19
NOCTURNUS A.D.
Paradox

24/05/19
SOTO
Origami

24/05/19
STORMHAMMER
Seven Seals

24/05/19
DEATHSPELL OMEGA
The Furnaces of Palingenesia

CONCERTI

21/05/19
BLACK TUSK
EVOL LIVE - ROMA

22/05/19
FIT FOR AN AUTOPSY + GUESTS
CIRCOLO SVOLTA - ROZZANO (MI)

22/05/19
BLACK TUSK
FREAKOUT - BOLOGNA

23/05/19
BLACK TUSK
LIGERA - MILANO

24/05/19
SHINING (SWE) + GUESTS
Pika Future Club, Verona

24/05/19
METAL QUEEN`S FESTIVAL (day 1)
IL PEOCIO - TROFARELLO (TO)

24/05/19
STORMLORD + GUESTS
TRAFFIC CLUB - ROMA

25/05/19
NECRODEATH + GUESTS
JAILBREAK - ROMA

25/05/19
SHINING (SWE) + GUESTS
Alchemica Music Club, Bologna

25/05/19
SCUORN + GUESTS TBA
ZIGGY CLUB - TORINO

Letzte Instanz - Ewig
( 1381 letture )
Quando si accede per la prima volta al sito ufficiale dei tedeschi Letzte Instanz (esclusivamente ed impietosamente in lingua madre!), si rimane colpiti dalla prolificità creativa, dalla frenetica attività live e dal successo in patria di questo gruppo che patisce un quasi assoluto anonimato in Italia e nel resto d’Europa. Una sorpresa iniziale che svela le sue ragioni ferree (come tutto ciò che è teutonico), alla luce dell’ascolto dell’ultima fatica del gruppo, questo Ewig che rappresenta il terzo ed ultimo capitolo di una trilogia dedicata, con sbalorditivo estro inventivo, al perenne quanto logoro conflitto tra il Bene ed il Male.
Ewig è una creatura ibrida, che alterna una netta propensione al romanticismo, il sempiterno "Sturm und Drang" di scolastica memoria screziato di venature folk (che trova nei Subway to Sally il referente più prossimo, anche se i sette di Potsdam hanno tutt’altro impatto sonoro), ad un’attitudine più marziale ispirata principalmente ai Rammstein, numi tutelari della "Neue Deutsche Härte" (la "Nuova Durezza Tedesca"), dei quali i Letzte Instanz si rivelano dei semplici epigoni.

Detto così, non ci sarebbe nulla da obiettare: quanti gruppi usano infatti il loro appeal metal per ravvivare un sound che altrimenti stenterebbe ad imporsi?
Se infatti i nostri sono stati fin dai primordi adusi alla commistione di linguaggi diversi, irrobustendo con un dispiego di armamenti metal un iniziale folk rock per poi aggiungervi vaghe movenze industrial, il problema principale di questa loro ultima fatica consiste nell’aver dosato con troppa parsimonia quelli che sono da sempre gli elementi costitutivi del loro sound. Il risultato è che tutto appare stemperato, poco incisivo: un quadro sbiadito, nonostante l’uso di colori per loro natura densi e forti.
Ci troviamo così al cospetto di quindici tracce - una quantità che pur non risultando indigeribile, appesantisce il pasto - parte delle quali sono condannate a morte da un songwriting di una banalità disarmante: impossibilitate a penetrare nella memoria a lungo termine, esse si limitano ad intrattenere qui ed ora, nel fuggevole attimo presente, provvedendo con smaliziata accortezza ad alternare brani più tirati ad altri dalla prepotente vena romantica.
Accade così che a dispetto dei sempre misurati e discreti inserti elettronici, dell’uso sapiente di strumenti classici quali violino, violoncello e chitarra acustica e dell’ottima prova del versatile singer, che tenta di rianimare i pezzi con le sue ottime doti interpretative e nonostante la strategica scelta di produzione, roboante e calibrata affinché risultino sottolineati gli aspetti più duri, più metal del sound (penso in particolare alla sottolineatura dei bassi, soprattutto nel lavoro della batteria), la mancanza di spessore compositivo prevale ed induce un "sopor aeternus" – con tutto il rispetto per l’omonima ensemble della compatriota Anna-Varney Cantodea - che è vano contrastare.
Il quadro appena descritto equivarrebbe per il nostro apparato uditivo ad una Guernica di Picasso tradotta in musica -devastazione, dolore e morte- se non vi fossero delle salvifiche eccezioni. Una delle quali si posiziona sadicamente come opener dell’album: un suggestivo brano dove il recitativo si alterna e si sovrappone a mesmerici vocalizzi e che utilizza questi ultimi in abbinamento a delicate movenze elettroniche per creare suggestioni di matrice mediorientale che trovano il loro climax nella ripetizione scarna e rara di colpi di tamburo.

Questo incipit non può non predisporre positivamente all’ascolto dell’album: quando tuttavia si succedono brani melodici ravvivati in rari tratti da esili guizzi d’originalità (nel secondo brano, dove i ritornelli beneficiano di un’accelerazione e di un crescendo amplificato dall’inserimento del violino), l’entusiasmo si affievolisce sempre più per perdersi tra melodie di una disarmante ovvietà, che virano verso l’intimistico più melenso (per fortuna in rare occasioni, come nell’esiziale ninna nanna Mein Kind che conclude il disco), brani rockeggianti insipidi (Unterwegs, ad esempio) e pezzi più aggressivi (come Wieder einmal Rot, ed ancor più Schwarzer Sand e Sing!), dove l’impianto banalmente metal con rari inserti industrial ed un andamento marziale rafforzato dall’espressione vocale mostra l’aspetto più derivativo del gruppo, il suo tributo in termini d’ispirazione ai Rammstein. Un’ispirazione che non diventa mai autonomo slancio creativo e non si emancipa dal magistero del mitico sestetto teutonico, all’ombra del quale i Letzte Instanz restano miseramente imprigionati. E quand’anche il cantato tedesco riesce a conferire un po’ di drammaticità al brano, i nostri se la giocano introducendo ritornelli easy listening che dissolvono quel fragile, prezioso patrimonio di turbamento interiore.
La Speranza, Ultima Dea, è per definizione dura a morire e così si attacca morbosamente al brano Et in Arcadia Ego, il più sperimentale, atmosferico e suggestivo, nel quale i Letzte Instanz mostrano un inatteso volto deformato e conturbante.

In conclusione, Ewig è un album che punta sulla melodia per risultare accattivante, un disco che pur potendo non osa, ma, quando lo fa, seppure con estrema timidezza, mostra alcune potenzialità che i suoi stessi autori sembrano considerare accessorie. Un disco frutto di una scelta avveduta e strategica che, almeno nelle lande teutoniche, non manca di dare i suoi frutti.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
Kara
Venerdì 16 Novembre 2012, 19.29.35
4
Gran bella recensione, complimenti! E concordo al 100% con il contenuto!
Straisand
Giovedì 15 Novembre 2012, 17.10.43
3
Seguo la band ormai da parecchio. Il loro sbaglio è quello di riproporre sempre di volta in volta la stessa roba senza riuscire ad evadere dal proprio sound. Hanno tecnica e creatività ma che non riescono a valorizzare a parere mio. Un album orecchiabile ma nulla più, destinato ad esser dimenticato poco dopo a causa della ripetitività e della mancanza di brani effettivamente ben riusciti. Peccato. Speravo in un grande ritorno!
GioMasteR
Giovedì 15 Novembre 2012, 15.07.05
2
Magnifico esordio, complimenti Floriana!
Metal3K
Giovedì 15 Novembre 2012, 15.06.29
1
Benvenuta Floriana!
INFORMAZIONI
2012
Drakkar Entertainment
Alternative/Gothic
Tracklist
1. Aeternitas
2. Ewig
3. Nur Für Uns
4. Blind (feat. Eisblume)
5. Regenbogen
6. Wieder Einmal Rot
7. Tausendschön
8. Schwarzer Sand
9. Et In Arcadia Ego
10. Von Anfang An
11. Wo Das Meer...
12. Schuld
13. Unterwegs
14. Sing!
15. Mein Kind
Line Up
Holly Loose (Vocals)
Holly D. (Vocals & Guitar)
Oli (Guitar)
Micha (Bass)
David Pätsch (Drums)
Muttis Stolz (Violin)
Benni Cellini (Cello)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]