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Mysticum - In the Streams of Inferno
( 3669 letture )
Incidere una traccia nel legno e poi farsi sconfiggere dal tempo, dall’inerzia, dalla consapevolezza che certi lampi di genialità sono un dono unico ed irripetibile. Causare sanguinamento ai timpani dell’ascoltatore, aprendo nello stesso tempo la pista ad un sottogenere il quale accoglierà nelle sue braccia gli amanti dell’elettronica, che non vogliono proprio rinunciare alle chitarre distorte. Il tutto non avendo mai avuto un batterista di ruolo, rimpiazzato da una drum-machine dall’oscena resa sonora. Incredibile nevvero?

Soprattutto se diamo un’occhiata a quanto ruvida e poco sviluppata ad un primo sguardo sia l’unica opera completa dei Mysticum, addirittura offensiva nei rispetti della sensibilità di una larga fetta di ascoltatori “educati”. In effetti, al neofita non sopraggiunge in aiuto nessun appiglio realmente considerabile tale: la voce è sgraziata, velenosa, rancida, le chitarre ronzano come da tradizione dell’ultimo decennio del XX secolo, gli inaspettati intrecci di sintetizzatore gelano i sentimenti al tempo stesso degli entusiasmi, rendendo l’approccio ad In The Streams Of Inferno oltremodo ostico, irto di insidie. L’album si rivela una trincea difesa da nugoli di nidi di mitragliatrice, avvolta in mortifere volute di filo spinato e piantonata da colossali cavalli di frisa. Nei fatti, inespugnabile.
Tuttavia all’uomo è consona una discreta curiosità, spinta sovente al limite dall’autolesionismo, la quale lo trascina in impresa dalla dubbia eticità, se non dall’incerto esito. Questo rappresenta l’incontro con la fatica prima dei ragazzi di Asker, che non è propriamente la capitale del black metal Bergen, o il capoluogo politico, Oslo (per trovandosi alla periferia della fu Kristiania). Un’avventura durante la quale l’abbandono del raziocinio è condizione sine qua non, in quanto non sussiste un motivo giustificabile per avvicinarsi a trentasette minuti circa di ibrido tecno-metallico, la cui base ritmica pulsa simile ad un sequencer di un produttore di musica trance, il concetto di produzione è qualcosa lontani anni luce dal trio, la componente di devianza comportamentale accosta il risultato dello sforzo creativo del gruppo di Prime Evil alle drogate e psicopatiche partiture degli Abruptum, non a caso compagni di label per un certo periodo (nel 1997 la Full Moon stamperà il monolitico Vi Sonus Veris Nigrae Malitiaes).
Quindi, torniamo un passo indietro, quali potrebbero essere, dando per scontato che oggi i lettori siano degli amanti del dolore, gli spunti da cui partire per trovare il coraggio di appoggiare il cd sul lettore (azione al limiti dell’impossibilità, visto la stato di release kvlt) o di premere il malefico tasto “Play” del sistema di riproduzione del computer? Bene, punto primo, la fama che, in un modo o nell’altro, ammanta In The Streams Of Inferno, da cui discende il suo indiscusso stato di pietra miliare della storia dell’estremo.
Di seguito, l’equilibrio sorprendente dell’uscita, la quale, come si accennava precedentemente, non ha nelle sua faretra un numero non quantificabile di dardi: scarsità di mezzi applicata magistralmente alla situazione.
Ancora, l’ugola martoriata dell’interprete dietro al microfono, accostabile al timbro del primo Vikernes, il quale, però, in confronto risulta perfettamente comprensibile.
Proseguendo, l’attrazione verso il nuovo, il poco conosciuto. Nei tempi che corrono è piuttosto comune imbattersi in one-man band o progetti i quali hanno studiato il fenomeno Mysticum, riproponendolo più o meno consapevolmente. All’epoca, ed in parte ancora oggi per chi non trascorre il suo tempo rovistando nelle pieghe di internet cercando il re del lo-fi, un disco di tal fatta scuote alcune convinzioni considerate fino a poco prima granitiche.
Prendendo un esempio che sembra essere plasmato apposta per sostenere la frase precedente: il pezzo di chiusura, incentrato su una struttura di note volutamente poco rassicurante, oltre a rievocare immagini di devastazioni rimosse dal sub-conscio o a riaccendere le connessioni cerebrali che portavano a paure sublimate, non si costituisce come un pezzo essenziale, se colto esternamente al contesto. Considerato lì, in successione a mezz’ora di aggressione priva di sosta, ghignante, insopportabile (rammento ancora il primo “scontro” con In The Streams Of Inferno), amplifica lo spaesamento, dimostra, alla bisogna, la potenza di una successione meccanica di toni, altrimenti fastidiosa, o peggio, noiosa. Tale impostazione si rivelerà l’incalcolabile fortuna di una moltitudine di ensemble dark-ambient, votati al risparmio della musicalità a vantaggio della vaga concezione di “atmosfera”. Si tratta, per chi non conoscesse la scena, dell’effetto dell’ultima traccia degli album pre-carcere di Burzum. Stesso discorso per quanto concerne il poco sviluppo delle trame del song-writing, ancorché tremendamente ipnotizzante e fruttifero.
Ovviamente esistono i lati negativi dell’esperire i Mysticum, anche trascendendo dai confini della razionalità. Per iniziare, la natura innovativa e post-catastrofe nucleare del concept si rivelava sì precorritrice di esperimenti futuri (Aborym,DHG per citare i nomi maggiormente conosciuti), ma non portatrice di un’autentica rivoluzione, istanza che probabilmente ha causato il declino fino all’oblio del combo. L’idea di partenza è infatti ben più che geniale, abbinata ad un’immagine tossica che si slega progressivamente dallo stantio tema anti-cristiano, la quale, purtroppo, non trova nel full-leght personificazione adeguata. La penetrazione della fredda elettronica non supera, effettivamente, il livello di guardia, ponendo le fondamenta e preferendo non erigere il palazzo. Lo sviluppo successivo, benché dipendente dai padri dell’industrial, conquisterà lembi di terra sempre più vasti, trasformando (ma è destino comune) un’avanguardia in una semplice influenza. Collegata all’appunto, v’è la constatazione della difficoltà oggettiva nel valutare un album che, tranne per uno split, non ha generato figli, nemmeno illegittimi (e.g. side-project dei membri).

Tirando le fila della seguente valutazione, In The Streams Of Inferno, fatto paradigma in Where The Raven Flies, episodio-manifesto della sommossa contro il black tradizionale, riuscita solo parzialmente, è comunque un lavoro di cui tenere conto, allorché si sia mossi da una volontà di conoscere approfonditamente le radici di uno dei sottogeneri dalla più spiccata attualità. Occorre però calarlo nel corretto contesto storico-artistico, considerando i frutti dei gruppi di oggi come i semi del disco di ieri, evitando confronti. L’industrial è diventato altro, s’è modificato, ampliato, irrobustito rispetto alla deviata proposta dei Mysticum.
Ma a volte, i più grandi e sconvolgenti cambiamenti nascono da un segno precorritore delle epoche abbandonato sul tronco di un albero di un bosco appartato. Posto in quel luogo per gli occhi che sanno osservare.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
91.73 su 15 voti [ VOTA]
LexLutor
Giovedì 16 Maggio 2019, 21.41.05
15
Oltremodo sopravvalutati.
No Fun
Mercoledì 26 Settembre 2018, 8.46.37
14
Ciao @Obscure, ho appena cominciato ad addentrarmi in questo filone di trance black metal tossico, oltre a Burzum io ci sento molto anche i primi Marduk, sarà che trovo i loro riff ipnotici ma anche trascinanti (mentre ad esempio Transilvanian Hunger è ipnotico sì ma non ti trascina anzi ti immobilizza). Nota d'onore per i colori della cover.
ObscureSolstice
Mercoledì 26 Settembre 2018, 1.07.15
13
Dei pazzi. Black metal che incontra l'industrial. Album feroce, nero e alienante, battezzati dai primi Ulver. La lezione del Conte Grishnackh è servita sempre a molte band, sprizza riconoscimenti in ogni singolo pezzo, non solo dalla voce o dall'ultima traccia. Bel disco con molta personalita' che i Mysticum lo fanno loro, a modo loro. L'originale prima stampa non è di facile reperibilità, raro. Anche questo è un chiaro esempio di oscurità
Aceshigh
Lunedì 26 Marzo 2018, 9.51.29
12
Devastanti ! Era un periodo in cui sul black si cominciava a sperimentare (mi viene da pensare agli Arcturus, Blut Aus Nord oppure a Filosofem). I Mysticum forse sono stati in quel momento quelli in un certo senso più radicali. Storco un po' il naso quando la drum machine esagera con le basi trance, ma complessivamente i due mondi apparentemente inconciliabili sono ben equilibrati. Concordo con il voto del recensore. Bella botta!
Free Soul
Lunedì 19 Novembre 2012, 17.44.55
11
Concordo con l'utente FURIO. Sono serviti diversi anni anche a me per capire ed apprezzare questo disco... Crudo, Grezzo, Innovativo, essenziale! voto: 92
gianmarco
Domenica 18 Novembre 2012, 12.44.21
10
li stò sentendo adesso sul tubo , grandi precursori del''industrial black .
gianmarco
Domenica 18 Novembre 2012, 12.44.15
9
li stò sentendo adesso sul tubo , grandi precursori del''industrial black .
Doomale
Domenica 18 Novembre 2012, 12.10.33
8
Grande e a suo modo "storico" album nel genere...Voto confermatissimo per questi pazzoidi che in mezzo al black norvegese degli anni 90 provarono a fare qualcosa di diverso ma sempre e forse anche di più estremamente malato e scuro come la pecie!! Li conobbi per la prima volta nel 96 al frontiera di Roma...insieme ai Gehenna facevano da supporto ai Marduk di Heavan shall burn...Bè solamente in due più la loro drum machine fecero un concerto devastante che ho ancora in mente!
organium
Domenica 18 Novembre 2012, 0.20.19
7
Concordo con Sneitnam, la voce è qualcosa di sensazionale, questo è stato uno dei primi dischi black che io abbia mai ascoltato e ci sono particolarmente legato. VOTO 90 complimenti ad Ahti per la bellissima recensione
FURIO
Sabato 17 Novembre 2012, 18.08.30
6
Inizialmente l'album doveva uscire per l'etichetta di Euromymous ma gli eventi gli impedirono di finire il lavoro... Appena uscì lo odiai per la profana mistura di metal ed elettronica, con gli anni invece ho imparato ad apprezzarlo..
enry
Sabato 17 Novembre 2012, 18.07.52
5
Album fondamentale, almeno per un certo tipo di Black metal, peccato per la produzione troppo caotica e impastata che non rende giustizia fino in fondo all'ottimo lavoro di programming di Malmberg. Per il resto tutto ok e 90 anche qui.
SNEITNAM
Sabato 17 Novembre 2012, 16.09.40
4
Un capolavoro pazzesco impregnato di follia, oscurità e caos demoniaco. La voce di Cerastes è una delle mie preferite in ambito Black Metal e la drum machine quà ci sta alla grande perchè lavori come questo non potevano avere altrimenti per aumentare quel feeling gelido. A parer mio questo capolavoro è una delle scuole nell'ambito Black. L'unica cosa che detesto è indubbiamente la produzione ma un 100 lo do in pieno perchè adoro follemente quest'album. The Rest, Let the Kingdom Come e Crypt of Fear tanto per assaggiare
Undercover
Sabato 17 Novembre 2012, 14.08.56
3
Stesso discorso per quest'album, qui il 90 almeno è d'obbligo, quest'album è un must.
il vichingo
Sabato 17 Novembre 2012, 12.23.38
2
Sempre molto belli i dischi rispolverarti da Ahti, bravo.
Mickey
Sabato 17 Novembre 2012, 12.03.10
1
Finalmente il giusto riconoscimento per uno dei più originali lavori blackmetal che io abbia mai sentito! Che dire, concordo con Ahti, un disco ignorante e maligno come pochi; Malmberg se la cava ottimamente con la drum machine e lo scream è grezzissimo. Tra l'altro l'album è stato reso "freeware" dagli autori nel loro sito, per cui non ci sono scuse per non ascoltarlo.
INFORMAZIONI
1996
Full Moon Productions
Black
Tracklist
1. Industries Of Inferno
2. The Rest
3. Let The Kingdom Come
4. Wintermass
5. Crypt Of Fear
6. Where The Raven Flies
7. In Your Grave
8. In The Last Of The Ruins We Search For A New Planet
Line Up
Prime Evil (Voce, Chitarra)
Cerastes (Voce, Chitarra)
Robin Malmberg (Basso, Drum Programming)
 
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