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Weeping Silence - For the Unsung
( 1496 letture )
"Poteva essere ma non fu..." potrebbe essere un sunto un poco "caustico" dell'ultimo progetto dei validi Weeping Silence, provenienti da Malta e attivi dal 2000.
Genere non certo ignoto ma insolita la provenienza. Questa ben nutrita band (sette membri) infatti si anima di entusiasmo giovanile per gettarsi in atmosfere tenebrose e malinconiche, affrontando temi cupi e pieni di rimpianti e passando per immagini ambigue, nutrite di nere passioni e senza tralasciare anche qualche zampillo di sangue. Il risultato For the Unsung - all'anagrafe "per il non celebrato" - è proprio questo: un epitaffio alla desolata sconfitta di un amore e ad una ricerca infruttuosa, il cui ignoto protagonista è - appunto - immeritevole di una celebrazione.

Solo a guardare la formazione si capisce che i nostri fanno sul serio: le voci sono affidate ai fratelli Joseph e Rachel Grech, rispettivamente la voce di "cristallo" e quella growl (lui in particolare è entrato a far parte della band solo a partire dal 2008 perché impegnato anche con gli Oblique Visions).
Intorno alle due ugole si destreggiano con bravura le due sempre potenti chitarre di Mario Ellul e Manuel Spiteri nonché la rivelazione Alison Ellul alle tastiere.
Vista la presenza di elementi così validi ritorniamo all'iniziale "poteva essere ma non fu...", nel senso che questa band soffre di una sorta di "horror vacui" musicale in cui la validità delle linee musicali creata dagli strumentisti viene nascosta dalle voci che partono sempre troppo presto e apparentemente senza curarsi della base su cui stanno cantando; senza considerare casi come Search Within in cui ad esempio, un bellissimo crescendo femminile posto nel ritornello non riesce ad ammaliare come dovrebbe lasciando quasi solo il tocco feroce del growl.
Ma non si tratta dell'unico caso di pezzo non riuscito, prima di questa c'è una strana e fastidiosa vicinanza tra Disillusioned e Mire of Pity; vi giuro che sentendole di seguito si tarda a capire quale sia l'una e quale l'altra. In Love Lies Bleeding invece l'equilibrio tra le due voci è migliore, questo perché si lascia a Rachel la possibilità di concludere il climax ripetuto del ritornello; in sostanza è un brano che appartiene del tutto a lei e alla batteria di Angelo Zammit che scandisce ottimamente il tempo. Fallen from Grace mira a descrivere il tema centrale della storia (la perdita della salute di questo fantomatico protagonista), ma in pratica riesce solo ad essere un brano lento e noioso, con linee melodiche che mal si accostano tra loro. Bitter Screams risolleva un po' le sorti del disco, lasciando la musica più libera di scorrere; anche qui la voce femminile riafferra le redini dell'organizzazione canora, ma non certo ai livelli di Love Lies Bleeding.
Infine My Possession vuole essere la surreale visione finale, in cui tutto si conclude con una possessione fiammeggiante e diabolica dal sapore solenne; tentativo fallito anche qui.

Il solo brano che in un certo senso salva l'idea d'insieme - e che dà all'album un motivo per essere definito "gothic metal" - è l'overture iniziale Mourning Sighs Farewell, il che conferma la teoria dell'horror vacui: la musica è davvero coinvolgente e sensuale, i lievi accenni vocali invitano ad un ascolto contemplato e inoltre l'effetto di una visione d'addio è anche originale, dal momento che viene appunto utilizzato il brano di apertura come "addio". Dopo questo notevole pezzo fatto di arrangiamenti squisiti, resta però da descrivere la delusione.
I ragazzi sono bravi, ma è come se non avessero fiducia nel loro prodotto (strumentalmente parlando) caricando così troppo l'ensemble di questi infiniti voli di voci confuse.
Inoltre va anche considerato che il genere a cui hanno deciso di dedicarsi è piuttosto affollato, è difficile emergere se si manca di originalità e i Weeping Silence non sembrano certo dei pionieri.

For the Unsung non è un album da buttare, ma purtroppo si va a confondere con tanti altri nell'affollato calderone del gothic moderno, non riesce a brillare per amenità, né per gli incastri di voci e strumenti, né per la ricercatezza dei suoi brani, né per l'effetto di eccessiva confidenza che in generale trasmette all'ascoltatore.
E' apprezzabile solo per la riconoscibile bravura dei singoli elementi.
"Poteva essere ma non fu..."



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
Red Rainbow
Martedì 20 Novembre 2012, 10.37.53
1
Devo ahimè concordare con la rece (magari sarei solo un po' meno severo sul voto...), e lo dico integrando il "poteva essere ma non fu" con un rinvio ai loro primi due album, che lasciavano sperare una consacrazione definitiva. Invece anche per me è una sensazione di cammei individualmente ben concepiti ma che non scaldano l'anima, nonostante l'ottima prova vocale complessiva di Rachel Grech. Concordo anche sulle lodi all'equilibrio delle voci in "Love lies Bleeding", ma qui non mi aspettavo niente di meno, visto che nel brano è ospite Sua Maestà Anders Jacobsson... e il tocco svedese "draconiano" apre subito scenari diversi...
INFORMAZIONI
2012
Ravenheart Music
Gothic / Doom
Tracklist
1. Mourning Sighs Farewell
2. Love Lies Bleeding
3. Disillusioned
4. Mire of Pity
5. Search Within
6. Fallen from Grace
7. Bitter Screams
8. Your Darkest Hour
9. My Possession
Line Up
Joseph Grech (Vocals)
Rachel Grech (Vocals)
Mario Ellul (Guitars)
Manuel Spiteri (Guitars)
Sean Pollacco (Bass)
Alison Ellul (Keyboards)
Angelo Zammit (Drums)
 
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