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Dokken - Broken Bones
( 4215 letture )
C’erano un tempo i Dokken: indubbiamente una delle migliori band di hard ‘n’ heavy di matrice statunitense, costruirono il proprio successo nei fertili anni 80, basandolo sulla capacità di scrivere canzoni toste e melodiche al tempo stesso e sul binomio fra la splendida voce di Don Dokken e la funambolica chitarra di George Lynch; purtroppo, tale binomio, oltre ad aver di fatto segnato l’ascesa del gruppo verso il successo, segnò anche il suo progressivo declino, dal momento che i due leader ebbero sempre più problemi a coesistere, fino allo scioglimento della band avvenuto nel 1989. Il tentativo di reunion del 1994, che portò alla pubblicazione di due lavori assai controversi come Dysfunctional e Shadowlife, servì solo a prolungare di qualche anno l’agonia del rapporto fra Dokken e Lynch, che si interruppe definitivamente alla fine degli anni 90.

Eppure, nonostante queste turbolenze sia musicali che personali, Don Dokken non si è perso d’animo ed ha continuato imperterrito sulla strada del buon vecchio hard rock, pubblicando altri quattro album in studio fra il 1999 ed il 2008, tre dei quali con l’ausilio del nuovo chitarrista Jon Levin, che almeno dal punto di vista dell’esecuzione non ha fatto rimpiangere in maniera eccessiva un fenomeno come Lynch. Infine, in questo anno di grazia 2012, ecco che il mercato discografico vede ancora una volta una pubblicazione targata Dokken, nella fattispecie intitolata Broken Bones. Saranno riusciti i nostri eroi a confezionare un prodotto degno del pesante nome e della nobile storia del gruppo? Scopriamolo assieme. La traccia d’apertura, Empire, inizia subito con un buon riff ed un buon ritmo e prosegue alternando momenti più melodici ad altri più tirati: si tratta in sostanza di un ottimo pezzo d’apertura, impreziosito da un bell’assolo di Jon Levin, ma che ci fa anche notare come il tempo passi per tutti e come non abbia fatto eccezione per l’ugola del cantante; questo ovviamente non costituisce una sua colpa e, in ogni caso, non parliamo certamente di un uomo stonato, ma, come emergerà nel corso dell’album, sarà l’utilizzo di questa ugola da parte del singer la sua vera colpa. La title-track, posta in seconda battuta, ha un inizio più lento ed accelera poco anche nel prosieguo, caratterizzandosi per essere a tratti una sorta di murder ballad dalla notevole cupezza; in ogni caso si tratta di un brano abbastanza noioso, per cui potreste anche scegliere di passare a Best of Me, migliore di Broken Bones nonostante la presenza di diverse somiglianze. Blind è leggermente più rapida e muscolare grazie ai fraseggi del chitarrista, tuttavia ecco emergere quanto detto poco fa a proposito dell’ugola di Don Dokken: la monotonia della sua voce sarebbe anche superabile, se solo non fosse la melodia stessa delle linee vocali a risultare sottotono e fondamentalmente monocorde, per non parlare dell’eccessiva somiglianza con quanto ascoltato sui due brani precedenti; che dunque sia proprio lui, proprio il carismatico ed indomabile Don Dokken il punto debole di questo album? Purtroppo per i brani presi in considerazione finora la risposta non può che essere affermativa, così come il suo compagno di band alla chitarra ne è stato il punto di forza. Va un po’ meglio con Waterfall, che, ferma restando la monotonia della melodia vocale del cantante ,convince complessivamente di più, al pari di Victim of the Crime. Continuo a non capire, comunque, perché un musicista dell’esperienza di Dokken abbia composto linee tanto simili fra loro e prive di picchi, cosa che, come detto, non può essere ascritta solo alla sua perdita di potenza vocale, Burning Tears è un altro brano abbastanza riuscito dal punto di vista musicale, ma smorzato nel suo piglio un’altra volta dalla voce; per fortuna, su Today il nostro sforna finalmente una prestazione convincente, ma va detto che del resto la linea vocale non è farina del suo sacco, essendo il brano una cover della splendida ballad dei Jefferson Airplane. For the Last Line si candida a sorpresa come brano migliore dell’album assieme all’opener Empire, ma sfortunatamente Fade Away riaffossa il disco in un’atmosfera di sostanziale monotonia, da cui riemerge appena con la conclusiva Tonight.

E’ dunque con dispiacere che mi accingo a bocciare, seppure non inappellabilmente, questa ennesima fatica in studio del grintoso Don Dokken e dei suoi compagni di avventure: la prestazione dei musicisti è di buon livello, specie da parte del chitarrista e del batterista Mick Brown, ma davvero troppe tracce risultano rovinate da un Don Dokken spento e poco incisivo e, quel che è più importante, dalla sostanziale monotonia di fondo che le caratterizza; non bastano, in sostanza, le buone Empire, Waterfall, For the Last Time e Tonight a salvare Broken Bones dalla sua eccessiva banalità; in sostanza, a parte le canzoni succitate e qualche momento qui e là, molto probabilmente vi troverete a sperare che il disco finisca presto o, quantomeno, a sperare che da un momento all’altro i Dokken ricordino chi sono stati. Qui, purtroppo, di coloro che partorirono Under Lock and Key è rimasto solo il nome.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
79.85 su 21 voti [ VOTA]
Miki
Venerdì 7 Dicembre 2012, 15.05.31
14
Per me e' un disco stupendo..una canzone più bella dell’altra..un capolavoro..voto 100
Andy '71
Venerdì 7 Dicembre 2012, 11.11.06
13
Far confronti col passato sarebbe ingiusto ed impietoso,quì manca l'altro 50% dei Dokken,mr.Lynch,quindi non si può fare..Per me è un buon disco,da 70,dove,almeno su disco la voce del vecchio Don regge,e sui toni medi e calore è una bomba!Nei loro capolavori è sempre stata la dualità e la rivalità frà i due a far dare il meglio,senza uno non son più Dokken,tutto quà.
vitadathrasher
Venerdì 7 Dicembre 2012, 10.55.45
12
Non si può pretendere un'ondata creativa, da questi artisti che hanno dato il meglio di se 30anni fa. Per giunta con George Lynch...
Marcos
Lunedì 26 Novembre 2012, 20.33.30
11
Tra la media dei Dokken ... ne hanno fatti decisamente di meglio..ma tutto sommato , considerando anche l' età del Buon Don un 7
tommy
Venerdì 23 Novembre 2012, 18.26.13
10
il problema di certi artisti è il peso di ciò che hanno fatto in carriera...è normale che dopo aver inciso album inprescindibili un successivo disco magari godibile viene giudicato negativamente a causa del moniker della band...è una cosa piuttosto normale...
fabio II
Giovedì 22 Novembre 2012, 13.43.09
9
Guarda pip, personalmente non ho mai ritenuto la voce di Don tra quelle di primissima fascia nel class-metal; sui registri altri, a mio parere, non era immune da alcuni difetti nemmeno nell'epoca d'oro. Pur rimanendo su livelli ottimi, ci marcherebbe altro; soprattutto se confrontato con uno dei prime movers in campo class-metal, come DuBrow o quella già più sleaze di Stephen Pearcy. La verità è che per cantare da olimpo in questo stile ci vuole un'ugola adamantina che pochi possiedono; il modello arriva dagli anni '70, ovviamente con Paul Stanley in testa e Michael Lee Smith ( Starz ) a seguito. Uno di simil livello nel class metal è sicuramente Mark Free all'epoca dei King Kobra. Don punta molto su toni romantici, come Mike Tramp, ed è forse per questo che può risultare alle orecchie di qualcuno ancora passabile.
pip
Mercoledì 21 Novembre 2012, 20.56.56
8
@ fabio II : Con innovativo intendo una ventata di Riffs freschi e originali, insomma non il solito clichè. Poi chiaro la voce di Don Dokken non è più quella di una volta, ma non per questo è meno valida. Anzi è molto amabile. Sono sicuro che se si fosse fatto ascoltare,( a chi ha criticato negativamente), senza rivelare il nome Dokken, avrebbe senz'altro avuto una nota più alta. Ripeto lo trovo veramente molto agreabile.
anvil
Mercoledì 21 Novembre 2012, 16.54.23
7
Mi dispiace dirlo perchè sono una band degli anni 80 , ma questo album è di una noia al cubo, per me giusta la recensione .
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 11.33.13
6
Sul voto non mi esprimo mai, anche perchè non ne sarei forse neanche capace di essere così preciso... e comunque cambierebbe nel corso del tempo esattamente come una hit parade, tranne pochi casi. Per me ci sono 4/5 brani, ascoltandolo bene, che possono starci. Don ormai è drasticamente calato, anche se è vero che un certo fascino lo mantiene ancora. Ricordiamoci che questi hanno inciso 'Tooth And Nail' , 'Under Lock and Key' e 'Back for the attack...sono l'abc del metal cromato e Lynch andrebbe annoverato tra i più grandi del metal/shred. pip: i gusti personali non vanno discussi, ma dire che sono innovativi non saprei in base a che paramentri; se mi dici cosa intendi per innovativo....
Salvo
Mercoledì 21 Novembre 2012, 9.55.19
5
neanche io concordo con la recensione. sinceramente a sentire certi riff sono ringiovanito di 20 anni. bel disco per me.
pip
Martedì 20 Novembre 2012, 21.23.29
4
Non sono assolutamente d'accordo con la recensione. Difatti i vari siti Metal votano 80 su 100 oppure 7.7 su 10 per faro un paio d'esempi. A me personalmente questo album piace molto, molto armonico, melodico, innovativo. Non è la solita roba già sentita migliaia di volte. Io voto 90
lux chaos
Martedì 20 Novembre 2012, 17.25.56
3
Niente da aggiungere (purtroppo) alla veritiera recensione di barry...la musica non è affatto male, levin si difende alla grande portando avanti lo stile dokken in modo discretamente dignitoso, ma Don...non ne ha più...dalle sue ultime dichiarazioni poi si è pure stufato di questo stile...meglio che chiuda qui. La storia l'ha fatta ed è meglio non rovinarla (ulteriormente). Disco moscio come le tette di una novantenne.
fabio II
Martedì 20 Novembre 2012, 15.28.52
2
Condivido la rece di Barry, la nota positiva è proprio la chitarra di Levin; bella 'Empire' che ricorda 'Lightning strike again' ( la canzone, non l'album ). Don è alla frutta. enri: strano non direi purtroppo, visto che gli ultimi erano forse anche peggiori
enri sixx
Martedì 20 Novembre 2012, 15.14.16
1
buona recensione , purtroppo questo disco e' moscio , strano per una band come i dokken . delusione
INFORMAZIONI
2012
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
01. Empire
02. Broken Bones
03. Best Of Me
04. Blind
05. Waterfall
06. Victim Of The Crime
07. Burning Tears
08. Today (Jefferson Airplane cover)
09. For The Last Time
10. Fade Away
11. Tonight
Line Up
Don Dokken (Voce)
Jon Levin (Chitarre)
Sean McNabb (Basso)
Mick Brown (Batteria)
 
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