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Green Carnation - Light of Day, Day of Darkness
( 4896 letture )
Sleep my child to never be awakened again…

Ci sono dei dischi di cui è facile discutere, obiettare e argomentare; altri invece no. Ci sono dischi considerati classici per motivi storici, concettuali, contestuali; ci sono dischi di cui è inutile parlare. Light Of Day, Day Of Darkness si colloca nell’ultima categoria senza ombra di dubbio. Dobbiamo comunque scriverne, ed è difficilissimo trovare le parole adatte per una lunga serie di motivi. Possiamo dare una chiave di lettura, possiamo incanalare l’ascolto, stimolare la curiosità; possiamo esprimere un giudizio e dirvene i difetti, ma a che serve? Un track by track di un’unica canzone di un’ora (si, avete capito bene) non si può di certo fare; il disco non ha un alto livello tecnico e non inventa niente; quindi il succo dov’è, vi starete chiedendo… Semplice: il fulcro è l’emozione, il sentimento, il capire dove può portare il dolore ed entrarne in simbiosi. In questa sede si parla di bambini (sono posti all’inizio e alla fine del disco) e si parla di morte. L’immagina centrale del booklet rappresenta una bara bianca con una ragazza vestita da sposa che vi è appoggiata, lo sguardo perso nel vuoto. Conoscete Tchort, vero? Bassista degli Emperor, membro di Blood Red Throne, Carpathian Forest e via dicendo? Bene. Questa recensione riguarda ciò che gli è capitato come uomo, non come musicista; questa recensione riguarda una tragedia, la morte di un figlio. In realtà i Green Carnation (l’assonanza con la parola reincarnation è piuttosto marcata) più che una band sembrano un percorso: un viaggio iniziato negli abissi con lo scopo di tornare a vedere la luce.

LA TERRA DI MEZZO
J.R.R.Tolkien è qui totalmente fuori luogo, ma il titolo del paragrafo ben si presta a ciò di cui parleremo. Il primo disco della band, Journey To The End Of The Night, prende il nome dal capolavoro di Celine ed è oscuro alla massima potenza. Pessimista, ermetico, moralmente devastante e privo di speranza. Light Of Day, Day Of Darkness si colloca nel mezzo, è concettualmente di passaggio. E’ sospeso in quella fase tra il piangere e il ridere; è in equilibrio sul filo che ricorda da una parte la morte e dall’altra la vita del neonato Damien. E’ in questo stato d’animo che dovrete collocarvi per capire il disco, non ci sono altre maniere. Come abbiamo detto l’opera è composta da un’unica canzone, quindi non ci sono filler. O meglio, o uno unico o nessuno. Questa canzone va presa con le pinze: non va ascoltata con sufficienza, non bisogna cercare in essa la rabbia e la pesantezza; va ascoltata e assaporata durante stati d’animo ben precisi, ancora meglio se percorsa nella sua totalità ad ogni ascolto. Una chiave di lettura potrebbe ora essere quella di dividere il tutto in tre parti: la prima più oscura, la seconda di transizione e la terza più positiva.

PRIMA PARTE
Possiamo considerarla dall’inizio fino al trentatreesimo minuto, e che dire? Niente. Non ci sono parole. O meglio, possiamo usarne due: apice compositivo. Siamo su livelli altissimi e indescrivibili, impossibile fotografare con le parole ciò che andrebbe ascoltato e basta, in silenzio. Parlando di difficoltà tecnica siamo a livelli normalissimi: niente di memorabile, di arzigogolato o cos’altro; il riffing è molto orientato al black metal e la sezione ritmica è piuttosto semplicistica. Non ci sono blast beat o momenti pesanti, qui si suona altro. Ciò che rende il disco assoluto sono in primis le melodie e in particolar modo le linee vocali, stratosferiche sotto tutti i punti di vista: passano dal sereno al cupo, al baritonale, all’operistico e cantano un testo meraviglioso e filosofico. Secondariamente gli arrangiamenti e i continui cambi di umore: dal death melodico alla psichedelia al doom a momenti settantiani. E’ l’apoteosi e sembra in molti frangenti di trovarsi davanti degli In The Woods (ovviamente alcuni membri della band hanno contribuito al disco) post Omnio al massimo dell’ispirazione. La produzione è ottima: spinge dove deve spingere ed è suadente dove deve esserlo. Non ci sono vocalizzi estremi tranne due urli di numero; la canzone è totalmente incentrata sulle clean vocals, per fortuna. Un approccio più estremo avrebbe rovinato la magia gigantesca che si sprigiona dall’opera di Tchort e avrebbe tolto molte indispensabili sfumature. La prima mezz’ora va ascoltata, riascoltata e quindi ascoltata ancora. E’ un capolavoro assoluto e formalmente perfetta sotto tutti gli aspetti.

L’ULTIMO SALUTO
Vi ricordate The Great Gig In The Sky dei Pink Floyd? Ecco, nei cinque minuti successivi ascoltiamo qualcosa di assolutamente paragonabile. C’è un sax, e sembra che la ragazza del booklet prenda la parola: gorgheggi, lamenti, sofferenza. Suona come un pianto, l’ultimo addio dato da una madre al figlio che non c’è più. E’ quasi imbarazzante descrivere tutto ciò: si raggiunge un picco emotivo devastante e di una bellezza sconcertante. Spunta dal nulla, imprevisto, e ci traghetta verso la seconda parte con momenti di potenza assoluta; un pugno in faccia da incassare in religioso silenzio. Pura emozione.

SECONDA PARTE
Ha un solo difetto: viene dopo la prima! E’ praticamente impossibile fare meglio dei quaranta minuti iniziali anche per l’autore stesso. Si nota quindi una maggiore ripetitività e un leggero calo qualitativo; niente di trascendentale ma percepibile. Molto bello comunque il lunghissimo assolo e il momento arabeggiante prima della ripresa di uno dei temi principali. Si sentono verso la fine vagiti di un neonato, ecco una nuova nascita a ripulire il marcio. Ecco una nuova nascita a dare speranza e luce. La canzone si congeda con un carillon seguito da uno schianto: sembra venga chiuso con forza e rimane una conclusione abbastanza interlocutoria.
Questa è la chiave di lettura che ho sempre dato al disco negli anni, potrebbe anche non essere esatta: Light Of Day, Day Of Darkness è musicalmente dedicato al neonato Damien e liricamente ai gemelli Botteri. L’ho sempre considerato comunque in questa maniera perché l’unica che avesse un senso compiuto; nel caso mi sia sbagliato, quindi, mi scuso, anche se continuerò a interpretarlo così!

QUINDI?
Quindi non ho il coraggio, non me la sento. Non è il caso di innescare sterili polemiche su un numero e non è il caso di quantificare ciò che anche una tragedia ha contribuito a creare. Questa recensione è volutamente scarna, volutamente semplice e volutamente non approfondisce più di tanto; le motivazioni sono piuttosto chiare. Light Of Day, Day Of Darkness è come una di quelle opere d’arte che non hanno prezzo, quindi non sono numerabili. E’ un disco che si compra e si ascolta a luci spente in rigoroso silenzio; si ascolta cento, mille, diecimila volte e per ognuna di esse si viene rapiti, conquistati e commossi. Light Of Day, Day Of Darkness, quindi, non si descrive; può di primo acchito sembrare quasi un attacco di megalomania o cos’altro, ci pensano comunque i Green Carnation a zittire dopo pochi minuti e a dimostrare che la musica può essere ancora considerata arte con la "A" maiuscola. Tchort ha fatto il più bel regalo al figlio (o figlia? Non è chiaro) dopo avergli donato la vita: l’ha reso immortale creando la sua opera più bella. Su quella bara bianca ci saranno sempre milioni di lacrime di persone commosse, e ci sarà ciò che è uno dei dischi più belli di sempre; qualsiasi persona sana di mente che ascolta progressive metal dovrebbe possederlo.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
95.18 su 16 voti [ VOTA]
Poss
Domenica 22 Marzo 2020, 8.55.52
19
difficile rendere giustizia a questo disco. questa frase ci riesce. "Su quella bara bianca ci saranno sempre milioni di lacrime di persone commosse, e ci sarà ciò che è uno dei dischi più belli di sempre; qualsiasi persona sana di mente che ascolta progressive metal dovrebbe possederlo."
parrot81
Domenica 1 Maggio 2016, 9.14.44
18
C'e' chi li ha scoperti il 11/09/2013 (Fabio) e chi cm me li conosce da una vita e possiede tutti i loro lavori compreso ... mitici !!! voto 100
Rob Fleming
Domenica 24 Gennaio 2016, 13.47.14
17
Poetico, bellissimo e tristissimo. 85
Fabio
Mercoledì 11 Settembre 2013, 15.28.52
16
CAPOLAVORO !
therox68
Sabato 24 Novembre 2012, 17.36.06
15
NagasH: non ti preoccupare di chi si esprime con frasi del tipo "per chi ascolta folk"; come si può pensare di essere depositari del "sentire" comune ed emettere sentenze in virtù di ciò? Un saluto e alla prossima.
NagasH
Sabato 24 Novembre 2012, 17.15.17
14
therox68: ovviamente non ho ritenuto fosse questo l'ambito per parlare delle "blue note" e dell'aspetto linguistico. Il mio messaggio era più un un piano concettuale. Leggo frasi come "per chi ascolta folk" che vogliono intendere il folk come genere univoco e codificato e mi vengono alcune domande da sottoporre. Tutto qui. Il tuo intervento comunque è più che condiviso e fatto mio.
Andy '71
Sabato 24 Novembre 2012, 17.12.41
13
Grandissimo disco!band purtroppo sfortunata e poco conosciuta ai più,che negli anni,per me,ha partorito autentici capolavori come questo disco,90 sicuro!
therox68
Sabato 24 Novembre 2012, 17.06.06
12
NagasH: di solito, almeno in nord-america, con le definizioni folk e blues si intende sottolineare la matrice "nera" del secondo per distinguerlo dal primo anche se le contaminazioni reciproche sono storicamente frequentissime.
NagasH
Sabato 24 Novembre 2012, 16.11.26
11
@Hms: Io però non ne farei nemmeno un discorso così drastico. La questione dei generi è una di quelle annose diatribe che ha accompagnato la musica del 900, una volta che questa è diventata realmente alla portata di chiunque, sfumando sempre di più il confine tra quella che era la musica volgare e accademica. Porto un esempio banale. Utopia degli Amon Duul II (siamo nel 73) è un caposaldo del doom? A cosa voglio arrivare? Che la supponenza su un argomento come questo è sempre una cattiva compagna. Hai citato i Finntroll per esempio. Cos'è il folk? L'humppa è la musica folk finnica per antonomasia? I Finntroll non suonano, per loro stessa manifestazione, un ri-arrangiamento dell'humppa in chiave elettrica? È tanto fuori luogo definirli, per semplificazione, folk metal? Io ritengo di no. Il blues tu lo chiami blues, ma è comunque folk, è musica popolare. Chi ha ragione a chiamarlo come? E il jazz? In esso confluiscono musica afro, ragtime, blues e altri tratti di musica popolare americana. Non è forse folk? Ripeto, la supponenza su un argomento come questo è cattiva compagna. A conti fatti, chi ha scritto più baggianate? Te o NOI?
Hms
Sabato 24 Novembre 2012, 15.11.23
10
Caro Khaine, VOI metallari masticate poco di musica e usate termini a sproposito. Ciò che chiamate gothic quasi mai lo è, come definire folk gruppi come i Finntroll è ridicolo, per chi ascolta folk. Questo è semplicemente un disco progressive, nella sua accezzione più ampia, e nulla ha di gothic. Consiglia ai tuoi recensori di farsi un pò di cultura su siti generalisti come ondarock, prima di scrivere baggianate!
Khaine
Sabato 24 Novembre 2012, 14.40.22
9
@ Hms: in realtà era stata operata una scelta in funzione dell'incollocabilità precisa del disco, considerato il numero di sfumature presenti, molte delle quali orientate a verso sonorità puramente gothiche (devo indicarti i minutaggi?). Dal momento che però pare così importante questo dettaglio, ho eccezionalmente tramutato il genere in "inclassificabile". Sperando che non ci sia più nient'altro da aggiungere a proposito.
Khaine
Sabato 24 Novembre 2012, 14.09.13
8
Chiedo scusa ai lettori, la recensione era stata erroneamente caricata con voto 94/100, quando l'intenzione dello scrivente era di attribuire un "s.v.".
Hms
Sabato 24 Novembre 2012, 14.07.00
7
Tutto bello ma perchè gothic? Continua l'epopea dei recensori stolti di metallized!
Ubik
Sabato 24 Novembre 2012, 13.56.31
6
Molto molto bello. Anche se preferisco il precedente Journey to the End of the Night Sto riascoltando sia loro che gli In The Woods in questi giorni e sono entrambi spettacolari
il vichingo
Sabato 24 Novembre 2012, 10.58.38
5
Capolavoro anche questo senza ombra di dubbio, ma alcune volte faccio fatica a digerire un'unica traccia così lunga...
Undercover
Sabato 24 Novembre 2012, 10.56.25
4
Mi accodo ad Ad Astra nei ringraziamenti a Tchort per questa perla.
FREESOUL
Sabato 24 Novembre 2012, 10.41.47
3
Discone. Uno dei lavori più originali che ho avuto modo di ascoltare...ottima recensione voto dell'album: 95
Mickey
Sabato 24 Novembre 2012, 10.18.24
2
Dalle ceneri degli In The Woods... Non poteva non nascere una creatura altrettanto bella. Questo è il mio preferito dei Green Carnation, con tanti spunti e idee che il fatto che sia una sola traccia non disturba affatto, un po' come Crimson.
Ad Astra
Sabato 24 Novembre 2012, 10.04.58
1
nella mia top 10 di sempre. ascolti zitto ti emozioni e rifletti.... Grazie tchort.
INFORMAZIONI
2001
Prophecy Production/The End Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Light Of Day, Day Of Darkness
Line Up
Kjetil Nordhus (Voce)
Tchort (Chitarra acustica ed elettrica)
Bjorn H. (Chitarra, slide ed ebow)
Stein R. (Basso)
A.Kobro (Batteria)
 
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