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ORION - ROMA

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24/03/21
THE SISTERS OF MERCY
ALCATRAZ - MILANO

Edge of Sanity - Crimson
( 7921 letture )
Proviamo a riavvolgere il nastro e ad immaginare di trovarci proprio lì, in Svezia, sedici anni or sono, nel luogo e nel momento in cui veniva scritta una delle pagine più luminose ed entusiasmanti della storia del metal. Fu allora che due menti "sull’orlo della follia" si accingevano a compiere gli ultimi sforzi per suggellare il lavoro svolto insieme in quegli ultimi mesi, un lavoro concepito per stupire, per osare oltre ogni possibile aspettativa. E pensare che quei due, Dan Swanö e Andreas Axelsson, erano i comprimari di un combo partorito dal grembo dello Swedish Death Metal nel periodo del suo massimo splendore, che aveva già alle spalle un curriculum di tutto rispetto e che era stato autore, appena due anni prima, di un album che ancor oggi è considerato tra i più titolati in ambito melodic death, vale a dire Purgatory Afterglow. Forse fu questo il motivo, non era facile raccogliere un’eredità così pesante, bisognava spingersi oltre, creare qualcosa di sorprendente e farlo con un approccio totalmente diverso sia rispetto al passato che a qualunque altro disco uscito in circolazione fino a quel momento. Nacque così Crimson, un’opera preziosa da custodire gelosamente, finora mai scalfita dalle insidie del tempo.

Ma cosa rende questo disco così particolare, e per certi versi bizzarro, rispetto al lavoro realizzato dagli svedesi fino a quel momento?
Anzitutto c’è un dettaglio che salterà subito agli occhi osservando la tracklist, ovverosia che l’album consta di un unico brano, della durata complessiva di quaranta minuti esatti. Trattasi di uno dei brani metal più lunghi mai realizzati, nel cui corso si celano certamente alcune riprese e parziali ripetizioni, ma che nel complesso subisce un’evoluzione del tutto particolare, lambendo i lidi musicali più disparati, navigando attraverso acque profonde e tortuose, pur rimanendo saldamente ancorato ad un porto sicuro, quello che genericamente potremmo definire progressive death. Da un lato, infatti, la cornice si mantiene quasi sempre veemente e corposa, sprigionando per lunghi tratti quel maestoso "wall of sound" tipico del death metal più estremo, seppur costellato da miriadi di avvincenti spunti melodici, mentre dall’altro viene estremizzato il concetto di progressione sonora, poggiandosi su una struttura insolitamente elaborata, cambiando pelle da un minuto all’altro in maniera assolutamente imprevedibile e quasi disarmante, a prima vista senza alcuna spiegazione logica. In realtà, tuttavia, tutto acquista un senso compiuto allorquando, svincolandosi dal consueto approccio superficiale e distratto che si accompagna a casi simili a questo, si approfondisce la conoscenza dei testi. Allora, e solo allora, tutto torna al suo posto, finalmente ci si rende conto che ogni attimo o cambiamento di atmosfera non sono affatto casuali, ma sono lì per accompagnare uno stato d’animo, un particolare momento della narrazione.
Già, perché il progetto è ancor più ambizioso di quanto si possa pensare, perchè non si tratta solo di stravolgere i classici canoni del death metal dalle sue viscere, di rimescolare le carte in modo convulso ed astruso, ma di disporle sul tavolo con ordine e raziocinio, utilizzandole per scorrere le immagini di un concept futuristico intriso di tragicità. Ecco allora che quest’opera si innalza su un livello più elevato, assume contorni e tratti marcatamente epici, crea un legame indissolubile tra suoni e liriche, in un contesto in cui non esistono refrain, ma una narrazione autenticamente coerente e lineare.
Ed ecco che infine si rivela ai nostri occhi il segreto celato dietro questo apparentemente indecifrabile groviglio di sonorità cangianti, di bruschi e repentini cambi di tempo. E si giunge persino a scoprire che l’apparente monoblocco costituito dall’unico brano presente nel platter, nasconde in realtà una rappresentazione in dieci atti, ciascuno caratterizzato da un momento significativo e critico della storia.
Se si volesse ripercorrerne nel dettaglio tutti i passaggi, questa trattazione potrebbe risultare eccessivamente lunga e tediosa, perciò la narrazione verrà qui esposta attraverso i suoi momenti più salienti, senza però rinunciare a mantenere quel inscindibile intreccio che lega le sonorità proposte al significato delle liriche ad esse associate, nel tentativo di offrirne la giusta chiave di lettura.

PROLOGO
L’azione si svolge in un futuro molto lontano, non meglio precisato. Una grave minaccia incombe sul genere umano che, per un’inspiegabile ragione, viene privato di uno dei più imprescindibili doni che la natura gli ha conferito, vale a dire la capacità di procreare. La conseguenza inevitabile che si prospetta è terrificante, vale a dire il rischio di estinzione. Ma quando ormai il popolo ha perso la speranza, ecco che una nuova vita viene generata, una bambina, accolta come un dono del cielo; ma si tratta davvero di un segno divino?
A differenza di Purgatory Afterglow, non appena si preme sul tasto play si viene letteralmente travolti, fin dai primi istanti, da un impatto sonoro veemente, costruito intorno a quel coriaceo riff circolare che rappresenta uno dei tratti distintivi di quest’opera, unitamente ad un growl possente e sontuoso, ad una sezione ritmica corposa, con le corde delle chitarre soliste che iniziano a scaldarsi facendo schizzare in alto il livello di saturazione complessivo. Ormai è fatta, una volta intrapreso questo percorso sarà dura distaccarsene, si è destinati a rimanere incollati alle casse per tutta la sua durata, a meno di non essere costretti, per cause di forza maggiore, a dover subire la frustrazione di interromperne l’ipnotico flusso.
Non si ha neanche il tempo per sintonizzarsi, ci si deve ancora riprendere da questi colpi a bruciapelo, che dopo poche decine di secondi tutto si placa, lasciando spazio a tenui tocchi di corde ritmiche, al leggero fruscio dei piatti e soprattutto al sottofondo apocalittico creato con discrezione da synth, quasi mai udibile per la verità, se non in sezioni più meste come questa ed altre che si presenteranno via via lungo il cammino, allo scopo di creare fuggevoli ma necessari stacchi meditativi.

UNA NUOVA SPERANZA ED IL NOCCIOLO DEATH
Si tratta del preludio per l’acclamazione del re: l’umanità intera è infatti governata da un solo uomo, un re saggio e giusto, molto amato dal suo popolo. Il re ancora una volta aveva dato prova di oculatezza, accettando che la sua amata regina portasse a termine la gravidanza, pur sapendo di non essere il padre ma interpretando quell’evento come un mero segno della volontà divina.
È in momenti come questo che si manifestano i tratti portanti di questo lavoro ed emerge a gran voce l’anima death metal più dura del sound degli svedesi: partono rabbiosi tappeti di doppia cassa, i tempi si fanno marziali, la linea solista subisce una brusca accelerazione divenendo assolutamente travolgente ed il growling si fa fiero ed imperioso, ma poco dopo, quando il tempo cambia nuovamente, alla furia di un cantato gutturale ancor più forsennato si unisce l’esplosione di coriacee linee di riff ciclici abbassate di tono e pressanti, che segnano il passo seguiti pedissequamente dal drumming. Spesso il guitar work è anche marcatamente melodico, il che fa virare il sound verso un approccio più vicino al melodic death, in accordo con le caratteristiche tradizionali dell’approccio svedese.
Questi scenari si ripeteranno sovente anche nel prosieguo, rappresentandone l’onda portante, sebbene spezzata e modulata da una molteplicità di commistioni seminate qua e là di continuo lungo il percorso.

IL SACRIFICIO E LE ARIE SETTANTIANE
La prima si incontra subito dopo, abbiamo ancora appena superato il terzo minuto che, con stupore, si ha improvvisamente la sensazione di tuffarsi in arie settantiane, con raffinati arpeggi di chitarra acustica, dinamiche e trascinati linee di basso (finalmente udibile, ma solo in queste sezioni) e tempi medi scanditi con ponderazione dalle percussioni. Ecco che dunque ci si trova presto dinnanzi ad un altro elemento fondamentale dell’opera, che si ripeterà spesso anche in seguito, vale a dire la straordinario passaggio da una sezione feroce e muscolare ad un’altra costruita in chiave prog anni ’70, sempre accompagnata da una voce clean armoniosa dal retrogusto psichedelico e talvolta suggellata, come nel caso specifico, prima da un passaggio al pianoforte e poi da un fraseggio puramente strumentale tra una prima chitarra acustica che scandisce la ritmica ed una seconda che invece traccia un passaggio melodico.
Qui emerge tutta la straordinaria perizia tecnica di Dan Swanö, che ha curato ed eseguito personalmente tutti i passaggi ritmici ed acustici, ma di certo c’è anche lo zampino di un altro colosso del prog death svedese, dato che l’album è stato realizzato con la partecipazione straordinaria del leader di una delle più grandi metal band di sempre, vale a dire Mikael Åkerfeldt degli Opeth. La sua passione per il prog anni ’70 è ormai un dato consolidato e fa un certo effetto pensare che tutto ciò sia contestualizzato in un periodo storico a dir poco straordinario per l’artista, che lo stesso anno partoriva un album monumentale come Morningrise e prestava la sua voce ai Katatonia nientemeno che per Brave Murder Day. Il sodalizio artistico tra i due genialoidi sarebbe poi stato ripreso sotto altre forme nei Bloodbath, ma questa è un’altra storia.
Tornando invece all’analisi del disco, l’uso dei passaggi prog dal sapore squisitamente malinconico non è casuale, ma è strumentale alla narrazione, serve per incarnare lo stato di abbandono e desolazione che si accompagna ad un evento infausto.
Ma cosa può essere accaduto? Ebbene, purtroppo la regina perde la vita dando alla luce la nascitura, un sacrificio necessario per il destino dell’umanità, un dolore immenso per l’affranto re.

LA COLLERA ED IL BLACKENED DEATH
Come è facile immaginarsi, l’iniziale sconforto si trasformerà presto in rabbia, odio e disperazione.
Come tradurre in suoni tutto ciò?
È presto detto: il drumming ingrana la marcia sfociando in un devastante blast beat, due fulminee linee soliste si intersecano, mentre Mikael Åkerfeldt mostra il suo vero volto e lo fa attraverso un furente scream/growl che crea un evidente stacco rispetto allo stile più robusto e possente di Dan Swanö; tutto questo accade intorno al quinto minuto, ma di questi feroci sprazzi di blackened death ce ne saranno molti altri più avanti, sempre nelle fasi più cruente della narrazione, come le battaglie o gli stermini di innocenti.

GLI OSCURI PRESAGI E GLI ASSOLI
Passano gli anni, la principessa raggiunge la maggiore età, mentre il re si fa sempre più vecchio e debole; proprio quando giunge per lui il momento di morire, un evento al contempo tanto atteso nella sostanza quanto sciagurato nei modi si realizza: tutte le donne vengono ingravidate contemporaneamente da oscure forze trascinate dal vento, dando alla luce centinaia di figli bastardi.
Mentre la storia prosegue e gli scenari mutano, i cambi di scena sono sovente i momenti ideali per l’inserto di magnifici assoli, talvolta taglienti come spade, altre volte scoscianti come scariche elettriche; l’esecuzione è affidata in prevalenza ad un ispirato Andreas Axelsson, co-autore dell’opera, ma di tanto in tanto anche lo stesso Mikael Åkerfeldt fa vedere di che pasta è fatto, come nell’assolo in tapping intorno al nono minuto.

L’OSCURO MAESTRO ED IL GOTH
La disputa per la successione al trono si traduce in una battaglia sanguinosa tra opposte fazioni, ma alla fine una delle due prevale ed il loro capo si autoproclama re, governando con spietatezza.
Presto, però, gli oscuri presagi si materializzeranno: la principessa, con l’aiuto di forze oscure e senza l’uso delle armi, riuscì misteriosamente a soverchiare e trucidare l’usurpatore al trono, scaricandolo in acque color "cremisi", che poi è la traduzione della parola inglese Crimson, una tonalità particolarmente luminosa del rosso (il re, il colore "cremisi": qualcuno per caso ci vede qualche riferimento agli anni ’70?). Il popolo accolse inizialmente questo evento con entusiasmo, ma qualcuno iniziava ad accorgersi che c’era qualcosa di strano, dato che lei col passare degli anni non mostrava segni di invecchiamento. Frattanto, in segreto, coadiuvata dagli altri “figli bastardi”, sterminò gli anziani.
Scivoliamo così al ventitreesimo minuto, quando si materializza l’ennesima contaminazione, un deja-vu in realtà, dato che l’atmosfera si fa simile a quella che si respirava per alcuni secondi intorno al sesto minuto.
La struttura si alleggerisce e la tensione indotta dalla parte strumentale si fa più blanda, sebbene il drumming si mantenga abbastanza dinamico mentre la linea solista si apre ad un approccio moderatamente easy-listening. Ma in realtà è la linea vocale a caricare lo scenario di cupezza e oscurità, assumendo i tipici tratti fuligginosi del goth. A che scopo?
È per dar voce ad un oscuro "maestro" che parla alla mente della bella ma perfida nuova regina, inducendola a far leva sulla fiducia che il popolo ripone in lei per distruggere per sempre le loro speranze.

L’INGANNO E IL DOOM
Ed è così che l’inganno viene perpetrato: la regina chiede ai suoi sudditi di togliersi la vita, di trafiggere il proprio cuore con un pugnale, per un sacrificio necessario per il bene dell’umanità.
La richiesta malefica e menzognera trova un nuova forma di espressione sonora e si realizza l’ennesimo colpo di scena. Intorno al venticinquesimo minuto (ma anche più avanti poco dopo il trentacinquesimo), infatti, si piomba in un epic doom alla Candlemass: il ritmo si fa cadenzato, colpi di piatti ed heavy riff vengono ripetuti con vigore ciclicamente, mentre una sottile linea solista distorta fa da sfondo e la voce si fa profonda e baritonale. Rispetto alle sezioni precedenti, sembra passare un’eternità mentre vengono scandite lentamente le parole e, se tutto il testo fosse stato enunciato con questa andatura, il disco sarebbe durato due ore.
Bugiarda! Traditrice!
Immediatamente dopo, il passaggio brusco dal down tempo ad una sfuriata in chiave blackened death lascia assolutamente spiazzati e sbigottiti, ma tutto avviene così rapidamente che a stento si ha la possibilità di percepire ciò che sta accadendo, venendone praticamente travolti.

IL BREAK E L’APPARIZIONE
Increduli, coloro che non vollero assecondare la loro regina si chiesero a cosa era valso questo atroce sacrificio e la loro fiducia in lei iniziò seriamente a vacillare. Così i più valorosi si diressero al palazzo in cerca di risposte ma, una volta giunti lì, le loro menti vennero offuscate dagli oscuri poteri della loro adirata sovrana e si ritrovarono intrappolati "in un labirinto di torpore".
Siamo così giunti oltre il trentaduesimo minuto, quando si verifica l’unico vero e facilmente riconoscibile break all’interno del durevole brano: prima il silenzio assoluto, poi un organo inizia ad intonare un’aria spettrale su cui si innesta una voce in clean fortemente trattata dall’effettistica, al fine di apparire sovrannaturale. È lo spirito del re, che appare ai valorosi messi per svelar loro la verità, cioè che sua figlia, quella che sembrava un dono divino, in realtà era stata inviata per distruggere la Terra, per coprirla di polvere.
Usate la vostra immaginazione per porre fine al suo regno.
Ricordate queste parole e siate forti!


EPILOGO
Grazie all’aiuto di un servo disilluso della regina, i prodi apprendono che la fonte del suo potere sovrumano è nei suoi occhi e che coprirli sarà la chiave per annientarne i poteri; così riescono con astuzia a renderla cieca, la imprigionano nel suo palazzo e catturano tutti i suoi soldati. L’incubo è finito, adesso hanno un nuovo leader, un re dagli occhi azzurri: si giunge così all’epilogo della narrazione, tutto si dissolve bruscamente; ma è veramente finita? No, la storia continua: sarà Dan Swanö a riprenderla dopo qualche anno in Crimson II, quando ormai gli Edge of Sanity si saranno trasformati in una one-man-band, prima di sciogliersi definitivamente.

CAPOLAVORO
Mi auguro che questa disamina possa dare un’idea, anche sommaria, della portata dell’opera cui ci si trova di fronte. E’ difficile fare paragoni con l’altro grandioso album che l’ha preceduta, ma anche con qualsiasi altro disco mai dato alle stampe. Purgatory Afterglow rappresentò un cardine del melodic death, Crimson si spinse oltre, mantenendo nella sua essenza più profonda i tratti del suo predecessore, ma rielaborandoli attraverso un death prog sperimentale che, come ho avuto modo di illustrarvi, accoglie in sé (seppur in lieve misura, sia chiaro) contaminazioni black, goth e doom, i quali, se volessimo essere rigorosi, forse potrebbero perfino renderlo non così facilmente classificabile, ma certamente contribuiscono a renderlo unico nel suo genere. L’eccelso songwriting, l’avvincente intreccio narrativo, l’accurata produzione e l’importanza storica che questo album ebbe sullo sviluppo del metal negli anni a venire, non possono che condurmi inevitabilmente a pronunciare quella fatidica parola, spesso inflazionata o usata a sproposito, ma mai tanto appropriata quanto in casi come questo; la parola in questione è: capolavoro!



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
95.80 su 46 voti [ VOTA]
Earthformer
Martedì 19 Gennaio 2021, 9.48.45
33
oggi stavo ascoltando i the haarp machine e cercavo gruppi progressive death metal che mi dessero lo stesso livello di genialità ed emozioni, essendo io uno che bazzica molto nelle top 10 e liste di consigliati di siti come sputnikmusic e rateyourmusic, ero rimasto incuriosito da crimson part 1 e devo dire che sono più che colpito, mi vergogno solo a pensare che conoscevo cynic, opeth e death ma non loro
Marco
Mercoledì 6 Gennaio 2021, 17.22.23
32
Gran disco e grazie per la stupenda recensione!
Kiodo 74
Lunedì 30 Marzo 2020, 17.07.26
31
Sigh.... Sono quasi commosso dopo aver riascoltato questa opera d'arte a distanza di troppi anni.....forse mi ha sconvolto più della prima volta che ebbi la fortuna di conoscerlo......40 minuti di pura poesia metallica che mi ha fatto letteralmente viaggiare con la mente verso lidi ghiacciati e tenebrosi guidato dalla maestosa presenza di Swano e dei suio fedeli seguaci attraverso follie di ipertecnicismi e bordate lugubri e macinanti alla Entombed interrotte da melodie acustiche malinconiche.....lavoro complesso ma trascinante dall'inizio alla fine con una prestazione vocale da paura. C'è tutto all'interno di questo viaggio..... Voto 95. Ossequi!
Havismat
Giovedì 25 Luglio 2019, 17.55.39
30
Davvero stupendo. L’unico difetto che gli trovo sono i bassi troppo alti.
progster78
Lunedì 30 Luglio 2018, 14.53.04
29
Il mio commento non aggiungerà niente,ma il disco in questione è stratosferico e di una qualità incredibile.Insieme a The spectral sorrows il mio preferito!
The Observer
Lunedì 30 Luglio 2018, 3.04.03
28
Capolavoro Assoluto. Punto.
Awake
Giovedì 1 Febbraio 2018, 1.16.17
27
Si certo si amplificano ahahahah... troppo comoda metterla giù così Volarava.
Gilli1997
Domenica 18 Dicembre 2016, 22.27.19
26
Uno dei massimi capolavori del death metal, un'epopea di 40 minuti...
Rob Fleming
Venerdì 22 Gennaio 2016, 15.24.14
25
Bellissimo e affascinante 80
volarava
Martedì 17 Novembre 2015, 13.05.59
24
Non tendono a ripetersi, si amplíficano. Non so se ci siamo capiti.
Awake
Martedì 27 Novembre 2012, 0.53.35
23
Volevo dire che le varie parti tendono a ripetersi e alla lunga l'insieme può sembrare ridondante e non che le varie parti "tendono a ripetersi in modo alquanto ripetitivo". Vabbè... ci siamo capiti... eheheh...
Awake
Martedì 27 Novembre 2012, 0.49.15
22
Album troppo sopravvalutato, per carità molto bello in alcune parti ma anche parecchio ingenuotto e semplicistico in altre. Alla lunga si ha una sensazione di monotonia infatti il tema principale e i vari bridge tendono a ripetersi in modo alquanto ripetitivo. Swano artista anch'esso troppo sopravvalutato. Tutto questo genio non lo vedo proprio.
Vittorio
Lunedì 26 Novembre 2012, 17.20.47
21
PS Io invece credo che il fatto che ci sia una sola traccia sia un punto di forza dell'album...andarsi a cercare il singolo momento significherebbe sminuire questo capolavoro. Quando guardate la Gioconda di Leonardo, la volete vedere tutta intera o come in un puzzle? Un peccato, invece, che Crimson II sia stato suddiviso in capitoli!
Vittorio
Lunedì 26 Novembre 2012, 17.06.17
20
Capolavoro. 99 su 99. Bella recensione.
N.I.B.
Domenica 25 Novembre 2012, 16.19.11
19
S T U P E N D O . . ! !
waste of air
Sabato 24 Novembre 2012, 21.18.30
18
Io stavo mandando un messaggio a Fabio con scritto: ue! C'è uno che usa il tuo nick!
Undercover
Sabato 24 Novembre 2012, 21.07.56
17
e in effetti sembrava il commento di uno della "cerchia" ahah comunque non si può non concordare su un tipo simile
Fabio II
Sabato 24 Novembre 2012, 21.02.54
16
Per la lettera grande iniziale oramai e' stata registrata in automatico e mi dimentico di modificarla...per il resto hai ragione tu,l'ultima frase poteva essere interpretata male perché e' scritta effettivamente male. Beh pero' ci ha dato modo di essere d'accordo ulteriormente su Swano. Sai con certa stampa oltranzista dell'indie rock (e presunta avanguardia )se solo ti avvicini a Zorn come minimo deve essere Coltrane, li mortacci loro! Chissà in quanti conoscono di quella cerchia Swano
Undercover
Sabato 24 Novembre 2012, 20.49.50
15
(figura del cappero) però anche te Fa mi fai gli scherzi, ti sei messo l'iniziale maiuscola mi parevi un troll porca miseria ... ho frainteso eccome, per come l'avevo interpretato non poteva proprio essere un commento dei tuoi
Fabio II
Sabato 24 Novembre 2012, 20.42.37
14
Undercover ahahahah!! Com'e facile essere fraintesi attraverso un commento. Tranquillo sono Fabio II e ti sto scrivendo dal tablet con cui ci sentiamo spesso. Il deliro del metallaro, era riferito alla mia persona! Non di Swano, il mio intento era proprio di celebrarlo ritenendolo del tutto alla portata di john zorn!!
Undercover
Sabato 24 Novembre 2012, 19.34.46
13
@Fabio II che ovviamente non è il nostro fabio II, delirio o meno nel suo settore è un genio, chi dice che John Zorn riesca a comporre un Crimson e invece un Dan Swano non possa metter su un album alla Naked City? Il giudizio finale del tuo messaggio è abbastanza stupido e te ne renderesti conto se conoscessi approfonditamente la discografia del signore in questione che di certo non è uno che ama solo il metal.
Fabio II
Sabato 24 Novembre 2012, 18.03.20
12
Molto approfondita la recensione che rende merito ad un disco sensazionale sotto tutti i punti di vista, ho il vinile Quindi non ho nemmeno il problema di ricercare quel passaggio che rimanderesti in onda a loop. Dice bene Alex il segreto della musica sta proprio in quel particolare che fa la differenza e sembra che sia stato inciso apposta per te. Undercover; La premiata ditta Swano for president? Per se ne dovrebbe parlare a livello globale come john zorn. Ma probabilmente e' il delirio di uno cresciuto col metal , ogni uno ha i suoi difetti!
Orso
Sabato 24 Novembre 2012, 15.12.56
11
Capolavoro assurdo! Mi è capitato di ascoltarlo anche due volte di fila... Geniale l'idea della traccia unica (non alla portata di tutti, però)\m/
Flag Of Hate
Sabato 24 Novembre 2012, 14.36.57
10
Hai ragine Undercover, il secondo capitolo è tanto bello quanto ingiustamente sottovalutato.
Ubik
Sabato 24 Novembre 2012, 13.58.03
9
CAPOLAVORO! Massimo dei voti per uno dei miei dischi death preferiti
enry
Sabato 24 Novembre 2012, 12.41.53
8
Un capolavoro, questa volta di quelli veri...95
guglio2k
Sabato 24 Novembre 2012, 11.04.14
7
Uno dei migliori dischi della Storia del Rock.
Undercover
Sabato 24 Novembre 2012, 10.55.19
6
Questo non si tocca, è MOSTRUOSO e confermava al tempo la genialità di un uomo capace di andare oltre sempre e comunque, in tanti c'hanno provato e in tanti hanno fallito miseramente, lui ha tirato fuori anche un secondo capitolo, inferiore sì al primo ma che rompe i culi a troppi di quelli che stanno in giro, Swano for president.
Er Trucido
Sabato 24 Novembre 2012, 10.45.32
5
Capolavoro, punto e basta
Flag Of Hate
Sabato 24 Novembre 2012, 10.36.30
4
Il miglior parto degli EoS, e uno degli "Intoccabili" del Death, per quel che mi riguarda. Che viaggi mi son fatto con 'sto disco... 99/100
il vichingo
Sabato 24 Novembre 2012, 10.15.50
3
Come ho scritto in calce alla recensione di Purgatory Afterglow, questo per me è IL capolavoro della band. Sono d'accordo con Alex, se avessero diviso la traccia in più parti sarebbe stato meglio ma a parte questo siamo di fronte ad una vera opera d'arte. Voto 100/100 sia al disco che alla disamina di Metal3k.
Mickey
Sabato 24 Novembre 2012, 10.13.50
2
Un disco che incarna l'archetipo del prog death, veramente violento ma con sezioni veramente commoventi. Concordo con la recensione.
Alex Ve
Sabato 24 Novembre 2012, 9.36.59
1
L'unico "difetto" di questo capolavoro è nel fatto che l'unica traccia (contenente varie parti) non è stata divisa e quindi ritrovare le sequenze del disco che si preferiscono è fastidioso. Per me un pelino inferiore a Purgatory Afterglow, ma comunque su livelli strepitosi. Dan Swano, secondo me, avrebbe meritato molta più fortuna perché è stato un precursore di tanti stili ed è riuscito addirittura ad amalgamarli.
INFORMAZIONI
1996
Black Mark
Prog Death
Tracklist
1. Crimson
Line Up
Dan Swanö (Voce, Chitarra, Tastiera)
Andreas Axelsson (Chitarra)
Sami Nerberg (Chitarra)
Anders Lindberg (Basso)
Benny Larsson (Batteria. Percussioni)

Musicisti Ospiti
Mikael Åkerfeldt (Chitarra, Cori)
Anders Måreby (Cello)
 
RECENSIONI
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